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DETTI DI ARISTOTELE VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE dal libro kata logon
TRADUZIONE
Interrogato su quale vantaggio rimane ai bugiardi disse: " qualora dicano la verità, di non essere creduti". Quando essendo rimproverato poiché diede l'elemosina a un uomo povero disse: " Non compiango il mondo, ma ma l'uomo. " Disse che le basi dell'educazione sono aspre, mentre il frutto è dolce. Interrogato su cosa fosse la speranza disse: " Il sogno di uno che è sveglio". Sugli uomini diceva che alcuni risparmiano cosi come se dovessero morire subito. Interrogato su cosa fosse un amico disse: " Una sola anima che abita in due corpi. ". "
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UNO STREPITOSO MIRACOLO NEL TEMPIO DELLA DIVINA ELENA
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Katà logon - pag. 271 n. 154
inizia: Τω ανδρι Αριστωνι ετυγκανε εουσα γυνη καλλιστη...
finisce cosi ...απο μεν δη ταυτης της ημερης μεταπεσειν το ειδος.
TRADUZIONE
All'uomo Aristone toccò in sorte una donna che era di gran lunga la più bella tra le donne a Sparta, divenuta bellissima da bruttissima, grazie a questi motivi. Infatti, la sua nutrice, vedendo che era brutta d'aspetto, e che era figlia di uomini felici, ritenne i genitori colpevoli di questa sventura ed escogitò questo un piano. Ogni giorno la portava al tempio di Elena, che si trova in una località chiamata Terapne, oltre il tempio di Febo, la nutrice, ogni volta che ve la portava, la collocava di fronte alla statua e supplicava la dea di allontanare la bambina dalla bruttezza. Si narra che una volta, alla nutrice di ritorno dal tempio apparve una donna, la quale mostrandosi le chiese che cosa portava in braccio e la nutrice rispose che portava una neonata, così la donna le chiese di mostrargliela, ma la nutrice si rifiutò, perché i genitori le avevano proibito di mostrarla a chiunque. La donna la invitò a mostrargliela, e la nutrice, vedendo che la donna ci teneva moltissimo a vederla le mostrò la bambina. La donna toccò la testa della bambina e disse che da sarebbe diventata la più bella tra le donne a Sparta, da quel momento l'aspetto cominciò a mutare.
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IL BACIO DI CLOE
VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista
TRADUZIONE dal libro kata logon n. 131 pagina 148
Οὐκέθ' ἡ Χλόη περιέμεινεν, ἀλλὰ τὰ μὲν ἡσθεῖσα τῷ ἐγκωμίῳ, τὰ δὲ πάλαι ποθοῦσα φιλῆσαι Δάφνιν, ἀναπηδήσασα αὐτὸν ἐφίλησεν, ἀδίδακτον μὲν καὶ ἄτεχνον, πάνυ δὲ ψυχὴν θερμᾶναι δυνάμενον. Δόρκων μὲν οὖν ἀλγήσας ἀπέδραμε, ζητῶν ἄλλην ὁδὸν ἔρωτος· Δάφνις δέ, ὥσπερ οὐ φιληθείς, ἀλλὰ δηχθείς, σκυθρωπός τις εὐθὺς ἦν καὶ πολλάκις ἐψύχετο καὶ τὴν καρδίαν παλλομένην κατεῖχε, καὶ βλέπειν μὲν ἤθελε τὴν Χλόην, βλέπων δ' ἐρυθήματι ἐπίμπλατο. Τότε πρῶτον καὶ τὴν κόμην αὐτῆς ἐθαύμασεν ὅτι ξανθή, καὶ τοὺς ὀφθαλμοὺς ὅτι μεγάλοι καθάπερ βοός, καὶ τὸ πρόσωπον ὅτι λευκότερον ἀληθῶς καὶ τοῦ τῶν αἰγῶν γάλακτος, ὥσπερ τότε πρῶτον ὀφθαλμοὺς κτησάμενος, τὸν δὲ πρότερον χρόνον πεπηρωμένος. Οὔτε οὖν τροφὴν προσεφέρετο πλὴν ὅσον ἀπογεύσασθαι· καὶ ποτόν, εἴ ποτε ἐβιάσθη, μέχρι τοῦ διαβρέξαι τὸ στόμα προσεφέρετο. Σιωπηλὸς ἦν ὁ πρότερον τῶν ἀκρίδων λαλίστερος, ἀργὸς ὁ περιττότερα τῶν αἰγῶν κινούμενος. Ἠμέλητο καὶ ἡ ἀγέλη· ἔρριπτο ἡ σῦριγξ· χλωρότερον τὸ πρόσωπον ἦν πόας θερινῆς.
TRADUZIONE
Cloe non attese un attimo di più, ma un pò perché le era piaciuto il complimento, un pò perché desiderava da un pezzo baciare Dafni, saltò in piedi e gli scoccò un bacio: da inesperta, certo, e senza alcuna arte, ma comunque già capace a infiammare l'animo di un uomo. Dorcone allora, turbato, si allontanò di corsa, cercando un'altra via per soddisfare il proprio desiderio. Quanto a Dafni, invece, non sembrava che lo avessero baciato, bensì morso: lì per lì se ne restava imbronciato, aveva frequenti brividi e tentava di controllare i sobbalzi del suo cuore. Desiderava guardare Cloe, ma quando lo faceva diventava paonazzo. Allora, per la prima volta, notò ammirato che i capelli di lei erano biondi, gli occhi grandi come quelli di una giovenca, il viso realmente più bianco persino del latte delle capre: era come se allora, per la prima volta, godesse del bene della vista e in precedenza fosse stato cieco. 4 Non portava cibo alla bocca se non tanto per assaggiare; se poi era costretto a bere, si limitava a bagnarsi le labbra. Era diventato taciturno, lui che prima chiacchierava più dei grilli, non aveva voglia di far niente, mentre di solito era più agitato delle sue capre. Anche il gregge veniva trascurato, il flauto gettato in un angolo. Il suo volto era più verde dell'erba in estate.
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Due orme di piedi
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Kata Logon n° 112 pag. 238
Inizio: Προελθόντες δέ όσον σταδίους τρεις...
Fine: ...ορωσι τα σημεια της Διονυσου επιδημίας.
TRADUZIONE
Essendo avanzati circa tre stadi dal mare attraverso la foresta, vediamo una stele fatta di bronzo, scritta con lettere greche, poco chiare e consumate, che dicevano: " Fino a qui, eracle e dionisio giunsero. " C'erano vicino anche due orme di piedi sopra una roccia, una più grande, l'altra minore. mi sembravano una di dionisio, l'altra più piccola di eracle, avendole adorate dunque proseguiamo. Vediamo non molto avanti che ci avviciniamo a un fiume che scorre vino ( dal quale scorre vino), il quale pricisamente è molto simile (a quello di ) Chio. Il fiume era abbondante e pieno così da poter essere anche navigabile in qualunque parte. Dunque tanto più noi ci avicinammo ad avere fiducia nella scritta sulla stele, vedendo i segni dell'arrivo di Bacco.
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Libertà e necessità
VERSIONE DI GRECO di Epitteto
TRADUZIONE dal libro kata logon (pag 419 n 323)
ῶν ὄντων τὰ μέν ἐστιν ἐφ' ἡμῖν, τὰ δὲ οὐκ ἐφ' ἡμῖν. ἐφ' ἡμῖν μὲν ὑπόληψις, ὁρμή, ὄρεξις, ἔκκλισις καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα ἡμέτερα ἔργα: οὐκ ἐφ' ἡμῖν δὲ τὸ σῶμα, ἡ κτῆσις, δόξαι, ἀρχαὶ καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα οὐχ ἡμέτερα ἔργα. καὶ τὰ μὲν ἐφ' ἡμῖν ἐστι φύσει ἐλεύθερα, ἀκώλυτα, ἀπαραπόδιστα, τὰ δὲ οὐκ ἐφ' ἡμῖν ἀσθενῆ, δοῦλα, κωλυτά, ἀλλότρια. μέμνησο οὖν, ὅτι, ἐὰν τὰ φύσει δοῦλα ἐλεύθερα οἰηθῇς καὶ τὰ ἀλλότρια ἴδια, ἐμποδισθήσῃ, πενθήσεις, ταραχθήσῃ, μέμψῃ καὶ θεοὺς καὶ ἀνθρώπους, ἐὰν δὲ τὸ σὸν μόνον οἰηθῇς σὸν εἶναι, τὸ δὲ ἀλλότριον, ὥσπερ ἐστίν, ἀλλότριον, οὐδείς σε ἀναγκάσει οὐδέποτε, οὐδείς σε κωλύσει, οὐ μέμψῃ οὐδένα, οὐκ ἐγκαλέσεις τινί, ἄκων πράξεις οὐδὲ ἕν, οὐδείς σε βλάψει, ἐχθρὸν οὐχ ἕξεις, οὐδὲ γὰρ βλαβερόν τι πείσῃ.