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ROMA è UN ESEMPIO DI COSTITUZIONE MISTA
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Katà logon
inizio: Ην μέν τρία μέρη τα κατουντα τηϛ πολιτείαϛ
fine: πλην ολιγον τινών.
TRADUZIONE
Tre erano gli organi dello stato che si dividevano il potere che ho citato in precedenza, così tutte le cose erano state preparate e regolate in modo uguale e apparentemente, per mezzo loro così che nessuno avrebbe potuto dire con sicurezza, nemmeno tra gli indigeni, se nel complesso il sistema politico fosse aristocratico, monarchico o democratico. Ed era naturale che andasse così. Infatti quando osserviamo l'autorità dei consoli alla fine sarebbe apparso che potesse essere un governo regale e monarchico. Quando invece osserviamo il senato sarebbe apparso che la costituzione romana fosse aristocratica. E se invece uno guardasse l'autorità del popolo sembrerebbe chiaramente democratica. Ciascuna forma di governo ha il potere sui quali ordinamenti statali e tuttora è così tranne alcuni casi.
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MUZIO SCEVOLA E PORSENNA
VERSIONE DI GRECO di Dionigi di Alicarnasso
TRADUZIONE dal libro Katà logon - pagina 330 numero 226
INIZIO: Και ο Μουκιος ουτε μεταβολη... FINE: ...και προς την σωτηριαν ανηκον σοι".
E Muzio, senza manifestare né col colorito della pelle né con l'ansia del volto colui che ha paura né provando nessun altro dei sentimenti che amano provare coloro che sono in procinto di morire, gli disse: "Io sono romano, e non di una stirpe di capitati per caso, e avendo voluto liberare la patria dalla guerra, giunsi al vostro accampamento come un disertore, desiderando di ucciderti; non ignorando dunque che a me tocca di morire, sia che abbia avuto successo o che mi sia ingannato nella speranza, preferendo compiacere a colei che ha fatto nascere la mia vita e lasciare una gloria immortale al posto del mio corpo mortale; avendo fallito nella mia speranza, ho ucciso il tuo segretario al posto tuo, cosa di cui non c'era affatto bisogno, indotto in errore dalla porpora, dal seggio e dagli altri simboli del potere. Ora non cerco di evitare la morte, alla quale mi condannai da me stesso, quando fui sul punto di muovermi all'impresa; se mi risparmi torture o altre violenze...
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L'essere giusto comporta soltanto degli svantaggi VERSIONE DI GRECO di Platone TRADUZIONE dal libro KATA LOGON e libro PHRONEMATA
Inizia con: "σκοπεισθαι δε ω ευηθεστατε σωκρατες ουτωσι χρη οτι δικαιος ανερ αδικου πανταχου ελαττον εχει. " Finisce con: "οταν μηδεν εθελη αυτοις υπηρετειν παρα το δικαιον τω δε αδικω παντα τουτωυ ταναντια υπαρχει. "
TRADUZIONE
Devi considerare, sciocco di un Socrate, che in ogni circostanza un uomo giusto ottiene meno di uno ingiusto. Innanzi tutto, nei contratti privati, quando due persone del genere si mettono in società, allo scioglimento del rapporto non troverai mai che il giusto possieda di più dell'ingiusto: possederà di meno; poi, nei rapporti con lo Stato, quando ci sono tributi da pagare, a parità di mezzi l'uomo giusto paga di più, l'altro di meno, quando invece c'è da prendere l'uno non ricava nulla, l'altro ricava molto. E nel caso ricoprano entrambi una carica, il giusto, anche se non gli capita nessun altro guaio, ubisce un danno negli interessi personali perché li ha trascurati e non ricava vantaggio dalla cosa pubblica per il fatto che è giusto, e oltre a ciò diviene inviso a familiari e conoscenti, se non è disposto a favorirli contro giustizia. All'ingiusto invece capita l'esatto contrario : mi riferisco, come dicevo poco fa, a chi sa imporsi sugli altri.
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ERATOSTENE SEDUCE LA MOGLIE DI EUFILETO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
Ἐγὼ γάρ, ὦ Ἀθηναῖοι, ἐπειδὴ ἔδοξέ μοι γῆμαι καὶ γυναῖκα ἠγαγόμην εἰς τὴν οἰκίαν, τὸν μὲν ἄλλον χρόνον οὕτω διεκείμην ὥστε μήτε λυπεῖν μήτε λίαν ἐπ᾽ ἐκείνηι εἶναι ὅ τι ἂν ἐθέληι ποιεῖν, ἐφύλαττόν τε ὡς οἷόν τε ἦν, καὶ προσεῖχον τὸν νοῦν ὥσπερ εἰκὸς ἦν. ἐπειδὴ δέ μοι παιδίον γίγνεται, ἐπίστευον ἤδη καὶ πάντα τὰ ἐμαυτοῦ ἐκείνηι παρέδωκα, ἡγούμενος ταύτην οἰκειότητα μεγίστην εἶναι· ἐν μὲν οὖν τῶι πρώτωι χρόνωι, ὦ Ἀθηναῖοι, πασῶν ἦν βελτίστη· καὶ γὰρ οἰκονόμος δεινὴ καὶ φειδωλὸς καὶ ἀκριβῶς πάντα διοικοῦσα· ἐπειδὴ δέ μοι ἡ μήτηρ ἐτελεύτησε, πάντων τῶν κακῶν ἀποθανοῦσα αἰτία μοι γεγένηται. ἐπ᾽ ἐκφορὰν γὰρ αὐτῆι ἀκολουθήσασα ἡ ἐμὴ γυνὴ ὑπὸ τούτου τοῦ ἀνθρώπου ὀφθεῖσα χρόνωι διαφθείρεται· ἐπιτηρῶν γὰρ τὴν θεράπαιναν τὴν εἰς τὴν ἀγορὰν βαδίζουσαν καὶ λόγους προσφέρων ἀπώλεσεν αὐτήν
lo, Ateniesi, dopo che decisi di sposarmi e presi moglie, per il resto del tempo mi comportavo in modo da non infastidirla, ma neanche in modo che dipendesse troppo da lei fare ciò che volesse. La sorvegliavo per quanto era possibile e prestavo attenzione come era naturale. Dopo che mi nacque un bambino, però, ormai mi fidavo e le affidai tutti i miei beni ritenendo che questo fosse il (egame d'affetto più profondo. Nei primi tempi, o ateniesi, lei era la migliore di tutte: infatti era abile animi nist rat rie e e parsimoniosa e abile nel gestire ogni cosa con attenzione, ma è quando mori mia madre, che morendo è diventata per me la causa di tutti i mali. Mia moglie, infatti, mentre seguiva il suo corteo funebre, notata da quest* uomo, con il tempo si lasciò sedurre: spiando infatti la serva che andava al mercato e rivolgendole proposte, riusci a corromperla.
Reazioni in Grecia alla notizia del fallimento della spedizione ateniese in Sicilia - versione greco
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REAZIONI IN GRECIA ALLA NOTIZIA DEL FALLIMENTO DELLA SPEDIZIONE ATENIESE IN SICILIA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
INIZIO: Τοΰ δ'επιγιγνομένου χειμώνος πρός τήν εκ τής Σικελίας
FINE: ως εικός παρέσεσθαι έμελλον
TRADUZIONE
Nell'inverno seguente, per la disastrosa conclusione dell'avventura ateniese in Sicilia, s'era sollevata in ogni angolo della Grecia una collettiva eccitazione: le potenze non allineate negli opposti blocchi si convincevano che anche senza attendere un appello diretto non era più tempo di conservarsi neutrali in quel conflitto; anzi urgeva affrettare la prima mossa e aggredire Atene, ciascuno ragionando che sarebbe stata ben presto la propria volta se gli Ateniesi, coronata con successo l'impresa siciliana, avessero potuto allargare le ambizioni. Le fasi conclusive della guerra, calcolavano tra loro, non potevano trascinarsi a lungo: e il personale intervento avrebbe fruttato la gloria. Per loro conto gli alleati spartani soffiavano anche più forte di prima sul fuoco del generale entusiasmo, sospirando d'ottenere, con un ultimo breve sforzo, sollievo dai propri annosi sacrifici. Ma il fermento più vivo ribolliva tra gli stessi sudditi ateniesi, risoluti a staccarsi, senza badare se all'atto fossero sufficienti le proprie forze: poiché la loro valutazione politica, resa faziosa da quella febbre generale, troncava in bocca ai corrieri ateniesi la protesta che, almeno per l'estate prossima, sarebbe bastata ad Atene l'energia per reggere e riprendersi. Da questa serie di elementi lo stato spartano ricavava vigore e confidenza: anzitutto prevedendo, come era del resto naturale e facile che i suoi alleati di Sicilia sarebbero accorsi all'inizio della primavera, forti di un grandioso armamento: essi, infatti disponevano della flotta che le necessità strategiche avevano imposto d'allestire, in appoggio alle divisioni terrestri.