- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
καὶ μὴν ὅσαπερ οἱ θεοὶ ἐν ταῖς ὥραις ἀγαθὰ παρέχουσι, καὶ ταῦτα πάντα ἐνταῦθα πρῳαίτατα μὲν ἄρχεται, ὀψιαίτατα δὲ λήγει. οὐ μόνον δὲ κρατεῖ τοῖς ἐπ' ἐνιαυτὸν θάλλουσί τε καὶ γηράσκουσιν, ἀλλὰ καὶ ἀίδια ἀγαθὰ ἔχει ἡ χώρα. πέφυκε μὲν γὰρ λίθος ἐν αὐτῇ ἄφθονος, ἐξ οὗ κάλλιστοι μὲν ναοί, κάλλιστοι δὲ βωμοὶ γίγνονται, εὐπρεπέστατα δὲ θεοῖς ἀγάλματα· πολλοὶ δ' αὐτοῦ καὶ Ἕλληνες καὶ βάρβαροι προσδέονται. ἔστι δὲ καὶ γῆ ἣ σπειρομένη μὲν οὐ φέρει καρπόν, ὀρυττομένη δὲ πολλαπλασίους τρέφει ἢ εἰ σῖτον ἔφερε. καὶ μὴν ὑπάργυρός ἐστι σαφῶς θείᾳ μοίρᾳ· πολλῶν γοῦν πόλεων παροικουσῶν καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν εἰς οὐδεμίαν τούτων οὐδὲ μικρὰ φλὲψ ἀργυρίτιδος
E gli dei in ogni stagione dell'anno ci concedono beni, e tutte queste cose qui crescono prima del tempo e mancano molto tardi. Essa non solo prevale per i frutti che in ogni periodo fioriscono ed invecchiano, ma ha anche beni perpetui. Infatti in quella stessa ha prodotto ( πέφῡκε, perfet φύω) abbondante marmo, dal quale si producono bellissimi templie, altari ( εὐπρεπεστάτᾱ, superl εὐπρεπής ) e statue per gli dei molto nobili. Molti Greci e Barbari hanno ancora bisogno di questo (marmo). C'è anche una terra che è coltivata ma che non produce frutto ma che scavandola offre prodotti molte volte più grandi o produce cibo. Ma Ella nutre molta più gente che se fosse fatta di grano. Senza dubbio è piena d'argento per un certo dono celeste cosa non concessa alle molte citta che ella ha così vicine in terra come in mare dove per nessuna di esse trovi nemmeno una piccola vena d'argento
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
Asdrubale e Gneo Scipione si fronteggiano in Spagna
versione greco Polibio traduzione libro
phronemata pagina 45 numero 37
tὰ μὲν οὖν κατὰ τὴν Ἰταλίαν τοιαύτην εἶχε τὴν διάθεσιν. κατὰ δὲ τοὺς αὐτοὺς καιροὺς ταῖς προειρημέναις πράξεσιν Ἀσδρούβας ὁ τεταγμένος ἐπὶ τῆς Ἰβηρίας στρατηγὸς κατηρτικὼς ἐν τῇ παραχειμασίᾳ τὰς ὑπὸ τἀδελφοῦ καταλειφθείσας τριάκοντα ναῦς καὶ δέκα προσπεπληρωκὼς ἄλλας, ἀρχομένης τῆς θερείας ἀνήχθη τετταράκοντα ναυσὶ καταφράκτοις ἐκ Καινῆς πόλεως, προχειρισάμενος Ἀμίλκαν τοῦ στόλου ναύαρχον. ἅμα δὲ καὶ τὴν πεζὴν ἐκ τῆς παραχειμασίας ἡθροικὼς δύναμιν ἀνέζευξε· καὶ ταῖς μὲν ναυσὶ παρὰ τὴν χέρσον ἐποιεῖτο τὸν πλοῦν, τοῖς δὲ πεζοῖς τὴν πορείαν παρὰ τὸν αἰγιαλόν, σπεύδων ἀμφοτέραις ἅμα ταῖς δυνάμεσι καταζεῦξαι πρὸς τὸν Ἴβηρα ποταμόν. Γνάιος δὲ τὰς ἐπιβολὰς συλλογιζόμενος τῶν Καρχηδονίων τὸ μὲν πρῶτον ἐπεβάλετο κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν ἐκ τῆς παραχειμασίας ποιεῖσθαι τὴν ἀπάντησιν. ἀκούων δὲ τὸ πλῆθος τῶν δυνάμεων καὶ τὸ μέγεθος τῆς παρασκευῆς τὸ μὲν κατὰ γῆν ἀπαντᾶν ἀπεδοκίμασε, συμπληρώσας δὲ πέντε καὶ τριάκοντα ναῦς καὶ λαβὼν ἐκ τοῦ πεζικοῦ στρατεύματος τοὺς ἐπιτηδειοτάτους ἄνδρας πρὸς τὴν ἐπιβατικὴν χρείαν ἀνήχθη καὶ κατῆρε δευτεραῖος ἐκ Ταρράκωνος εἰς τοὺς περὶ τὸν Ἴβηρα ποταμὸν τόπους.
Traduzione numero 1
Tale era la situazione in Italia. Contemporaneamente agli avvenimenti narrati, Asdrubale, il comandante preposto alla Spagna, equipaggiate, durante l'inverno, le trenta navi lasciategli dal fratello e armatene dieci altre, al principio dell'estate salpò con quaranta navi coperte da Cartagena, avendo affidato ad Amilcare il comando della flotta. Riunì nello stesso tempo la fanteria distribuita nei quartieri d'inverno e si mise in marcia, facendo procedere le navi presso la costa e marciare la fanteria lungo il litorale, con il disegno di accamparsi con le forze di terra e di mare presso la foce dell'Ebro. Gneo, considerando le mosse dei Cartaginesi, in un primo tempo pensò di muovere loro incontro per terra e per mare dall'accampamento invernale. Quando però fu informato della quantità delle forze nemiche e della vastità dei loro preparativi, rinunciò ad affrontarli per terra, ma, equipaggiate trentacinque navi e presi dall'esercito di fanteria gli uomini più adatti come truppa d'imbarco, salpò da Tarragona e il secondo giorno approdò alla foce dell'Ebro.
traduzione numero 2
Questo era lo stato delle cose in Italia. Nella Spagna in quel tempo stesso Asdrubale che comandava come capitano equipaggiate in inverno trenta navi che aveva ricevute dal fratello, e altre dieci che vi aggiunse con la ciurma all'inizio dell'estate con un'armata di quaranta navi alla quale aveva posto Amilcare per comandarla, partì dalla nuova Cartagine. Richiamò insieme dai quartieri d'inverno le truppe di terra, e così viaggiando guidava le navi presso al lido, e l'esercito di terra sulla spiaggia, con l'intenzione di unire le une e l'altre truppe in vicinanza del fiume Ebro. Gneo Scipione avendo capito il disegno dei Cartaginesi, aveva per prima cosa stabilito di andare per terra dai quartieri d'inverno contro il nemico: ma avendo sentito per fama la moltitudine delle truppe nemiche, e l'apparecchio di guerra, cambiato parere sull'andare ad incontrarle per terra fornì una armata di trentacinque navi con rematori, e scelti i più gagliardi e valorosi dell'esercito ed anche i più abili a servire nell'armata, avviatosi contro il nemico, giunse in due giorni ai luoghi vicino alle bocche del fiume Iberia
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
La morte di Empedocle secondo Eraclide
versione greco Diogene Laerzio traduzione libro Phronemata
Ηρακλείδης φησίν ὂτι Εμπεδοκλῆς θυσίαν συνετέλει πρός τῷ Πεκνακτος αγρῷ. Συνεκέκληντο δε τῶν φίλων τινές, έν οἶς και Παυσανία, εἶτα μετά την εύωχίαν οί μεν ἃλλοι χωρισθέντες άνεπαύοντο, οί μεν ύπόδενδροις ώς άγροῦ παρακειμέ-νου, οί δ'ὂπῃ βούλοιντο, αυτός δ'ἒμεινεν επι τοῦ τόπου έφ'οὗπερ κατεκέκλιτο. Ώς δ' ημέρας γενηθείσης έξανέστησαν, ούχ ηύρέθη μόνος. Ζητουμένου δέ και τῶν οίκετών άνακρινομένων και φασκόντων μη είδέναι, εἶς τις ἒφη μέσων νυκτῶν φωνῆς υπερμεγέθους άκοῦσαι προσκαλούμενης Έμπεδοκλέα, εἶτ'έξαναστάς έω-ρακέναι φῶς ούράνιον και. αμπάδων φέγγος, ἃλλο δέ μηδέν•τῶν δ' έπί τῷ γενο μένῳ έκπλαγέντων, καταβάς ό Παυσανίας ἒπεμψέ τινας ζητήσοντας. "Uστερον δέ έκώλυε πολυπραγμονεῖν, φάσκων ευχῆς ἃξια συμβεβηκέναι και θύειν αυτῷ δεῖν καθαπερεί γεγονότι θεῷ.
Eraclide dice che Empedocle celebrava una festa sacrificale nel campo di Pisanatte. Alcuni degli amici furono invitati, fra i quali anche Pausania, poi dopo il banchetto, tutti separatisi si riposavano, alcuni sotto gli alberi per essere vino il campo, altri per dove volevano, egli stesso invece restava nel posto su cui si era adagiato. Appena spuntato il giorno, si allontanò, solo non fu trovato. Cercato e anche interrogati i familiari dissero di non aver visto, qualcuno disse di aver udito nel mezzo della notte altissime grida che chiamavano Empedocle, poi alzatosi, di aver visto una luce celeste e una splendida torcia, nient’altro; spaventati per l’accaduto, giunto Pausania, mandò alcuni che lo cercavano. In seguito proibì di indagare, dicendo che erano accaduti fatti degni di voti e di dover rendere gli onori come se fosse un dio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
L'inventore di notizie false versione greco Teofrasto traduzione libro Phronemata
Ἠ δὲ ἐστὶ σύνθεσις ψευδῶν λόγων καὶ πράξεων καὶ πράξεων, ὧν ‹πιστεύεσθαι› βούλεται ὁ λογοποιῶν, ὁ δὲ λογοποιὸς τοιοῦτός τις, οἷος ἀπαντήσας τῶι φίλωι εὐθὺς καταβαλὼν τὸ ἦθος καὶ μειδιάσας ἐρωτῆσαι· Πόθεν σύ; καὶ Λέγεις τι; καὶ πῶς; Ἔχεις περὶ τοῦδε εἰπεῖν καινόν; καὶ ὡς ἐπιβαλὼν ἐρωτᾶν· Μὴ λέγεταί τι καινότερον; καὶ μὴν ἀγαθά γέ ἐστι τὰ λεγόμενα. καὶ οὐκ ἐάσας ἀποκρίνασθαι εἰπεῖν· Τί λέγεις; οὐθὲν ἀκήκοας; δοκῶ μοί σε εὐωχήσειν καινῶν λόγων. καὶ ἔστιν αὐτῶι ἢ στρατιώτης ‹τις› ἢ παῖς Ἀστείου τοῦ αὐλητοῦ ἢ Λύκων ὁ ἐργολάβος παραγεγονὼς ἐξ αὐτῆς τῆς μάχης, οὗ φασιν ἀκηκοέναι· αἱ μὲν οὖν ἀναφοραὶ τῶν λόγων τοιαῦταί εἰσιν αὐτοῦ, ὧν οὐθεὶς ἂν ἔχοι ἐπιλαβέσθαι. διηγεῖται δὲ τούτους φάσκων λέγειν, ὡς Πολυπέρχων καὶ ὁ βασιλεὺς μάχηι νενίκηκε, καὶ Κάσανδρος ἐζώγρηται. καὶ ἂν εἴπηι τις αὐτῶι, Σὺ δὲ ταῦτα πιστεύεις; φήσει, τὸ πρᾶγμα βοᾶσθαι γὰρ ἐν τῆι πόλει, καὶ τὸν λόγον ἐπεντείνειν, καὶ πάντας συμφωνεῖν, ταὐτὰ γὰρ λέγειν περὶ τῆς μάχης,
(Il raccontar fandonie) è un costruire discorsi e fatti non corrispondenti a verità, secondo il capriccio di chi racconta le fandonie; e chi racconta fandonie è un tale che, quando incontra un amico, assumendo sùbito un atteggiamento disteso e sorridendo, gli chiede: «Di dove vieni?», e «Racconti ... che cosa?», e «Come? Sai dirmi una novità su questa faccenda?». E come incalzando dice: «Credi che non si dica nulla di nuovo? Eppure sono buone le notizie che si raccontano». E, senza dargli il tempo di replicare, soggiunge: «Che cosa dici? Non ti è giunto niente all'orecchio? Credo proprio che sarò io ad imbandirti le ultime notizie». Ed ha sempre lì pronto qualcuno arrivato fresco fresco dal campo di battaglia, o un soldato o uno schiavo di Asteio il flautista o Licone l'appaltatore, dal quale dice di aver sentito il fatto. Le fonti dei suoi racconti sono sempre tali che nessuno potrebbe farsele scappare di mente. Racconta, dunque, asserendo che queste persone così dicono, che Poliperconte ed il re hanno riportato la vittoria in battaglia e che Cassandro è stato preso prigioniero. E se qualcuno gli ribatte: «E tu credi a queste chiacchiere?», risponderà di sì, considerato che il fatto, a suo dire, è conclamato in tutta la città, che la voce si fa sempre più insistente e che tutti i dati concordano, giacché della battaglia si raccontano le medesime cose; ed aggiunge che vi è stato un bel guazzetto di sangue. .
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
Salute, ricchezza, bellezza sono dei beni solo per i giusti versione greco Platone traduzione libro Phronemata
τὰ γὰρ ὑπὸ τῶν πολλῶν λεγόμεν ἀγαθὰ οὐκ ὀρθῶς λέγεται. λέγεται γὰρ ὡς ἄριστον μὲν ὑγιαίνειν, δεύτερον δὲ κάλλος, τρίτον δὲ πλοῦτος, μυρία δὲ ἄλλα ἀγαθὰ λέγεται· καὶ γὰρ ὀξὺ ὁρᾶν καὶ ἀκούειν καὶ πάντα ὅσα ἔχεται τῶν αἰσθήσεων εὐαισθήτως ἔχειν, ἔτι δὲ καὶ τὸ ποιεῖν τυραννοῦντα ὅτι ἂν ἐπιθυμῇ, καὶ τὸ δὴ τέλος ἁπάσης μακαριότητος εἶναι τὸ πάντα ταῦτα κεκτημένον ἀθάνατον εἶναι γενόμενον ὅτι τάχιστα. ὑμεῖς δὲ καὶ ἐγώ που τάδε λέγομεν, ὡς ταῦτά ἐστι σύμπαντα δικαίοις μὲν καὶ ὁσίοις ἀνδράσιν ἄριστα κτήματα, ἀδίκοις δὲ κάκιστα σύμπαντα, ἀρξάμενα ἀπὸ τῆς ὑγιείας· καὶ δὴ καὶ τὸ ὁρᾶν καὶ τὸ ἀκούειν καὶ αἰσθάνεσθαι καὶ τὸ παράπαν ζῆν μέγιστον μὲν κακὸν τὸν σύμπαντα χρόνον ἀθάνατον ὄντα καὶ κεκτημένον πάντα τὰ λεγόμενα ἀγαθὰ πλὴν δικαιοσύνης τε καὶ ἀρετῆς ἁπάσης, ἔλαττον δέ, ἂν ὡς ὀλίγιστον ὁ τοιοῦτος χρόνον ἐπιζώῃ.
Infatti noi diciamo che ciò che viene definito dalla moltitudine come bene non è detto correttamente. Infatti si dice che il miglior bene è la salute, il secondo la bellezza, il terzo la ricchezza, e molte altre cose sono definite bene. Infatti, avere una vista acuta e un udito e tutte le sensazioni in modo sensibile, e persino fare tutto ciò che si desidera, dominando tutto ciò che si desidera, e in effetti, il fine di tutta la felicità è diventare immortale possedendo tutte queste cose il più velocemente possibile. Ma voi e anche io diciamo queste cose, che tutte queste sono i beni supremi per gli uomini giusti e santi, ma per gli ingiusti sono i peggiori di tutti, iniziando dalla salute. E infatti vedere, udire, percepire e vivere del tutto sono i più grandi mali per l'intera eternità, essendo immortali e possedendo tutto ciò che viene detto essere bene, tranne la giustizia e l'intera virtù, e ancor meno, se uno così vivesse il tempo più breve possibile. (Starinthesky)
Ulteriore proposta di traduzione
Quelli che infatti la maggior parte delle persone chiama beni non è corretto chiamarli così. Si dice che il bene più importante sia la salute, come secondo la bellezza, terzo la ricchezza, e si chiamano beni innumerevoli altre cose: avere vista e udito acuti, e possedere ogni altra facoltà sensitiva ben sviluppata, ed inoltre far tutto ciò che si vuole come un tiranno, e, punto di arrivo della più totale beatitudine, diventare il più rapidamente immortali grazie al fatto di possedere tutti questi beni. Ma voi ed io diciamo che tutti questi beni, che sono splendidi tesori per gli uomini giusti e pii, sono tutti quanti pessimi per gli ingiusti, a cominciare dalla salute: la vista, l'udito, il provare le sensazioni, e il vivere sono tutti gravissimi mali per colui che, pur essendo in ogni tempo immortale e possedendo tutti quelli che vengono chiamati beni, è privo di giustizia e di ogni virtù; allora il male minore sarebbe che costui vivesse nello spazio di tempo più breve possibile.
- Tutti gli uomini sono inevitabilmente esposti a sbagliare - Andocide versione greco
- Atene era comunque tenuta a combattere contro Filippo - Demostene versione greco Phronemata
- La costituzione perfetta - Polibio versione greco phronemata
- A Zama si profila uno scontro decisivo per il destino - Polibio versione greco