- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: KATA LOGON - versioni greco tradotte
- Visite: 4
E' DIFFICILE AMMINISTRARE GLI AFFARI DELLO STATO RESTANDO ONESTI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon - pagina 393 numero 297
inizio σκοπουντι δ- μοι ταυτα τε και τους ανθροπους
fine πανθ παντως, τελευωντα ιλιγγιαν
TRADUZIONE
a me che osservavo queste cose e gli uomini che si occupano di politica, e le leggi e inoltre i costumi, quanto più osservavo e andavo avanti con gli anni, tanto più difficile sembrava che per me fosse giusto occuparmi di politica; (mi sembrava) infatti che non fosse possibile occuparsi di politica senza uomini cari e compagni fidati - i quali non era facile trovare esistenti (disponibili), infatti la nostra città non era più nei costumi e nelle occupazioni dei padri e era impossibile procurarsene altri nuovi con qualche facilità - le leggi scritte e i costumi erano rovinati e erano degenerati tanto straordinariamente a tal punto che io, all'inizio pur essendo pieno di entusiasmo per l'impegno nella politica, ora guardando ad essa e vendendola portata da una parte all'altra, alla fine fui preso da vertigini.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: KATA LOGON - versioni greco tradotte
- Visite: 5
LA SORTE ULTRATERRENA
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
TRADUZIONE
A questo proposito si racconta che quando uno è morto il suo demone che l'ha avuto in custodia durante la vita, ha l'incarico di condurre la sua anima in un luogo prestabilito, dove si raccolgono tutte le altre anime per essere giudicate. Da qui, spinte da colui che ha il compito di accompagnarle, esse vanno verso le dimore dell'Ade. Qui, una volta subita la sorte loro assegnata e trascorso un periodo di tempo stabilito, un'altra guida le conduce nuovamente verso la terra ma questo attraverso un vastissimo arco di tempo. È chiaro che il cammino non è come dice Telefo in Eschilo, il quale assicura che una strada diritta conduce all'Ade; e, invece, per me, essa non è né semplice, né una sola, perché, in tal caso, non ci sarebbe bisogno di guida e nessuno sbaglierebbe direzione, se così fosse. Pare, invece, che essa abbia molte diramazioni e biforcazioni; dico questo da quel che posso arguire dai sacrifici e dai riti che si fari qui sulla terra. Dunque, l'anima prudente e saggia segue la sua guida e non ignora il suo destino; quella che, invece, è legata bramosamente al corpo, come dissi prima, per lungo tempo, resta attratta violentemente al mondo sensibile e solo dopo molta resistenza e gran patimenti se ne distacca, trascinata a forza e a fatica dal demone che le è stato assegnato. Giunta, infine, dove sono le altre, impura com'è per le cattive azioni commesse, per nefande uccisioni o altri delitti del genere che fanno il paio con queste e son degni di anime simili, a quest'anima che tutti fuggono e scansano, nessuno vuol far da guida e da compagno di viaggio ed essa se ne va, così, errando disorientata, penosamente sola, fin quando non si sia maturato il prescritto ordine d'anni e, fatalmente, allora, non sia condotta nel luogo che le spetta. L'anima, invece, che ha trascorso una vita pura e sobria, trova gli dei a guida e compagni di viaggio e pone la sua dimora nel luogo che le si addice. Vi sono, poi, molti luoghi meravigliosi sulla terra che, peraltro, per natura e dimensione non è affatto come la credono quelli che son soliti parlarne: un tale, almeno, di questo m'ha convinto. »
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: KATA LOGON - versioni greco tradotte
- Visite: 4
L'ADDIO DI SOCRATE AI GIUDICI DOPO LA CONDANNA
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
TRADUZIONE
Anche voi, giudici, dovete essere fiduciosi e pensare che c'è una sola verità, non esiste male, per l'uomo moralmente retto, né in vita né dopo la morte, non c'è l'indifferenza da parte degli dei verso i suoi cari; anche questa mia sorte dunque non era diventata spontanea ma per me è necessario ciò, che morire e perire già è meglio per me delle preoccupazioni. Per questo nessuno mi ha mai allontanato il segno divino ed io certamente non sono poi tanto adirato con chi mi ha sentenziato contro, e con gli accusatori, anche se non fu certo questo il loro intento nell'accusarmi, ma il progetto di colpirmi; in questo, loro bisogna criticarli duramente. Ora ho un'ultima, unica preghiera: i miei figli, quando fioriranno castigateli voi, ateniesi, con le stesse torture di parole con cui vi torturavo io, nel caso vi diano l'impressione che il loro impegno vada ai soldi, o a qualche altro oggetto, prima e più che al migliorarsi. Se poi si illudono di essere qualcuno, e invece non sono nessuno, mordeteli, come io mordevo voi, perché s'impegnano in direzione errata, e pensano di volere qualcosa, ma sono inconsistenti. Ammesso che lo facciate, questo, allora vorrà dire che ho ricevuto da voi altri il giusto trattamento: io e i figli miei. Ma ormai è ora di partire : io verso la morte voi verso la vita. Chi di noi cammini ad una meta superiore, è buio per chiunque: non per il mio dio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: KATA LOGON - versioni greco tradotte
- Visite: 4
LE LEGGI PARLANO A SOCRATE
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
Testo greco per ricerca facilitata
INIZIO: αλλα ο Σωκρατες, πειθομενος ημιν τοις σοις
FINE: Αλλα μη σε πειση Κριτων ποιειν α λεγει μαλλον η ημεις.
Testo greco originale
Ἀλλ', ὦ Σώκρατες, πειθόμενος ἡμῖν τοῖς σοῖς τροφεῦσι μήτε παῖδας περὶ πλείονος ποιοῦ μήτε τὸ ζῆν μήτε ἄλλο μηδὲν πρὸ τοῦ δικαίου, ἵνα εἰς Ἅιδου ἐλθὼν ἔχῃς πάντα ταῦτα ἀπολογήσασθαι τοῖς ἐκεῖ ἄρχουσιν · οὔτε γὰρ ἐνθάδε σοι φαίνεται ταῦτα πράττοντι ἄμεινον εἶναι οὐδὲ δικαιότερον οὐδὲ ὁσιώτερον, οὐδὲ ἄλλῳ τῶν σῶν οὐδενί, οὔτε ἐκεῖσε ἀφικομένῳ ἄμεινον ἔσται. ἀλλὰ νῦν μὲν ἠδικημένος ἄπει, ἐὰν ἀπίῃς, οὐχ ὑφ' ἡμῶν τῶν νόμων ἀλλὰ ὑπ' ἀνθρώπων · ἐὰν δὲ ἐξέλθῃς οὕτως αἰσχρῶς ἀνταδικήσας τε καὶ ἀντικακουργήσας, τὰς σαυτοῦ ὁμολογίας τε καὶ συνθήκας τὰς πρὸς ἡμᾶς παραβὰς καὶ κακὰ ἐργασάμενος τούτους οὓς ἥκιστα ἔδει, σαυτόν τε καὶ φίλους καὶ πατρίδα καὶ ἡμᾶς, ἡμεῖς τέ σοι χαλεπανοῦμεν ζῶντι, καὶ ἐκεῖ οἱ ἡμέτεροι ἀδελφοὶ οἱ ἐν Ἅιδου νόμοι οὐκ εὐμενῶς σε ὑποδέξονται, εἰδότες ὅτι καὶ ἡμᾶς ἐπεχείρησας ἀπολέσαι τὸ σὸν μέρος. ἀλλὰ μή σε πείσῃ Κρίτων ποιεῖν ἃ λέγει μᾶλλον ἢ ἡμεῖς.
TRADUZIONE
Ma da’ ascolto, Socrate, a noi che ti abbiamo allevato: non dare ai figli, alla vita, a null’altro più valore che a ciò che è giusto, affinché al tuo arrivo nell’Ade tu possa richiamare tutto ciò in tua difesa, presso coloro che lì comandano. Il comportamento che non sembra qui a te (né ad alcuno dei tuoi amici) preferibile, né più giusto né più pio, certo non ti apparirà preferibile quando tu sia giunto lì. È vero che andandovi - se poi lo fai - patisci un’ingiustizia, ma non da parte di noi leggi bensì degli uomini. Se invece evadi così ignominiosamente, ricambiando offesa con offesa e male con male, trasgredendo i patti e gli accordi stretti con noi e facendo del male a chi meno dovresti (a te stesso, agli amici, alla patria, a noi), non solo ti attirerai finché vivi la nostra ostilità, ma anche le nostre sorelle laggiù, le leggi dell’Ade, non ti accoglieranno con benevolenza, sapendo che hai cercato, per quanto sta in te, di distruggerci. Insomma, non lasciarti persuadere dai consigli di Critone più che dai nostri”.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: KATA LOGON - versioni greco tradotte
- Visite: 4
SOCRATE BEVE LA CICUTA
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
Ο Κριτων ακουσας ενευσε τω παιδι πλησιον εστωτι. Και ο παις εξελθων και συχνον χρονον διατριψας ηκεν αγων τον μελλοντα δωσειν το φαρμακον, εν κυλικι φεροντα τετριμμενον ιδων δε ο Σωκρατης τον ανθρωπον· «Ειεν, » εφη, «ω βελτιστε, συ γαρ τουτων επιστημων, τι χρη ποιειν; ». «Ουδεν αλλο», εφη, «η πιοντα περιιεναι, εως αν σου βαρος εν τοις σκελεσι γενηται, επειτα κατακεισθαν και ουτως αυτο ποιησει». Και αμα ωρεξε την κυλικα τω Σωκρατεν και ος λαβων και μαλα ιλεως, ουδεν τρεσας ουδε διαφθειρας ουτε του χρωματος ουτε του προσωπου, αλλ' ωσπερ ειωθει, ταυρηδον υποβλεψας προς τον ανθρωπον· «Τι λεγεις», εφη, «περι τουδε του πωματος προς το αποσπεισαι τινι; Εςεστιν η ου; ». «Τοσουτον, » εφη, «ω Σωκρατες, τριβομεν, οσον οιομεθα μετριον ειναι πιειν». «Μανθανω», η δ' ος· «αλλ' ευχεσθαι γε που τοις θεοις εξεστι τε και χρη, την μετοικησιν την ενθενδε εκεισε ευτυχη γενεσθαι· α δη και εγω ευχομαι τε και γενοιτο ταυτη». Και αμ' ειπων ταυτα επισχομενος και μαλα ευχερως και ευκολως εξεπιεν.
TRADUZIONE
Udite queste parole, Critone fece un cenno allo schiavo che gli stava accanto. E lo schiavo, dopo essere uscito e aver aspettato per molto tempo, ritornò, portando con sè l’incaricato di somministrare la pozione, che portava il veleno già pestato nella tazza. Socrate, vedendo l’uomo, esclamò: “Bene. O buon uomo, tu che conosci tutta la procedura, dimmi, che cosa bisogna fare?”. L’uomo rispose: “Dopo aver bevuto, non devi fare nient'altro che camminare per la stanza, finché il peso del tuo corpo non si farà sentire pesante sulle tue gambe, dopodichè sdraiati, così il veleno farà effetto”. Mentre diceva questo, l’incaricato porse la tazza a Socrate. Ed egli, prendendola tra le mani con molta serenità, senza un tremito e senza che il suo volto mutasse né di colore né d’espressione, ma anzi, guardando l’uomo, come d'abitudine, con quei suoi occhi da toro, gli disse: “Che ne dici di fare una libagione a qualche dio con questa bevanda? E’ lecito o no?”. “Socrate” rispose quello “ne pestiamo giusto la quantità che noi riteniamo giusto per bere”. “Capisco”, ribattè Socrate “Ma è lecito e necessario pregare gli dei, affinché il passaggio da questo mondo all’altro sia assistito dalla buona sorte. Dunque questo io prego e così sia!”. Nel pronunciare queste parole, tenendo la coppa tra le mani, senza alcun timore e senza rimpianti, bevve la pozione.