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Concordia e semplicità degli uomini
scampatial diluvio universale
versione greco Platone
traduzione libro phronemata
Πρώτον μέν ήγάπων καϊ έφιλοφρονούντο αλλήλους δι' έρημίαν, έπειτα ού περιμάχητος ήν αύτοϊς ή τροφή. Νομής γάρ ούκ ήν σπάνις, εϊ μή τισιν κατ' αρχάς 'ίσως, ή δή τό πλείστον διέζων έν τώ τότε χρόνω γάλακτος γάρ καϊ κρεών ουδαμώς ενδεείς ήσαν, έτι δέ θηρεύοντες ού φαύλην ούδ' όλίγην τροφήν παρείχοντο. Καϊ μην άμπεχόνης γε καϊ στρωμνής καϊ οικήσεων καϊ σκευών έμπύρων τε καϊ άπύρων ηύπόρουν αί πλαστικαϊ γάρ καί όσαι πλεκτικαί τών τεχνών ουδέ έν προσδέονται σιδήρου, ταύτα δέ πάντα τούτω τώ τέχνα θεός έδωκε πορίζειν τοις ανθρώποις, ΐν' οπότε είς την τοιαύτην άπορίαν έλθοιεν, έχοι βλάστην καϊ έπίδοσιν τό τών ανθρώπων γένος. Πένητες μέν δή διά τό τοιούτον σφόδρα ούκ ήσαν, ούδ' ύπό πενίας αναγκαζόμενοι διάφοροι έαυτοίς έγίγνοντο· πλούσιοι δ' ούκ άν ποτε έγένοντο άχρυσοί τε καϊ άνάργυροι όντες, ό τότε έν έκείνοις παρήν. Ήι δ' άν ποτε συνοικία μήτε πλούτος συνοική μήτε πενία, σχεδόν έν ταύτη γενναιότατα ήθη γίγνοιτ' άν ούτε γάρ ύβρις ούτ' αδικία, ζήλοί τε αύ καϊ φθόνοι ούκ έγγίγνονται.
Prima di tutto quegli uomini si amavano e usavano benevolenza gli uni verso gli altri a causa della loro solitudine, in secondo luogo il nutrirsi non rappresentava per loro motivo di contesa. I pascoli non mancavano, se non in principio per alcuni, e soprattutto dei pascoli in quel tempo vivevano: non mancavano affatto né latte né carne, e inoltre andando a caccia si procuravano un non vile né scarso nutrimento. Ed erano forniti di vestiti, di coperte, di case, e di vasi da mettere sul fuoco e da usare in altro modo: le arti plastiche e tessili, infatti, non hanno affatto bisogno del ferro, e un dio le donò perché procurassero agli uomini tutto ciò che si è appena detto, e perché quando il genere umano venisse a trovarsi in simili difficoltà avesse come un germoglio per potersi sviluppare. Essi non erano del tutto poveri, e la povertà non li costringeva ad essere ostili fra loro: ma non erano neppure ricchi, poiché non possedevano né oro né argento, e questa era in quel tempo la loro condizione. E quando in una comunità non convivono né ricchezza né povertà, nascono in essa i più nobili costumi: e non vi possono essere né violenza, né ingiustizia, né invidie, né gelosie.
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Incursione dei tebani dentro le mura di Platea
versione greco Demostene traduzione libro Phronemata
Αισθόμενοι δ' οί Πλαταιεις ένδον όντας τους Θηβαίους της νυκτός και έξα-πίνης αυτών την πόλιν έν ειρήνη κατειλημμένην, προσεβοήθουν και αύτοι και συνετάττοντο. Και επειδή ήμερα έγένετο και εΐδον ού πολλούς όντας τούς Θηβαίους, αλλά τούς πρώτους αυτών είσεληλυθότας (ύδωρ γάρ γενόμενο ν τής νυκτός πολύ έκώλυσεν αυτούς πάντας εισέλθει ν ό γάρ Ασωπός ποταμός μέγας έρρύη και διαβήναι ού ράδιον ην, άλλως τε και νυκτός), ώς ούν είδον οί Πλαταιεΐς τούς Θηβαίους έν τή πόλει και έγνωσαν ότι ού πάντες πάρεισιν, επιτίθενται και εις μάχην έλθόντες κρατούσι και φθάνουσιν άπολέσαντες αυτούς πριν τούς άλλους προσβοηθήσαι.
I Plateesi accortisi che i Tebani durante la notte erano all’interno e improvvisamente hanno occupato in pace la loro città, andavano in aiuto ed essi stessi si organizzavano. E dopo che spuntava il giorno e videro che i Tebani non erano molti, ma i primi di loro che erano entrati (perché piovendo durante la notte ostacolò molto che tutti essi entrassero; poi il fiume grande fiume Asopo s’ ingrossava e non era facile attraversare, specialmente di notte), quando dunque i Plateesi videro i Tebani in città e capirono che non tutti sono entrati, danno l’assalto ed essendosi dati alla battaglia prevalgono e raggiungono gli stessi che si dileguavano prima che venissero in soccorso tutti gli altri.
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Esordio di un'orazione giudiziaria
Antifonte versione greco e traduzione
Ἥδιστον μέν, ὦ ἄνδρες δικασταί, ἀνθρώπῳ ὄντι μὴ γενέσθαι μηδένα κίνδυνον περὶ τοῦ σώματος, καὶ εὐχόμενος ἄν τις ταῦτα εὔξαιτο · εἰ ἄρα τις καὶ ἀναγκάζοιτο κινδυνεύειν, τοῦτο γοῦν ὑπάρχειν, ὅπερ μέγιστον ἐγὼ νομίζω ἐν πράγματι τοιούτῳ, αὐτὸν ἑαυτῷ συνειδέναι μηδὲν ἐξημαρτηκότι, ἀλλ εἴ τις καὶ συμφορὰ γίγνοιτο, ἄνευ κακότητος καὶ αἰσχύνης γίγνεσθαι, καὶ τύχῃ μᾶλλον ἢ ἀδικίᾳ. Καὶ τοὺς μὲν νόμους οἳ κεῖνται περὶ τῶν τοιούτων πάντες ἂν ἐπαινέσειαν κάλλιστα νόμων κεῖσθαι καὶ ὁσιώτατα. ὑπάρχει μὲν γὰρ αὐτοῖς ἀρχαιοτάτοις εἶναι ἐν τῇ γῇ ταύτῃ, ἔπειτα τοὺς αὐτοὺς αἰεὶ περὶ τῶν αὐτῶν, ὅπερ μέγιστον σημεῖον νόμων καλῶς κειμένων · ὁ χρόνος γὰρ καὶ ἡ ἐμπειρία τὰ μὴ καλῶς ἔχοντα διδάσκει τοὺς ἀνθρώπους. ὥστ οὐ δεῖ ὑμᾶς ἐκ τῶν λόγων τοῦ κατηγοροῦντος τοὺς νόμους μαθεῖν εἰ καλῶς ἔχουσιν ἢ μή, ἀλλ ἐκ τῶν νόμων τοὺς τούτων λόγους, εἰ ὀρθῶς ὑμᾶς καὶ νομίμως διδάσκουσιν ἢ οὔ.
E’ piacevolissimo, signori giudici, che ad uomo che è vero, non capiti alcun pericolo per la persona, e uno si augurerebbe questo; che, se effettivamente uno fosse anche costretto ad essere oggetto di pericolo, capitare dunque questo, che io ritengo importantissimo in simile faccenda, che egli sia consapevole con se stesso di non aver commesso nulla, ma se anche capitasse qualche sventura, che sia senza malvagità né vergogna, e più per caso che per ingiustizia. E tutti approverebbero che le leggi, che sono in vigore per tali fatti, siano stabilite nel modo migliore e più sacro fra le leggi. Ad esse infatti accade di essere le più antiche in questa terra, e poi di essere le stesse per le stesse questioni, e questo è il segno più grande di leggi felicemente stabilite; il tempo infatti e l'esperienza insegnano agli uomini ciò che non va bene. Così non è necessario che noi comprendiamo dalle parole dell’accusatore le leggi se vanno bene o no, ma dalle leggi le loro parole, se ci insegnano rettamente e legalmente, o no. (by Stuurm)
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La natura umana e la legge
Versione greco Demostene e traduzione
Ἅπας ὁ τῶν ἀνθρώπων βίος, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, κἂν μεγάλην πόλιν οἰκῶσι κἂν μικράν, φύσει και νόμοις διοικεῖται. τούτων δ' ἡ μέν φύσις ἐστὶν ἄτακτον και κατ' ἄνδρ ' ἴδιον τοῦ ἔχοντος, οἱ δέ νόμοι κοινόν και τεταγμένον και ταὐτό πᾶσιν. Ἡ μέν οὖν φύσις, ἂν ᾖ πονηρά, πολλάκις φαῦλα βούλονται, και τοῦτο ζητοῦσιν, και ἐπειδάν εὑπεθῇ, κοινόν τοῦτο πρόσταγμ' ἀπειδείχθη, πᾶσιν ἴσον και ὅμοιον, και τοῦτ'ἔστι νόμος· ᾧ πάντας πείθεσθαι προσήκει διά πολλά, και μάλισθ' ὅτι πᾶς ἐστι νόμος εὔρημα μέν και δῶπον θεῶν, δόγμα δ' ἀνθρώπων φρονίμων. ἐπανόπθωμα δέ τῶν ἑκουσίων και ἀκουσίων ἁμαρτημάτων, πόλεως δέ συνθήκη κοινή, καθ' ἣν πᾶσι προσήκει ζῆν τοῖς ἐν τῇ πόλει.
Tutta la vita degli uomini, o Ateniesi, sia che abitino una città grande sia una piccola, viene regolata dalla natura e anche dalle leggi. La natura di questi è senza regole e per ogni uomo è peculiare di chi la possiede, invece le leggi comune e ordinato sono la stessa cosa per tutti. La natura dunque, qualora malvagia, spesso desidera cose ignobili; perciò scoprirete questi che riuscirete. Le leggi vogliono il giusto, il bello e l'utile, e questo cercano, e nel momento in cui viene trovato, viene mostrato quest'ordina comune, uguale e simile per tutti, ed è questa la legge: con questa conviene che tutti obbediscano per mezzo di molte cose, e soprattutto che ogni legge è scoperta e dono degli dei, credenza degli uomini saggi, miglioramento degli errori volontari e involontari, accordo comune della città, e tramite questa conviene vivere a tutti quelli che (sono) in città.
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Una generazione di eroi
versione grecoIsocrate
traduzione libro phronemata numero 429 pagina 480
πῶς γὰρ ἂν γένοιντο σύμμετροι τοιούτοις ἀνδράσιν, οἳ τοσοῦτον μὲν τῶν ἐπὶ Τροίαν στρατευσαμένων διήνεγκαν, ὅσον οἱ μὲν περὶ μίαν πόλιν ἔτη δέκα διέριψαν, οἱ δὲ τὴν ἐξ ἁπάσης τῆς Ἀσίας δύναμιν ἐν ὀλίγῳ χρόνω κατεπολέμησαν, οὐ μόνον δὲ τὰς αὑτῶν πατρίδας διέσωσαν, ἀλλὰ καὶ τὴν σύμπασαν Ἑλλάδα ἠλευθέρωσαν; ποίων δ' ἂν ἔργων ἢ πόνων ἢ κινδύνων ἀπέστησαν ὥστε ζῶντες εὐδοκιμεῖν, οἵ τινες ὑπὲρ τῆς δόξης ἧς ἔμελλον τελευτήσαντες ἕξειν οὕτως ἑτοίμως ἤθελον ἀποθνήσκειν; οἶμαι δὲ καὶ τὸν πόλεμον θεῶν τινα συναγαγεῖν ἀγασθέντα τὴν ἀρετὴν αὐτῶν, ἵνα μὴ τοιοῦτοι γενόμενοι τὴν φύσιν διαλάθοιεν μηδ' ἀκλεῶς τὸν βίον τελευτήσαιεν, ἀλλὰ τῶν αὐτῶν τοῖς ἐκ τῶν θεῶν γεγονόσι καὶ καλουμένοις ἡμιθέοις ἀξιωθεῖεν: καὶ γὰρ ἐκείνων τὰ μὲν σώματα ταῖς τῆς φύσεως ἀνάγκαις ἀπέδοσαν, τῆς δ' ἀρετῆς ἀθάνατον τὴν μνήμην ἐποίησαν.
Come si possono trovare parole adatte ad uomini che superarono e di molto persino gli eroi della guerra di Troia che impiegarono dieci anni per una sola città mentre loro in poco tempo sbaragliarono le forze di tutta quanta l'Asia e non solo salvarono la loro patria ma liberarono l'intera Grecia? C'è un'impresa, una fatica, un pericolo che avrebbero rifiutato per poter godere in vita della fama, loro che furono così pronti ad affrontare la morte per una gloria postuma? Penso addirittura che fu un Dio a suscitare questa guerra, preso dall'ammirazione per il loro valore perché la loro incredibile natura non restasse sconosciuta e non morissero senza gloria, ma ricevessero gli stessi onori che spettano ai figli degli dei, che vengono chiamati semidei: infatti consegnarono i loro corpi alle alterne vicende della natura ma resero immortale il ricordo del loro valore
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