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Ὁ Ὀδυσσεὺς ἠγείρετο ἐν τῇ πατρίδι, ἀλλὰ αὐτὴν οὐκ ἀνεγίγνωσκεν· ἡ γὰρ Ἀθηνᾶ περιέχει ἀέρα, ἵνα αὐτὴ πάντα λέγοιτο πρὶν αὐτὸν ὁρᾶν ἄλοχον καὶ μνηστῆρας κτείνειν. 2. Ὁ Ὀδυσσεὺς πρῶτον μὲν ᾤμωζε καὶ ἐδάκρυε καὶ ᾐτιᾶτο τοὺς Φαίακας ὡς ἀπίστους ὄντας· οὐδὲν τῆς πατρίδος ἑαυτοῦ ἀναγιγνώσκει· ἔπειτα δὲ ἠρίθμει τρίποδας καὶ λέβητας καὶ εἵματα καλά, δῶρα τῶν Φαιάκων. 3. Ὁ μὲν Ὀδυσσεὺς παρὰ θῖνα θαλάσσης ἐκάθητο οὐδὲν ἐλπίζων καὶ πολλὰ ὁλοφυρόμενος· σχεδὸν δὲ αὐτῷ ἤρχετο Ἀθηνᾶ, ἔχουσα τὸ αὐτὸ δέμας νέῳ τινὶ νομεῖ. 4. Ὁ Ὀδυσσεὺς πλήρης τῆς ἐλπίδος ἠρώτα τίς χώρα αὕτη εἴη καὶ ἡ Ἀθηνᾶ ἔλεγε ταύτην Ἰθάκην εἶναι καὶ προσποιουμένη οὐδὲν ἐπίστασθαι ἠρώτα τὸν Ὀδυσσέα τίς εἴη. 5. Ὁ μὲν Ὀδυσσεύς, μεστὸς τῆς χαρᾶς, οὐδὲν περὶ ἑαυτοῦ ἐξέφαινε καὶ οὐδὲν ἀληθὲς ἔλεγεν, ἀλλὰ πολυκερδῆ μῦθον ἐποιεῖτο· ἡ δὲ θεὰ ἐμειδία, τὴν ἑαυτῆς μορφὴν ἀνελαμβάνετο καὶ τὴν μῆτιν τοῦ Ὀδυσσέως ἐπῄνει. 6. Ἡ δὲ θεὰ καὶ ὁ Ὀδυσσεύς, ἐπειδὴ ἐκρύπτοντο τὰ δῶρα τῶν Φαιάκων εἰς τὸ σπέος τῶν Νυμφῶν, καθεζόμενοι ὑπὸ ἱερᾷ ἐλαίᾳ ἐφράζοντο ὄλεθρον μνηστῆρσι ὑπερφιάλοις.
1. Odisseo si risvegliava nella sua patria, ma non la riconosceva; Atena infatti la cinge di nebbia (ἀήρ - ἀέρος), in modo che questa avvolga tutte le cose prima che veda la moglie ed uccida i corteggiatori (i Proci).
2. In un primo momenti Odisseo si commiserava (οἰμώζω) e piangeva ed accusava i Feaci perché erano stati fedigrafi; non riconosceva nulla della sua patria; poi conta (ἀριθμέω) i tripodi e le urne cinerarie e i bei drappi (εἷμα - ατος), doni dei Feaci.
3. Odisseo allora si metteva in cammino lungo una duna (θῑνή - ῆς) del mare nulla sperando e lamentandosi di molte cose: presso di lui giungeva Atena che presentava il suo corpo sotto una nuova forma.
4. Odisseo, pieno di speranza, chiedeva (ἐρωτάω) se quel posto fosse un suo dono ed Atena rispondeva che quella era Itaca e, fingendo di non sapere nulla, chiedeva ad Odisseo chi fosse lui.
5. Mentre da un lato Odisseo, pieno di gioia, non mostrava nulla di sé e non diceva alcuna verità, ma faceva un astuto racconto, dall'atro la dea (μειδιάω) sorrideva, riprendeva la propria forma ed elogiava (ἐπαινέω) la saggezza di Ulisse.
6. La dea e Odisseo poi nascondevano i doni dei Feaci nella grotta delle ninfe, sedutisi sotto un olivo sacro, pianificavano la disfatta dei superbi pretendenti.
(By Geppetto)
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Ὁ Θήρων τὴν Καλλιρρόην ἀποκαλύπτει καὶ λύει τὴν κόμην αὐτῆς, διανοίγνυσι τὴν θύραν καὶ τῇ παρθένῳ λέγει ὅτι πρώτη εἰσέρχεται. Ὁ δὲ Λεωνᾶς καὶ οἱ ἔνδον ὑπὸ τῆς καλλοσύνης τῆς Καλλιρρόης καταπλήσσονται· αὐτὴν γὰρ θεὰν νομίζουσι καὶ τὴν παρθένον Ἀφροδίτην κικλήσκουσιν. Ὁ δὲ Θήρων προσέρχεται τῷ Λεωνᾷ καὶ λέγει· «Ἀνίστασο καὶ γίγνου περὶ τὴν ὑποδοχὴν τῆς παρθένου· αὕτη γάρ ἐστιν ἣν θέλεις ἀγοράζειν». Χαρὰ καὶ θαυμασμὸς πάντας λαμβάνει. Τὴν δὲ Καλλιρρόην ἐν καλῷ γυναικείῳ οἰκήματι κατακλίνουσιν· ἡ δὲ παρθένος μόνη γίγνεται καὶ ἐν ἀσφαλείᾳ ἑαυτὴν νομίζει, οὕτως ἐν τῷ ἑαυτῆς θυμῷ καὶ λύπης καὶ καμάτου καὶ φόβου παῦλαν ἔχει, ἡσυχίαν ἄγει καὶ καταδαρθάνει. (Versione di greco tratta da Caritone)
Terone (*) mette in mostra Calliroe e scioglie la sua chioma, apre la porta e dice alla giovane che entri per prima. Leona e quelli di casa (ἔνδον) restano stupiti dalla bellezza di Calliroe: la ritengono una dea e credono che la giovane (sia) Afrodite. Terone quindi si presenta a Leona e dice: "Alzati e concludi l'acquisto della giovane: è lei infatti che hai la fortuna di comprare. Gioa e meraviglia le conquisti tutte". Fanno distendere Calliroe in una stanza muliebre; la giovane resta sola e si rende conto della sua sicurezza, così nel suo animo mette fine anche alla sofferenza e alla pena e alla paura, ritrova la serenità e si addormenta.
(By Geppetto)
(*) è un pirata che ha trafugato Calliroe, creduta morta, dalla tomba e vuole venderla.
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Ἐπειδὴ δὲ ἔαρ ὑπέφαινεν, ὁ Ἀγησίλαος συνήθροισε πᾶν τὸ στράτευμα εἰς Ἔφεσο ν·...ὥστε τὴν πόλιν ὄντως ἐδόκει πολέμου ἐργαστήριον εἶναι. (versione tratta da Senofonte)
Quando spuntava primavera, Agesilao radunò tutto l'esercito ad Efeso; poiché voleva esercitarlo (ἀσκέω), dispose (aor προΐστημι) dei premi sia per divisioni di cavalleria per chiunque cavalcasse meglio e per gli opliti per chiunque avesse la migliore forma fisica, dispose anche premi per peltasti e per arcieri per quelli che si dimostrassero migliori nelle attività che lo riguardavano. Da questo si potevano vedere palestre piene di uomini che si esercitavano, lanciatori di giavellotti, e arcieri (ἵημι) che colpivano sul bersaglio. Egli rese l'intera citta nella quale stava una festa. Il mercato era pieno di armi e cavalli di ogni sorta, destinati alla vendita, mentre i fonditori di bronzo, architetti, fabbri, cuoiai e incisori preparavano armi da guerra: così che la città sembrava che fosse una fabbrica di guerra.
(By Vogue)
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Θεός ἐστι, ὦ παῖδες, ο Έρως, νέος καὶ καλὸς καὶ πετόμενος· διὰ τοῦτο καὶ νεότητι χαίρει καὶ κάλλος διώκει καὶ τὰς ψυχὰς ἀναπτεροῖ. Ἔχει δύναμιν οὕτω μεγάλην ὥστε ὑπερβάλλεται τὸν Δία. Κρατεῖ μὲν στοιχείων, κρατεῖ δὲ ἄστρων, κρατεῖ δὲ τῶν ὁμοίων θεῶν. Τὰ ἄνθη πάντα Ἔρωτος ἔργα ἐστί· τὰ φυτὰ τούτου ποιήματά ἐστι· διὰ τοῦτον καὶ ποταμοὶ ῥέουσι καὶ ἄνεμοι πνέουσιν. Ἑώρων ἐγώ ποτε καὶ ταῦρον ἐράμενον ἀκολουθοῦντα αὐτῇ πανταχοῦ. Αὐτὸς μὲν γὰρ νέος ὢν οὕτω σφόδρα ἠράμην Ἀμαρυλλίδος ὥστε ὃς ἐμυκᾶτο ὥστε φαίνεσθαι πλησσόμενον ὑπὸ οἴστρου· ἑώρων καὶ τράγον φιλοῦντα αἶγα καὶ οὔτε τροφῆς ἐμιμνησκόμην οὔτε ποτὸν προσεφερόμην οὔτε ὕπνον ἡρούμην Ἠλγουν τὴν ψυχήν, τὴν καρδίαν ἐπαλλόμην, τὸ σῶμα ἐψυχόμην. Ἐκάλουν τὸν Πᾶνα βοηθόν, ὡς καὶ αὐτὸν Πίτυος τῆς νύμφης ἐράμενον· κατέκλων τὰς σύριγγας ὅτι μοι τὰς μὲν βοῦς ἔθελγον, Ἀμαρυλλίδα δὲ οὐκ ἦγον. Ἔρωτος οὐδὲν φάρμακον, οὐ πινόμενον, οὐκ ἐσθιόμενον, οὐκ ἐν ᾠδαῖς λαλούμενον· μόνον τὸ φίλημα καὶ περιβολὴ τὸν Ἔρωτα ἰᾶται.
O fanciulli, Eros è un dio giovane e bello e che vola (part pres πέτομαι); per questo ama la bellezza ed insegue la bellezza e può eccitare (eccita ἀναπτερόω ottativo) i cuori. Ha una così grande potenza da superare Zeus. Egli prevale sugli elementi celesti, sulle stelle, prevale sugli stessi dei. Tutti i fiori sono opere di Eros; gli alberi sono sue invenzioni; per lui scorrono anche i fiumi e soffiano i venti. Io una volta ho visto un toro innamorato ( partic pres ἀκολουθέω ) che mugiva tanto da sembrare esser spinto da furore: ho visto anche un caprone che amava una capra e la seguiva ovunque. Anche io stesso quando ero giovane infatti ho amato così intensamente Amarillide che né mi ricordavo del cibo né assumevo da bere, né prendevo sonno. Soffrivo (imperf ἀλγέω) nell'anima ed ero agitato nel cuore, il corpo si raggelava (ψῡχόω). Invocavo come soccorritore Pan poiché anche anche egli stesso era innamorato della ninfa Pitis; spezzavo ( κατακλάω) i flauti perché ammalliavano i miei buoi ma non attiravano Amarillide. In amo e non esiste medicina, né bere, né mangiare né cantare con le odi; solo i baci e l'abbraccio placano (ἰάομαι, ) l'amore.
(By Vogue)
Versione tratta da Longo Sofista
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Λέγεται ἐν Σαβίνοις Ἄντρωνι Κορατίῳ βοῦς ἐκπρεπὴς ὄψει καὶ μεγέθει διαφέρουσα τῶν ἄλλων γενέσθαι. Μάντεως δέ τινος αὐτῷ φράσαντος τὴν πόλιν τοῦ καθιερεύσαντος Ἀρτέμιδι, ἐν Ἀβεντίνῳ, τὴν βοῦν ἐκείνην γενέσεσθαι μεγίστην καὶ βασιλεύσειν τῆς Ἰταλίας ἁπάσης, Ἄντρων Κοράτιος ἦλθεν εἰς Ῥώμην ὡς θύσων τὴν βοῦν. Οἰκέτου δὲ κρύφα τῷ βασιλεῖ Σερουίῳ τὸ μάντευμα φράσαντος, Κορνήλιος, ὁ ἱερεὺς τοῦ βασιλέως, προσέταξε τῷ Ἄντρωνι Κορατίῳ λούσασθαι πρὸ τῆς θυσίας ἐν τῷ Θύμβρει. Ὁ δὲ ἀπῆλθε λουσόμενος, Σερούιος ἔφθασε θύσας τῇ θεᾷ τὴν βοῦν καὶ προσπατταλεύσας τῷ ἱερῷ τὰ κέρατα. (Versione di greco da Plutarco)
Si narra che fra i Sabini Antrone Corassio doveva sacrificare (era da sacificare), fra tutte, una giovenca speciale per presenza (ὄψις -εως) e per dimensione. Poiché un indovino (μάντις - εως) gli aveva riferito (φράζω) che chi sacrificava ad Artemide la speciale enorme giovenca in Aventino diventava regnante la città e tutta l'Italia, Antrone Corassio si recò a Roma per sacrificare la giovenca. Avendo un servo riferito di nascosto al re Servio l'oracolo, Cornelio, sacerdote del re, ordinò ad Antrone Corassio di purificarsi nel Tevere mediante un sacrificio. Ancor prima che quegli arrivasse per purificarsi, Servio giunse prima sacrificando (φθάνω) alla dea la giovenca e inchiodandone le corna al tempio.
(By Geppetto)