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Ὁ δὲ Θήρων Καλλιρόην κολακεύειν ἤρξατο. «Ἐγώ», φησι, «θύγατερ', εὐθὺς μὲν ἤθελόν σε πρὸς τοὺς σοὺς ἀπαγαγεῖν· ἐναντίου δὲ ἀνέμου γενομένου ...
Ma Terone iniziò ad adulare Calliroe. "Io", dice, "figlia, volevo subito portarti dai tuoi; ma nato un vento contrario (gen ass), mi fu impedito dal mare; tu sai quanta grande cautela io ho avuto (ἔσχηκα perfetto ἔχω) per te; e cosa importantissima ti abbiamo conservata (τηρέω, aor) pura. Cherea ti prenderà (ἀπολαμβάνω futuro) non oltraggiata, essendo stata salvata attraverso di noi dalla tomba. E' dunque ora necessario per noi giungere (διατρέχω) fino in Licia, non è necessario sia che tu soffra inutilmente sia che tu (infναυτιάω) abbia penosamente mal di mare; là io ti affiderò (futuro παρατίθημι) ad amici fidati, ritornando (part ἐπάνειμι) ti prenderò ( fut παραλαμβάνω) e con grande cura ti porterò (futἄγω) poi a Siracusa. Prendi (λαμβάνω imperat aor) delle tue cose quello che vuoi; infatti noi conserviamo le rimanenti cose per te".
(By Vogue)
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Ὁ Ἡρακλῆς εἰς Τίρυνθα ἀφικνεῖτο καὶ τὸ προσταττόμενον ὑπὸ Εὐρυσθέως ἐτέλει. Πρῶτον μὲν οὖν Εὐρυσθεὺς ἐπέταξεν αὐτῷ τοῦ Νεμέου λέοντος τὴν δορὰν κομίζειν·...καὶ πέμπων κήρυκα Κοπρέα ἐπέταττε τοὺς ἄθλους. (versione greco da Apollodoro)
Eracle arrivava (ἀφικνεῖτο imperfetto diἀφικνέομαι) a Tirinto e portava a compimento (ἐτέλει imperfetto di τελέω), ciò che gli era stato ordinato da Euristeo. Per prima cosa dunque Euristeo gli ordinò (ἐπέταξεν, ἐπιτάσσω aor ind att 3a sg) di prendere la pelle del leone Nemeo; questo era un animale invulnerabile nato da Tifone. Eracle giungeva a Nemea e dopo aver cercato il leone per prima cosa scagliò una freccia con l'arco ( τοξεύω); ma quando capiva che era invulnerabile, lo inseguiva tendendo in alto la clava. Rifugiatosi in una grotta a due aperture sbarrava (ἐνῳκοδόμησεν, ἐνοικοδομέω aor ind att 3a sg) una delle due entrate, invece attraverso l'altra si scagliava (ἐπεισήρχετο, imperfἐπεισέρχομαι) contro la belva e tratteneva la mano al collo strangolando finché lo soffocò (πνιγω). Essendosi Euristeo meravigliato del suo coraggio, gli impedì per il futuro di entrare in città, e gli ordinò di mostrare (δείκνῡμι) le fatiche davanti alle porte (della città). Si dice che avendo paura si nascose in una giara di bronzo che costruì sotto terra, e ordinava (a Eracle) le fatiche mandando(gli) Copreo come messaggero.
(By Vogue)
Ulteriore proposta di traduzione
Eracle andava a Tirinto perché doveva eseguire gli ordini di Euristeo. Allora Euristeo come prima cosa gli ordinò di conquistare la pelle del leone di Nemea: tale animale, generato da Tifone, era invulnerabile. Eracle allora si porta in Nemea e, dopo aver cercato il leone, in un primo tempo lo colpiva con un dardo; poi si ricordava che era invulnerabile, quindi, sollevata (ἀνατείνω) la clava, lo inseguiva. Rifugiatosi quello nella sua caverna a doppia entrata (ἀμφίστομος-ου), Eracle ostruì (ἐνοικοδομέω) una delle due entrate e, attraverso l'altra, affrontò la fiera e gli mise la mano al collo stringendo fino a che soffocò (πνίγω). Euristeo, stupito della sua forza, gli impedì (κωλύω) in seguito (τὸ λοιπόν) di entrare in città, gli comandò di spiegare le fatiche presso le porte. Si dice che, avendo paura (δίω), preparò per sé una botte di bronzo per nascondersi sotto terra e che ordinò le (altre) fatiche mandando messaggero Copreo.
(By Geppetto)
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Δύο' βάτραχοι ἀλλήλοις οἰκίαν πλησίαν ἔχουσιν. Νέμονται δὲ ὁ μὲν λίμνην τὴν πόρρω τῆς ὁδοῦ, ὁ δὲ βόθρον τὸν παρὰ τὴν ὁδόν. Ὁ δὲ τῆς λίμνης βάτραχος τῷ τοῦ βόθρου βατράχῳ λέγει· ... (Da Esopo)
Due rane hanno una casa vicina l'una all'altra. Una vive in uno stagno lontano dalla strada, l'altra in una buca accanto alla strada. La rana dello stagno dice alla rana della buca: "La buca è piccola e comporta pericoli a causa della strada vicina, lo stagno invece è sicuro e offre tranquillità. Abbandona la buca e vieni allo stagno; puoi condurre una vita in prosperità nello stagno". Ma la rana della buca risponde: "È difficile abbandonare l'abitudine del luogo; la buca è la mia casa e amo la vita nella buca. La strada non è un pericolo per le rane". La rana dello stagno non convince la rana della buca, e ritorna nello stagno. In quello mentrela rana della buca canta con tranquillità, un carro dalla strada la schiaccia. Così, molti uomini vengono distrutti dalle loro abitudini.
(By Vogue)
Ulteriore proposta di traduzione
Due rane avevano casa ambedue nei pressi. Abitavano, l'una nel lago lontano dalla strada, l'altra in un fosso presso la strada. La rana del lago dice alla rana del fosso: "Mentre il fosso è piccolo e pieno di pericoli a causa della strada vicina, al contrario il lago è riparato e dà sicurezza. Lascia il fosso e vieni nel lago; puoi passare la vita in serenità nel lago". Ma la rana del fosso ricambia: "E' penoso per me lasciare le abitudini del posto: il fosso è la mia casa e amo (ἔρᾰμαι) la vita del fosso. La strada non è un pericolo per le rane". La rana del lago non convince (πείθω) la rana del fosso e se ne torna nel lago. Proprio mentre la rana del fosso si mette beata a cantare un carro la schiaccia lungo la strada. Ugualmente spesso gli uomini sono uccisi (ὄλλῡμι) dalle abitudini.
(By Geppetto)
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Ἐλάσας γάρ ποτε τὴν ναῦν ἀπὸ Ἡρακλείων στηλῶν εἰς τὸν ἑσπέριον ὠκεανὸν σὺν οὐρίῳ ἀνέμῳ τὸν πλοῦν ἐποιούμην. Αἰτία δέ μοι τῆς ἀποδημίας ἦν ἡ τῆς διανοίας περιεργία καὶ ἡ πραγμάτων καινῶν ἐπιθυμία... (DA LUCIANO)
Avendo rivolto infatti una volta la nave dalle Colonne d'Ercole verso l'oceano occidentale compii la navigazione con un vento favorevole. Per me era motivo e causa del viaggio la curiosità del pensiero e desiderio di fatti nuovi e il voler capire che cosa c'è alla fine dell'Oceano e e chi sono gli uomini che abitano dall'altra parte....(CONTINUA)
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Una gatta si innamora di un giovane e si rivolge ad Afrodite: ""O Afrodite, non mi sono mai dimenticata dei tuoi. sacrifici, ma li faccio sempre; ora dammi un aiuto e cambia la mia forma e trasformami (μεθίστημι) in una bella ragazza". La dea accoglie la preghiera della gatta e trasforma la gatta in una bella fanciulla. Quando il giovane vede la bella fanciulla ne resta incantato e si innamora; porta subito la fanciulla in casa sua e l'ama. Mentre il giovane e la fanciulla sono sul letto, la dea Afrodite vuole mettere alla prova (πειράζω) la fanciulla e lancia (καθίημι) un topo (μῦς-μυός) sul letto. La fanciulla si dimentica (ἐπιλανθάνω) della sua condizione (di donna) e si butta giù dal letto ed insegue il topo; e infatti vuole mangiarlo. La dea inorridisce e dice: "Spregevole ragazza, hai cambiato (ἀλλάσσω) il tuo aspetto, non il carattere!". La dea fa subito ritornare (ἀποκαθίστημι) la fanciulla nella forma precedente.
(by Geppetto)