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Διογένης ὁ κύων ὁδοιπορῶν ἐγένετο κατά τινα ποταμὸν πλημμυροῦντα· ὁ δ᾽ εἱστήκει ἀμηχανῶν περὶ τῆς διαβάσεως. Εἷς δὲ τῶν ἀεὶ διαβιβαζόντων θεασάμενος αὐτὸν διαποροῦντα προσῆλθε καὶ διεπέρασεν αὐτόν. ...(da Esopo)
Diogene il cinico, viaggiando, giungeva presso un fiume che era in piena (πλημμυρέω); egli, non sapendo come fare (ἀμηχανέω), era rimasto in attesa (ἵστημι) presso il posto dei traghetti (διάβασις-εως). Visto quindi da uno dei traghettatori (διαβιβάζω), questi si avvicinò (προσέρχομαι) a lui e lo traghettò (διαπορέω). Diogene era rimasto ammirato della sua disponibilità, si rammaricò (μέμφομαι) della sua povertà in quanto non poteva ricompensare (ἀμείβω) la cortesia. Mentre egli rifletteva (διανοέομαι) su tali pensieri, quello, visto un altro viandante che non era in grado di attraversare, si avvicinò (προστρέχω) e lo traghettò. E Diogene, rivolgendosi a lui, disse: "In questo caso io non ti devo una ricompensa per questo fatto; noto infatti che fai questo non per benemerenza, ma per vizio. Il racconto dimostra che quelli (οἵ) che rendono favori sia ai giusti che agli ingiusti, non fama di benemerenza si guadagnano, piuttosto di stoltezza.
(By Geppetto)
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Ταῦτα γὰρ ἐγὼ ἀκούσας ἐνεθυμούμην ταῦτα· «Τί ποτε λέγει ὁ θεός, καὶ τί ποτε αἰνίττεται; Ἐγὼ γὰρ δὴ οὔτε μέγα οὔτε μικρὸν σύνοιδα ἐμαυτῷ σοφὸς ὤν· τί οὖν ποτε λέγει ἐμὲ σοφώτατον εἶναι; Οὐ γὰρ δήπου ψεύδεται. ... (da Platone)
Infatti, ascoltando queste cose, io riflettevo (ἐνθῡμέω, imperf mp) queste cose: "Che cosa Dio dice, e cosa mai dice in modo oscuro (αἰνίσσω)? Io infatti sono consapevole (σύνοιδα perf con significato di presente) di non essere né molto, né poco saggio (ὤν, che sono saggio)· Perchè (τί) mai dice dunque che io sono il più saggio? Certamente non mente. E per molto tempo ero incerto (ἀπορέω, imperf 1a sg) su ciò che mai Dio dice(va), poi mi rivolgevo a questa tale ricerca. Sono andato da uno di quelli che erano considerati (δοκέω, part pres gen pl) saggi. Mi sembrò che quest'uomo sembrava essere saggio a molti altri uomini e soprattutto a se stesso, ma che non lo era; provavo (πειράω, imperf) a dimostrargli (δείκνῡμι) che, sebbene credesse di essere saggio, non lo era. Da ciò, dunque, ero oppresso (ἀπάχθομαι) da questo e da molti dei presenti; allontanandomi, dunque, riflettevo (λογίζομαι) che io ero più saggio di quest'uomo; infatti, nessuno di noi due sa (nulla) di buono e di bello, ma egli crede di sapere qualcosa che non sa, mentre io, proprio perché non so, neppure credo di sapere".
(By Vogue)
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Ὁ Κῦρος ὡς δὲ ἀφίκετο τάχιστα καὶ ἔγνω τὸν Ἀστυάγην τῆς μητρὸς πατέρα ὄντα, εὐθὺς οἷα δὴ παῖς φύσει φιλόστοργος ὢν ἠσπάζετό τε αὐτὸν ὥσπερ ἂν εἴ τις πάλαι φιλῶν ἀσπάζοιτο. Καὶ εἶδε δὴ αὐτὸν κοσμησάμενον ...(da Senofonte)
Ciro, non appena arrivò (ἀφικνέομαι aor) e capì (γιγνώσκω, aor ind 3a sg) che era Astiage il padre di sua madre, subito, poiché era un bambino per natura affettuoso, lo abbracciava (ἀσπάζομαι, impef) come se lo amasse (ἀσπάζομαι, ott pre) da molto tempo. E lo vide adornato e segnato sotto gli occhi, con un belletto per il colore e con capelli aggiunti, cose che erano usanze tra i Medi; infatti, tutte queste cose sono cose persiane, sia le tuniche porpora, sia le sopravvesti persiane sia le collane al collo e i bracciali intorno ai polsi. Ciro, vedendo l'ornamento del nonno, fissandolo, diceva: "O madre, come è bello per me il nonno (oppure puoi tradurre con il dativo di possesso: "O madre, come ho un nonno bello). E la madre, chiedendogli quale dei due gli sembrava più bello, il padre o lui, Ciro rispondeva: "O madre, tra i Persiani, mio padre è di gran lunga il più bello, ma tra i Medi, quanti ne ho visti io sia per le strade sia alle porte, di gran lunga questo mio nonno è il più bello"
(By Vogue).
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Ἀρκεοφῶν ὁ Μιννυρίδου ἦν μὲν γονέων οὐκ ἐπιφανῶν (ἦσαν γὰρ ἐκ Φοινίκης), χρήμασι δὲ καὶ τῇ ἄλλῃ εὐδαιμονίᾳ πλεῖστον ὑπερήνεγκεν. Ὃς ἰδὼν τὴν θυγατέρα τὴν Νικοκρέοντος τοῦ Σαλαμινίων βασιλέως ἠράσθη. Γένος δ᾽ ἦν τοῦ Νικοκρέοντος ἀπὸ Τεύκρου τοῦ ξυνελόντος Ἴλιον Ἀγαμέμνονι, ... (da Antonino Liberale)
Archeofonte, figlio di Minnirido, era di genitori non illustri (erano infatti di origine fenicia), superava (ὑπερφέρω, aor) di gran lunga tutti gli altri per ricchezza e altra prosperità. Vedendo la figlia di Nicocreonte, il Re di Salamina, se ne innamorò. La discendenza di Nicocreonte proveniva da Teucro, colui che aveva distrutto (συναιρέω, part aor gen) Troia con Agamennone, per questo Archeofonte desiderava (ἐφίημι, imperf) ancora di più il matrimonio con la fanciulla e le promise (ὑπισχνέομαι, aor) di pagare (che le avrebbe offerto, ἀποίσειν, ἀποφέρω inf futuro) doti più grandi (più ricche) rispetto agli altri pretendenti. Ma Nicocreonte non accettava il matrimonio a causa della vergogna per l'origine di Archeofonte, poiché lui aveva genitori fenici (dativo di possesso). Archeofonte, (dativo di possesso) non avendo ottenuto il matrimonio, aveva un amore ancor più penoso e di notte andava (φοιτάω, imperf) presso la casa di Arsinoe e trascorse (διανυκτερεύω, aor) la notte con i coetanei. Dopo che non otteneva nulla da questo gesto, cerca di persuadere una nutrice di lei, avendole inviato moltissimi doni e cercò di impadronirsi (πειράω, aor pass) della fanciulla (chiedendole) se in qualche modo poteva unirsi (μίγνυμι, aor pass) a lei di nascosto dai genitori. Ma la fanciulla, alla quale la nutrice aveva riferito (προσφέρω, piuccheperf) il discorso, lo denunciò (καταμηνύω. aor) ai genitori, i quali, dopo aver tagliato (la punta del)la lingua, il naso e le dita della nutrice e dopo averlo mutilato senza pietà, la cacciarono di casa.
(By Vogue)
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Μετὰ δὲ τὴν τῶν Αἰγυπτίων τοῦ βασιλέως τελευτήν, Ταχὼς διαδεξάμενος τὰς τούτου πράξεις συνεστήσατο περὶ αὑτὸν δύναμιν καὶ πόλιν ἔκτισε πλησίον τῆς θαλάσσης ἐπί τινος κρημνοῦ τὴν ὀνομαζομένην ...(da Diodoro Siculo)
Dopo la morte del re degli Egizi, Taco, succedendo alle sue imprese, riunì attorno a sé un esercito e fondò una città vicino al mare su un'altura, chiamata Leuce, che aveva un tempio sacro di Apollo. Ma poco dopo la sua morte, i Clazomeni e i Cumani avanzarono diritti (ἀμφισβητέω) su questa città. All'inizio le città cercarono di giungere a conclusione (della disputa) con la guerra, ma poi, dopo queste cose suggerendo qualcuno di chiedere all'oracolo quale delle due città dovesse essere considerata padrona di Leuce, la Pizia decretò che fosse quella che per prima avesse sacrificato a Leuce. Dicono che i Clazomeni e i Cumani partirono dalle loro città all'alba del giorno che entrambi stabilirono (stabiliranno lett è futuro: ὑφίστημι, futuro) in accordo.
(By Vogue)