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Si dice che le cicale erano un tempo uomini di quelli che vivevano prima che nascessero le Muse, ma una volta nate le Muse ed apparso il canto alcuni di quelli furono così attratti dal piacere che cantando trascurarono cibi e bevande e senza rendersene conto morirono; da questi dopo quel fatto naque la specie delle cicale che aveva ricevuto dalle Muse questo dono, di non avere per niente bisogno di cibo dopo che uno è nato, ma di cantare senza prendere cibo né bevanda finchè non muoia e in seguito arrivato presso le Muse di riferire chi degli uomini di qui onora quale tra esse. Dunque riferendo a Tersicore coloro che l'avevano onorata nelle danze glieli rendono più cari e riferendo ad Erato quelli che l'avevano onorata negli incontri amorosi, e così a tutte le altre secondo la caratteristica dell'ambito di ciascuna; ed annunciano alla più vecchia cioè a Calliope e a quella dopo di lei cioè Urania coloro che sono occupati nella filosofia e che onorano il settore di competenza di quelle che fra le Muse occupandosi prevalentemente del cielo e di racconti divini ed umani si esprimono nel migliore dei modi.
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inizio Ὑδωρ δε παντων μεν το περι τας κηπειας ... fine: ...καθαρσιν εκαθστοτε και εκαστοις.
Ὕ δωρ δὲ πάντων μὲν τὸ περὶ τὰς κηπείας διαφερόντως τρόφιμον, εὐδιάφθαρτον δέ· οὔτε γὰρ γῆν οὔτε ἥλιον οὔτε πνεύματα, τοῖς ὕδασι σύντροφα τῶν ἐκ γῆς ἀναβλαστανόντων, ῥᾴδιον φθείρειν φαρμακεύσεσιν ἢ ἀποτροπαῖς ἢ καὶ κλοπαῖς, περὶ δὲ τὴν ὕδατος φύσιν ἐστὶν τὰ τοιαῦτα σύμπαντα δυνατὰ γίγνεσθαι· διὸ δὴ βοηθοῦ δεῖται νόμου. ἔστω τοίνυν ὅδε περὶ αὐτοῦ· Ἄν τις διαφθείρῃ ἑκὼν ὕδωρ ἀλλότριον, εἴτε καὶ πηγαῖον εἴτε καὶ συναγυρτόν, φαρμακείαις ἢ σκάμμασιν ἢ κλοπαῖς, ὁ βλαπτόμενος δικαζέσθω πρὸς τοὺς ἀστυνόμους, τὴν ἀξίαν τῆς βλάβης ἀπογραφόμενος· ἂν δέ τις ὄφλῃ φαρμακείαις τισὶν βλάπτων, πρὸς τῷ τιμήματι καθηράτω τὰς πηγὰς ἢ τἀγγεῖον τοῦ ὕδατος, ὅπῃπερ ἂν οἱ τῶν ἐξηγητῶν νόμοι ἀφηγῶνται δεῖν γίγνεσθαι τὴν κάθαρσιν ἑκάστοτε καὶ ἑκάστοις.
Traduzione libera
L'acqua è assai indicata per nutrire gli orti, ma si inquina facilmente: né la terra, né il sole, né i venti, che con l'acqua concorrono al nutrimento dei vegetali che crescono dalla terra, si possono facilmente inquinare con i veleni, o deviare, o rubare, mentre per quanto riguarda la natura dell'acqua, è possibile che avvenga tutto questo; ecco perché essa ha bisogno dell'aiuto della legge. Questa sia dunque la legge sull'acqua: se uno inquina volontariamente con veleni l'acqua di un altro, sia di fonte o anche raccolta, o con scavi la devia e la ruba, il danneggiato lo denunci agli astinomi, mettendo per iscritto la stima del danno. E se quel tale risulti colpevole di aver danneggiato con dei veleni, oltre alla multa purifichi la fonte o la riserva d'acqua, a seconda delle modalità indicate dalle norme degli interpreti delle leggi secondo le quali deve ogni volta avvenire la purificazione per ciascuno.
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MI SERVO DEL CAVALLO PERCHE' SONO INFERMO NON PERCHE' SONO RICCO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro PHRONEMATA
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la cerimonia in onore dei caduti nella battaglia di platea
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro phronemata
Πλαταιεῖς ὑπεδέξαντο τοῖς πεσοῦσι καὶ κειμένοις αὐτόθι τῶν Ἑλλήνων ἐναγίζειν καθ' ἕκαστον ἐνιαυτόν. καὶ τοῦτο μέχρι νῦν δρῶσι τόνδε τὸν τρόπον. τοῦ Μαιμακτηριῶνος μηνός, ὅς ἐστι παρὰ Βοιωτοῖς Ἀλαλκομένιος, τῇ ἕκτῃ ἐπὶ δέκα πέμπουσι πομπήν, ἧς προηγεῖται μὲν ἅμ' ἡμέρᾳ σαλπιγκτὴς ἐγκελευόμενος τὸ πολεμικόν, ἕπονται δ' ἅμαξαι μυρρίνης μεσταὶ καὶ στεφανωμάτων καὶ μέλας ταῦρος καὶ χοὰς οἴνου καὶ γάλακτος ἐν ἀμφορεῦσιν ἐλαίου τε καὶ μύρου κρωσσοὺς νεανίσκοι κομίζοντες ἐλεύθεροι· δούλῳ γὰρ οὐδενὸς θέμις ἐστὶ τῶν περὶ τὴν διακονίαν ἐκείνην προσάψασθαι διὰ τὸ τοὺς ἄνδρας ἀποθανεῖν ὑπὲρ ἐλευθερίας· ἐπὶ πᾶσι δὲ τῶν Πλαταιέων ὁ ἄρχων, ᾧ τὸν ἄλλον χρόνον οὔτε σιδήρου θιγεῖν ἔξεστιν οὔθ' ἑτέραν ἐσθῆτα πλὴν λευκῆς ἀναλαβεῖν, τότε χιτῶνα φοινικοῦν ἐνδεδυκώς, ἀράμενός θ' ὑδρίαν ἀπὸ τοῦ γραμματοφυλακίου ξιφήρης ἐπὶ τοὺς τάφους προάγει διὰ μέσης τῆς πόλεως. εἶτα λαβὼν ὕδωρ ἀπὸ τῆς κρήνης αὐτὸς ἀπολούει τε τὰς στήλας καὶ μύρῳ χρίει, καὶ τὸν ταῦρον εἰς τὴν πυρὰν σφάξας καὶ κατευξάμενος Διὶ καὶ Ἑρμῇ χθονίῳ, παρακαλεῖ τοὺς ἀγαθοὺς ἄνδρας τοὺς ὑπὲρ τῆς Ἑλλάδος ἀποθανόντας ἐπὶ τὸ δεῖπνον καὶ τὴν αἱμακουρίαν. ἔπειτα κρατῆρα κεράσας οἴνου καὶ χεάμενος ἐπιλέγει· 'προπίνω τοῖς ἀνδράσι τοῖς ὑπὲρ τῆς ἐλευθερίας τῶν Ἑλλήνων ἀποθανοῦσι'. ταῦτα μὲν οὖν ἔτι καὶ νῦν διαφυλάττουσιν οἱ Πλαταιεῖς.
TRADUZIONE elegante
Approvate queste proposte i Platesi accettarono di celebrare ogni anno riti funebri per quelli che erano caduti ed erano sepolti nel loro territorio, E ciò fanno ancora oggi nel modo seguente. Essendo il mese di maimacterione (16 del mese di maimacterione) che corrisponde a quello che presso i beoti chiamano Alalcoenio, allo spuntar del sole fanno uscire una processione in testa alla quale si trova un trombettiere che fa squillare il segnale di battaglia. , seguono carri pieni di mirto, vengono poi un toro nero e giovanetti liberi che portano anfore come vino e latte per libagioni e brocche con olio e mirra. A nessuno schiavo è lecito aggregarsi per questo servizio in quanto gli uomini che si onorano sono morti per la libertà. Viene per ultimo il primo magistrato dei plateesi il quale per tutto l'altro tempo non può toccare oggetti di ferro ne può portare vestito di altro colore se non bianco in questa circostanza indossa una tnica di porpora porta sollevandola in alto un'urna per acqua e con la spada al fianco partendo dall'Archivio si dirige attraversando il centro della città fino alle tombe. Qui poi attinta acqua alla fontana lava con le sue mani i cippi funerari e li unge con mirra sgozza il toro sulla pira e dopo aver levato la sua preghiera a zeus e a ermes ctonio invita gli eroici uomini che morirono per la grecia al banchetto a bere quel sangue. Quindi riempie di vino un cratere e lo versa pronunciando queste parole "brindo agli uomini che morirono per la libertà dei greci. Tali riti ancora oggi i plateesi conservano.
Altra proposta di traduzione
Approvate queste proposte i Platesi accettarono di celebrare ogni anno riti funebri per quelli che erano caduti ed erano sepolti nel loro territorio, E ciò fanno ancora oggi nel modo seguente, nel giorno della battaglia di platea, gli uomini dapprima fanno un sacrificio agli dei e ai soldati morti, in seguito inviano a un funerale della quale procede sul far del giorno 1 trombettiere incoraggiato a cantare una poena guerresca; i carri pieni di mirra seguono e di incoronati e il toro nero e vasi di vino e latte nell'anfora e giovinetti liberi ke portano brokke di olio e di unguente. presso qsti gli arconti plateesi, al quale durante un altro tempo nn è lecito toccare ferro e n prendere 1 altro vestito tranne 1 bianko allora, avendo indossato 1 kitone purpureo, alzata la brocca e la spada li conduce verso i riti funebri in mezzo alla città. Poi avendo preso l acqua dalla sorgente il medesimo lava le stele e le consacra cn l' unguento e avendo sgozzato il toro sul rogo e avendo pregato zeus e ermes a terra, invoca gli uomini buoni morti per la grecia al banketto e alle libagioni di sangue; dipoi avendo riempito 1 calice d vino e versatolo dice: bevi in onore degli uomini morti x la libertà dei greci. - dunque ankora ora anke i platesi custodiscono queste cose/tali riti
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Il rilievo di Socrate
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
traduzione dal libro phronemata
ἤκουσα δέ ποτε αὐτοῦ καὶ περὶ φίλων διαλεγομένου ἐξ ὧν ἔμοιγε ἐδόκει μάλιστ᾽ ἄν τις ὠφελεῖσθαι πρὸς φίλων κτῆσίν τε καὶ χρείαν. τοῦτο μὲν γὰρ δὴ πολλῶν ἔφη ἀκούειν, ὡς πάντων κτημάτων κράτιστον ἂν εἴη φίλος σαφὴς καὶ ἀγαθός: ἐπιμελομένους δὲ παντὸς μᾶλλον ὁρᾶν ἔφη τοὺς πολλοὺς ἢ φίλων κτήσεως. καὶ γὰρ οἰκίας καὶ ἀγροὺς καὶ ἀνδράποδα καὶ βοσκήματα καὶ σκεύη κτωμένους τε ἐπιμελῶς ὁρᾶν ἔφη καὶ τὰ ὄντα σῴζειν πειρωμένους, φίλον δέ, ὃ μέγιστον ἀγαθὸν εἶναί φασιν, ὁρᾶν ἔφη τοὺς πολλοὺς οὔτε ὅπως κτήσωνται φροντίζοντας οὔτε ὅπως οἱ ὄντες αὐτοῖς σῴζωνται. ἀλλὰ καὶ καμνόντων φίλων τε καὶ οἰκετῶν ὁρᾶν τινας ἔφη τοῖς μὲν οἰκέταις καὶ ἰατροὺς εἰσάγοντας καὶ τἆλλα τὰ πρὸς ὑγίειαν ἐπιμελῶς παρασκευάζοντας, τῶν δὲ φίλων ὀλιγωροῦντας, ἀποθανόντων τε ἀμφοτέρων ἐπὶ μὲν τοῖς οἰκέταις ἀχθομένους τε καὶ ζημίαν ἡγουμένους, ἐπὶ δὲ τοῖς φίλοις οὐδὲν οἰομένους ἐλαττοῦσθαι, καὶ τῶν μὲν ἄλλων κτημάτων οὐδὲν ἐῶντας ἀθεράπευτον οὐδ᾽ ἀνεπίσκεπτον, τῶν δὲ φίλων ἐπιμελείας δεομένων ἀμελοῦντας
TRADUZIONE n. 1
ascoltai una volta questi discutere riguardo agli amici, dai quali mi sembrava che, soprattutto qualcuno, traesse vantaggio e utilità dagli amici. Infatti diceva di sentire tra molti questo, che tra tutti i beni il migliore sarebbe un amico fedele e buono; diceva di vedere molti preoccuparsi di tutto più che del possesso di amici. E infatti diceva di vedere che con cura si procurano case, campi, schiavi, greggi e arnesi, e che tentano di preservare le cose che possiedono (le cose che sono a loro), diceva di vedere che i più né si preoccupano di procurarsi un amico, che dicono essere il bene più grande, né di mantenere quelli che hanno (che quelli che hanno siano mantenuti). ma diceva di vedere anche che, quando gli amici e i parenti sono malati, alcuni conducono i medici presso i familiari e preparano con cura le altre cose per la guarigione, mentre credono di non essere danneggiati in niente per (la morte degli) gli amici, e non trascurano nessuno degli altri beni, mentra tralasciano le cure degli amici che hanno bisogno
TRADUZIONE N. 2
Una volta l'ho sentito parlare anche degli amici tra cui mi sembra sopratutto che qualcuno diceva che l'amico più prezioso e nobile potesse essere il più importante fra tutti i beni, diceva di vedere che i più si interessavano di tutto fuorchè del possesso degli amici. Diceva infatti di vedere che i più acquistavano con cura case, campi, schiavi, bestiame e suppellettili e che tentavano di salvare quello che avevano, mentre di un amico, che dicevano essere il bene più grande, la maggior parte non si curava né di acquistarlo, né di salvare coloro che già c'erano. Anzi diceva di vedere che alcuni, stando male amici e servi, portavano i medici per gli schiavi e preparavano altre cose utili per la guarigione, mentre degli amici si curavano poco, e se entrambi morivano, si crucciavano per i servi e ritenevano che la loro morte fosse un danno, mentre da quella degli amici pensavano di non essere stati privati di niente, e non lasciavano nessuno di tutti gli altri beni senza cure e senza sorveglianza, ma non si prendevano cura degli amici che avevano bisogno. traduzione n. 2 L'ho ascoltato (qui si sta parlando di Socrate) anche, una volta parlare degli amici e diceva cose dalle quali mi pare uno potrebbe trarre vantaggio circa il modo di farsi degli amici e di comportarsi con loro "Sento molto affermare appunto questo" diceva "che un amico sicuro e buono è il migliore di tutti i beni"; ma vedo che la maggioranza si preoccupa di ogni cosa più che di acquistare degli amici. Vedo infatti che acquistano con impegno case e campi, schiavi, bestiame e suppellettili e si danno da fare per mantenere quello che hanno, mentre di un amico, che dicono essere il bene più grande, la maggioranza non si da cura né di acquistarlo né di conservarlo quando ce l'ha. Anzi vedo che alcuni, se si ammalano amici e servi, per i servi mandano a chiamare il medico e preparano con cura tutti gli altri mezzi utili alla guarigione, mentre degli amici poco si curano, e se entrambi muoiono, si crucciano per i servi e pensano che la loro morte sia un danno, mentre da quella degli amici non pensano affatto di aver subito un danno, e di tutti gli altri possessi non ne lasciano nessuno senza cure e senza sorveglianza, ma degli amici che hanno bisogno di attenzioni non si curano.