- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
ἐπειδὴ γὰρ αἱ νῆες αἱ ὑμέτεραι διεφθάρησαν καὶ τὰ πράγματα <τὰ> ἐν τῇ πόλει ἀσθενέστερα ἐγεγένητο, οὐ πολλῷ χρόνῳ ὕστερον αἵ τε νῆες αἱ Λακεδαιμονίων ἐπὶ τὸν Πειραιᾶ ἀφικνοῦνται, καὶ ἅμα λόγοι πρὸς Λακεδαιμονίους περὶ τῆς εἰρήνης ἐγίγνοντο. ἐν δὲ τῷ χρόνῳ τούτῳ οἱ βουλόμενοι νεώτερα πράγματα ἐν τῇ πόλει γίγνεσθαι ἐπεβούλευον, νομίζοντες κάλλιστον καιρὸν εἰληφέναι καὶ μάλιστ᾽ <ἂν> ἐν τῷ τότε χρόνῳ τὰ πράγματα, ὡς αὐτοὶ ἐβούλοντο, καταστήσασθαι. ἡγοῦντο δὲ οὐδὲν ἄλλο σφίσιν ἐμποδὼν εἶναι ἢ τοὺς τοῦ δήμου προεστηκότας καὶ τοὺς στρατηγοῦντας καὶ ταξιαρχοῦντας. τούτους οὖν ἐβούλοντο ἁμῶς γέ πως ἐκποδὼν ποιήσασθαι, ἵνα ῥᾳδίως ἃ βούλοιντο διαπράττοιντο. πρῶτον μὲν οὖν Κλεοφῶντι ἐπέθεντο ἐκ τρόπου τοιούτου. ὅτε γὰρ ἡ πρώτη ἐκκλησία περὶ τῆς εἰρήνης ἐγίγνετο καὶ οἱ παρὰ Λακεδαιμονίων ἥκοντες ἔλεγον ἐφ᾽ οἷς ἕτοιμοι εἶεν τὴν εἰρήνην ποιεῖσθαι Λακεδαιμόνιοι, εἰ κατασκαφείη τῶν τειχῶν τῶν μακρῶν ἐπὶ δέκα στάδια ἑκατέρου, τότε ὑμεῖς τε, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, οὐκ ἠνέσχεσθε ἀκούσαντες περὶ τῶν τειχῶν τῆς κατασκαφῆς, Κλεοφῶν τε ὑπὲρ ὑμῶν πάντων ἀναστὰς ἀντεῖπεν ὡς οὐδενὶ τρόπῳ οἷόν τε εἴη ποιεῖν ταῦτα
Quando la vostra flotta fu distrutta e la situazione della città si era fatta ormai disperata, dopo poco tempo giunsero al Pireo le navi spartane e contemporaneamente si svolgevano le trattative di pace con gli Spartani. In quel momento coloro che aspiravano a un cambiamento di regime in città ordivano le loro trame, convinti di avere a disposizione un'occasione perfetta, allora come non mai, per instaurare il governo che volevano Pensavano di non aver altro ostacolo alle loro mire che i capi della parte popolare, gli strateghi e i tassiarchi. Dunque volevano in qualche modo sbarazzarsi di loro, per poter più facilmente portare a termine i loro piani. Per prima cosa attaccarono Cleofonte2 in questo modo. Quando si tenne la prima assemblea sulla pace e gli inviati dei Lacedemoni esponevano le condizioni alle quali gli Spartani erano disposti a concluderla, se cioè fossero state abbattute le lunghe mura per dieci stadi da entrambe le parti, allora voi, Ateniesi, non tolleraste di sentir parlare di abbattimento delle mura, e Cleofonte, levatosi a nome di tutti voi, rispose che non era assolutamente possibile accettare quella condizione.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Benefici effetti dell'amicizia
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Eloghia n°15 pag. 89
Inizio: Φυσει γαρ εχουσιν οι ανθρωποι τα μεν φιλικα...
Fine: ...η δια πολεμου παντων κυριευειν.
TRADUZIONE
Gli uomini per natura hanno rapporti amichevoli, infatti hanno bisgono gli uni degli altri, e hanno compassione e collaborando si aiutano e comprendendo questo hanno gratitudine gli uni verso gli altri; (essi hanno però anche) sentimenti di aggressività, poiché considerano dunque le stesse cose belle e piacevoli combattono per queste ed essendo di pareri diversi si fronteggiano, e la rivalità e la rabbia (sono) elementi negativi; il desiderio di arricchirsi (è) cosa disdicevole, l'invidia (è) cosa esecrabile. Ma ugualmente attraverso tutte queste passioni (=cose) l'amicizia insinuandosi unisce tutte le persone buone e oneste. Infatti a causa della virtù preferiscono guadagnarsi il giusto senza lotta, piuttosto che tiranneggiare tutte le cose con la guerra; e possono, sebbene hanno fame e hanno sete, mettere in comune cibo e bevande senza sofferenza, e rallegrandosi per i piaceri sessuali si astengono tanto da non provocare quelli che non conviene (provocare). Possono dunque mettere in comune non solo le ricchezze in modo legale astenendosi dalla volontà di arricchirsi, ma anche sostenersi gli uni con gli altri; possono non solo disporre una contesa senza dolore ma anche essere disponibili gli uni con gli altri e impedire che l'ira prosegua fino all'essere causa di pentimento. Eliminano completamente l'invidia, rendendo i beni personali propri per gli amici, e ritenendo quelli degli amici propri.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
La volpe e il taglialegna VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro Euloghia
Ἀλώπηξ κυνηγοὺς φεύγουσα ὡς ἐθεάσατό τινα δρυτόμον, τοῦτον ἱκέτευσε κατακρύψαι αὐτήν. ὁ δὲ αὐτῇ παρῄνεσεν εἰς τὴν ἑαυτοῦ καλύβην εἰσελθοῦσαν κρυβῆναι. μετ' οὐ πολὺ δὲ παραγενομένων τῶν κυνηγῶν καὶ τοῦ δρυτόμου πυνθανομένων, εἰ τεθέαται ἀλώπεκα τῇδε παριοῦσαν, ἐκεῖνος τῇ μὲν φωνῇ ἠρνεῖτο ἑωρακέναι, τῇ δὲ χειρὶ νεύων ἐσήμαινεν, ὅπου κατεκρύπτετο. τῶν δὲ οὐχ οἷς ἔνευε προσσχόντων, οἷς δὲ ἔλεγε πιστευσάντων, ἡ ἀλώπηξ ἰδοῦσα αὐτοὺς ἀπαλλαγέντας ἐξελθοῦσα ἀπροσφωνητὶ ἐπορεύετο. μεμφομένου δὲ αὐτὴν τοῦ δρυτόμου, εἴγε διασωθεῖσα ὑπ' αὐτοῦ οὐδὲ διὰφωνῆς αὐτῷ ἐμαρτύρησεν, ἔφη· ἀλλ' ἔγωγε ηὐχαρίστησα ἄν σοι, εἰ τοῖς λόγοις ὅμοια τὰ ἔργα τῆς χειρὸς εἶχες. τούτῳ τῷ λόγῳ χρήσαιτο ἄν τις πρὸς ἐκείνους τοὺς ἀνθρώπους τοὺς χρηστὰ μὲν σαφῶς ἐπαγγελλομένους, δι' ἔργων δὲ φαῦλα δρῶντας.
Una volpe, inseguita dai cacciatori, vide un taglialegna e lo supplicò di nasconderla. Egli la invitò ad entrare nella sua capanna e ad appiattarvisi. Dopo non molto, giunsero i cacciatori e chiesero al taglialegna se avesse veduto passar di là una volpe. Quello dichiarò ad alta voce di non averla vista; ma intanto, con un cenno della mano, indicava loro il nascondiglio. I cacciatori non badarono ai suoi cenni, ma prestarono fede alle sue parole. Come li vide allontanarsi, la volpe uscì, e se ne andava senza dir parola, quando, con tono di rimprovero, il taglialegna le chiese se, dopo essere stata salvata da lui, non le testimoniava la sua riconoscenza nemmeno con una parola. E quella: "Non avrei mancato di ringraziarti>>, disse <
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
A volte l'abito ... fa il monaco
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Testo greco senza accenti facilitato
καταμαθειν δε του Κυρου δοκουμεν ως ου τουτω μονω ενομιζε χρηναι τους αρχοντας των αρχομενων διαφερειν, τω βελτιονας αυτω ειναι, αλλα και καταγοητευειν ωετο χρεναι αυτους. Στολην τε υουν ειλετο την Μηδικην αυτος τε φορειν και τους κοινωνας ταυτην επεισεν ενδυεσθαι: αυτη γαρ αυτω συγκρυπτειν εδοκει ει τις τι εν τω σωοματι ενδεες εχοι, και καλλιστους και μεγιστους επιδεικνυναι τους φορουντας: και γαρ τα υποδεματα τοιαυτα εχουσιν ευ οις μαλιστα λαθειν εστι και υποτιθεμενους τι, ωστε δοκειν μειζους ειυαι η εισι: και υποχριεσθαι δε τους οφθαλμους προιετο, ως ευφθαλμοτεροι φαινοιντο η εισι, και εντριβεσθαι, ως ευχροωτεροι ορωντο η πεφυκασιν. (. .). παντα δε ταυτα ωετο φερειν τις εις το δυσκαταφρονητοτερους φαινεσθαι τοις αρχομενοις.
Testo originale della versione con accenti
Καταμαθεῖν δὲ τοῦ Κύρου δοκοῦμεν ὡς οὐ τούτῳ μόνῳ ἐνόμιζε χρῆναι τοὺς ἄρχοντας τῶν ἀρχομένων διαφέρειν, τῷ βελτίονας αὐτῶν εἶναι, ἀλλὰ καὶ καταγοητεύειν ᾤετο χρῆναι αὐτούς. Στολήν τε γοῦν εἵλετο τὴν Μηδικὴν αὐτός τε φορεῖν καὶ τοὺς κοινῶνας ταύτην ἔπεισεν ἐνδύεσθαι· — αὕτη γὰρ αὐτῷ συγκρύπτειν ἐδόκει εἴ τίς τι ἐν τῷ σώματι ἐνδεὲς ἔχοι, καὶ καλλίστους καὶ μεγίστους ἐπιδεικνύναι τοὺς φοροῦντας· καὶ γὰρ τὰ ὑποδήματα τοιαῦτα ἔχουσιν ἐν οἷς μάλιστα λαθεῖν ἔστι καὶ ὑποτιθεμένους τι, ὥστε δοκεῖν μείζους εἶναι ἢ εἰσί· — καὶ ὑποχρίεσθαι δὲ τοὺς ὀφθαλμοὺς προσίετο, ὡς εὐοφθαλμότεροι φαίνοιντο ἢ εἰσί, καὶ ἐντρίβεσθαι, ὡς εὐχροώτεροι ὁρῷντο ἢ πεφύκασιν. (parte omessa nella versione: Ἐμελέτησε δὲ καὶ ὡς μὴ πτύοντες μηδὲ ἀπομυττόμενοι φανεροὶ εἶεν, μηδὲ μεταστρεφόμενοι ἐπὶ θέαν μηδενός, ὡς οὐδὲν θαυμάζοντες. ) πάντα δὲ ταῦτα ᾤετο φέρειν τι εἰς τὸ δυσκαταφρονητοτέρους φαίνεσθαι τοῖς ἀρχομένοις.
TRADUZIONE N. 1
Ci sembra di aver capito di Ciro che non in questo solo pensava che i capi si debbano distinguere dai sudditi, che lui abbia i migliori, ma anche riteneva che essi debbano ingannare. Egli preferì che il figlio indossi l’abito Medo e persuase i compagni che indossino questo: infatti gli sembrava questo aiuti a nascondere se qualcuno abbia un difetto nel corpo, e a rendere quelli che lo portano più belli e più importanti: e difatti tali calzari stanno bene ad essi e possono nascondere quelli che sottopongono qualcosa, così da sembrare essere più grandi di quello che sono: e permetteva di truccare gli occhi affinché apparissero gli occhi più belli di quello che sono e di essere imbellettati affiché vedessero gli aspetti più coloriti di quello che sono per natura. . Qualcuno riteneva che tutte queste cose conducevano ad apparire non più disprezzabili ai sudditi.
TRADUZIONE N. 2
Come crediamo di aver appurato, Ciro era convinto che i capi devono sapersi distinguere dai loro sottoposti non solo nel superarli bensì anche nella capacità di suggestionarli. Ecco perché scelse di indossare personalmente la veste meda13 e persuase i suoi dignitari a fare altrettanto (gli sembrava che questa sopravveste fosse adatta a dissimulare le eventuali imperfezioni del fisico conferendo la massima bellezza e statura a chiunque la indossasse; del resto portano calzature che consentono l'applicazione di impercettibili solette aggiuntive che li fanno sembrare più alti di quanto siano in realtà). Ammise inoltre che si truccassero gli occhi per esaltarne la bellezza e si imbellettassero la pelle per farla apparire più colorita del vero. (testo omesso della versione...Ebbe cura altresì che imparassero a non sputare e a non soffiarsi il naso in pubblico e anche a non voltarsi indietro alla vista di chicchessia, dando piuttosto a vedere di non potersi meravigliare di nulla... )Pensava che questa serie di misure avrebbe contribuito a incutere soggezione nei sudditi
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Temperanza di Socrate VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Euloghia
σίτῳ μὲν γὰρ τοσούτῳ ἐχρῆτο, ὅσον ἡδέως ἤσθιε, καὶ ἐπὶ τοῦτο οὕτω παρεσκευασμένος ᾔει ὥστε τὴν ἐπιθυμίαν τοῦ σίτου ὄψον αὐτῷ εἶναι· ποτὸν δὲ πᾶν ἡδὺ ἦν αὐτῷ διὰ τὸ μὴ πίνειν, εἰ μὴ διψῴη. εἰ δέ ποτε κληθεὶς ἐθελήσειεν ἐπὶ δεῖπνον ἐλθεῖν, ὃ τοῖς πλείστοις ἐργωδέστατόν ἐστιν, ὥστε φυλάξασθαι τὸ ὑπὲρ τὸν κόρον ἐμπίμπλασθαι, τοῦτο ῥᾳδίως πάνυ ἐφυλάττετο. τοῖς δὲ μὴ δυναμένοις τοῦτο ποιεῖν συνεβούλευε φυλάττεσθαι τὰ πείθοντα μὴ πεινῶντας ἐσθίειν μηδὲ διψῶντας πίνειν· καὶ γὰρ τὰ λυμαι- νόμενα γαστέρας καὶ κεφαλὰς καὶ ψυχὰς ταῦτ᾽ ἔφη εἶναι. οἴεσθαι δ᾽ ἔφη ἐπισκώπτων καὶ τὴν Κίρκην ὗς ποιεῖν τοιούτοις πολλοῖς δειπνίζουσαν· τὸν δὲ Ὀδυσσέα Ἑρμοῦ τε ὑποθημοσύνῃ καὶ αὐτὸν ἐγκρατῆ ὄντα καὶ ἀποσχόμενον τοῦ ὑπὲρ τὸν κόρον τῶν τοιούτων ἅπτεσθαι, διὰ ταῦτα οὐ γενέσθαι ὗν. τοιαῦτα μὲν περὶ τούτων ἔπαιζεν ἅμα σπουδάζων.
Qui trovi quella con lo stesso titolo di altri libri (testo greco diverso)
Prendeva infatti tanto cibo quanto ne mangiava con piacere e vi si accostava con tale disposizione da avere l'appetito come condimento; ogni bevanda era piacevole per lui perché beveva solo se aveva sete. E se mai invitato decideva di andare a un banchetto, si tratteneva con estrema facilità dal riempirsi oltre la sazietà, cosa che è molto difficile per i più. A quelli che non ne sono capaci consigliava di guardarsi da quelle vivande che spingono a mangiare anche se non si ha fame e a benere anche se non si ha sete; diceva infatti che esse sono dannose allo stomaca, alla testa, all'anima. E affermava scherzosamente di ritenere che Circe rendeva gli uomini porci facendoli banchettare con molte cose di questo genere e che Odisseo grazie all'avvertimento di Hermes e alla propria temperanza aveva saputo trattenersi dal toccare tali cibi e vendande oltre la sazietà. E perciò non era diventato un porco. Così si espirmeva su tali questieni, scherzando, ma con un fondo di serietà