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Ἡρακλῆς δὲ παρέρχεται εἰς Δελφοὺς καὶ ἐπερωτᾷ τὸν θεόν· λαμβάνει δὲ χρησμὸν τὸν δηλοῦντα ὅτι τοῖς θεοῖς δέδοκταιδώδεκα ἄθλους αὐτὸν τελεῖν προστάττοντος Εὐρυσθέως. ...
Ercole giunge a Delfi ed interroga il dio; ma egli ottiene un oracolo che indica che gli dèi hanno deciso che egli compia dodici fatiche, mettendolo agli ordini di Euristeo per portarle a compimento. Stando così i fatti (gen ass), Ercole cade in un grande sconforto infatti [non] riteneva per nulla degno della propria virtù essere sottomesso ad Euristeo, che era meschino e non obbedire a Zeus e padre e gli appariva empio ed incapace. Cadendo dunque egli (gen ass) in grande difficoltà, Era gli invia [la] follia; egli sopportando di malanimo con l'animo cade nella follia.
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Μετὰ τὸν γάμον σὺν Ηρακλεῖ, Μεγάρα παῖδας ἴσχει Θηριόμαχον καὶ Κρεοντιάδην. Βαδίζοντος δὲ Ἡρακλέους εἰς Ἅιδου ἐπὶ τὸν τοῦ κυνός ἆθλον, Λύκος τῶν Θηβῶν βασιλεὺς πειθόμενος Ἥρα καταστέφει...
Dopo il matrimonio con Eracle, Megara ha (ἴσχω) come figli Teriomaco e Creontiade. Mentre Eracle si reca nell'Ade per l'impresa del cane, Lico, re di Tebe, persuaso da Era, incorona (καταστέφω) i figli di Eracle per sacrificarli, infatti non credeva (οἴομαι) che egli sarebbe tornato. Ritornando, Eracle uccide lui e anche i suoi figli. Essendo reso folle da Era, uccide i propri (figli), scagliando frecce [contro di loro] come [se fossero] nemici. Stava per uccidere anche [suo] padre Anfitrione, se non l'avesse prevenuto Atena impedendoglielo (part pres κωλύω). Affliggendosi tutti insieme a lui (συλλυπέω, gen ass) e associandosi al [suo] lutto (συμπενθέω) rimaneva tranquillo (ἡσυχάζω) per molto tempo in casa, evitando (ἐκκλίνω) la confusione e anche gli incontri (ἀπάντησις -εως, ἡ) degli uomini. Ma alla fine, avendo il tempo placato (πραύνω, part aor) il [suo] dolore, ritenendo (κρίνω) di tollerare (ὑπομένω) i pericoli, giunge da Euristeo.
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Ταῦρος θαυμαστὸς ὑπὸ Ποσειδῶνος δῶρον δίδοται τῷ Μίνῳ ὅτι ὁ Μίνως τὸν θεὸν ἐν τιμῇ εἶχε. Ὁ δὲ ταῦρος καλὸς μὲν ἦν, ἄγριος δὲ καὶ μάλα ἐπικίνδυνος. Τὸ ζῷον ὑφ' Ηρακλέους ἁρπάζεται καὶ κομίζεται ἐκ Κρήτης εἰς τὴν Πελοπόννησον, ...
Viene donato da Poseidone a Minosse un toro straordinario perché Minosse aveva in onore il dio. Il toro era bello, ma anche selvaggio e molto pericoloso. L'animale viene catturato da Eracle e portato da Creta nel Peloponneso, a Tirinto. Eracle infatti compiva l'impresa su ordine dei Tirinzi, ed era una delle dodici fatiche. I Tirinzi lasciano immediatamente andare il toro: infatti ne hanno paura. Quando il toro di Tirinto viene lasciato andare nella pianura, fugge attraverso l'istmo di Corinto, poi nella terra Attica e nel demo di Maratona dell'Attica, dove spesso uccideva anche animali e uomini; con il tempo, veniva chiamato toro di Maratona. In seguito, Teseo eroicamente avvolge e cattura il toro e lo porta ad Atene; ad Atene, sacrifica l'animale ad Atena. Così libera l'Attica da un terribile pericolo.
(By Vogue)
Ulteriore proposta di traduzione
Un stupendo toro fu dato in dono a Minosse da Poseidone in quanto Minosse aveva in onore il dio. Il toro era, per un verso bello, per un altro feroce e pericoloso. L'animale viene catturato (ἁρπάζω) da Eracle e viene portato a Creta nel Peloponneso a Tirinto. Infatti Eracle eseguiva l'azione per ordine dei Tirinti ed era una delle dodici fatiche. Subito i Tirinti che infatti i Tirinti temevano. Immediatamente i Tirinti rimandavano via (ἀφίημι) libero il toro; infatti i Tirinti lo temevano. Appena lascia la pianura di Tirinto, il toro fugge lungo l'istmo di Corinto fino alla terra Attica verso gli abitanti (il popolo) di Maratona e lì spesso nel tempo stermina animali e uomini; prende il nome di toro di Maratona. Alla fine Teseo attacca (συμπλέκω) eroicamente il toro, lo doma, lo conduce ad Atene; in Atene sacrifica l'animale ad Atena. Così libera l'Attica dal terribile flagello.
(By Geppetto)
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Θησεὺς ὁ Αἰγέως, μετὰ τῶν ἠιθέων εἰς Κρήτην πλει· βούλεται γὰρ τὸν Μινώταυρον ἀναιρειν. Ἀφικνούνται δὲ εἰς Κρήτην. Αμέσως αυτού έρα ή του Μίνω κόρης Ἀριάδνη. Δίδωσιν αὐτῷ ἀγαθίδα μίτου καὶ κελεύει αὐτῷ ...
Teseo, figlio di Egeo, naviga verso Creta con i giovanotti (ἠίθεος). Vuole infatti uccidere il Minotauro. Giungono a Creta. Immediatamente la figlia di Minosse, Arianna, si innamora (έρα, ἐράω indic pres 3a sg) di lui. Gli dona un gomitolo di filo e gli ordina di legare (ἐκδέω) l'inizio del filo all'architrave della porta all'interno e di srotolare (ἀνελίσσω) il gomitolo (ἀγαθίς -ίδος) e di procederefino all'insenatura del Minotauro. Arianna gli ordina ancora di camminare indietro, dopo la morte del Minotauro e di riavvolgere il gomitolo. Il giovane fa così. Quindi Teseo prende Arianna e la fa salire sulla nave. Salpano con la sera.
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Μετὰ περιπετείας ἀναριθμήτους ὁ Ὀδυσσεὺς προσορμίζει εἰς τὴν Σικελίαν. Οἱ δ' ἑταῖροι τοῦ Ὀδυσσέως, ὠφελούμενοι ἐκ τοῦ ὕπνου τοῦ ἥρωος, κτείνουσι καὶ ἐσθίουσι τὰς ἱερὰς βοῦς τοῦ Ἡλίου βοσκομένας ἐκεῖ. ...
Dopo innumerevoli peripezie, Odisseo approda in Sicilia. I compagni di Odisseo, traendo vantaggio dal sonno dell'eroe, uccidono e mangiano le sacre mucche del Sole che pascolavano lì. Ma, il sacrilegio provoca ugualmente l'ira del dio. Durante il ritorno per mare, scoppia una tempesta che uccide l'equipaggio della nave; si salva solo Odisseo che approda naufrago sull'isola di Ogigia, dove abita la solitaria ninfa Calipso. L'isola di Ogigia si trovava (ἔκειτο, imperfκεῖμαι) come diceva Omero, nel "centro del mare"; in questo modo indicava che l'isola era lontana da qualsiasi terra abitata, così che nessuna nave approdava mai lì. La ninfa, che era sfinita dalla solitudine e che era innamorata nei confronti dell'eroe, teneva Odisseo con sé, desiderando che egli fosse suo marito (πόσις -ιος). Ma l'eroe viene liberato da Zeus dopo dieci anni; il dio infatti invia Ermes ad Ogigia per ordinare a Calipso di lasciar andare (ἀφίημι infin) immediatamente Odisseo libero a casa.
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