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IL LEONE, LA VOLPE E LA CERVA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Esercizi Greco
TRADUZIONE
Il leone, Re della foresta, era gravemente ammalato. Data la sua avanzata età egli non aveva più le forze per uscire dalla sua caverna e procurarsi il cibo necessario per la guarigione. Per questo fu costretto a ricorrere all'aiuto di una volpeda sempre sua grande amica. Chiamandola al proprio capezzale, il leonele disse: "Mia cara compagna, esiste una sola medicina per il mio male. Si tratta di un brodo fatto con le corna di un cervo. Devi procurarmelo subito!"Commossa per quella richiesta, la volpesi mise subito all'opera e, scovato l'animale tanto desiderato dal grande malato, cercò, con un inganno, di convincerlo a seguirlo, dicendogli: " Mi manda il leonecon l'incarico di portarti da lui prima che tiri l'ultimo respiro. Andando per eliminazione ha deciso che tu sei il più adatto fra tutti gli animali per essere il suo successore al trono dopo la sua morte!"Il cervo, lusingato da questa insperata proposta, accettò subito e seguì la volpefino alla caverna del leone, ma non fece neppure in tempo a varcare la soglia che si senti aggredire dal feroce animale. Fortunatamente riuscì a divincolarsi e a fuggire. Il leone, deluso e arrabbiatissimo, scongiurò ancora la sua amica di ritentare la prova usando la sua proverbiale furbizia. Questa, dopo lunghe ricerche, riuscì a trovare il cervo nel suo nascondiglio, ma, appena si presentò davanti a lui, dovette sentirsi le sue irate proteste. "Ascoltami, " si scusò la volpe"Ti sei spaventato per niente. Il morente voleva solo darti la sua benedizione. Torna da lui prima che cambi idea!"Il cervo, anche questa volta, affascinato dall'idea di diventare Re, si ripresentò al leone. Ma questi, afferratolo, gli rubò le sue bellissime corna per farvi un bel brodo caldo, lasciandolo poi libero di scappare.
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Il temporeggiatore Versione greco Plutarco
Traduzione libro Greco terza edizione
Ό Φαβιος τρέπεται προς Άννίβαν οι'ιχ ιός διαμαχοΰμενος, αλλά χρόνιο την άκμήν αίτοϋ κι; χρήμασι τήν άπορίαν καϊ πολυανθριοπία την όλιγότητα τρίβειν και ύπαναλίσκεο βεβουλευμένος. "Οθεν αεί μετέωρος από της ίππου των πολεμίων έν τόποις ορεινοί: στρατοπεδεΰων 'επηιορεϊτο, καθισμένοι»1 μεν ηουχάζιον, κινουμένου δέ κατά των άκροιν κύκλι περικαν και περιιραινόμενος "εκ διαστήματος... Οϋτω δέ παράγα»ν χρόνον. ϋπό πόντια κατεψ ρονεΐτο και κακώς ιιιν ήκουεν ίν τω ιπρατοπέδω. Κομιδή δί τοις πολέμιοι; άτολμ εδόκει κιιί τό μηδέν είναι, πλην ενός ανδρός, Άννίβου. Μόνος δ" εκείνος, αϊη: οϋ τήν δεινύτητ< και τον τρόπον ω πυλεμεΐν εγνώκει συνιδών, και διανοηθείς ιός πάση τέχνη και βία κινητέος έστο ε'ις μάχην ό άνηρ η διαπέπρακται-' τά Καρχηδονίιον, προσέβαλλε και διετάραττε και μετή: πολλαχόσε τόν Φάβιον. έκστήσαι τιον υπέρ της ασφαλείας λογισμών βουλόμενος.
Traduzione n. 1
Fabio va verso Annibale in pace ( Lett. non come se volesse combattere), ma perché voleva consumare il suo momento opportuno e ridurre le ricchezze e il suo numero di uomini ragione per cui accampandosi in luoghi vantaggiosi stava sempre sospeso in alto rispetto alla cavalleria dei nemici sia quando quello stava fermo sia quando si muoveva intorno alle alture ed era visibile d lontano. Facendo scorrere il tempo era disprezzato da tutti e aveva cattiva fama nell'accampamento perciò sembrava ai nemici vile e valere nulla, tranne che per un solo uomo: Annibale. Infatti quel solo uomo avendo compreso l'abilità di quel uomo e il modo nel quale sapeva combattere e pensando che bisognasse spingere l'uomo alla guerra con tutta l'astuzia e la forza oppure le truppe dei Cartaginesi erano spacciate, gli si gettò contro, lo sconvolse e lo deviò verso molte direzioni, volendo allontanarlo dai suoi pensieri per la sua sicurezza.
traduzione n. 2
Fabio massimo portò l'esercito contro Annibale non con intenzione di combattere ma determinato a fiaccare a poco a poco la sua superiorità lasciando passare il tempo e a logorare con i suoi mezzi finanziari e col numero dei soldati il cartaginese che aveva pochi denari e pochi uomini. Così stando sulle sulle alture si sottraeva alla cavalleria nemica ponendo il campo in luoghi montuosi standosene tranquillo quando il nemico era fermo quando invece quello si muoveva egli con ampio giro sulle alture gli appariva a distanza- Così egli era da tutti disprezzato perché tirava in lungo e nell'accampamento parlavano male di lui e ai nemici appariva del tutto vile quasi una nullità tranne al solo Annibale. Egli solo aveva capito quale fosse la sua intelligenza e la tattica con la quale aveva deciso di combattere ed era convinto che occorresse costringerlo allo scontro con ogni mezzo e con ogni forza altrimenti era finita per i cartaginesi, (Annibale( gli dava addosso, gli procurava difficoltà cercava di attirare fabio in agguati or qua or la volendo impedirgli quella tattica che gli dava sicurezza
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UNO SCONTRO FINITO MALE PER GLI ATENIESI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Greco nuova edizione
TRADUZIONE
Trasillo, dopo queste cose ritirò l'esercito verso il mare, con l'intenzione di navigare alla volta di Efeso. Ma Tissaferne, avendo percepito questa iniziativa, radunava un grande esercito e spediva dei cavalieri, annunciando a tutti di correre in aiuto a Efeso per Artemide. Trasillo il diciassettesimo giorno dopo l'attacco navigò verso Efeso, e avendo fatto salire gli opliti sul Coresso, invece i cavalieri e tutti gli altri vicino alla palude dalla parte opposta della città, sul far del giorno conduceva avanti i due eserciti. Ma quelli (gli abitanti) e gli alleati che Serse guidò corsero in aiuto dalla città, e i Siracusani da venticinque navi che erano lì per caso. Tutti questi inizialmente aiutarono contro quelli sul Coresso; avendo volto in fuga questi, ucciso circa cento di loro e avendoli scacciati verso il mare, si diressero verso quelli vicino alla palude. Anche lì gli Ateniesi fuggirono, e ne perirono circa trecento. GLi abitanti di Efeso collocarono un monumento trionfale in questa occasione.
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Un omen di vittoria per Emilio Paolo
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Esercizi greci 2
λέγεται δ' Αἰμìλιον, ὡς ἀνηγορεύθη κατὰ τοῦ Περσέως στρατηγός, ὑπὸ τοῦ δήμου παντὸς οἴκαδε προπεμφθέντα λαμπρῶς, εὑρεῖν τὸ θυγάτριον τὴν Τερτίαν δεδακρυμένην, ἔτι παιδίον οὖσαν· ἀσπαζόμενον οὖν αὐτὴν ἐρωτᾶν ἐφ’ ὅτῳ λελύπηται· τὴν δὲ περιβαλοῦσαν καὶ καταφιλοῦσαν, „οὐ γὰρ οἶσθ´“ εἰπεῖν "ὦ πάτερ ὅτι ἡμῖν ὁ Περσεὺς τέθνηκε; “ λέγουσαν κυνίδιον σύντροφον οὕτω προσαγορευόμενον· καὶ τὸν Αἰμίλιον „ἀγαθῇ τύχῃ“ φάναι „ὦ θύγατερ, καὶ δέχομαι τὸν οἰωνόν. “ ταῦτα μὲν οὖν Κικέρων ὁ ῥήτωρ ἐν τοῖς περὶ μαντικῆς ἱστόρηκεν.
TRADUZIONE
Si racconta che Emilio paolo dichiarato che egli fu condottiero contro Perseo, vendondo onorevolmente accompagnato a casa da tutto il popolo, trovò Terzia, una sua figlioletta ancora piccina, che piangeva, per la qual cosa egli abbracciandola la interregò di che cosa mai si dolesse, ed ella, mettendogli pure le braccia al collo e baciandolo gli rispose "Dunque o padre, tu non sai che il nostro Perseo è morto?" intendendo essa un certo cagnolino allevato in casa che aveva appunto tale nome. Allora Emilio disse "Sia ciò con buona fortuna o figliola mia: io ricevo ben volentieri un siffatto aguurio". Queste cose sono narrate dall'oratore Cicerone nei libri della divinazione.
Senofonte invia i figli alla battaglia di Mantinea - versione greco Diogene Laerzio Taxis e greco te
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SENOFONTE INVIA I FIGLI ALLA BATTAGLIA DI MANTINEA
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Taxis e da
Greco terza edizione149 PAGINA 292
Ψηφισαμένων Ἀθηναίων βοηθεῖν Λακεδαιμονίοις, ἔπεμψε τοὺς παῖδας εἰς τὰς Ἀθήνας στρατευσομένους ὑπὲρ τῶν Λακεδαιμονίων. Καὶ γὰρ ἐπεπαίδευντο αὐτόθι ἐν τῇ Σπάρτῃ, καθά φησι Διοκλῆς ἐν τοῖς Βίοις τῶν φιλοσόφων. Ὁ μὲν οὐὖ Διόδωρος οὐδὲν ἐπιφανὲς πράξας ἐκ τῆς μάχης ἀνασώζεται, καὶ αὐτῷ υἱὸς ὁμώνυμος γίνεται τἀδελφῷ. Ὁ δὲ Γρύλλος τεταγμένος κατὰ τοὺς ἱππέας (ἦν δὲ ἡ μάχη περὶ Μαντίνειαν) ἰσχυρῶς ἀγωνισάμενος ἐτελεύτησεν, ὥς φησιν Ἔφορος ἐν τῇ πέμπτῃ καὶ εἰκοστῇ, Κηφισοδώρου μὲν ἱππαρχοῦντος, Ἡγησίλεω δὲ στρατηγοῦντος. Ἐν ταύτῃ τῇ μάχῃ καὶ Ἐπαμεινώνδας ἔπεσε. Τηνικαῦτα δὴ καὶ τὸν Σενοφῶντά φασι θύειν ἐστεμμένον· ἀπαγγελθέντος δ᾿αὐτῷ τοῦ θανάτου ἀποστεφανώσασθαι· ἔπειτα μαθόντα ὅτι γενναίως, πάλιν ἐπιθέσθαι τὸν στέφανον. Ἔνιοι δὲ οὐδὲ δακρῦσαί φασιν αὐτόν· ἀλλὰ γὰρ εἰπεῖν, 'Ἤιδειν θνητὸν γεγεννηκώς. '
TRADUZIONE dal libro taxis
Allorchè gli Ateniesi stabilirono di recare soccorso agli Spartani, Senofonte inviò i figli ad Atene, affinché combattessero in difesa dei Lacedemoni. Dunque il primo di essi, Diodoro, giacchè non aveva compiuto alcunchè d'insigne, si salvò (lett: presente) dalla battaglia, mentre il secondo, Grillo, schierato tra i cavalieri, combattuto valorosamente, perì. Sicchè in questo frangente tramandano che Senofonte stesse celebrando, incoronato, riti sacrificali. Allorchè gli fu annunciata (la notizia della) morte del figlio, (riferiscono) si sia levato la corona; in seguito (narrano che), venuto a conoscenza del fatto che era morto nobilmente, si sia posto nuovamente la corona sul capo. Taluni affermano che egli non l'abbia neppure pianto, ma che abbia dichiarato: 'Sapevo d'averlo generato mortale.
Traduzione dal libro GRECO TERZA EDIZIONE
Avendo deciso gli Ateniesi di soccorrere i Lacedemoni, mandò i figli ad Atene per condurre una campagna di guerra a favore dei Lacedemoni. E infatti sono stati educati proprio lì a Sparta, proprio come dice nella vita di filosofi. Diodoro certamente avendo compiuto nessuna cosa notevole sfugge alla battaglia, e un figlio omonimo nasce a un suo parente. Grillo essendosi schierato di fronte ai cavalieri, avendo combattuto vigorosamente morì, come dice Efaro nel quinto e nel ventesimo, essendo Cefisidoro comandante di cavalleria, mentre essendo Agesilao generale. Anche in questa battaglia Epaminanda è vinto. E inoltre a quel tempo dicono che Senofonte incoronandolo, lo sacrificava: annunciandogli la morte si toglieva la corona: in seguito le cose che sono apprese sebbene nobilmente, invece di mettersi la corona. Alcuni dunque dicono che lui non abbia versato lacrime: ma infatti abbia detto “essendo stato un mortale”