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Difesa degli oratori versione greco Isocrate
traduzione dal libro AGON pagina 304 n 224
<Χωρὶς δὲ τούτων, εἴπερ ἡ περὶ τοὺς λόγους δεινότης ποιεῖ τοῖς ἀλλοτρίοις ἐπιβουλεύειν, προσῆκεν ἅπαντας τοὺς δυναμένους εἰπεῖν πολυ-πράγμονας καὶ συκοφάντας εἶναι• ταὐτὸ γὰρ αἴτιον ἐν ἅπασιν ταὐτὸν πέφυκεν ἐνεργάζεσθαι. Νῦν δ' εὑρήσετε καὶ τῶν ἐν τῷ παρόντι πολιτευομένων καὶ τῶν νεωστὶ τετελευτηκότων τοὺς πλείστην ἐπιμέ-λειαν τῶν λόγων ποιουμένους βελτίστους ὄντας τῶν ἐπὶ τὸ βῆμα παριόντων, ἔτι δὲ τῶν παλαιῶν τοὺς ἀρίστους ῥήτορας καὶ μεγίστην δόξαν λαβόντας πλείστων ἀγαθῶν αἰτίους τῇ πόλει γεγενημένους, ἀρξαμένους ἀπὸ Σόλωνος. Ἐκεῖνός τε γὰρ προστάτης τοῦ δήμου καταστὰς οὕτως ἐνομοθέτησεν καὶ τὰ πράγματα διέταξεν καὶ τὴν πόλιν κατεσκεύασεν ὥστ' ἔτι καὶ νῦν ἀγαπᾶσθαι τὴν διοίκησιν τὴν ὑπ' ἐκείνου συνταχθεῖσαν• μετὰ δὲ ταῦτα Κλεισθένης ἐκπεσὼν ἐκ τῆς πόλεως ὑπὸ τῶν τυράννων, λόγῳ πείσας τοὺς Ἀμφικτύονας δανεῖσαι τῶν τοῦ θεοῦ χρημάτων αὑτῷ, τόν τε δῆμον κατήγαγεν καὶ τοὺς τυράννους ἐξέβαλεν καὶ τὴν δημοκρατίαν ἐκείνην κατέστησεν τὴν αἰτίαν τοῖς Ἕλλησιν τῶν μεγίστων ἀγαθῶν γενομένην•
A parte queste cose, se anche fa eloquenza su argomenti per cospirare contro i nemici, conveniva dire tutti quanti i possibili intrighi e di essere sicofanti; infatti questa è la disposizione della natura in tutti quanti di produrre questa colpa. Allora riconoscerete e tra gli oratori in questo momento e tra quelli che sono morti recentemente quelli che si sono presi una grandissima cura della eloquenza poiché sono molto bravi tra quelli presenti sulla tribuna, ancora tra gli antichi i migliori retori che ottennero una grandissima fama di parecchi benefici divenuti colpevoli per la città, essendo soggetti a Solone. Quello infatti essendosi messo a capo del popolo diede leggi e dispose gli affari di stato ed organizzò la città in maniera tale da essere ancora apprezzata il governo da lui stabilito; dopo questi fatti Clistene, che era stato cacciato dalla citta dai tiranni, avendo convito con l’eloquenza gli Anfizioni a prestargli il denaro del dio, ricondusse il popolo e scacciò i tiranni e ristabilì quella democrazia divenuta la causa dei più grandi benefici per i Greci
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Una vita lunga è davvero utile - versione di greco di Marco Aurelio traduzione dal libro Agòn numero 304 pag 385/386
inizio: Ουκί τουτο μόνον δει λογίζεσθαι, οτι καθ' εκάστην... fine: ... των πραγμάτων και την παρακολουθησιν προαπολήγειν
Non bisogna soltanto considerare il fatto che ogni giorno la vita si consuma e ne resta una parte sempre più piccola, ma anche il fatto che, se uno dovesse vivere più a lungo, rimarrebbe comunque un'incertezza: la sua facoltà mentale sarebbe ancora egualmente capace di comprendere le azioni e la teoria che tende alla concreta conoscenza delle cose divine ed umane? Se, infatti, comincerà a vaneggiare, non perderà - è vero - la facoltà di respirare, nutrirsi, ricevere impressioni, provare impulsi e così via: ma la facoltà di disporre di sé, la scrupolosa attenzione a tutti i punti del proprio dovere, l'analisi articolata dei fenomeni che si presentano, la valutazione stessa della necessità di porre ormai fine alla propria vita e quant'altro, analogamente, richiede un raziocinio ben esercitato, tutto ciò si spegne prima del resto. Bisogna quindi affrettarsi, non solo perché la morte si fa ad ogni istante più vicina, ma anche perché la capacità di intendere e di seguire la realtà si esaurisce prima della fine. Occorre far tesoro anche di osservazioni come questa: anche gli elementi accessori dei processi naturali possiedono qualcosa di gradevole e attraente. Per esempio, mentre il pane si cuoce alcune sue parti si screpolano e queste venature che vengono così a prodursi, e che in un certo senso contrastano con il risultato che si prefigge la panificazione, hanno una loro eleganza e un modo particolare di stimolare l'appetito. Ancora: i fichi pienamente maturi si presentano aperti. E nelle olive che dopo la maturazione sono ancora sulla pianta è proprio quell'essere vicine a marcire che aggiunge al frutto una speciale bellezza. E le spighe che si incurvano verso terra e la fronte grinzosa del leone e la bava che cola dalle fauci dei cinghiali e molte altre cose: a osservarle una per una sono lontane da un aspetto gradevole, e tuttavia, per il fatto di essere conseguenze di fatti naturali, contribuiscono ad abbellire e affascinano, al punto che se uno ha una sensibilità e una concezione più profonda di ciò che si produce nell'universo, non ci sarà quasi nulla, anche tra quanto avviene in subordine ad altri eventi, che non gli risulterà avere una sua piacevolezza.
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παντες γαρ ανθρωποι, ω βουλη, τα τοιαυτα ουξ υβρεως αλλα κενδρους... αναθεμευος δε ο βοηλατης ωχετο απαγων τα ξυλα
questa versione non è ancora stata tradotta PERCHE' NON ABBIAMO IL TESTO GRECO completo ma puoi richiederne immediatamente la traduzione nel nostro forum s.o.s versioni allegando alla tua richiesta una FOTO DELLA VERSIONE
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La concezione platonica di Poesia
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libroAgon pagina 253 numero 171
Ωσπερ οι κορυβαντιωντες ουκ εμφρονες οντες, ορχουνται, ουτω και οι μελοποιοι ουκ εμφρονες οντες τα καλα μελη ταυτα ποιουσιν, αλλ'επειδαν εμβωσιν εις την αρμονιαν και εις τον ρυθμον, βακχευουσι και κατεχομενοι, ωσπερ αι βακχαι αρυονται εκ των ποταμων μελι και γαλα κατεχομεναι, εμφρονες δε ουσαι ου, και των μελοποιων η ψυχη τουτο εργαζεται, οπερ αυτοι λεγουσι. λεγουσι γαρ δηπουθεν προς ημας οι ποιηται οτι απο κρηυων μελιρρυτων εκ Μουσων κηπων τινων και ναπων δρεπομενοι τα μελη ημιν φερουσιν ωσπερ αι μελιτται, και αυτοι ουτω πετομενοι· και αληθη λεγουσι. κουφον γαρ χρημα ποιητης εστιν και πτηνον και ιερον, και ου προτερον οιος τε ποιειν πριν αν ενθεος τε γενηται και εκφρων και ο νους μηκετι εν αυτῳ ενῃ· εως δ'αν τουτι εχῃ κτημα, αδυνατος πας ποιειν ανθρωπος εστι και χρησμῳδειν
TRADUZIONE
E come quelli che coribanteggiano, forsennati, ballano; cosí i poeti melici son fuori del sentimento quando fanno di queste odi belle, e, occupati di Dio, immantinente ch'eglino sono rapiti nell'armonia e nel ritmo, baccheggiano. E come le baccanti attingono dai fiumi miele e latte, mentre ch'elle sono in furia, savie no: cosí simigliantemente avviene entro l'anima dei poeti melici, come dicono essi medesimi. Imperocché dicono ch'eglino da melliflue fonti d'alcuni cotali giardini e boschetti delle Muse attingendo questi canti, ce li recano a noi, come le api; volando come le api. E dicono vero, però che il poeta è cosa leggiera, alata, sacra; e a niente egli è buono, se innanzi non è inspirato da Dio e non è in furore e non è la mente pellegrina da lui; imperocché insino a tanto che ha alcuno le potenze sue, non può poetare e vaticinare. E come non poeteggiano i poeti per magistero di arte e dicono molte belle cose, come tu sopra Omero, ma sí per divino fato; cosí solamente in quelle cose viene a bene ciascuno di loro, alle quali tratto egli è dalla Musa: chi ditirambi, chi encomii, chi ballate, chi canti epici, chi giambi; e in tutto l'altro egli è sciocco. E la ragione di nuovo dico ch'ella è ch'ei non fanno per arte tutte queste forme di poemi, ma sí bene per celestiale virtú; che se una sola sapesser fare per arte, fare anco saprebbero tutte le altre. E però Iddio, togliendo loro la mente, di loro si giova come di ministri; e cosí ancora degli oracolanti e divini vaticinatori; acciocché noi, udendoli, ci avvediamo che non essi dicono cosí mirabili cose, i quali sono fuori di mente, ma sí l'istesso Dio, il quale per loro bocca parla a noi. Chiara prova di ciò che io dico è Tinnico, il Calcidese; il quale mai non fe' alcuno canto che degno fosse di ricordanza, e il poema il quale è nelle bocche di tutti, e di tutti i canti quasi è il bellissimo, fu, come racconta ei medesimo, un trovamento delle Muse. E in questo specialmente par a me che abbia ciò mostrato Iddio a noi chiaramente, perché non istessimo in dubbio che non sono umane cose né di uomini questi belli poemi, ma sí divine e d'Iddii; e che niente altro sono i poeti, se non interpreti degl'Iddii, e che ciascuno inspirato è da quell'Iddio che l'ispira: e Iddio ciò mostrando manifestamente per il piú sciocco poeta ci cantò il canto piú bello. O non ti par che io dica il vero?
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Τοις μεν γαρ αλλοις οις εχομεν ουδην των αλλων ζοον διαφερομεν αλλα πολλων και τω ταχει και θ ρωμη και ταις αλλαις ευποριαις καταδεεστεροι τυγχανομεν οντες εγγενομενουζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρ δ' ημιν του πειθειν αλληλους και δηλουν προς ημας αυτους περι ων αν βουλητὡμεν ου μονον του Τηριωδως ζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρπερι των δικαιων και των αδικων και των αισχρων και των καλων ενομοθετησεν ων μη διαταχθεντων ουν αν οιοι τ' ημεν οικειν μετ'αλληλων. Τουτω και τους κακους εξελεγχομεν και τους αγαθους εγκωμιαζομεν. Δια τουτου τους τ' ανοητους παιδευομεν και τους φρονιμους δοκιμαζομεν το γαρ λεγειν ως δει του φρονειν ευ μεγιστον σημειον ποιυμεθα και λογος αγαθης και νομιμος και δικαιος ψυχης αγαθης και πιστης ειδωλον εστιν
Il logos promuove il progresso della civiltà
Versione di greco di Isocrate dal libro agon
Non che noi sormontiamo gli altri animali, ma ne stiamo loro al di sotto. Ma per esserci dato dalla natura di poterci persuadere l’un l’altro e significare scambievolmente quello che uno vuole, non tanto siamo potuti uscire della vita fiera e salvatica, ma iuniti insieme, noi ci abbiamo fabbricato le città e posto leggi e trovato arti, e brevemente in quasi tutte le nostre invenzioni e fatture siamo stati aiutati principalmente dalla favella. Questa ha prescritto e statuito del diritto e del torto, del vituperevole e dell’onesto, senza i quali ordini noi non potremmo vivere insieme. Con questa accusiamo e convinciamo i cattivi, e celebriamo i buoni. Per mezzo di questa addottriniamo i semplici, e conosciamo i sensati. Perciò il favellare a proposito e acconciamente è indizio di sensatezza certissimo fra tutti gli altri, siccome un parlar verace, legittimo e retto è immagine di un animo buono e leale. Com la favella disputiamo delle cose dubbie, discorriamo tra noi medesimi delle ignote. Perciòi argomenti stessi coi quali l’uno, parlando, persuade l’altro, si usano altresì quando l’uomo delibera in se medesimo delle cose proprie; ed eloquenti sono denominati quelli che sanno favellare nella moltitudine, avveduti poi si stimano coloro che più saviamente parlano con se stessi di quel che occorre. E a dire di questa facoltà in ristretto, nessuna opera che si faccia con ragione e senno, si fa senza intervento della favella, governatrice e regina di tutti gli atti e pensieri dell’uomo; e trovasi che chi più intendimento ha, più la suole usare. Di modo che quelli che si ardiscono mordere i precettori delle lettere e gli studiosi di quelle, non sono manco da avere in abbominazione che sieno coloro che offendono i templi degli immortali.