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LE RISORSE DI ATENE
versione greco traduzione libro Antropon odoi pagina 249 numero 288
Inizio : σκοπουντι δη μοι α επενοησα Fine : ευπρεπεστατα δε Θεοις αγαλματα
Dunque a me che osservando le cose che vidi mi è stato rivelato che la regione di Atene è stata per natura tale da fornire moltissime risorse. Affinchè si pensi che io dica ciò che è vero, per prima descriverò la morfologia dell'Attica. Poichè qui le stagioni sono mitissime anche le stesse cose ne testimoniano; e le cose che in altri luoghi non crescono qui producono frutti. Come la terra, anche il mare attorno alla regione è molto produttivo. E infatti gli dei offrono le cose buone nella stagione, e qui tutte queste cose cominciano prestissimo, e terminano tardissimo. La regione non solo ha alberi che fioriscono ma anche beni interni. Infatti il marmo è abbondante in questa regione da questo vengono ricavati templi bellissimi ornamenti splendidi in onore degli dei.
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Eracle a Gibilterra
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Antropon Odoi n. 289 pagina 250
INIZIO: Ὀ Ἡρακλης διεξερχομενος την ανυδρον. .
FINE: την Ιβηριααν εχειρωσατο
TRADUZIONE
Dopo aver attraversato il deserto della Libia ed essendosi imbattuto in una regione irrigata e produttiva, Eracle fondò una città mirabile in grandezza chiamata Ecatompili che chiamò così per il grande numero di porte di essa. La prosperità di questa città si è mantenuta sino ai nostri tempi più recenti nei quali i Cartaginesi dopo aver fatto una spedizione con truppe considerevoli e generali nobili contro essa e ne divenne padrona. Dopo aver attraversato buona parte della Libia, attraversò l'oceano presso Gadeira e pose delle colonne su entrambi i continenti. Navigando con lui una flotta, avendo attraversato la Spagna e essendosi imbattuto nei figli di Crisoare accampati con tre grandi eserciti, sottomise la Spagna dopo aver sconfitto in duello tutti comandanti.
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Antropon odoi pagina 161 numero 156
Un tale trombettiere con la tromba radunava (ἀγείρω) i soldati in battaglia.Fatto un giorno prigioniero dai nemici, essendo sul punto di essere giustiziato, gridava: «Uomini, non mi uccidete senza ragione ed inutilmente; a nessuno di voi infatti procuro danno: infatti al di fuori di questo bronzo, (ma) non ho armi». Quelli, irati, si rivolgevano a lui: «Ma proprio per questo sei il più perfido e ti sta bene morire: esecrabili infatti e meritevoli di punizione perciò sono quelli inducono gli altri di ciò che essi non osano fare. Così anche tu, non essendo capace di combattere, richiamavi tutti i soldati alla battaglia».Il racconto insegna che maggiormente sbagliano tanto coloro che incoraggiano i cattivi signori a fare del male quanto quelli stessi che fanno cose cattive.
Altra proposta di traduzione
Un trombettiere chiamava alla battaglia i soldati con la tromba. Catturato dai nemici ed in procinto di morire gridò: "Non uccidetemi, uomini, senza alcuna ragione: infatti non faccio torto a nessuno di voi: infatti al di fuori di questo bronzo non ho altre armi. " Quelli, irritati contro di lui replicavano: "Ma per questo sei alquanto ingiusto ed è meglio che tu muoia: sono vili e degni di castigo coloro che esortano gli altri a ciò e non hanno il coraggio di farlo da soli. Così anche tu, non avendo il coraggio di combattere chiami tutti i soldati alla battaglia". La morale insegna che peccano maggiormente coloro che inducono i sovrani malvagi ad agire male di coloro che agiscono male da sè.
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Antropon Odoi pagina 95 numero 73
Inizio: Έπει τό "Ιλιον ύπο τῶν Αχαῶιν ῃρεΐτο και έκαίετο, ...Fine: ίκετεσίας τής Ανδρομάχης ούκ ήκουον.
Dopo che Troia veniva distrutta e bruciata dagli Achei le donne soffrivano terribilmente nella dimora di Priamo per la distruzione e la paura. Taltibio, araldo degli Achei, bandiva i duri ordini dei vincitori. Difatti i comandati degli Achei volevano condurre in schiavitù le principesse Troiane; mentre Andromaca veniva assegnata a Neottolemo, Ecuba invece ad Achille, poi Cassandra ad Agamennone. ...
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CIRO A CUNASSA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Anthropon odoi
INIZIO: "Επαιανιζον τε οι Ελληνες και ηρχοντο αντιοι ερχεσθαι τοις πολεμιοις. "
FINE: "Κυρος δ'ορων τους Ελληνας νικωντας και διωκοντας, καιπερ ηδομενος και προσκυνουμενος ηδη ως βασιλευς υπò των αμφ'αυτον, ουκ εξηχθη διωκειν, αλλα επεμελειτο ο τι ποιησει βασιλευς. "
TRADUZIONE
I greci cantavano il peana e cominciavano ad avanzare contro i nemici. Subito anche i barbari si ritiraro e fuggono. E in questo luogo i Greci inseguivano con tutte le forza, gridavano gli uni agli altri di non correre ma di seguire la schiera. Sono portati dei carri alcuni tra i loro nemici altri tra i greci privi di aurighe; un tale c'è fu portato come sbalordito nell'ippodromo, ma sicuramente questo non soffrì nulla né nessun altro tra i greci nella battaglia eccetto chi diceva di esser stato colpito da una freccia al lato sinistro. Ciro vedendo che i greci vincevano e incalzavano, sebbene sia rallegrato e venerato già come un re da quelli intorno a lui, non fu indotto a incalzare ma si occupava di ciò che fa un re.