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IL PEGGIORE TRA GLI ACHEI
Versione di greco
TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione - pag. 129 n. 35
TRADUZIONE
Vi era nell’assemblea degli Achei l’indisciplinato Tersite. Egli diceva (parole) confuse e ingiuriava sfacciato i valorosi comandanti. Era un uomo assai turpe. Infatti era storto ( o strabico) e zoppo, le spalle ( erano) curve, la testa calva. Poiché era nemico ai valorosi comandanti, anche allora diceva ( parole) ingiuriose ad Agamennone, ma il divino Odisseo rimproverava l’uomo malvagio con un aspro discorso: o malvagio, sia hai una lingua non tenuta a freno sia sei codardo e l’unica preoccupazione per te è il ritorno a casa. Ora patisci cose giuste. Poi Odisseo lo colpiva con lo scettro. Tersite dunqu riceveva la giusta punizione, si sedeva e piangeva, mentre gli altri si rallegravano e battevano l’ignobile chiacchierone.
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IL NAVARCO TELEUTIA SI RIVOLGE AI MARINAI VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione
INIZIO: Εκ δε τουτου οι μεν Αθηναιοι, ωσπερ εν ειρηνη, επλεον... METà: ...επιτηδεια υμιν ως πλειστα ποριζειν. Εγω, οταν υμωβ αρχω, ευχομαι τε ουδεν... FINE: ...ινα εκ τουτων αγαθον τι λαμβανητε.
Per questo gli Ateniesi, come in tempo di pace, navigavano il mare. Nè infatti i marinai acconsentirono ad Ateonico di mettersi ai remi sebbene obbligati, poiché non dava uno stipendio. per questo i Lacedemoni inviarono Teleutia come comandante per queste navi. Egli diceva queste cose: " O soldati, io sono venuto non avendo la paga: qualora certamente il Dio voglia e vi impegnerete, cercherò di procurarvi viveri in abbondanza. Io, qulora comandassi su di voi, terrei non meno alla vostra vita che alla mia, desidero che voi abbiate più viveri di me; oppure certamente la mia porta era accessibile anche davanti a coloro che hanno bisogno di me, e sarà aperta anche ora. Così qualora voi abbiate i viveri, vedrete anche me vivere senza economie; mi vedete sopportare sia freddo sia caldo sia veglie, aspettatevi di sopportare anche voi lo stesso. Io infatti non vi impongo nessun disagio per tormentarvi, ma affinché da queste cosa prendiate qualcosa di buono".
TRADUZIONE N. 2
Gli Ateniesi poterono quindi riprendere a percorrere il mare come in tempo di pace. I marinai di Eteonico, infatti, malgrado gli ordini rifiutavano di mettersi ai remi, perché egli non pagava loro lo stipendio. Gli Spartani inviarono allora al comando di queste navi, con potere autonomo, Teleutia. Appena lo videro arrivare, i marinai esultarono. Egli li riunì e pronunciò questo discorso: «Soldati, non sono qui a portarvi la paga, ma, se gli dei vorranno e voi vi impegnerete come si deve, cercherò di procurarvi viveri in abbondanza. Sapete bene che quando sono io ad avere il comando, tengo alla vostra vita non meno che alla mia; ma forse vi meravigliereste, se vi dicessi che vorrei che voi aveste più viveri di me; eppure, per gli dei, preferirei restare io due giorni senza cibo piuttosto che vedere voi digiuni uno solo; la mia porta, comunque, è sempre stata aperta a chi aveva qualcosa da chiedermi, e continuerà a esserlo. Solo dopo che avrete voi viveri in abbondanza, vedrete anche me vivere senza economie; se però mi vedrete sopportare freddo, caldo e veglie, aspettatevi di sopportare anche voi lo stesso. Perché io non vi impongo nessun disagio per tormentarvi, ma per il vostro bene.
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UNA CASA BORGHESE
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione
pagina 132 numero 70
TRADUZIONE
Da primo o uomini bisogna infatti che vi spieghi anche ciò, a me è una casetta a due piani che ha uguali parti superiori a quelli inferiori in corrispondenza della parte riservata agli uomini e alle donne. Dopo che a noi arrivò il bambino la madre o allattava affinché non non rischiasse di cadere dalla scala ogni volta che bisognasse allattare il bambino, io abitavo nel piano superiore, le donne nell'inferiore. E in questo modo ci si era abituati così che spesso mia moglie scendeva nel piano inferiore vicino al bambino per riposare, per avvicinare a lui il seno e il bambino non urlasse. E queste come andavano avanti per molto tempo.
Dopo molti anni passati alla corte del nonno Astiage Ciro torna in patria - versione greco Senofonte
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DOPO MOLTI ANNI PASSATI ALLA CORTE DEL NONNO ASTIAGE, CIRO TORNA IN PATRIA VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione
Tra i Medi erano successe tutte queste cose, e tutti gli altri parlavano di Ciro, sia nei discorsi che nei canti, e anche Astiage che prima lo aveva lodato era rimasto sbalordito da lui. Cambise, padre di Ciro, si rallegrava di venire a sapere queste cose, e poiché aveva sentito che compiva già lavori da uomo lo richiamò a se, affinché terminasse il ciclo di studi tradizionale presso i Persiani. Si dice dunque che Ciro affermasse di voler andarsene affinché il padre non soffrisse per qualche motivo e il popolo non lo biasimasse. Anche ad Astiage sembrava che fosse necessario rimandarlo indietro. Allora mandandogli cavalli, che lui aveva desiderato, prendeva tutte le altre che aveva preparato, sia per amicizia sia perché riponeva in lui grandi speranze che sarebbe stato nello stesso tempo un uomo capace di aiutare gli amici e tormentare i nemici. Mentre Ciro si allontanava, lo accompagnavano tutti, sia giovani sia compagni, sia uomini sia vecchi e anche Astiage stesso, e non dicevano nulla che lo facesse piangere. Si dice che lo stesso Ciro fosse partito versando molte lacrime. Dicono anche che lui avesse offerto ai compagni molti doni che Astiage gli aveva dato, infine anche a chi aveva dato l'armatura dei Medi della quale si era spogliato facendogli notare che era affezionato grandemente. E si dice dunque che chi aveva preso i doni e ricevendoli, li portarono ad Astiage, ed Astiage avendoli ricevuti li avesse ridati a Ciro e quello di nuovo li rimandò indietro ai Medi e dissero: " Se vuoi, o nonno, che io torni indietro consenti che li abbia se io li ho dati a qualcuno".
Ulteriore tentativo di traduzione
Tra i Medi, dunque, erano accaduti questi avvenimenti, tutti gli altri parlavano di Ciro sia nei discorsi che nelle odi, anche Astiage, che prima lo aveva lodato, allora era stato sbalordito da lui. Cambise, il padre di Ciro, era felice venendo a conoscenza di questi fatti, poiché ascoltò che Ciro compiva già dei lavori propri di un uomo, e lo richiamava (a sé), affinché completasse il ciclo di studi tradizionale presso i Persiani. E si dice che allora Ciro disse che se ne sarebbe andato, affinché il padre non soffrisse per qualche motivo e il popolo non lo criticasse. E, dunque, sembrava che fosse necessario per Astiage mandarlo via. Allora, dandogli i cavalli che egli stesso desiderava prendere, e preparando ogni genere di altre cose, lo mandava via sia per l'amore nei suoi confronti sia contemporaneamente con grandi speranze in lui che sarebbe stato un uomo capace e avrebbe aiutato gli amici e tormentato i nemici. Accompagnavano Ciro che se andava tutti, sia bambini che coetanei, sia uomini che anziani a cavallo e lo stesso Astiage, e dicevano che nessuno si voltava indietro senza piangere. E si dice che lo stesso Ciro invece partì con molte lacrime. Si dice che egli stesso distribuì molti doni ai suoi compagni, che Astiage gli aveva dato, e alla fine diede ad uno anche l'abito tipico dei Medi di cui si era privato, mostrando con chiarezza che si era affezionato soprattutto a questo. Dunque, si dice che coloro che presero ed accettarono i doni li portarono ad Astiage, che Astiage, accettandoli, li mandò a Ciro che li mandò di nuovo ai Medi e disse: "Se vuoi, o nonno, che io torni di nuovo il più piacevolmente possibile e senza vergognarmi, lasciameli avere se io ho dato qualcosa a qualcuno. " Si dice che Astiage, ascoltando ciò, fece come Ciro aveva scritto
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DOV'è LA VERA RICCHEZZA VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione
Νομίζω, ω άνδρες, τούς ανθρώπους ουκ εν τω οίκω τόν πλουτον καί τήν πενίαν έχειν αλλ’ εν ταις ψυχαις. Ορω γάρ πολλούς μέν ιδιώτας, οί πάνυ πολλά έχοντες χρήματα ούτω πένεσθαι ηγουνται ώστε πάντα μέν πόνον, πάντα δέ κίνδυνον υποδύονται, εφ’ ω πλείω κτήσονται, οιδα δέ καί αδελφούς, οί τά ίσα λαχόντες ο μέν αυτων ταρκουντα έχει καί περιττεύοντα της δαπάνης, ο δέ παντός ενδειται’ αισθάνομαι δέ καί τυράννους τινάς, οί ούτω πεινωσι χρημάτων ώστε ποιουσι πολύ δεινότερα των απορωτάτων’ δι’ ένδειαν μέν γάρ δήπου οι μέν κλέπτουσιν, οι δέ τοιχωρυχουσιν, οι δέ ανδραποδίζονται’ τύραννοι δ’ εισί τινες οί όλους μέν οίκους αναιρουσιν, αθρόους δ’ αποκτείνουσι, πολλάκις δέ και όλας πόλεις χρημάτων ένεκα εξανδραποδίζονται. Τούτους μέν ουν έγωγε και πάνυ οικτίρω της άγαν χαλεπης νόσου.
TRADUZIONE numero 1
Io penso che gli uomini non abbiano in casa l'abbondanza e la miseria, ma negli animi. Vedo così una grande abbondanza di privati, i quali pur avendo ricchezze notevolissime, credono di essere tanto in miseria da sopportare ogni flagello e da affrontare ogni ostacolo per guadagnare di più; e so anche di fratelli che hanno ricevuto in sorte beni uguali eppure uno dei due ha quanto è necessario e quanto è in più per la spesa, l'altro invece è povero di ogni cosa. E conosco pure di alcuni re, i quali sono tanto avidi di ricchezze da commettere colpe molto più gravi che gli uomini più indigenti. Infatti a causa della povertà alcuni sicuramente rubano, altri traforano le pareti, altri fanno degli schiavi, e vi sono dei re che distruggono famiglie sane e uccidono parecchi insieme e spesso anche per il denaro sottomettono intere città. Io commisero molto costoro per la loro grave malattia. Mi sembra infatti che essi soffrano in maniera simile a quella persona che pur mangiando molto non riesca mai a saziarsi.
Traduzione numero 2
Ritengo, o signori, che gli uomini non abbiano la ricchezza e la povertà nel patrimonio ma nell'animo (lett. "negli animi"; ). Infatti, noto che molti privati cittadini, pur avendo di gran lunga molte ricchezze, ritengono di essere così poveri che si sobbarcano ogni fatica e ogni pericolo per ottenere ricchezze più cospicue. Conosco anche dei fratelli i quali, pur avendo ricevuto in sorte gli stessi beni, l'uno ne ha a sufficienza, l'altro, invece, manca di ogni cosa. Mi accorgo anche che dei tiranni hanno così brama di ricchezze che compiono azioni di gran lunga più tremende di coloro che si trovano nella più estrema indigenza: infatti, a causa della necessità naturalmente alcuni rubano, altri perforano pareti per rubare, altri ancora sono ridotti in schiavitù; inoltre, i tiranni si impadroniscono di ogni patrimonio, compiono stragi in massa, spesso assoggettano intere città per le ricchezze. Dunque, uomini del genere che quanto più sono fortunati tanto più sono avidi, io assolutamente compatisco per la loro malattia così terribile.
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