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I greci cadono vittima di un tranello versione di Senofonte
traduzione dal libro greco nuova edizione
Κλεαρχος απηγελλεν τοις Ελλεσι α Τισσαφερνης ελεγεν• εφη δε και χρηναι ερχεσθαι παρ εκεινον ους εκελευεν. Αλλ' οι Ελληνες υπωπτευον ενεδραν και επεμπον πεντε μεν στρατηγους, εικοσι δε λοχαγους. Ουτοι δε προσηρχοντο επι το στρατοπεδον του Τισσαφερνους και επει ησαν επι ταις θυραις της σκηνης, οι μεν στρατηγοι εισηρχοντο, οι δε λοχαγοι επι ταις θυραις εμενον. Ου πολλω δε υστερον απο σημειου οι βαρβαροι τους μεν ενδον συνελαμβανον, τους δε εξω κατεκοπτον. Μετα δε ταυτα οι Βαρβαροι ιππεις το πεδιον διηρχοντο και ω εντυγχανοιεν Ελληνι η δουλω η ελευθερω παντας εκτεινον. Οι δε Ελληνες την τε ιππασιαν εκ του στρατοπεδου ορωντες εθαυμαζον.
Clearco annunciava quelle cose (disposizioni) che Tissaferne diceva: disse ed anche ordinò che essi dovessero andare presso di lui. Ma i Greci sospettavano un tranello e mandavano 5 strateghi, 20 locaghi. Mentre essi si avvicinavano all’accampamento di Tissaferne e quando erano all’ingresso della tenda, gli strateghi entravano i lococaghi invece rimanevano all’ingresso. Non molto dopo dal segnale i barbari li catturavano dentro, altri invece uccisero fuori. Poi i cavalieri barbari attraversavano la pianura e raggiungevano la Grecia sia quella schiava sia quella libera uccidevano tutti. I Greci vedendo la cavalleria dall’accampamento si stupivano
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Κοραξ αετον θεαται αρνα της ποιμνης αφασπαζοντα και εθελει δηθεν τουτον εκμιμεισθαι. Ορων δη εν τη ποιμνη κριον πειρα τουτον αρπαζειν, αλλα οι ονυχες αυτου τω του κριου εριω συνεχονται. Ο ποιμην κορακα πλησσει και αποκτεινει. Ο λογος δηλοι οτι ανισχυρος ανηρ τω δυνατωτερω εαυτου αφομοιουσθαι πειρωμενος ου μονον ασθενης ειναι και αθελης απελεγχεται, αλλα και κακως εξ αφροσυνης αποθνησκει.
Traduzione dal libro greco terza edizione pagina 281 numero 88.
Un corvo vide che un'aquila rapiva una pecora del gregge, e volle davvero imitare fedelmente questa. Vedendo che questa afferrava l'ariete nel pascolo la imitò, ma le sue unghie furono intrappolate dalla lana dell'ariete. Il pastore colpì il corvo e l'uccise. Il racconto mostra che l'uomo privo di forza, tentando di diventare simile ad uno più forte di se stesso non solo dimostra di essere debole e sprovveduto, ma muore anche sciaguratamente per la stoltezza.
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DEMADE RACCONTA UNA FAVOLA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE n. 1
dal libro greco terza edizione versione n. 141 PAGINA 289
Demade il retore temendo discorsi popolari, una volta ad Atene per quelli non precisamente/qualcosa prestando attenzione a lui, prega loro affinché gli permettano di raccontare una favola di Esopo. Dunque tra coloro che gli concedono, cominciando, narrava: ” Demetra e una rondine e un’anguilla percorrevano la medesima strada. Procedendo loro verso un fiume la rondine si alzò in volo, mentre l’anguilla si immerse. E avendo detto queste cose stette in silenzio. Chiedendo tra loro: “pertanto Demetra che cosa sperimentò? “Diceva : E’ adirata/o con voi, chiunque che ha lasciato le faccende della città per ascoltare le favole di Edipo, alzatevi”. Cosìc’erano sciocchi tra gli uomini, che non si preoccupano per le cpse necessarie, mentre preferiscono piuttosto in piacere.
traduzione n. 2 da altro libro
L'oratore Demade, una volta che in Atene stava parlando al popolo, siccome i presenti non gli prestavano attenzione abbastanza, domandò loro se gli permettevano di raccontare una favoladi Esopo. Quelli acconsentirono, ed egli cominciò a dire: "Demetra, una rondine e un'anguilla percorrevano la medesima via! Ma, arrivate vicino ad un fiume, la rondine volò in alto, e l'anguilla balzò sott'acqua!" Essi allora gli chiesero: "E Demetra dunque cosa fece?" Rispose: "Ella è indignata con voi che, non curandovi degli affari della città, accettate di ascoltare le favole di Esopo!" Così, pure tra gli uomini, sono stoltissimi coloro che si disinteressano delle occupazioni necessarie e preferiscono quelle che li divertono.
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I romani espugnano Siracusa
VERSIONE DI GRECO di Cassio Dione
TRADUZIONE dal libro Greco terza edizionepag 430 n 150
Inizio: Ο μεν Μαρκελλος ταις Σιρακουσαις εφηδευεν ην δε η πολις
Fine: και η πολις αλισκεται πλην το ερυμα ο Αχραδινη ωνομαζετο.
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CORIOLANO
VERSIONE DI GRECO di Dionigi di Alicarnasso
TRADUZIONE dal libro Greco terza edzione
Tαυτ'ειπουσα ερριψεν εαυτην χαμαι και περιπλεξασα ταις χερσιν αμφοτεραις τους ποδας του μαρκιου κατεφιλησε. πεσουσης δ'αυτης αι μεν γυναικες ανεβοησαν αμα πασαι ξωξυτον οξυν και μαξρον, οι δ'εν τω συνεδριο παροντες Ουολουσκων ουκ ηνεσχοντο την αηθειαν της οψεως, αλλ'απεστραφησαν. αυτος δ'ο Μαρκιος αναλομενος εξ του διφρου και περιπεσων τη μητρι ανιστηεσιν αυτην απο της γης ολιγον εμπνεουσαν, και περιβαλων και πολλα εκχεας δακρυα ειπε·<<νικας, ο μητερ, ουκ ευτυκη νικην ουτε σεαυτη ουτ'εμοι·την μεν γαρ πατριδα σεσωκας, εμε δε τον ευσεβη και φιλοστοργον υιον απολωλεκασ>>. Ταυτ'ειπων επι την σκηνην απηει. Επειθ'αι μεν γυναικες εις την πολιν απηεσαν, ο δε Μαρκιος εν εκκλησια τας αιτιασαπεδωκε τοις παρουσι, δίας εμελλε λυειν τον πολεμον.
TRADUZIONE n. 1
Dette queste cos si gettò ai a terra e dopo averi cinto i piedi di Marcio con le mani, li baciò. poiché era prostrata, le donne lanciarono tutte insieme un lungo ed acuto grido, e chi dei Volsci era presente all'assemblea, non sopportò l'insolita visione (lett. l'inesperienza della vista), ma si voltarono. Marcio stesso, dopo essersi alzato dal seggio e chinandosi sulla madre che respirava a fatica la sollevò da terra e, dopo averla abbracciata, versando molte lacrime disse: << Madre, tu ottieni una vittoria non vantaggiosa né per me né per te: hai infatti salvato la patria, ma hai perduto me, figlio buono e caro>>. Dette queste cose si ritirò in tenda. In seguito le donne se ne andarono verso la città, mentre Marcio spiegò ai presenti in assemblea le cause per le quali voleva sciogliere la guerra.
traduzione n. 2
Dette queste cose, si gettò a terra e cinti con le mani i piedi di Marcio li baciò. Essendo essa così prostrata, le donne tutte quante insieme levarono un grido acuto e lungo e quelli dei Volsci che erano presenti all'adunanza non tollerarono l'insolita vista, ma si voltarono. Marcio stesso, alzatosi dal seggio e chinatosi verso la madre, la risolleva da terra mentre essa a stento respira, e abbracciatala e versando molte lacrime disse: «Tu riporti (lett. vinci), o madre, una vittoria non bella né per te né per me: infatti hai salvato la patria, ma hai perduto me, il figlio pio e affettuoso». Pronunciate queste parole andò nella tenda ordinando (lett. aor. ) alla madre, alla moglie e ai suoi figli di seguirlo, e qui trascorse il resto della giornata deliberando con loro che cosa dovesse fare. Poi, mentre le donne ritornarono nella città, Marcio nell'assemblea spiegò ai presenti i motivi per cui era intenzionato a porre fine alla guerra.