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LA PESTE SI DIFFONDE AD ATENE
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Katà logon
INIZIO: Ηρξατο δέ το πρωτον ως λεγεται εξ Αιθιοπιας της υπερ Αιγυπτου
TRADUZIONE n. 1
Dapprima, a quanto si dice, incominciò in Etiopia, in quella terra oltre l'Egitto, poi discese anche in Egitto e in Libia e in molte regioni della terra del re. Nella città di Atene piombò improvvisamente, e dapprima contagiò gli uomini al Pireo, così che fu da loro sparsa la voce, che i Peloponnesiaci avevano gettato del veleno nei pozzi: però lì non vi erano ancora sorgenti. Poi raggiunse anche la parte alta della città, e già ne morivano molti di più. Si dica dunque riguardo a ciò che ciascuno sapeva secondo le sue conoscenze che fosse medico o no, da dove era naturale che questo malanno nascesse, e quali cause fossero capaci di un simile sconvolgimento e che ritiene di avere la forza di cambiare; io invece dirò ciò che era possibile, e secondo quali sintomi uno, se dopo un'attenta osservazione, non avrebbe mancato di riconoscere, sapendo in precedenza qualche cosa, se mai si sarebbe ammalato di nuovo, mostrerò quei sintomi, poiché io stesso ne fui affetto e vidi altri che ne erano ammalati.
traduzione n. 2
Il primo luogo in cui cominciò a manifestarsi fu, a quel che si dice, l'Etiopia, nella parte al di là (3) dell'Egitto, poi scese anche nell'Egitto, nella Libia e nella maggior parte del territorio del re. 2. Nella città di Atene piombò improvvisamente, e i primi abitanti che attaccò furono quelli del Pireo; e cosí tra essi si disse anche che i Peloponnesiaci avevano gettato veleni nei pozzi: là infatti non c'erano ancora fontane. Poi arrivò anche nella città alta (4), e da allora i morti aumentarono di molto. 3. Ora, sulla peste sia un medico sia un profano potranno parlare ciascuno secondo le sue conoscenze, dicendo da che cosa essa probabilmente abbia avuto origine e quali siano le cause di un tale sconvolgimento, cause che potrà considerare sufficienti a effettuare il mutamento di salute: io invece dirò in che modo si è manifestata e mostrerò i sintomi, osservando i quali, caso mai scoppiasse un'altra volta, si sarebbe maggiormente in grado di riconoscerla, sapendone in precedenza qualche cosa: io stesso ho avuto la malattia e io stesso ho visto altri che ne soffrivano.
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LA PIRATERIA NEI TEMPI PIù ANTICHI
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Katà logon
Minosse, il più antico tra quelli che conosciamo per tradizione orale, acquistò una flotta, mantenne il controllo del mare greco di allora per molto tempo e, dopo aver scacciato i Cari e aver nominato i suoi figli egemoni, prese il controllo delle isole Cicladi e colonizzò per primo molte di quelle terre; ripulì il mare greco dalla pirateria, come è giusto, per quanto era in suo potere, specialmente perché gli giungessero i tributi. Infatti, in tempi antichi i Greci e i barbari che vivevano in zone costiere o che abitavano le isole, siccome avevano cominciato a comunicare tra loro facendo spesso uso di navi, si dedicarono alla pirateria, essendo a capo di loro degli uomini molto abili, per lucro privato o per procurare cibo alle persone deboli, e qualora s’imbattessero in città sprovviste di mura o costituite da villaggi, le saccheggiavano e da questa attività si procuravano la maggior parte dei mezzi di sussistenza, in quanto questi fatti non costituivano nulla di indecoroso, ma anzi procuravano una certa rinomanza.
Traduzione n. 2
Minosse infatti fu il più antico ad avere una flotta e comandò quanto più possibile sul mare ellenico e comandò nelle isole cicladi e fu anche il primo a colonizzare moltissime isole. cacciati i cari e avendo reso capi io suoi figli: la pirateria, come sembra, distrusse dal mare quanto più era possibile. infatti anticamente i greci e coloro dei barbari che stavano presso il mare sulla terra ferma e quelli che abitavano nelle isole, dopo che ebbero cominciato sopratutto a trasportarsi con le navi reciprocamente si volsero verso la pirateria. sotto la guida di uomini che erano abilissimi, allo scopo di portare via il guadagno dei bottini, nutrire i più deboli e gettarsi davanti alle città non fortificare e quelle che erano abitate in villaggi, da qui ricavavano la maggior parte dei mezzi di vita non avendo ancora vergogna di questa azione ma considerandola sopratutto qualche cosa di buona fama.
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LE PROVOCAZIONI DI ATENE
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Katà logon
ταῦτα δὲ ξύμπαντα ὅσα ἔπραξαν οἱ Ἕλληνες πρός τε ἀλλήλους καὶ τὸν βάρβαρον ἐγένετο ἐν ἔτεσι πεντήκοντα μάλιστα μεταξὺ τῆς τε Ξέρξου ἀναχωρήσεως καὶ τῆς ἀρχῆς τοῦδε τοῦ πολέμου· ἐν οἷς οἱ Ἀθηναῖοι τήν τε ἀρχὴν ἐγκρατεστέραν κατεστήσαντο καὶ αὐτοὶ ἐπὶ μέγα ἐχώρησαν δυνάμεως, οἱ δὲ Λακεδαιμόνιοι αἰσθόμενοι οὔτε ἐκώλυον εἰ μὴ ἐπὶ βραχύ, ἡσύχαζόν τε τὸ πλέον τοῦ χρόνου, ὄντες μὲν καὶ πρὸ τοῦ μὴ ταχεῖς ἰέναι ἐς τοὺς πολέμους, ἢν μὴ ἀναγκάζωνται, τὸ δέ τι καὶ πολέμοις οἰκείοις ἐξειργόμενοι, πρὶν δὴ ἡ δύναμις τῶν Ἀθηναίων σαφῶς ἤιρετο καὶ τῆς ξυμμαχίας αὐτῶν ἥπτοντο. τότε δὲ οὐκέτι ἀνασχετὸν ἐποιοῦντο, ἀλλ' ἐπιχειρητέα ἐδόκει εἶναι πάσηι προθυμίαι καὶ καθαιρετέα ἡ ἰσχύς, ἢν δύνωνται, ἀραμένοις τόνδε τὸν πόλεμον.
TRADUZIONE
Questo complesso quadro di operazioni militari e politiche, di rapporti reciproci tra Greci e con popolazioni straniere, si estende nel periodo di cinquant'anni circa che corre tra la ritirata di Serse e l'esplosione di questa guerra. Furono anni per Atene d'intensa e fruttuosa attività espansiva con l'ampliamento e l'energica organizzazione dell'impero e un impulso vigoroso, all'interno, della sua potenza economica e militare. Gli Spartani avvertivano questa crescita pericolosa, ma non sapevano frapporvi che limiti e ostacoli di breve respiro. Preferivano in più occasioni, una politica di acquiescenza: non avevano mai avuto, neanche prima, la dote della fulmineità nel risolversi a una guerra. Occorreva in genere che vi fossero costretti, senza alternative: e in più fu un periodo difficile e inquieto per Sparta, sconvolta dalle sommosse civili. Ma alla fine la potenza d'Atene s'era imposta, rigogliosa e superba all'attenzione del mondo: perfino la sfera d'influenza e d'alleanza tradizionalmente legata a Sparta non era immune dai suoi attacchi. La situazione critica suggerì agli Spartani che la loro supina linea di condotta era ormai superata; si doveva sferrare, loro per primi, un'offensiva, gettarvi ogni energia e demolire, se fosse possibile, quella molesta e invadente potenza. Gli Spartani erano dunque giunti alla convinzione che i patti fossero stati violati e che la responsabilità ricadesse su Atene. Mandarono quindi una delegazione a Delfi, a interrogare l'oracolo, se la guerra rappresentasse per loro la scelta migliore. Corre voce che la risposta fosse concepita in questi termini: se avessero profuso nella guerra ogni sforzo, la vittoria era loro; per parte sua, il dio rivelò che li avrebbe assistiti in ogni caso, sia invocato, sia senza suppliche
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ALCIBIADE CALDEGGIA LA SPEDIZIONE IN SICILIA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Katà logon
ὁ μὲν Νικίας τοιαῦτα εἶπε, τῶν δὲ Ἀθηναίων παριόντες οἱ μὲν πλεῖστοι στρατεύειν παρῄνουν καὶ τὰ ἐψηφισμένα μὴ λύειν, οἱ δέ τινες καὶ ἀντέλεγον. ἐνῆγε δὲ προθυμότατα τὴν στρατείαν Ἀλκιβιάδης ὁ Κλεινίου, βουλόμενος τῷ τε Νικίᾳ ἐναντιοῦσθαι, ὢν καὶ ἐς τἆλλα διάφορος τὰ πολιτικὰ καὶ ὅτι αὐτοῦ διαβόλως ἐμνήσθη, καὶ μάλιστα στρατηγῆσαί τε ἐπιθυμῶν καὶ ἐλπίζων Σικελίαν τε δι' αὐτοῦ καὶ Καρχηδόνα λήψεσθαι καὶ τὰ ἴδια ἅμα εὐτυχήσας χρήμασί τε καὶ δόξῃ ὠφελήσειν. ὢν γὰρ ἐν ἀξιώματι ὑπὸ τῶν ἀστῶν, ταῖς ἐπιθυμίαις μείζοσιν ἢ κατὰ τὴν ὑπάρχουσαν οὐσίαν ἐχρῆτο ἔς τε τὰς ἱπποτροφίας καὶ τὰς ἄλλας δαπάνας: ὅπερ καὶ καθεῖλεν ὕστερον τὴν τῶν Ἀθηναίων πόλιν οὐχ ἥκιστα
TRADUZIONE n. 1
E Nicia disse queste cose, la maggioranza di quelli che si trovavano tra gli Ateniesi incoraggiava a fare una campagna militare e di non riaprire le votazioni, e alcuni si opponevano. Alcibiade, figlio di Clinia, incitava bramosamente verso la campagna militare, volendo sopraffare Nicia, in disaccordo con lui anche sul resto della condotta politica e poiché si ricordò di lui calunniosamente, sia desiderando soprattutto comandare sia sperando di ridurre in tal modo la Sicilia e Cartagine in suo potere e se avesse incontrato contemporaneamente il successo per ottenere ricchezze. Infatti poiché era stimato tra i cittadini, aveva desideri oltre la sua reale possibilità per l’allevamento dei cavalli e per altre sfarzose vaghezze; cosa che alla lunga abbatté, non cosa di pochissimo conto, la città di Atene.
traduzione n. 2
E Nicia disse queste cose, Tra gli Ateniesi saliti al palco i più incoraggiavano alla campagna, vietando di riesaminare la questione: poche le voci discordanti. Al progetto di spedizione si scaldava con più intenso slancio Alcibiade, figlio di Clinia, sia per il desiderio vivo di sopraffare Nicia, cui l'opponevano in materia di politica non poche altre divergenze, sia soprattutto per quell'allusione polemica dell'avversario nei suoi confronti. Ma ardeva in lui implacabile la passione del comando, con la speranza di ridurre in tal modo la Sicilia e Cartagine in suo potere. Giacché tra i cittadini godeva il seguito più largo, ma la sua febbre per l'allevamento dei cavalli e per altre sfarzose vaghezze lo travolgeva spesso oltre i limiti delle disponibilità familiari: particolare che col correre degli anni fu origine, non la meno importante, della disfatta ateniese.
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I FUNERALI DEI CADUTI
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
Traduzione dal libro Katà logon - pagina 262 numero 166
Ἐν δὲ τῷ αὐτῷ χειμῶνι Ἀθηναῖοι τῷ πατρίῳ νόμῳ χρώμενοι δημοσίᾳ ταφὰς ἐποιήσαντο τῶν ἐν τῷδε τῷ πολέμῳ πρώτων ἀποθανόντων τρόπῳ τοιῷδε. τὰ μὲν ὀστᾶ προτίθενται τῶν ἀπογενομένων πρότριτα σκηνὴν ποιήσαντες, καὶ ἐπιφέρει τῷ αὑτοῦ ἕκαστος ἤν τι βούληται· ἐπειδὰν δὲ ἡ ἐκφορὰ ᾖ, λάρνακας κυπαρισσίνας ἄγουσιν ἅμαξαι, φυλῆς ἑκάστης μίαν· ἔνεστι δὲ τὰ ὀστᾶ ἧς ἕκαστος ἦν φυλῆς. μία δὲ κλίνη κενὴ φέρεται ἐστρωμένη τῶν ἀφανῶν, οἳ ἂν μὴ εὑρεθῶσιν ἐς ἀναίρεσιν. ξυνεκφέρει δὲ ὁ βουλόμενος καὶ ἀστῶν καὶ ξένων, καὶ γυναῖκες πάρεισιν αἱ προσήκουσαι ἐπὶ τὸν τάφον ὀλοφυρόμεναι. τιθέασιν οὖν ἐς τὸ δημόσιον σῆμα, ὅ ἐστιν ἐπὶ τοῦ καλλίστου προαστείου τῆς πόλεως, καὶ αἰεὶ ἐν αὐτῷ θάπτουσι τοὺς ἐκ τῶν πολέμων, πλήν γε τοὺς ἐν Μαραθῶνι· ἐκείνων δὲ διαπρεπῆ τὴν ἀρετὴν κρίναντες αὐτοῦ καὶ τὸν τάφον ἐποίησαν.
TRADUZIONE
Gli Ateniesi nello stesso inverno con la tradizione patria celebrarono per conto dello stato i funerali dei primi morti in questa guerra in un modo di questo genere. Espongono le ossa dei defunti dopo aver costruito una tenda tre giorni prima, e ciascuno porta al proprio (parente) quello che vuole; e quando cè il corteo funebre, dei carri conducono bare di cipresso, una per ciascuna tribù; e ci sono dentro le ossa di quella tribù di cui ciascuno era. E viene trasportato un unico drappo vuoto steso per i dispersi che non sono stati ritrovati nella raccolta (dei morti). E partecipa al corteo chi vuole sia dei cittadini sia degli stranieri, e sono presenti le donne imparentate che si lamentano sulla sepoltura. Li collocano dunque nel monumento pubblico che si trova nel più bel quartiere della città, e sempre in quello sepelliscono quelli trasportati dalle battaglie, eccetto però i (caduti) a Maratona; di quelli invece, ritenendo eccezionale l'eroismo, fecero lì anche la sepoltura
- Nicia chiede aiuto ad Atene - Tucidide versione kata logon
- Vizi del potere monarchico e della democrazia - versione greco Erodoto katà logon
- Alcibiade sospettato della mutilazione delle Erme - Tucidide versione greco kata logon
- Nell'Atene di un tempo regnava la concordia sociale - versione greco Isocrate Katà logon