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Καισαρ δε επιβας ενος ζευγους, πρωτον ηλαυνεν ετεραν τινα οδον· ειτα προς το Αριμινον επιστρεψας, ως ηλθεν επι τον ποταμον (Ρουβικων καλειται) διοριζοντα την εντος Αλπεων Γαλατιαν απο της αλλης Ιταλιας και, προς εαυτον συλλογιζομενος το μεγεθος του τολμηματος, ... (da Plutarco)
Cesare, salito su uno dei cavalli, prima viaggiava per un'altra strada; poi, rivolto verso Arimino, quando giunse vicino al fiume (chiamato Rubicone) che separava la Gallia Cisalpina (al di qua delle Alpi) dal resto dell'Italia, e, riflettendo tra sé e sé sulla grandezza dell'impresa, si fermò in silenzio e si trattenne dalla corsa. Discusse molto anche con gli amici presenti, tra cui c'era anche Pollione Asinio, calcolando quali/quanti mali l'attraversamento avrebbe dato origine (ἄρξει lett futuro ἄρχω, darà origine) a tutti gli uomini. Alla fine, con un certo ardire, disse: "Sia gettato il dado", e si precipitò verso l'attraversamento, e, ormai agendo di corsa, entrò prima del giorno in Arimino e si fermò. Si dice che la notte prima dell'attraversamento avesse fatto (lett visto) un sogno straordinario; gli era sembrato infatti di consumare con sua madre un rapporto sessuale indicibile.
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Ἐπεὶ δὲ οἱ πρῶτοι ἐγένοντο ἐπὶ τοῦ ὄρους καὶ κατεῖδον τὴν θάλατταν, κραυγὴ πολλὴ ἐγένετο. Ἀκούσας δὲ ὁ Ξενοφῶν καὶ οἱ ὀπισθοφύλακες ᾠήθησαν ἔμπροσθεν ἄλλους ἐπιτίθεσθαι πολεμίους. εἴποντο γὰρ ὄπισθεν ἐκ τῆς καιομένης χώρας, καὶ αὐτῶν οἱ ὀπισθοφύλακες ἀπέκτεινάν τέ τινας καὶ ἐζώγρησαν ἐνέδραν ποιησάμενοι. ...
Quando i primi furono sulla montagna e videro il mare, ci fu un grande clamore. Udito ciò, Senofonte e i soldati della retroguardia pensarono (οἴομαι) che altri nemici attaccassero davanti. Infatti, da dietro i soldati della retroguardia dicevano infatti che dalla terra che bruciava davanti avessero ucciso e preso prigionieri alcuni dei loro, dopo aver fatto un'imboscata. Ma quando il grido divenne più forte e più vicino e quelli che venivano sempre avanti correvano velocemente verso quelli che gridavano e il grido divenne molto più grande, a Senofonte sembrò che ci fosse qualcosa di più grande, e salito (essendo salito) a cavallo, avendo preso anche Licio e i cavalli, portava (a loro) soccorso. E subito sentirono (letteralmente presente: "sentono") i soldati che gridavano "Mare! Mare!" e che si slanciavano. . Correvano tutti lì, anche i soldati della retroguardia, sia gli animali da soma furono spinti avanti sia i cavalli. Quando giunsero tutti sulla cima, lì si abbracciarono tra di loro, mentre anche i generali e i capitani piangevano ( δακρύοντες, part presente).
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Οὐ μὴν ἀκήρυκτος ἦν οὐδ᾽ ἀνεπίμικτος ὁ πόλεμος, ἀλλ᾽ ἔν τισιν ἑορταῖς ἐφοίτων εἰς Μίλητον ἐκ τοῦ Μυοῦντος αἱ γυναῖκες. Ἦν δὲ Πύθης ἀνὴρ ἐν αὐτοῖς ἐμφανής, γυναῖκα μὲν ἔχων Ἰαπυγίαν, θυγατέρα δὲ Πιερίαν. Οὔσης οὖν ἑορτῆς Ἀρτέμιδι καὶ θυσίας παρὰ Μιλησίοις, ..
La guerra non era né proclamata né negoziata, ma durante alcune feste le donne si recavano a Mileto tra gli abitanti di Miounte. E tra loro c'era Pite, un uomo noto a tutti, che aveva una moglie (chiamata) Iapugia e come figlia Pieria. Essendovi dunque una festa (gen ass) e un sacrificio presso i Milesi in onore di Artemide, che chiamano "Neleide", egli mandò (lett presente "manda") la moglie e la figlia, supplicando di partecipare alla festa. Tra i figli di Neleo, il più potente, di nome Frigio, essendosi innamorato di Pieria, pensava a cosa potesse farle di molto gradito da parte sua. E poiché lei gli disse: "Se tu mi concedessi la possibilità di camminare spesso qui e insieme molti", Frigio, dunque, comprendendo che lei aveva bisogno di amicizia e di pace tra i cittadini, fece cessare la guerra.
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Καὶ ἡμεῖς μαθηταὶ ἀκούσαντες ᾐσχύνθημέν τε καὶ ἐπέσχομεν τοῦ δακρύειν. Ὁ δὲ Σωκράτης περιελθών, ἐπειδὴ αὑτῷ βαρύνεσθαι ἔφη τὰ σκέλη, κατεκλίνη ὕπτιος – οὕτω γὰρ ἐκέλευεν ὁ ἄνθρωπος – καὶ ἅμα οὗτος ὁ δοὺς τὸ φάρμακον
E anche noi discepoli, avendo udito, ci vergognammo e trattenemmo (ἐπέχω) le lacrime. Socrate, invece, dopo esser andato in giro (lett part aoristo περιέρχομαι). poiché disse che le sue gambe erano appesantite, si distese supino – così infatti ordinava quell'uomo – e nello stesso tempo colui che aveva dato il veleno, toccandolo, dopo aver lasciato un tempo di intervallo, osservava i piedi e le gambe; poi, dopo aver schiacciato con forza il suo piede, chiese se (lo) sentisse. E Socrate disse di no. E dopo questo schiacciò le gambe; e salendo (ἐπάνειμι) in questo modo ci dimostrava (ἐπιδείκνυμι ) che si raffreddavano (ψύχω) e si irrigidivano. Anche lui (Socrate) toccava e diceva che, quando il veleno sarebbe stato vicino al cuore, allora se ne sarebbe andato (sarebbe morto).
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Ἐπεὶ δὲ οἱ Ἀθηναῖοι μακρόν τινα καὶ δυσχερῆ πόλεμον ἐν ἄστει περὶ τῆς Σαλαμινίων νήσου Μεγαρεῦσι πολεμοῦντες ἐξέκαμον, νόμον ἔθεντο οὐδένα εἰπεῖν αὖθις ὡς χρὴ τὴν πόλιν ἀντιποιεῖσθαι τῆς Σαλαμῖνος, ἢ θανάτῳ ζημιοῦσθαι... (da Plutarco)
Ma quando gli Ateniesi, dopo una lunga e difficile guerra nella città riguardo l'isola di Salamina (dei Salamini), combattendo contro i Megaresi, si stancarono (ἐκκάμνω), stabilirono una legge che nessuno dicesse ancora che era necessario rivendicare la città di Salamina, o che era necessario punire con la morte. Solone, sopportando a stento il disprezzo e vedendo molti dei giovani non osare dar inizio alla guerra a causa della legge, simulò (σκήπτω) la sua follia, e una voce si diffuse (διαδίδωμι) nella città dalla sua casa, che lui era impazzito (παρακινητικῶς ἔχειν = essere impazzito). Allora, dopo aver composto (συντίθημι, part aor) di nascosto un'elegia ed essendosi esercitato così da dirla a voce (con la bocca), egli balzò (ἐκπηδάω) improvvisamente in piazza, avendo posto sul capo (περιτίθημι) un cappellino. Quando si radunò una grande folla, dopo esser salito (ἀναβαίνω) sulla pietra dell'araldo, espose (διεξέρχομαι) l'elegia. Allora, dopo che egli cantò (l'elegia) anche gli amici di Solone cominciarono a lodarlo, soprattutto Pisistrato esortava i cittadini ad obbedire a ciò che diceva, gli Ateniesi, avendo sciolto la legge, intrapresero di nuovo la guerra, mettendone Solone alla testa.
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