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Affetto di Alessandro per Bucefalo
versione greco da Arriano traduzione
libro anthropon odoi pag 56 n 42.
Inizio: Ὁ τοῦ Ἀλεζάνδρου ἴππος Βουκεφάλας ὀνομάζεται ἐπεὶ Fine: φυλάσσειν βουλόμενος μόλιν κτίζει καὶ Βουκεφάλαν ὀνομάζει
Il cavallo di alessandro viene chiamato Bucefalo poiché ha una chiazza bianca nella fronte come la testa del bue. Alessandro ama ardentemente (ha un amore ardente) per Bucefalo e lo recluta nelle milizie: il cavallo, forte e robusto, lavora sodo e affronta i pericoli insieme ad Alessandro e vuole essere montato da egli (da Alessandro) solo: rifiuta, infatti, altri cavalieri. Quando il cavallo fugge nella terra degli Ussi, in Asia, Alessandro proclama sul territorio: << Se non mi viene riportato il mio cavallo, è necessario che tutti gli Ussi muoiano>>. E il cavallo viene subito condotto da Alessandro. Quando Bucefalo, ormai vecchio, muore, per l'età e per la fatica, Alessandro, desideroso di conservare il ricordo del cavallo, fonda una città, e la chiama Bucefala.
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L'esempio dei maratonomachi versione greco Platone
Ἐν τούτῳ δὴ ἄν τις γενόμενος γνοίη οἷοι ἄρα ἐτύγχανον ὄντες τὴν ἀρετὴν οἱ Μαραθῶνι δεξάμενοι τὴν τῶν βαρβάρων δύναμιν καὶ κολασάμενοι τὴν ὑπερηφανίαν ὅλης τῆς Ἀσίας καὶ πρῶτοι στήσαντες τρόπαια τῶν βαρβάρων, ἡγεμόνες καὶ διδάσκαλοι τοῖς ἄλλοις γενόμενοι ὅτι οὐκ ἄμαχος εἴη ἡ Περσῶν δύναμις, ἀλλὰ πᾶν πλῆθος καὶ πᾶς πλοῦτος ἀρετῇ ὑπείκει. Ἐγὼ μὲν οὖν ἐκείνους τοὺς ἄνδρας φημὶ οὐ μόνον τῶν σωμάτων τῶν ἡμετέρων πατέρας εἶναι, ἀλλὰ καὶ τῆς ἐλευθερίας τῆς τε ἡμετέρας καὶ συμπάντων τῶν ἐν τῇδε τῇ ἠπείρῳ· εἰς ἐκεῖνο γὰρ τὸ ἔργον ἀποβλέψαντες καὶ τὰς ὑστέρας μάχας ἐτόλμησαν διακινδυνεύειν οἱ Ἕλληνες ὑπὲρ τῆς σωτηρίας, μαθηταὶ τῶν Μαραθῶνι γενόμενοι
Uno avrebbe dovuto proprio trovars iin questa situazione per comprendere quanto sono stati valorosi i Maratoneti quando hanno resistito all'impeto dei barbari stroncato l'alterigia di tutta l'Asia e innalzato per primi un trofeo sui barbari divenendo per gli altri guide e insegnando che la potenza dei Persiani non è invincibile anzi la supremazia di numero e di ricchezze cede di fronte alvalore. Io dunque sostengo che quegli uomini valorosi sono padri non solo dei nostri corpi ma della libertà nostra e di tutti quanti abitano in questo continente in effetti tenendo lo sguardo rivolto a quel fattoi Greci divenuti discepoli degli uomini dì Maratona anche nelle battaglie successive osarono esporsi al pericolo per la salvezza
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FETONTE versione greco Anthropon Odoi pagina 36 n°22
Φαεθων, ό τοῦ Ηλιου υιός, μειρακιον ετι εστιν αλλα τό τοῦ Ηλιου τεθριππον αγειν απαζ θελει, και τελος τόν θεόν πειθει. Οτε τῃ αμαξῃ τόν ουρανόν διατρεχει, ο νεανιας ουκετι ικανος εστιν τῶν ηνιων κρατειν (κρατεειν) και τους ιππους κατεχειν• οι δε γαρ τοῦ ηνιοχου ουκ αλεγουσιν. Οι ιπποι τήν αμαξαν εκτρεπουσιν από τοῦ ορθου δρόμου και τό μεν πρῶτον τόν ουρανόν εκπυρουσιν (εκπυροουσιν), επειτα δε συχνάς χώρας τῆς γῆς κατακαιουσιν. Διό ό Ζευς τῳ κεραυνῳ τόν νεανιαν καταφλεγει. Ο μεν Φαεθων πρός τας εκβολας τοῦ Παδου τοῦ ποταμου πιπτει• αι δε τοῦ μειρακιου αδελφαι τόν αδελφον επι τῃ δυστυχιᾳ οικτειρουσι και διά τήν τῆς λυπης υπερβολην τάς μορφας εις τάς αἳγειρους μεταλλασσουσιν.
Traduzione numero 1
Fetonte, il figlio del Sole, è ancora adolescente, ma vuole per una volta guidare la quadriga del Sole, e alla fine convince il dio. Allora col carro percorre il cielo, il ragazzo non è ancora capace di dominare le redini e di domare i cavalli; essi infatti non si curano dell’auriga. I cavalli deviano il carro dal linea retta del percorso e prima incendiano il celo poi brucia completamente numerosi regioni della terra. Per ciò Zeus con un fulmine distrugge col fuoco il ragazzo. Fetonte precipita presso le foci del fiume Po; le sorelle del giovinetto compiangono il fratello per la sventura e per la grandezza del dolore cambiano le gli aspetti in pioppi neri.
Traduzione numero 2
Fetonte, il figlio di Elio, è ancora un ragazzino ma vuole portare il carro del sole, e cerca di persuadere il dio all'attuazione. Quando attraversa il cielo con il carro, il giovane non è più in grado a tenere salde le briglie e controllare i cavalli: quelli infatti non si curano del nocchiero. I cavalli deviano il carro dalla giusta corsa e prima incendiano il cielo, poi bruciano molte regioni della terra. Perciò Zeus con il fulmine brucia il giovane. Fetonte per l'espulsione cade nel fiume Pado: le sorelle del ragazzino hanno pietà del fratello per la sventura e a causa dell'eccesso di dolore cambiano le forme in pioppi neri.
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Il cosmo e l'uomo versione greco e traduzione
Τά τῆς γῆς δῶρα, αι τοῦ ηλιου αυγαι, ή απειρος θαλάσσα, τά ψύχρα ρειθρα θαυμασια εισι τοῖς τοῦ ἃνθρώπου οφθαλμοῖς. Ο ἃνθρώπος δε θαυμαζει τόν τοῦ κόσμου ρυθμόν• ωσπερ θειᾳ προνοιᾳ οι τοῦ ενιαυτοῦ διαφόροι χρόνοι παρεχουσι γάρ καλην αμοιβην τοῦ θερμοῦ και τοῦ ψυχροῦ και τά σιτα εις τόν θερισμόν εκφερουσιν. Ουτως και ό ανθρωπος θαυμασιας εστι διά τήν ευταξίαν τῶν μελῶν• δυνατος γάρ εστι παντοῖα ἒργα διαπρασσειν. Μόνος δε εκ τῶν ζωῶν ό ανθρωπος εχει ου μόνον φωνήν, ἃλλά και γλῶσσαν και λόγους• και εν τῃ τοῦ ἃνθρώπου ψυχῃ εστιν ή αρχή τοῦ γιγνωσκειν και τοῦ εθελειν και τοῦ φιλειν (φιλεειν). Ωσπερ Σόφοκλης ό ποιητής λέγει• παντοῖα τά δεῖνα εστιν, ἃλλά τό δεινότατον ἃνθρώπος εστιν. .
I doni della terra, i raggi del sole, l’immenso mare, i freschi torrenti sono meravigliosi agli occhi dell’uomo. L’uomo si stupisce dell’ordine del cosmo (universo); come per prescienza divina i tempi differenti dell’anno producono infatti una bella alternanza di caldo e di freddo e producono il grano per la mietitura. Così anche l’uomo è una meraviglia per la disposizione regolare delle membra: infatti è capace di compiere lavori di ogni genere. Solo l’uomo tra gli esseri viventi ha non solo la voce, ma anche la parola e la facoltà di ragionare: e nell’anima dell’uomo c’è il principio di conoscere di volere e di amare. Così il poeta Sofocle dice: di ogni genere sono le cose straordinarie, ma la più straordinaria è l’uomo.
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Trattaviva con Seute versione greco di Senofonte
Μετὰ ταῦτα Ξενοφῶν μὲν ἡγεῖτο, οἱ δ᾽ εἵποντο. Νέων δὲ καὶ παρ᾽ Ἀριστάρχου ἄλλοι ἔπειθον ἀποτρέπεσθαι· οἱ δ᾽ οὐχ ὑπήκουον. Ἐπεὶ δ᾽ ὅσον τριάκοντα στάδια προεληλύθεσαν, ἀπαντᾷ Σεύθης. Καὶ ὁ Ξενοφῶν ἰδὼν αὐτὸν προσελάσαι ἐκέλευσεν, ὅπως ὅτι πλείστων ἀκουόντων εἴποι αὐτῷ ἃ ἐδόκει συμφέρειν. Ἐπεὶ δὲ προσῆλθεν, εἶπε Ξενοφῶν· « Ημεῖς πορευόμεθα ὅπου μέλλει ἕξειν τὸ στράτευμα τροφήν· ἐκεῖ δ᾽ ἀκούοντες καὶ σοῦ καὶ τῶν τοῦ Λακωνικοῦ αἱρησόμεθα ἃ ἂν κράτιστα δοκῇ εἶναι. ἢν οὖν ἡμῖν ἡγήσῃ ὅπου πλεῖστά ἐστιν ἐπιτήδεια, ὑπὸ σοῦ νομιοῦμεν ξενίζεσθαι. Καὶ ὁ Σεύθης ἔφη· « Ἀλλὰ οἶδα κώμας πολλὰς ἁθρόας καὶ πάντα ἐχούσας τὰ ἐπιτήδεια ἀπεχούσας ἡμῶν ὅσον διελθόντες ἂν ἡδέως ἀριστᾐητε. Ἡγοῦ τοίνυν, απεκρινατο ὁ Ξενοφῶν. »
Quindi Senofonte si mise alla testa e gli altri lo seguirono. Neone e altri emissari di Aristarco cercarono di convincerli a tornare indietro, ma i soldati non diedero ascolto. Quando avevano già percorso una trentina di stadi, Seute si fece loro incontro. Senofonte, come lo vide, lo invitò a venire avanti, perché il maggior numero di gente potesse udire ciò che ritiene utile dire. 8 Quando Seute si fu avvicinato, Senofonte gli rivolse la parola: "Ci dirigiamo dove l'esercito avrà modo di trovare cibo. Là presteremo un orecchio attento alle tue proposte e a quelle del Lacone e poi prenderemo il partito che ci sembrerà migliore. Se ora ci guiderai dove ci siano rifornimenti in grande abbondanza, faremo conto di aver stretto con te vincoli di ospitalità". E Seute: "Certo, conosco parecchi villaggi, l'uno vicino all'altro: lì non mancano viveri di alcun genere e distano quel tanto che basta per stuzzicarvi l'appetito". "Guidaci allora", disse Senofonte.