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I compiti di un buon sovrano
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
φίλους ϰτῶ μὴ πάντας τοὺς βουλομένους, ἀλλὰ τοὺς τῆς σῆς φύσεως ἀξίους ὄντας, μηδὲ μεϑ' ὧν ἥδιστα συνδιατρίψεις, ἀλλὰ μεϑ' ὧν ἄριστα τὴν πόλιν διοιϰήσεις. ἀϰριβεῖς ποιοῦ τὰς δοϰιμασίας τῶν συνόντων, εἰδὼς ὅτι πάντες οἱ μή σοι πλησιάσαντες ὅμοιόν σε τοῖς χρωμένοις εἶναι νομιοῦσιν. τοιούτους ἐφίστη τοῖς πράγμασι τοῖς μὴ διὰ σοῦ γιγνομένοις, ὡς αὐτὸς τὰς αἰτίας ἕξων ὧν ἂν ἐϰεῖνοι πράξωσιν. πιστοὺς ἡγοῦ μὴ τοὺς ἅπαν ὁ τι ἂν λέγῃς ἢ ποιῇς ἐπαινοῦντας, ἀλλὰ τοὺς τοῖς ἁμαρτανομένοις ἐπιτιμῶντας. δίδου παρρησίαν τοῖς εὖ φρονοῦσιν, ἵνα περὶ ὧν ἂν ἀμφιγνοῇς, ἔχῃς τοὺς συνδοϰιμάσοντας. διόρα ϰαὶ τοὺς τέχνῃ ϰολαϰεύοντας ϰαὶ τοὺς μετ' εὐνοίας ϑεραπεύοντας, ἵνα μὴ πλέον οἱ πονηροὶ τῶν χρηστῶν ἔχωσιν. ἄϰουε τοὺς λόγους τοὺς περὶ ἀλλήλων, ϰαὶ πειρῶ γνωρίζειν ἅμα τούς τε λέγοντας, ὁποῖοί τινές εἰσι, ϰαὶ περὶ ὧν ἂν λέγωσιν. ταῖς αὐταῖς ϰόλαζε ζημίαις τοὺς ψευδῶς διαβάλλοντας, αἷσπερ τοὺς ἐξαμαρτάνοντας.
TRADUZIONE
Procurati come amici non tutti quelli che lo vogliono, ma quelli che sono degni del tuo carattere, e neppure quelli con cui ti intratterrai con più piacere, ma quelli con cui reggerai la città nel modo migliore. Esegui sicure le valutazioni di quelli che stanno con te, sapendo che quelli che non ti hanno avvicinato riterranno che tu sia simile a quelli che ti frequentano. Incarica tali persone per le faccende che non avvengono grazie a te, pensando che avrai tu stesso le responsabilità di ciò che quelli fanno. Considera fedeli non quelli che elogiano ogni cosa tu dica o faccia, ma quelli che criticano gli errori commessi. Concedi libertà di parola a quelli che sono assennati, affinché tu abbia chi esaminerà insieme a te le cose su cui tu sia incerto. Distingui anche quelli che adulano con abilità e quelli che ti servono con benevolenza, affinché i malvagi non abbiano la meglio sugli onesti. Ascolta i discorsi che fanno gli uni sugli altri, e cerca di riconoscere allo stesso tempo coloro che parlano, come sono, e a proposito di quali argomenti parlino. Punisci con le stesse pene qualli che ti calunniano falsamente, con le quali punisci coloro che commettono colpe.
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Cunassa insegna
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Inizio: αλλ'επειδη τελευτσαντος συνελθον απαντες οι τν ασιαν κατοικουντεσ
fine: μεγιστον δε των αγαθων υομιζοντες, ει των πολεμιον ως πλειστοις ευτυχοιεν
TRADUZIONE N. 1
Ma dopo che, essendo morto Ciro, giunsero tutti insieme coloro che abitavano l'Asia, in tali circostanze combatterono così vergognosamente da non lasciare nessun argomento a coloro che erano abituati a lodare il coraggio dei Persiani. Infatti, pur avendo preso seimila greci che non erano stati scelti secondo nobiltà di nascita, ma che a causa della povertà non potevano vivere nelle loro città, inesperti del territorio, abbandonati dagli alleati, traditi da quelli che erano andati con loro, rimasti privi dello stratega che avevano seguito, furono a tal punto inferiori a loro che il re, essendo in difficoltà per le circostanze presenti e non riponendo alcuna fiducia nel proprio esercito, osò catturare i capi (dei Greci) protetti da un patto con le guardie del corpo, come se avesse violato questo patto per distruggere l'esercito nemico, e preferì peccare contro gli dei piuttosto che combattere apertamente contro di loro (i greci). Avendo avuto insuccesso nel progetto sia perché i soldati rimasero uniti sia perché ben sopportarono la sventura, il re mandò a loro che se ne stavano andando Tissaferne e i cavalieri, e i Greci pur essendo insidiati dai Persiani per tutta la strada, compirono ugualmente la traversata come se fossero guidati, temendo moltissimo la desolazione della regione, ma giudicando il più grande tra i beni se si fossero imbattuti nel maggior numero possibile di nemici.
TRADUZIONE N. 2
Ma quando Ciro è morto e tutti i popoli d'Asia si sono riuniti, ecco, in quell'occasione hanno combattuto così vergognosamente che — andiamo! — hanno tolto le parole ai loro sostenitori abituali. Pur avendo infatti in loro potere seimila Greci (e in che condizioni: non erano soldati scelti, ma gente che per miseria non poteva più vivere nella propria patria, e per giunta erano inesperti del paese, abbandonati dagli alleati, traditi da chi aveva fatto la spedizione con loro, privi del comandante che avevano seguito), i Persiani se ne dimostrarono così inferiori che il Re, senza vie d'uscita e senza fiducia nelle sue truppe, arrivò a catturare i generali greci violando un armistizio, per scompaginare con questo tradimento della legalità l'esercito nemico. Preferì macchiarsi di un crìmine contro gli dèi, che combattere contro i Greci in campo aperto. Ma quando non gli riuscì neanche l'imboscata e i soldati greci restarono uniti e forti nella sventura, alla loro partenza li fece accompagnare da Tissaferne e dalla cavalleria, e da costoro subirono lungo tutta la strada degli agguati, fra i quali tuttavia passarono come fra picchetti d'onore, temendo soprattutto la parte deserta del paese e ritenendo una grandissima fortuna l'eventualità di uno scontro coi nemici, e quanti più tanto meglio.
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Anche alla Sparta di un tempo si deve riconoscenza
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Aεὶ μὲν οὖν οἵ θ' ἡμέτεροι πρόγονοι καὶ Λακεδαιμόνιοι φιλοτίμως πρὸς ἀλλήλους εἶχον, οὐ μὴν ἀλλὰ περὶ καλλίστων ἐν ἐκείνοις τοῖς χρόνοις ἐφιλονίκησαν, οὐκ ἐχθροὺς ἀλλ' ἀνταγωνιστὰς σφᾶς αὐτοὺς εἶναι νομίζοντες, οὐδ' ἐπὶ δουλεία τῇ τῶν Ἑλλήνων τὸν βάρβαρον θεραπεύοντες, ἀλλὰ περὶ μὲν τῆς κοινῆς σωτηρίας ὁμονοοῦντες, ὁπότεροι δὲ ταύτης αἴτιοι γενήσονται, περὶ τούτου ποιούμενοι τὴν ἅμιλλαν. ἐπεδείξαντο δὲ τὰς αὑτῶν ἀρετὰς πρῶτον μὲν ἐν τοῖς ὑπὸ Δαρείου πεμφθεῖσιν. ἀποβάντων γὰρ αὐτῶν εἰς τὴν Ἀττικὴν οἱ μὲν οὐ περιέμειναν τοὺς συμμάχους, ἀλλὰ τὸν κοινὸν πόλεμον ἴδιον ποιησάμενοι πρὸς τοὺς ἁπάσης τῆς Ἑλλάδος καταφρονήσαντας ἀπήντων τὴν οἰκείαν δύναμιν ἔχοντες, ὀλίγοι πρὸς πολλὰς μυριάδας, ὥσπερ ἐν ἀλλοτρίαις ψυχαῖς μέλλοντες κινδυνεύειν, οἱ δ' οὐκ ἔφθησαν πυθόμενοι τὸν περὶ τὴν Ἀττικὴν πόλεμον, καὶ πάντων τῶν ἄλλων ἀμελήσαντες ἧκον ἡμῖν ἀμυνοῦντες, τοσαύτην ποιησάμενοι σπουδὴν ὅσην περ ἂν τῆς αὑτῶν χώρας πορθουμένης. σημεῖον δὲ τοῦ τάχους καὶ τῆς ἁμίλλης: τοὺς μὲν γὰρ ἡμετέρους προγόνους φασὶ τῆς αὐτῆς ἡμέρας πυθέσθαι τε τὴν ἀπόβασιν τὴν τῶν βαρβάρων καὶ βοηθήσαντας ἐπὶ τοὺς ὅρους τῆς χώρας μάχῃ νικήσαντας τρόπαιον στῆσαι τῶν πολεμίων, τοὺς δ' ἐν τρισὶν ἡμέραις καὶ τοσαύταις νυξὶ διακόσια καὶ χίλια στάδια διελθεῖν στρατοπέδῳ πορευομένους. οὕτω σφόδρ' ἠπείχθησαν οἱ μὲν μετασχεῖν τῶν κινδύνων, οἱ δὲ φθῆναι συμβαλόντες πρὶν ἐλθεῖν τοὺς βοηθήσοντας.
TRADUZIONE
Dunque i nostri antenati e i Lacedemoni erano sempre rivali gli uni degli altri; tuttavia gareggiarono in quei tempi per quanto vi era di più bello, non considerandosi nemici, ma emuli. Non adulavano il barbaro per rendere schiavi i Greci, ma erano concordi sulla salvezza comune, gareggiando per vedere quale dei due ne sarebbe stato l’autore. Mostrarono il loro valore prima di tutto in occasione della spedizione man data da Dario. Sbarcati infatti i Persiani in Attica, gli Ateniesi non aspettarono gli alleati, ma considerando la guerra comune un affare privato, andavano con le loro sole forze contro quelli che vevano disprezzato tutta la Grecia, pochi contro una migliaia di uomini, come per affrontare pericoli in persone altrui; appena furono informati della guerra nell’Attica, trascurando ogni altra cosa vennero per aiutarci con tanta fretta come se il loro proprio paese fosse devastato. I nostri si dice nello stesso giorno seppero dello sbarco dei barbari, accorsero alle frontiere del paese, vinsero e innalzarono il trofeo sui nemici: gli spartani in tre giorni e altrettante notti percorsero in assetto di guerra 1200 stadi. Tanta fu la fretta che ebbero gli uni di prendere parte alla guerra gli altri di attaccare prima che giungessero aiuti.
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Καὶ γάρ τοι καὶ φύντες καλῶς καὶ γνόντες ὅμοια, πολλὰ μὲν καλὰ καὶ θαυμαστὰ οἱ πρόγονοι τῶν ἐνθάδε κειμένων ἠργάσαντο, ἀείμνηστα δὲ καὶ μεγάλα καὶ πανταχοῦ οἱ ἐξ ἐκείνων γεγονότες τρόπαια διὰ τὴν αὑτῶν ἀρετὴνα κατέλιπον. Μόνοι γὰρ ὑπὲρ ἁπάσης τῆς Ἑλλάδος πρὸς πολλὰς μυριάδας τῶν βαρβάρων διεκινδύνευσανε. Ὁ γὰρ τῆς Ἀσίας βασιλεὺς οὐκ ἀγαπῶν τοῖς ὑπάρχουσιν ἀγαθοῖς, ἀλλ' ἐλπίζων καὶ τὴν Εὐρώπην δουλώσεσθαι, ἔστειλε πεντήκοντα μυριάδας στρατιάν. Οἱ δ' ἡμέτεροι πρόγονοι, νομίζοντες τὸν εὐκλεᾶ θάνατον ἀθάνατον περὶ τῶν ἀγαθῶν καταλείπειν λόγον, οὐκ ἐφοβήθησαν τὸ πλῆθος τῶν ἐναντίων, ἀλλὰ τῇ αὑτῶν ἀρετῇ μᾶλλον ἐπίστευσαν. Καὶ αἰσχυνόμενοι ὅτι ἦσαν οἱ βάρβαροι αὐτῶν ἐν τῇ χώρᾳ, οὐκ ἀνέμειναν πυθέσθαι οὐδὲ βοηθῆσαι τοὺς συμμάχους, οὐδ᾽ ᾠήθησαν δεῖν ἑτέροις τῆς σωτηρίας χάριν εἰδέναι, άλλὰ σφίσιν αὐτοῖς τοὺς ἄλλους Ἕλληνας.
E infatti veramente sia essendo nati nobilmente sia avendo pensato (γνόντες part aor di γιγνώσκω) in modo uguale, molte imprese belle e straordinarie fecero gli antenati di coloro che qui giacciono, e coloro che da loro nacquero lasciarono, per il loro coraggio, trofei indimenticati sia grandi sia dovunque. Soli infatti in difesa di tutta quanta la Grecia rischiarono contro una quantità innumerevole di barbari. Infatti, il re dell'Asia non essendo soddisfatto dei beni che aveva a disposizione, ma sperando di sottomettere anche l'Europa, inviò un'esercito di cinquecentomila uomini. I nostri antenati poiché ritenevano che una morte gloriosa è immortale tralasciarono il discorso relativo ai beni, non temettero la moltitudine dei nemici ma confidarono più nel loro coraggio. E vergognandosi che i Barbari erano nel loro territorio, non attesero che gli alleati lo venissero a sapere né che accorressero in loro aiuto e non credettero (ᾠήθησαν, aor di οἴομαι) che dovessero ringraziare gli altri della salvezza, ma che gli altri Greci (dovessero ringraziare) loro stessi.
(By Vogue)
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Callistene rifiuta la προσκνησις (Proscinesi)
VERSIONE DI GRECO di Arriano
TRADUZIONE dal libro Euloghia
ἀναγέγραπται δὲ δὴ καὶ τοῖόσδε λόγος. προπίνειν φιάλην χρυσῆν ἐν κύκλῳ Ἀλέξανδρον πρώτοις μὲν τούτοις πρὸς οὕστινας ξυνέκειτο αὐτῷ τὰ τῆς προσκυνήσεως, τὸν δὲ πρῶτον ἐκπιόντα τὴν φιάλην προσκυνῆσαί τε ἀναστάντα καὶ φιληθῆναι πρὸς αὐτοῦ, καὶ τοῦτο ἐφεξῆς διὰ πάντων χωρῆσαι. ὡς δὲ ἐς Καλλισθένην ἧκεν ἡ πρόποσις, ἀναστῆναι μὲν Καλλισθένην καὶ ἐκπιεῖν τὴν φιάλην, καὶ προσελθόντα ἐθέλειν φιλῆσαι οὐ προσκυνήσαντα. τὸν δὲ τυχεῖν μὲν τότε διαλεγόμενον Ἡφαιστίωνι· οὔκουν προσέχειν τὸν νοῦν, εἰ καὶ τὰ τῆς προσκυνήσεως ἐπιτελῆ τῷ Καλλισθένει ἐγένετο. ἀλλὰ Δημήτριον γὰρ τὸν Πυθώνακτος, ἕνα τῶν ἑταίρων, ὡς προσῄει αὐτῷ ὁ Καλλισθένης φιλήσων, φάναι ὅτι οὐ προσκυνήσας πρόσεισιν. καὶ τὸν Ἀλέξανδρον οὐ παρασχεῖν φιλῆσαι ἑαυτόν· τὸν δὲ Καλλισθένην, φιλήματι, φάναι, ἔλαττον ἔχων ἄπειμι. Καὶ τούτων ἐγὼ, ὅσα ἐς ὕβριν τε τὴν Ἀλεξάνδρου τὴν ἐν τῷ παραυτίκα καὶ ἐς σκαιότητα τὴν Καλλισθένους φέροντα, οὐδὲν οὐδαμῇ ἐπαινῶ, ἀλλὰ τὸ καθ´ αὑτὸν γὰρ κοσμίως τίθεσθαι ἐξαρκεῖν φημί, αὔξοντα ὡς ἀνυστὸν τὰ βασιλέως πράγματα ὅτῳ τις ξυνεῖναι οὐκ ἀπηξίωσεν. οὔκουν ἀπεικότως δι´ ἀπεχθείας γενέσθαι Ἀλεξάνδρῳ Καλλισθένην τίθεμαι ἐπὶ τῇ ἀκαίρῳ τε παῤῥησίᾳ καὶ ὑπερόγκῳ ἀβελτερίᾳ. ἐφ´ ὅτῳ τεκμαίρομαι μὴ χαλεπῶς πιστευθῆναι τοὺς κατειπόντας Καλλισθένους, ὅτι μετέσχε τῆς ἐπιβουλῆς τῆς γενομένης Ἀλεξάνδρῳ ἐκ τῶν παίδων, τοὺς δέ, ὅτι καὶ ἐπῆρεν αὐτὸς ἐς τὸ ἐπιβουλεῦσαι.
TRADUZIONE
E' riferito anche questo racconto. Brindava Alessandro, facendo girare tutt'intorno una coppa d'oro: dapprima verso coloro con i quali era d'accordo sulla questione della proscinesi. Il primo che aveva bevuto alla coppa, alzatosi, si prostrava, e riceveva un bacio da lui: così la coppa in ordine faceva il giro di tutti. Quando il turno di bere giunse a Callistene, egli si alzò e bevve dalla coppa e, avvicinatosi, desiderava ricevere il bacio, senza essersi prostrato. In quel momento, Alessandro stava parlando con Efestione e non prestava attenzione se Callistene avesse compiuto o no la proscinesi. . Quando Callistene però si avvicinò per baciare Alessandro, Demetrio figlio di Pitonatte, uno degli eteri, fece osservare che Callistene si accostava al re senza essersi prostrato. Alessandro allora non si lasciò baciare; e Callistene disse: «Me ne vado, dunque, in credito di un bacio». Di questi incidenti, che denotano l'arroganza di Alessandro nella circostanza e nello stesso tempo la rozzezza di Callistene, io non approvo nulla, ma dico che è sufficiente dar prova di moderazione riguardo a sé stessi ed esaltare quanto possibile la gloria del re, se non si è considerato indegno frequentarlo. Non era certo immotivata l'ostilità che Alessandro concepì verso Callistene per la sua intempestiva libertà di parola e la sciocca arroganza. E ne deduco che si prestò facilmente fede ai suoi detrattori, secondo i quali Callistene partecipò alla congiura dei paggi contro Alessandro, o ne fu addirittura, secondo alcuni, l'ispiratore.