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Inizio : παις μεν γἀρ εσχεν καλλος και ρωμην και σωφροσυνην Fine : νομιζειν Ευαγοραν αυτοις εσεσθαι βοηθον
Infatti da fanciullo fu dotato di bellezza così come di forza fisica e d'assennatezza, le quali appunto, tra le virtù, sono le più adatte ai bambini di quell'età. E uno, di questi fatti, potrebbe anche produrre testimoni: per l'intelligenza, coloro che, tra i cittadini, furono educati assieme a lui, per la bellezza invece tutti coloro che l'hanno visto, per la forza fisica infine gli agoni sportivi, nei quali quello fu il più forte fra i coetanei. E quando divenne uomo, tutte queste virtù aumentarono insieme, e a queste si aggiunsero la virilità, oltre alla saggezza e alla rettitudine, e quest'ultime non moderatamente né come le altre, ma ciascuna in misura maggiore: infatti fu talmente superiore sia nelle virtù del corpo che in quelle dello spirito che i re di allora, ogni qual volta lo vedevano, erano colti dal timore e dallo spavento riguardo al governo, ritenendo che non fosse possibile che un uomo di tali qualità naturali trascorresse la vita da privato cittadino, e ogni qual volta ne osservavano le maniere, si affidavano completamente a lui, in modo da considerare, se anche un altro avesse osato commettere errori nei loro confronti, che loro, come difensore, avrebbero avuto Evagora.
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Per questi motivi, adirata, Gea si porta a Creta, nel tempo in cui di nascosto era incinta di Zeus; partorì Zeus nell’antro di Dicte. E lo affida, perché sia nutrito, a Curete e a tutte ninfe figlie di Melisseo, ad Adrastea ed a Ida. Queste dunque allevarono il bimbo col latte di Amaltea, poi i Cureti, che stavano in armi per proteggere il neonato, nell’antro percuotevano (sunκρούω) gli scudi con le lance in modo che Crono non sentisse i vagiti del bimbo. Rea, dopo aver avvolto in fasce una pietra, l’aveva data a Crono perché ingoiasse bimbo che aveva generato (come aveva fatto con gli altri figli). Appena Zeus diventò (aor. γίγνομαι) adulto, raggiunge Metis la compagna di Oceano, la quale dà a Crono, perchè la beva, una pozione, dopo la quale quello, costretto (agg. verbale di ἀναγκάζω), vomita prima la pietra, poi i fanciulli che aveva ingoiato: accaduto questo, Zeus divenne nemico (aor. ἐκφέρω) di Crono e dei Titani. (by Geppetto)
Altre versioni sul nostro sito con lo stesso titolo (diverse)
la nascita di Zeus di Sapheneia clicca qui
la nascita di Zeus di Triakonta clicca qui
la nascita di Zeus del libro i greci e noi clicca qui
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Il pianto di Serse Versione di greco di Erodoto
traduzione dal libro Euloghia pagina 330 numero 116
Ἐπεὶ δ᾽ ἐγένετο ἐν Ἀβύδῳ μέσῃ, ἠθέλησε Ξέρξης ἰδέσθαι πάντα τὸν στρατόν· καὶ προεπεποίητο γὰρ ἐπὶ κολωνοῦ ἐπίτηδες αὐτῷ ταύτῃ προεξέδρη λίθου λευκοῦ, ἐποίησαν δὲ Ἀβυδηνοὶ ἐντειλαμένου πρότερον βασιλέος, ἐνθαῦτα ὡς ἵζετο, κατορῶν ἐπὶ τῆς ἠιόνος ἐθηεῖτο καὶ τὸν πεζὸν καὶ τὰς νέας, θηεύμενος δὲ ἱμέρθη τῶν νεῶν ἅμιλλαν γινομένην ἰδέσθαι. Ἐπεὶ δὲ ἐγένετό τε καὶ ἐνίκων Φοίνικες Σιδώνιοι, ἥσθη τε τῇ ἁμίλλῃ καὶ τῇ στρατιῇ. 45. Ὡς δὲ ὥρα πάντα μὲν τὸν Ἑλλήσποντον ὑπὸ τῶν νεῶν ἀποκεκρυμμένον, πάσας δὲ τὰς ἀκτὰς καὶ τὰ Ἀβυδηνῶν πεδία ἐπίπλεα ἀνθρώπων, ἐνθαῦτα ὁ Ξέρξης ἑωυτὸν ἐμακάρισε, μετὰ δὲ τοῦτο ἐδάκρυσε. 46. Μαθὼν δέ μιν Ἀρτάβανος ὁ πάτρως, ὃς τὸ πρῶτον γνώμην ἀπεδέξατο ἐλευθέρως οὐ συμβουλεύων Ξέρξῃ στρατεύεσθαι ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα, οὗτος ὡνὴρ φρασθεὶς Ξέρξην δακρύσαντα εἴρετο τάδε. « Ὦ βασιλεῦ, ὡς πολλὸν ἀλλήλων κεχωρισμένα ἐργάσαο νῦν τε καὶ ὀλίγῳ πρότερον· μακαρίσας γὰρ σεωυτὸν δακρύεις ». Ὁ δὲ εἶπε « Ἐσῆλθε γάρ με λογισάμενον κατοικτεῖραι ὡς βραχὺς εἴη ὁ πᾶς ἀνθρώπινος βίος, εἰ τούτων γε ἐόντων τοσούτων οὐδεὶς ἐς ἑκατοστὸν ἔτος περιέσται ».
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Nascita e sviluppo della tragedia
versione di greco di Arisotele traduzione libro EULOGHIA
Γενομένη δ᾽ οὖν ἀπ᾽ ἀρχῆς αὐτο σχεδιαστικῆς (καὶ αὐτὴ καὶ ἡ κωμωιδία, καὶ ἡ μὲν ἀπὸ τῶν ἐξαρχόντων τὸν διθύραμβον, ἡ δὲ ἀπὸ τῶν τὰ φαλλικά, ἃ ἔτι καὶ νῦν ἐν πολλαῖς τῶν πόλεων διαμένει νομιζόμενα) κατὰ μικρὸν ηὐξήθη προαγόντων ὅσον ἐγίγνετο φανερὸν αὐτῆς· καὶ πολλὰς μεταβολὰς μεταβαλοῦσα ἡ τραγωιδία ἐπαύσατο, ἐπεὶ ἔσχε τὴν αὑτῆς φύσιν. Καὶ τό τε τῶν ὑποκριτῶν πλῆθος ἐξ ἑνὸς εἰς δύο πρῶτος Αἰσχύλος ἤγαγε καὶ τὰ τοῦ χοροῦ ἠλάττωσε καὶ τὸν λόγον πρωταγωνιστεῖν παρεσκεύασεν· τρεῖς δὲ καὶ σκηνογραφίαν Σοφοκλῆς. Ἔτι δὲ τὸ μέγεθος ἐκ μικρῶν μύθων καὶ λέξεως γελοίας διὰ τὸ ἐκ σατυρικοῦ μεταβαλεῖν ὀψὲ ἀπεσεμνύνθη, τό τε μέτρον ἐκ τετραμέτρου ἰαμβεῖον ἐγένετο.
Τὸ μὲν γὰρ πρῶτον τετραμέτρωι ἐχρῶντο διὰ τὸ σατυρικὴν καὶ ὀρχηστικωτέραν εἶναι τὴν ποίησιν, λέξεως δὲ γενομένης αὐτὴ ἡ φύσις τὸ οἰκεῖον μέτρον εὗρε· μάλιστα γὰρ λεκτικὸν τῶν μέτρων τὸ ἰαμβεῖόν ἐστιν. Σημεῖον δὲ τούτου· πλεῖστα γὰρ ἰαμβεῖα λέγομεν ἐν τῆι διαλέκτωι τῆι πρὸς ἀλλήλους, ἑξάμετρα δὲ ὀλιγάκις καὶ ἐκβαίνοντες τῆς λεκτικῆς ἁρμονίας
Nata dunque la tragedia all’inizio dall’improvvisazione (sia essa sia la commedia da quelli che guidavano il coro: la prima dal ditirambo, mentre la seconda dalle processioni falliche che ancor oggi sono rimaste in uso in molte città), crebbe un poco per volta, sviluppando gli autori quanto via via di essa si rendeva manifesto; e dopo aver subìto molti mutamenti si arrestò, poiché aveva conseguito la natura sua propria. Il numero degli attori Eschilo per primo portò da uno a due, diminuì l’importanza del coro e promosse il discorso parlato al ruolo di protagonista; il terzo attore e la pittura della scena furono poi opera di Sofocle. C’è ancora la grandezza: partendo da racconti brevi e da uno stile giocoso, perché si stava mutando da un originario genere satiresco, soltanto più tardi la tragedia acquistò un carattere serio, mentre il metro dal primitivo tetrametro si fece giambico. Inizialmente infatti si servivano del tetrametro per il fatto che la composizione era di tipo satiresco e più adatta alla danza, ma essendosi essa trasformata in recitazione il tipo di poesia individuò il metro appropriato; particolarmente vicino al parlato, tra i metri, è infatti il metro giambico; prova di questo: effettivamente nel dialogare gli uni con gli altri pronunciamo molti ritmi giambici, esametri invece poche volte e comunque uscendo dalla naturalezza del parlare.
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Orazio Coclite Versione di greco di Polibio Traduzione dal libro Euloghia
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Ὠράτιον λέγεται τὸν Κόκλην ἐπικληθέντα, διαγωνιζόμενον πρὸς δύο τῶν ὑπεναντίων ἐπὶ τῷ τῆς γεφύρας πέρατι τῆς ἐπὶ τοῦ Τιβέριδος, ἣ κεῖται πρὸ τῆς πόλεως, ἐπεὶ πλῆθος ἐπιφερόμενον εἶδε τῶν βοηθούντων τοῖς πολεμίοις, δείσαντα μὴ βιασάμενοι παρεισπέσωσιν εἰς τὴν πόλιν, βοᾶν ἐπιστραφέντα τοῖς κατόπιν, ὡς τάχος ἀναχωρήσαντας διασπᾶν τὴν γέφυραν. Τῶν δὲ πειθαρχησάντων, ἕως μὲν οὗτοι διέσπων, ὑπέμενε, τραυμάτων πλῆθος ἀναδεχόμενος, καὶ διακατέσχε τὴν ἐπιφορὰν τῶν ἐχθρῶν, οὐχ οὕτως τὴν δύναμιν ὡς τὴν ὑπόστασιν αὐτοῦ καὶ τόλμαν καταπεπληγμένων τῶν ὑπεναντίων διασπασθείσης δὲ τῆς γεφύρας, οἱ μὲν πολέμιοι τῆς ὁρμῆς ἐκωλύθησαν, ὁ δὲ Κόκλης ῥίψας ἑαυτὸν εἰς τὸν ποταμὸν ἐν τοῖς ὅπλοις κατὰ προαίρεσιν μετήλλαξε τὸν βίον, περὶ πλείονος ποιησάμενος τὴν τῆς πατρίδος ἀσφάλειαν καὶ τὴν ἐσομένην μετὰ ταῦτα περὶ αὐτὸν εὔκλειαν τῆς παρούσης ζωῆς καὶ τοῦ καταλειπομένου βίου.
Si tramanda che Orazio, detto Coclite, combattendo contro due nemici sull'estremità del ponte sul Tevere che giace dinanzi all'Urbe, non appena scorse la moltitudine di coloro che recavano soccorso ai nemici avanzare, giacchè temette che i nemici medesimi, incalzanti, irrompessero in città, gridò, voltosi indietro, che coloro che s'erano celermente ritirati spezzassero il ponte. Giacchè ubbidirono, finchè questi non ebbero spezzato il ponte, egli vi rimase sopra, subendo un gran numero di ferite, e bloccò l'assalto dei nemici, che avevano temuto non tanto la sua forza, quanto la sua resistenza e la sua audacia; spezzato che fu il ponte, da un lato ai nemici fu impedito l'assalto, dall'altro Coclite, gettatosi nel fiume completamente in armi, morì, secondo la sua volontà, giacchè diede maggior peso alla salvezza della patria ed alla gloria di cui egli si sarebbe ricoperto che alla vita presente ed a quella che abbandonava.