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Οἱ Μεσσήνιοι κομίσαντες Φιλοποίμενα εἰς οἴκημα κατάγειον οὔτε πνεῦμα λαμβάνον οὔτε φῶς ἔξωθεν οὔτε θύρας ἔχον, ἀλλὰ μεγάλῳ λίθῳ κατακλειόμενον, ἐνταῦθα κατέθεντο, καὶ τὸν λίθον ἐπιρράξαντες ἄνδρας ἐν ὅπλοις κύκλῳ περιέστησαν... (da Plutarco)
I Messeni, dopo aver condotto Filopemene in un edificio sotterraneo che non riceveva né aria né luce dall'esterno e non aveva porte, ma che era chiuso da una grande pietra, lo deposero (κατατίθημι) li e, dopo aver chiuso (ἐπαράσσω) la pietra, gli misero intorno (περιίστημι) uomini in armi. Dinocrate, temendo (δείδω part perf) soprattutto che il tempo salvasse Filopemene e volendo prevenire (φθάνω) le decisioni ( lett le cose) presso gli Achei, quando giunse la notte e la maggior parte dei Messeni si ritirò (ἀποχωρέω), dopo aver aperto (ἀνοίγνῡμι)la prigione inviò un servo dello stato che portava un veleno, ordinandogli di rimanere presente finché non lo avesse bevuto. Filopemene si trovò quindi sdraiato sul mantello, non dormendo, ma costretto da dolore e angoscia. Quando vide la luce e l'uomo che aveva in mano la coppa del veleno, si metteva a sedere e, dopo averla ricevuta, chiese se sapesse (πυνθάνομαι) qualcosa sui cavalieri. Dopo che l'uomo disse (gen ass) che molti erano fuggiti, annuì con la testa e, dopo aver guardato verso l'uomo in modo sereno, disse: "È bene, se non abbiamo fatto ogni cosa male". Senza parlare e senza emettere un suono (φθέγγομαι), bevve.
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Μαχάων δὲ καὶ Ποδαλείριος παιδευθέντες τὰ αὐτὰ ἐγένοντο ἀγαθοὶ καὶ τέχνας καὶ λόγους καὶ πολέμους. Ἀντίλοχος δὲ τοῦ πατρὸς ὑπεραποθανὼν τοσαύτης ἔτυχεν εὐκλείας, ὥστε μόνος φιλοπάτωρ παρὰ τοῖς Ἕλλησιν ἀναγορευθῆναι...(da Senofonte)
Macaone e Podalirio, educati nello stesso modo, divennero abili sia nelle arti che nelle parole che nelle guerre. Antiloco, morendo al posto del padre, ottenne tanta gloria da essere l'unico tra i Greci a essere proclamato "Filopatore (amante del padre)". Enea, avendo salvato gli dei paterni e materni e avendo salvato anche suo padre, conseguì fama di pietà. Enea, avendo salvato gli dei paterni e materni e avendo salvato anche suo padre, conseguì fama di pietà, tanto che anche i nemici concessero solo a lui tra quelli che avevano dominato a Troia di non essere depredato. Achille, essendo stato allevato in questa educazione, lasciò ricordi così belli e grandi che nessuno si stanca né di dire né di sentire su di lui. Questi divennero tali grazie alla diligente cura (ricevuta) da Chirone, che i buoni ancora oggi amano, mentre i malvagi invidiano.
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Ὁ Ἀντιφῶν ποτε βουλόμενος τοὺς συνουσιαστὰς αὐτοῦ παρελέσθαι προσελθὼν τῷ Σωκράτει παρόντων αὐτῶν ἔλεξε τάδε· «Ὦ Σώκρατες, ἐγὼ μὲν ᾤμην τοὺς φιλοσοφοῦντας εὐδαιμονεστέρους χρῆναι γίγνεσθαι· σὺ δέ μοι δοκεῖς τἀναντία τῆς φιλοσοφίας ἀπολελαυκέναι. ... (da Senofonte)
Una volta Antifonte, poiché desiderava prendersi i suoi discepoli, presentandosi a Socrate mentre quelli erano presenti (gen ass) diceva queste cose: "Socrate, io pensavo che quelli che si dedicano alla filosofia dovessero essere più felici: ma mi sembra che tu dalla filosofia tragga cose contrarie. Infatti tu vivi in un modo tale che neppure uno schiavo amministrato (part. διαιτάω), da un padrone sopporterebbe: mangi i cibi e bevi le bevande più scadenti, e indossi un mantello non solo misero ma (che è) lo stesso d'estate e d'inverno e non prendi denaro. Se dunque come i maestri di altre discipline rendono gli allievi imitatori di loro stessi, così (rendi) anche tu (διατίθης διατίθημι indicativo 2a sing. ) quelli che ti seguono. Considera (imperativo) che sei un maestro di sfortuna.
(By Vogue) Versione tratta da Senofonte
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Λεωνίδας, μάχην συνάπτειν μέλλων, ὁρῶν νεφέλας χειμερίους ἁλιζομένας πρὸς τοὺς ἡγεμόνας, ἔφη ὡς οὐ χρὴ θαυμάζειν, ἀστραπῶν καὶ βροντῶν γιγνομένων. Ἀνάγκη γὰρ αὐτὰ συμβαίνειν, ἄστρου κινουμένου. ...(da Polieno)
Leonida, essendo in procinto di ingaggiare battaglia, vedendo nubi invernali ammassarsi nei pressi dei generali, disse che non bisognava meravigliarsi, se c'erano fulmini e tuoni. Infatti era necessario (lett pres è "necessario") che queste cose accadessero (lett pres "accadano"), quando una stella si muoveva (lett presente "si muove"). Essendosi verificati molti presagi celesti, quelli di Leonida, prevedendo il futuro, incalzavano. I nemici invece, spaventati, divennero scoraggiati di fronte al pericolo e per questo motivo furono sconfitti. Leonida, dopo aver invaso il territorio dei nemici, avendo inviato di notte altri (soldati) in diverse direzioni, ordinò loro, quando avesse alzato il segnale, di tagliare alberi e incendiare le fattorie. Vedendo ciò, quelli nella città, pensando che il numero dei nemici fosse molto grande, non uscirono, ma acconsentirono a portare loro il bottino.
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Κοιμηθεὶς δ᾽ ἐν τῷ βασιλείῳ ὄναρ εἶδε τοιόνδε. Ἔδοξεν αὐτῷ προσελθὼν κρείττων τις ἢ κατὰ ἄνθρωπον εἰπεῖν· «Συσκευάζου, ὦ Κῦρε, ἤδη γὰρ εἰς θεοὺς ἄπει». Τοῦτο δὲ ἰδὼν τὸ ὄναρ ἐξηγέρθη καὶ...(da Senofonte)
Dopo che si addormentò nella reggia, fece (lett vide) un tale sogno. Gli sembrò che un tizio più grande dell'umano gli si avvicinasse e gli dicesse: "Preparati, Ciro, perché già vai tra gli dei". Avendo visto questo sogno, si svegliò e quasi gli sembrava di vedere che la fine della vita fosse arrivata. Quindi subito dopo aver preso vittime le sacrificava a Zeus paterno, al Sole e agli altri dei sulle cime dei monti, come sacrificano i Persiani, pregando così: "Zeus paterno e Sole e tutti gli dei, accogliete queste offerte e queste vittime sacrificali di molte e belle azioni e come ringraziamento perché mi davate segni, sia nei sacrifici sia nei presagi celesti, negli uccelli e nelle voci della natura, su ciò che dovevo e non dovevo fare. Vi chiedo di concedere ora ai (miei) figli, alla mia donna, ai (miei) amici e alla (mia) patria felicità, e a me di concedermi una fine così".