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GIASONE e Pelia versione di greco di Apollodoro
Traduzione dal libro Phronemata versione pag 130 n 92
Αἴσονος δὲ τοῦ Κρηθέως καὶ Πολυμήδης τῆς Αὐτολύκου Ἰάσων εγενετο. οὗτος ᾤκει ἐν Ἰωλκῷ, τῆς δὲ Ἰωλκοῦ Πελίας ἐβασίλευσε μετὰ Κρηθέα, ᾧ χρωμένῳ περὶ τῆς βασιλείας ἐθέσπισεν ὁ θεὸς τὸν μονοσάνδαλον φυλάξασθαι. τὸ μὲν οὖν πρῶτον ἠγνόει τὸν χρησμόν, αὖθις δὲ ὕστερον αὐτὸν ἔγνω. τελῶν γὰρ ἐπὶ τῇ θαλάσσῃ Ποσειδῶνι θυσίαν ἄλλους τε πολλοὺς ἐπὶ ταύτῃ καὶ τὸν Ἰάσονα μετεπέμψατο. ὁ δὲ πόθῳ γεωργίας ἐν τοῖς χωρίοις διατελῶν ἔσπευσεν ἐπὶ τὴν θυσίαν· διαβαίνων δὲ ποταμὸν Ἄναυρον ἐξῆλθε μονοσάνδαλος, τὸ ἕτερον ἀπολέσας ἐν τῷ ῥείθρῳ πέδιλον. θεασάμενος δὲ Πελίας αὐτὸν καὶ τὸν χρησμὸν συμβαλὼν ἠρώτα προσελθών, τί ἂν ἐποίησεν ἐξουσίαν ἔχων, εἰ λόγιον ἦν αὐτῷ πρός τινος φονευθήσεσθαι τῶν πολιτῶν. ὁ δέ, εἴτε ἐπελθὸν ἄλλως, εἴτε διὰ μῆνιν Ἥρας, ἵν᾽ ἔλθοι κακὸν Μήδεια Πελίᾳ (τὴν γὰρ Ἥραν οὐκ ἐτίμα), "τὸ χρυσόμαλλον δέρας" ἔφη "προσέταττον ἂν φέρειν αὐτῷ. " τοῦτο Πελίας ἀκούσας εὐθὺς ἐπὶ τὸ δέρας ἐλθεῖν ἐκέλευσεν αὐτόν. τοῦτο δὲ ἐν Κόλχοις ἦν ἐν Ἄρεος ἄλσει κρεμάμενον ἐκ δρυός, ἐφρουρεῖτο δὲ ὑπὸ δράκοντος ἀύπνου
Esone, figlio di Creteo, sposò Polimede, figlia di Autolico, e generò Giasone. Giasone abitò a Iolco, dove Pelia era succeduto al trono di Creteo. Quando Pelia aveva consultato l'oracolo in relazione al suo regno, il Dio gli aveva profetizzato di guardarsi da un uomo con un sandalo solo. Al momento Pelia non capì, ma poi tutto risultò chiaro. Un giorno, sulla riva del mare, si tenne un grande sacrificio in onore di Poseidone; molti erano i partecipanti, e fra loro c'era anche Giasone. il giovane amava l'agricoltura, viveva in campagna, e si era diretto in città apposta per il sacrificio; nell'attraversare il fiume Anauro, aveva perso un sandalo nella corrente, e adesso era rimasto con un solo piede calzato. Appena lo vide, Pelia ricordò il responso del Dio, si avvicinò a Giasone e gli chiese: «Se tu avessi il potere, e ti venisse rivelato da un oracolo che uno dei cittadini ti ucciderà, tu cosa faresti?» E allora, forse a casaccio, o forse ispirato da Era (irata contro Pelia per la sua mancanza di venerazione nei suoi confronti, e che già meditava vendetta per mano di Medea), Giasone così rispose: «Lo manderei alla ricerca del Vello d'Oro!» A queste parole, subito Pelia gli ordinò di andare a cercarlo. Il Vello d'Oro si trovava nella Colchide, appeso a una quercia nel bosco sacro di Ares, e il custode era un drago che non dormiva mai.
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VICENDE DELL'INFANZIA E DELLA GIOVINEZZA DI ACHILLE
versione di greco di Apollodoro
Ως εγεννησε Θετις εκ Πηλεως βρεφος, αθανατον θελουσα ποιησαι τουτο, κρυφα Πηλεως εις το πυρ εγκρυψασα της νυκτος εφθειρεν ο ην αυτω θνητον πατρωον, μεθ' ημεραν δε εχριεν αμβροσια. Πηλευς δε, επιτηρησας και ασπαιροντα τον παιδα ιδων επι του πυρος, εβοησεν και Θετις, κωλυθεισα την προαιρεσιν τελειωσαι, νηπιον τον παιδα απολιπουσα, προς Νηρηιδας ωχετο. Κομιζει δε τον παιδα προς Χειρωνα Πηλευς. Ο δε, λαβων αυτον, ετρεφε σπλαγχνοις λεοντων και συων αγριων και αρκτων μυελοις, και ωνομασεν Αχιλλεα. Ως δε εγενετο ενναετης Αχιλλευς, Καλχαντος λεγοντος ου δυνατον ειναι, χωρις αυτου Τροιαν αιρεθηναι, Θετις προειδυια οτι δει στρατευομενον αυτον αποθανειν, κρυψασα εσθητι γυναικεια, ως παρθενον εκομισε παρα τον Λυκομηδη εν Σκυρω. Οδυσσευς δε, δολω χρησαμενος, τον Αχιλλεα ευρεν, ος συν τοις αλλοις ηρωσιν εις Τροιαν απηλθεν.
Quando Teti generò un figlio da Peleo volendo fare questo immortale di nascosto da Peleo avendolo nascosto nel fuoco distruggeva di notte ciò che era mortale per lui da parte del padre di giorno lo ungeva con l'ambrosia. Peleo urlò avendo vegliato e avendo visto il bambino che si dimenava nel fuoco; e Teti essendole stato impedito di portare a termine la sua scelta avendo lasciato il fanciulli piccolo andava verso le Nereidi, Peleo pOrta il fanciullio da Chirone. Ma questo avendolo accolto lo nutriva con le viscere dei suoi leoni sevatici e dei midolli degli orsi e lo chiamò Achille. Quando Achille aveva nove anni di età dicendo calcante che non era capace di impadronirsi di Troia senza di quello Teti sapendo che bisognava che morisse combattendo avendolo coperto con una vesta di donna lo portò come ragazza presso Licomede a Sciro. Odisseo però con una trappola trovò Achille con gli altro eroi.
Come i persiani insegnano ai bambini a essere temperanti e obbedienti - Senofonte versione greco Phr
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Come i persiani insegnano ai bambini
a essere temperanti e obbedienti
Versione di greco di Senofonte
Traduzione dal libro Phronemata
oi persai διδάσκουσι δε το παϊδας και σωφροσύνην μέγα δε συμβάλλεται είς το μανθάνειν σωφρονέΐν < δτι και τους πρεσβυτέρους όρώσιν ανά πασαν ήμέραν σωφρόνως διάγοντας, ί σκουσι δε αυτούς και πείθεσθαι τοις &ρχουσι· μέγα δε και είς τούτο συμβάλλετ δτι όρώσι τους πρεσβυτέρους πειθομένους τόϊς αρχουσιν Ισχυρώς, διδάσκουσι δε45 έγκράτειαν γαστρος και ποτοϋ' μέγα δε και εις τοϋτο συμβάλλεται δτι όρώσι ·πρεσβυτέρους ου προσθεν άπιοντας γαστρος ένεκα πριν αν αφώσιν οί αρχοντas και δτι ου παρά μητρι αιτούνται οί παίδες, αλλά παρά τω διδασκάλω, δταν οι άρχοντες σημήνωσι. φέρονται δε οίκοθεν σΐτον μεν αρτον, δψον δε κάρδαμον, πιέϊν δε, ην τις διψη, κώθωνα, ως από του πόταμου άρύσασθαι.
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I doni degli dei al genere umano - Senofonte
Versione dal libro PHRONEMATA n. 333pag. 397
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οἳ θεοι πρῶτον μὲν μόνον τῶν ζῴων ἄνθρωπον ὀρθὸν ἀνέστησαν· ἡ δὲ ὀρθότης καὶ προορᾶν πλέον ποιεῖ δύνασθαι καὶ τὰ ὕπερθεν μᾶλλον θεᾶσθαι καὶ ἧττον κακοπαθεῖν καὶ ὄψιν καὶ ἀκοὴν καὶ στόμα ἐνεποίησαν· ἔπειτα τοῖς μὲν ἄλλοις ἑρπετοῖς πόδας ἔδωκαν, οἳ τὸ πορεύεσθαι μόνον παρέχουσιν, ἀνθρώπῳ δὲ καὶ χεῖρας προσέθεσαν, αἳ τὰ πλεῖστα οἷς εὐδαιμονέστεροι ἐκείνων ἐσμὲν ἐξεργάζονται. καὶ μὴν γλῶττάν γε πάντων τῶν ζῴων ἐχόντων, μόνην τὴν τῶν ἀνθρώπων ἐποίησαν οἵαν ἄλλοτε ἀλλαχῇ ψαύουσαν τοῦ στόματος ἀρθροῦν τε τὴν φωνὴν καὶ σημαίνειν πάντα ἀλλήλοις ἃ βουλόμεθα. τὸ δὲ καὶ τὰς τῶν ἀφροδισίων ἡδονὰς τοῖς μὲν ἄλλοις ζῴοις δοῦναι περιγράψαντας τοῦ ἔτους χρόνον, ἡμῖν δὲ συνεχῶς μέχρι γήρως ταῦτα παρέχειν.
Traduzione n. 1
G li dei che crearono prima solo fra gli esseri viventi l'uomo eretto; e la stazione eretta fa sì che si possa guardare avanti di più e osservare di più le cose che stanno al di sopra e subire di meno e poi crearono la vista, l'udito e la bocca; e poi diedero agli altri animali i piedi, che permettono solo lo spostarsi, aggiunsero all'uomo anche le mani, che compiono la maggior parte delle azioni, per cui siamo più felici delle bestie. E pur avendo tutti gli esseri viventi la lingua, solo quella degli uomini la crearono tale, che, quando tocca qua e là la bocca, emette la voce e manifesta a noi vicendevolmente ciò che vogliamo. E l'aver dato i piaceri dell'amore agli altri animali delimitandoli per il tempo di un anno, mentre a noi li concedono in continuazione fino alla vecchiaia ?
traduzione n. 2
Gli dei in primo luogo hanno concesso all'uomo soltanto di stare eretto; e la stazione eretta fa sì che possa guardare più ampiamente davanti a sé e possa meglio osservare le cose che stanno sopra la sua testa ed essere meno esposto ai pericoli; poi, mentre agli altri animali hanno dato i piedi che permettono solo di spostarsi, all'uomo hanno concèsso in più le mani, che costruiscono la maggior parte delle cose grazie alle quali siamo più felici delle bestie. E mentre tutti i viventi hanno la lingua, solo quella degli uomini essi l'hanno fatta in modo che toccando in momenti differenti punti differenti della bocca, essa produca la voce, che ci permette di manifestarci l'un l'altro la nostra volontà. E che dici del fatto di aver fissato i piaceri d'amore limitatamente a un periodo dell'anno per gli altri animali, per noi invece senza interruzioni fino alla vecchiaia?
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Phronemata, numero 480 pagina 521
Οὐ ποιήσομαι περὶ πλείονος τὸ ζῆν τῆς ἐλευθερίας οὐδ᾽ ἐγκαταλείψω τοὺς ἡγεμόνας οὔτε ζῶντας οὔτε ἀποθανόντας, ἀλλὰ τοὺς ἐν τῇ μάχῃ τελευτήσαντας τῶν συμμάχων ἅπαντας θάψω. καὶ κρατήσας τῷ πολέμῳ τοὺς βαρβάρους τῶν μὲν μαχεσαμένων ὑπὲρ τῆς Ἑλλάδος πόλεων οὐδεμίαν ἀνάστατον ποιήσω, τὰς δὲ τὰ τοῦ βαρβάρου προελομένας ἁπάσας δεκατεύσω. καὶ τῶν ἱερῶν τῶν ἐμπρησθέντων καὶ καταβληθέντων ὑπὸ τῶν βαρβάρων οὐδὲν ἀνοικοδομήσω παντάπασιν, ἀλλ᾽ ὑπόμνημα τοῖς ἐπιγιγνομένοις ἐάσω καταλείπεσθαι τῆς τῶν βαρβάρων ἀσεβείας. ” οὕτω τοίνυν, ὦ ἄνδρες, σφόδρα ἐνέμειναν ἐν τούτῳ πάντες ὥστε καὶ τὴν παρὰ τῶν θεῶν εὔνοιαν μεθ᾽ ἑαυτῶν ἔσχον βοηθόν, καὶ πάντων Ἑλλήνων ἀνδρῶν ἀγαθῶν γενομένων πρὸς τὸν κίνδυνον, μάλιστα ἡ πόλις ὑμῶν εὐδοκίμησεν.
"Non terrò la mia vita in maggior conto della libertà; nella battaglia abbandonerò i capi, ne vivi né dopo che siano morti ma gli alleati caduti in battaglia li seppellirò tutti quanti. Dopo aver vinto i barbari in battaglia, non distruggerò nessuna delle città che abbiano combattuto in difesa della Grecia, ma sottoporrò alla decima tutte quelle che abbiano scelto la parte del barbaro. E non ricostruirò alcuno dei templi bruciati o abbattuti dai barbari ma lascerò che rimangano a memoria per i posteri dell'empietà dei barbari. " Così o giudici, essi si attennero in modo così fermo a questo giuramento che ne ricavarono anche l'aiuto della benevolenza divina e se tutti gli uomini greci furono valorosi di fronte al pericolo è la vostra città che, in modo particolare, riscosse buona fama.