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ARISTIPPO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro PHRONEMATA
ἔγωγ᾽, ἔφη ὁ Ἀρίστιππος: καὶ οὐδαμῶς γε τάττω ἐμαυτὸν εἰς τὴν τῶν ἄρχειν βουλομένων τάξιν. καὶ γὰρ πάνυ μοι δοκεῖ ἄφρονος ἀνθρώπου εἶναι τό, μεγάλου ἔργου ὄντος τοῦ ἑαυτῷ τὰ δέοντα παρασκευάζειν, μὴ ἀρκεῖν τοῦτο, ἀλλὰ προσαναθέσθαι τὸ καὶ τοῖς ἄλλοις πολίταις ὧν δέονται πορίζειν: καὶ ἑαυτῷ μὲν πολλὰ ὧν βούλεται ἐλλείπειν, τῆς δὲ πόλεως προεστῶτα, ἐὰν μὴ πάντα ὅσα ἡ πόλις βούλεται καταπράττῃ, τούτου δίκην ὑπέχειν, τοῦτο πῶς οὐ πολλὴ ἀφροσύνη ἐστί; καὶ γὰρ ἀξιοῦσιν αἱ πόλεις τοῖς ἄρχουσιν ὥσπερ ἐγὼ τοῖς οἰκέταις χρῆσθαι. ἐγώ τε γὰρ ἀξιῶ τοὺς θεράποντας ἐμοὶ μὲν ἄφθονα τὰ ἐπιτήδεια παρασκευάζειν, αὐτοὺς δὲ μηδενὸς τούτων ἅπτεσθαι, αἵ τε πόλεις οἴονται χρῆναι τοὺς ἄρχοντας ἑαυταῖς μὲν ὡς πλεῖστα ἀγαθὰ πορίζειν, αὐτοὺς δὲ πάντων τούτων ἀπέχεσθαι.
TRADUZIONE
"Sì, certo, " disse Aristippo "e non mi metto in nessun caso dalla parte di quelli che aspirano a governare: mi pare proprio di un uomo del tutto insensato, quando costa tanto impegno procurarsi quello che serve a lui stesso, non accontentarsi di ciò e prendere su di sé anche l'onere di procurare le cose necessarie agli altri cittadini. Rinunciare a molte delle cose che si desiderano per sé e d'altra parte, perché si è capi della città, se non si realizza tutto quello che essa vuole, sottostare a giudizio per tale motivo: non è questa vera demenza? Le città invero credono sia giusto servirsi dei governanti, come io lo credo degli schiavi. Infatti, come io ritengo che i servi debbano procurare per me quello che mi occorre in abbondanza, ma senza mettere le mani su nessuna di queste cose, così le città pensano che i governanti debbano comportarsi verso di loro in modo da procurare il maggior numero di beni possibile, ma senza averne parte essi stessi. "
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LICURGO DECIDE DI DARE UNA NUOVA
COSTITUZIONE AGLI SPARTANI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Phronemata - pagina 230
INIZIO: οι δε Λακεδαιμονιαι τον Λυκουργον εποθουν
FINE: πολυ κρατιστη των αλλων εσται πολιτειων
TRADUZIONE
Gli spartani rimpiangevano Licurgo che era lontano e spesso lo mandavano a chiamare poiché pensavano che i loro re avevano fama e onore, ma non possedevano nessun altra cosa che li distinguesse dagli altri; invece in quello c'era una natura egemonica e forza di attirare gli uomini. Tuttavia la presenza dell'uomo era gradita anche ai re, ma speravano di servirsi meno, quando era presente, dei più che commettevano ingiustizia. Tornato dunque da loro che erano in quella situazione, subito si accingeva a mutare la situazione presente e a cambiare il governo, pensando che non vi sarebbero stati proprio né risultati né utilità delle singole leggi, come se ad un corpo malato e pieno di ogni genere di malattie avesse eliminato la terapia che c'era e la avesse cambiata con nuovi farmaci, comincerà una nuova vita. Con questa intenzione andò a Delfi, sacrificato e fatte le se domande al dio, tornò facendo conoscere quell'oracolo, secondo il quale Pizia si rivolse a lui come a un dio piuttosto che come a un uomo e diceva che il dio lo ringraziava e che gli concedeva la costituzione che sarebbe stata la migliore delle altre.
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Sicani e Sicelioti VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo TRADUZIONE dal libro Phronemata
Οι Σικανοι το παλαιον κωμηδον ωκουν, επι των οχυρωτατων λοφων τας πολεις κατασκευαζοντες δια τους ληεστας ΦΙΝΕ: αυτοις προς τους Σικανους, εως συνθηκας ποιησαμενοι συμφωνους ορους εθεντο της χωρας

I sicani una volta vivevano in borgate: e si erano fabbricate sui colli piccole città per salvarsi dalle incursioni dei ladroni. Non erano poi essi sotto il comando di un solo re, ma ogni borgo aveva il suo principe particolare e da prima tenevano tutta l'isola, e si procacciavano il vivere lavorando la terra. Ma poi, come avvenne, che in moltissime parti l'Etna spargeva le sue fiamme e a tratti lontani ingombrava molti paesi con le sue eruzioni, e il devastare le terre durò molti anni; gli abitanti presi da timore abbandonarono le parti della Sicilia volte verso l'aurora e si ritirarono nelle occidentali. Dopo molte età la nazione dei siculi passava con le sue famiglie dall'Italia in Sicilia, occupò le contrade che erano state abbandonate dai Sicani e desiderosi di acquistare più territorio cominciò ad estendersi più al largo e a fare incursioni e saccheggiamenti a danno dei limitrofi, e così nacquero frequenti guerre tra siculi e Sicani, fino a tanto che venuti i due popoli a patti, stabilirono di mutuo consenso i confini entro i quali ognuno si doveva contenere
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Aristagora convince gli ateniesi
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Phronemata n. 288 pag. 356
inizio: Ο Μιλησιος Αρισταγορης υπο Κλεομενεος του Λακεδαιμονιου εξελασθεις ...
fine: Αυται δε αι νεες αρχη κακων εγενοντο Ελλησι τε και Βαρβαροισι.
ὁ Μιλήσιος Ἀρισταγόρης, ὑπὸ Κλεομένεος τοῦ Λακεδαιμονίου ἐξελασθεὶς ἐκ τῆς Σπάρτης, ἀπίκετο ἐς Ἀθήνας· αὕτη γὰρ ἡ πόλις τῶν λοιπέων ἐδυνάστευε μέγιστον. ἐπελθὼν δὲ ἐπὶ τὸν δῆμον ὁ Ἀρισταγόρης ταὐτὰ ἔλεγε τὰ καὶ ἐν τῇ Σπάρτῃ περὶ τῶν ἀγαθῶν τῶν ἐν τῇ Ἀσίῃ καὶ τοῦ πολέμου τοῦ Περσικοῦ, ὡς οὔτε ἀσπίδα οὔτε δόρυ νομίζουσι εὐπετέες τε χειρωθῆναι εἴησαν. ταῦτά τε δὴ ἔλεγε καὶ πρὸς τοῖσι τάδε, ὡς οἱ Μιλήσιοι τῶν Ἀθηναίων εἰσὶ ἄποικοι, καὶ οἰκός σφεας εἴη ῥύεσθαι δυναμένους μέγα· καὶ οὐδὲν ὅ τι οὐκ ὑπίσχετο οἷα κάρτα δεόμενος, ἐς ὃ ἀνέπεισε σφέας. πολλοὺς γὰρ οἶκε εἶναι εὐπετέστερον διαβάλλειν ἢ ἕνα, εἰ Κλεομένεα μὲν τὸν Λακεδαιμόνιον μοῦνον οὐκ οἷός τε ἐγένετο διαβάλλειν, τρεῖς δὲ μυριάδας Ἀθηναίων ἐποίησε τοῦτο. Ἀθηναῖοι μὲν δὴ ἀναπεισθέντες ἐψηφίσαντο εἴκοσι νέας ἀποστεῖλαι βοηθοὺς Ἴωσι, στρατηγὸν ἀποδέξαντες αὐτῶν εἶναι Μελάνθιον ἄνδρα τῶν ἀστῶν ἐόντα τὰ πάντα δόκιμον· αὗται δὲ αἱ νέες ἀρχὴ κακῶν ἐγένοντο Ἕλλησί τε καὶ βαρβάροισι.
TRADUZIONE
Giunse ad Atene Aristagora di Mileto, mandato via da Sparta dal Lacedemone Cleomene; Atene in effetti fra le rimanenti città era la più potente. Presentatosi davanti al popolo, Aristagora ripeté lo stesso discorso pronunciato a Sparta sulle ricchezze dell'Asia e sulla guerra contro la Persia, come cioè fosse facile sconfiggerli dato che non usavano né scudo né lancia. Ripeté tutto questo e aggiunse che i Milesi erano coloni di Atene e quindi logicamente si attendevano una difesa dagli Ateniesi, tanto potenti. Non tralasciò promessa, da uomo stretto nella morsa della necessità, finché non li convinse. Evidentemente è più facile abbindolarne molti che uno solo, se Aristagora non fu capace di ingannare lo spartano Cleomene, un solo individuo, e ci riuscì invece con trentamila Ateniesi. Gli Ateniesi, persuasi, decretarono di mandare venti navi in soccorso degli Ioni, nominandone comandante Melantio, un cittadino eminente da ogni punto di vista. Queste navi furono origine di sventura per i Greci e per i barbari
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Le sventure di Cleomene e dei suoi familiari
Versione greco Plutarco Traduzione libro
phronemata numero 159 a pagina 219
Τῆς δὲ φήμης εἰς τὴν πόλιν ὅλην σκεδασθείσης, ἡ μὲν Κρατησίκλεια, καίπερ οὖσα γενναία γυνή, προὔδωκε τὸ φρόνημα πρὸς τὸ τῆς συμφορᾶς μέγεθος, καὶ περιβαλοῦσα τὰ παιδία τοῦ Κλεομένους ὠλοφύρετο. τῶν δὲ παιδίων τὸ πρεσβύτερον ἀποπηδῆσαν, οὐδενὸς ἂν προσδοκήσαντος, ἀπὸ τοῦ τέγους ἐπὶ κεφαλὴν ἔρριψεν ἑαυτό· καὶ κακῶς μὲν ἔσχεν, οὐ μὴν ἀπέθανεν, ἀλλ' ἤρθη βοῶν καὶ ἀγανακτοῦν ἐπὶ τῷ διακωλύεσθαι τελευτᾶν. ὁ δὲ Πτολεμαῖος ὡς ἔγνω ταῦτα, προσέταξε τὸ μὲν σῶμα τοῦ Κλεομένους κρεμάσαι καταβυρσώσαντας, ἀποκτεῖναι δὲ τὰ παιδία καὶ τὴν μητέρα καὶ τὰς περὶ αὐτὴν γυναῖκας.
Diffusasi la notizia nell'intera città, Cratesiclea, benchè fosse una donna di nobile famiglia, tradì la sua signorilità di fronte alla grandezza della sventura, e si gettò nella disperazione cingendo i figli di Cleomene. Ma il più vecchio dei figli, allontanatosi in fretta, senza che nessuno avesse potuto aspettarselo, si gettò giù a capofitto dal tetto; e si fece male, però non morì, anzi si sollevò gridando e sdegnandosi per il fatto che gli si impediva di morire. Tolomeo allora, appena conobbe questi fatti, ordinò di crocifiggere (appendere) il corpo di Cleomene dopo averlo cucito in un sacco di cuoio, e di uccidere i figli, la loro madre e le donne del suo seguito.