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Nessuna privacy per gli uomini politici!
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
οὐ γὰρ ὧν λέγουσιν ἐν κοινῷ καὶ πράττουσιν οἱ πολιτευόμενοι μόνον εὐθύνας διδόασιν, ἀλλὰ καὶ δεῖπνον αὐτῶν πολυπραγμονεῖται καὶ κοίτη καὶ γάμος καὶ παιδιὰ καὶ σπουδὴ πᾶσα. τί γὰρ δεῖ λέγειν Ἀλκιβιάδην, ὃν περὶ τὰ κοινὰ πάντων ἐνεργότατον ὄντα καὶ στρατηγὸν ἀήττητον ἀπώλεσεν ἡ περὶ τὴν δίαιταν ἀναγωγία καὶ θρασύτης, καὶ τῶν ἄλλων ἀγαθῶν αὐτοῦ τὴν πόλιν ἀνόνητον ἐποίησε διὰ τὴν πολυτέλειαν καὶ τὴν ἀκολασίαν; ὅπου καὶ Κίμωνος οὗτοι τὸν οἶνον, καὶ Ῥωμαῖοι Σκιπίωνος οὐδὲν ἄλλο ἔχοντες λέγειν τὸν ὕπνον ᾐτιῶντο· Πομπήιον δὲ Μάγνον ἐλοιδόρουν οἱ ἐχθροί, παραφυλάξαντες ἑνὶ δακτύλῳ τὴν κεφαλὴν κνώμενον. ὡς γὰρ ἐν προσώπῳ φακὸς καὶ ἀκροχορδὼν δυσχεραίνεται μᾶλλον ἢ στίγματα καὶ κολοβότητες καὶ οὐλαὶ τοῦ λοιποῦ σώματος, οὕτω τὰ μικρὰ φαίνεται μεγάλα τῶν ἁμαρτημάτων ἐν ἡγεμονικοῖς καὶ πολιτικοῖς ὁρώμενα βίοις
TRADUZIONE n. 1
Gli uomini di governo non solo rendono conto delle cose che dicono e fanno in pubblico, ma viene indagata anche la loro cena, sia il letto che il matrimonio, sia i figli che tutta l'occupazione. Cosa infatti bisogna dire di Alcibiade, che relativamente al modo di vivere distrusse sia la sregolatezza che la rozzezza pur essendo uno stratego imbattibile e attivissimo (molto operoso) sia in politica che in tutte le cose, per via di altri suoi suoi rese svantaggiosa (inutile) la città a causa di una vita dispendiosa e dell'intemperanza? Quando anche questi di cimone consideravano causa il vino, e i Romani -che non hanno nient'altro da dire- il sonno. I nemici insultavano Pompeo Magno perché l'avevano sorpreso a grattarsi la testa con un dito solo. (avendo) infatti un neo e una verruca sul viso li detestava più che le macchie e le mutilazioni e i peli crespi del resto del corpo, per ciò i piccoli tra i difetti se visti in uomini atti a comandarte e ad amministrate la cosa pubblica sembrano grandi. .
traduzione n. 2
La gente, infatti, è curiosa di sapere non solo quello che fa o dice in pubblico (un uomo politico) ma anche cosa mangia, dove e con chi, quali sono i suoi amori, come va il suo matrimonio, qualunque fatto, insomma, sia esso frivolo o serio, che investa la sua sfera personale. Cosa dire di Alcibiade, che pur essendo un ottimo politico e invincibile come generale andò in rovina per l'indecorosa dissolutezza della sua vita privata? Né egli potè giovare alla propria città con le altre doti che pur possedeva, vista la sua sfrenata prodigalità. Gli Ateniesi rinfacciavano a Cimone di ubriacarsi, i Romani, che non avevano nulla da rimproverargli, accusavano Scipione di dormire troppo. Pompeo Magno, a sua volta, doveva sorbirsi le inscienze degli avver-sari politici perché era stato sorpreso a grattarsi la testa con un solo dito, come un effeminato. Se infatti un'efelide o una verruca sul volto indispongono più di qualsiasi macchia, cicatrice, o deformazione nelle altre parti del corpo, allo stesso modo anche i più piccoli difetti sembrano grandi quando attengono alla vita di uomini pubblici e di governo.
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L'origine dell'ambra
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Infatti molti, fra gli autori e gli scrittori, dicono che Fetonte, figlio del sole, mentre era nel periodo della fanciullezza, avesse persuaso il padre a cedergli il suo carro per un giorno. Dopo che gli fu concesso, (dicono) che Fetonte, mentre conduceva il carro, non fosse in grado di dominare le redini, e che i cavalli, disprezzando il giovane, avessero deviato dal percorso abituale, e che dapprima, planando attraverso il cielo, lo avessero bruciato e avessero dato origine a quella che ora è chiamata Via Lattea, in seguito a ciò, incendiata largamente gran parte del mondo, che avessero bruciato anche una non piccola porzione di terra. inoltre affermano che, per questa ragione, Zeus, adiratosi a causa dei fatti accaduti, avesse colpito con il fulmine Fetonte, e che avesse ripristinato il Sole sul suo cammino usuale. Dicono anche che, caduto Fetonte alla foce del fiume chiamato ora Pò, conosciuto anticamente con il nome di Eridano, le sorelle avessero pianto la sua morte(fine) con grande onore, e che, a causa di questo eccesso di dolore, la loro natura fosse mutata, diventando esse pioppi neri. tramandano poi che queste versino lacrime ogni anno nella stessa stagione, e che queste induritesi, si mutino in splendida Ambra, che è superiore in lucentezza a tutte le cose di ugual natura, e che è abituale in queste isole durante il lutto di quei giovaniche sono morti. Ma poiché tutti quelli che hanno narrato questa storia erano in errore e sono stati smentiti da ciò che è accaduto tempo dopo, bisogna prestare attenzione alla storia: infatti l'ambra è raccolta nell'isola precedentemente citata, viene poi portata dagli abitanti, nella terra di fronte, da dove viene poi trasportata verso i nostri luoghi, come è stato detto prima.
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Anche lui è Alessandro
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
In quel tempo, in realtà, essendo sorto tra le donne un grande grido e un lamento e fra la folla dei prigionieri un grido di dispiacere per la notizia, ed essendo stato emesso un gran lamento, essendo stato il dolore del re conosciuto presso le donne, mandò il giorno dopo Leonnato a far cessare il caos e per incoraggiare coloro presso Sisigambi a render chiaro poiché Dario vivesse (ancora), e Alessandro ebbe cura di loro, anche per ascoltare, poiché in mattinata vuole salutarle e mostrare la privata umanità delle azioni. Dunque i prigionieri desiderarono liberare dal lutto Alessandro che aspettava la divinità (il responso della), essendo accaduto un disperato successo completamente inaspettato. Allora il re di giorno, prendendo uno degli amici, mandò dalle donne Efestione, particolarente onorato. Avendo entrambi (Efestione e Alessandro) gli stessi abiti, ed eccellendo Efestione per grandezza (fisica) e bellezza, Sisigambi, nascostole chi era il re, si inchinò (davanti Efestione): avendole i servitori fatto un cenno e avendole mostrato con la mano ALessandro, SIsigambi, vergognatasi per l'ignoranza, si inchinò di nuovo ad Alessandro, ma il re, spostatosi/nascostosi, disse: ''non ti preoccupare: infatti questo anche è Alessandro".
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L'unico padrone dei greci è la legge
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Inizio: προς ταυτα Δεημαρητος λεγει...
fine: ...γενοιτο μεντοι κατά νοον τοι, βασιλευ
TRADUZIONE
Al che Demarato replicò: "Sovrano, già lo sapevo che dicendo la verità non ti avrei dato una risposta gradita; ma poiché mi hai costretto a parlare con la massima sincerità, ti ho detto come stanno le cose per gli Spartiati. Eppure sai bene quale affetto mi leghi a essi, che mi hanno privato dell'onore e delle dignità di mio padre e mi hanno reso un esule, un senza patria; e sai che fu tuo padre ad accogliermi, a darmi i mezzi per vivere e una casa. Non è plausibile che un uomo assennato respinga la benevolenza che gli mostrano, è naturale anzi il contrario, che l'accetti di buon cuore. Io non ti garantisco di essere in grado di affrontare né dieci uomini né due; dipendesse da me, non mi batterei nemmeno contro uno solo. Ma se vi fossi costretto o mi spingesse un grande cimento, fra tutti preferirei senz'altro combattere contro uno di questi uomini che pensano di valere ciascuno tre Greci. Così sono gli Spartani: individualmente non sono inferiori a nessuno, presi assieme sono i più forti di tutti. Sono liberi, sì, ma non completamente: hanno un padrone, la legge, che temono assai più di quanto i tuoi uomini temano te; e obbediscono ai suoi ordini, e gli ordini sono sempre gli stessi: non fuggire dal campo di battaglia, neppure di fronte a un numero soverchiante di nemici; restare al proprio posto e vincere, oppure morire. Se ti pare che queste mie siano tutte chiacchiere, d'ora in poi voglio tacere. Adesso ho parlato perché mi ci hai costretto. Comunque, sovrano, tutto accada secondo i tuoi desideri".
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La formica e lo scarabeo
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Inizio: θερους ωρα μυρμηξ...
fine: ...μεγιστα δυστυχουσι
TRADUZIONE
Nella stagione estiva la formica si aggirava per i campi, raccogliendo grano e orzo, e mettendolo in serbo come sua provvista per l’inverno. Lo scarabeo l’osservava e faceva gran meraviglie della sua eccezionale attività, perché essa s’affannava a lavorare proprio nella stagione in gli altri animali hanno tregua dalle loro fatiche e si danno alla bella vita. La formica non disse nulla, lì per lì; ma più tardi, quando sopraggiunse l’inverno, e la pioggia lavò via tutto lo sterco, lo scarabeo affamato andò da lei, scongiurandola di dargli un po’ da mangiare: “Oh scarabeo “, gli rispose quella, “il cibo non ti mancherebbe ora, se tu avessi lavorato allora, quando io m’affaccendavo e tu mi canzonavi”. Così coloro che nel momento dell’abbondanza non pensano al futuro, quando i tempi cambiano, debbono sopportare le più gravi sofferenze