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"Ονος ϊππον μακαρίζει· ό δεσπότης γαρ τω μεν ϊππω τροφήν εις άφθονίαν δίδωσι, ό δε όνος λιμώττει. Έπει δε οι πολέμιοι εις την χώραν εισβάλλουσιν, ό δεσπότης συν τοις όπλοις τον ϊππον αναβαίνει και προς τους εχθρούς έλαύνεν ούτως ό μεν ίππος εις κινδύνους βαίνει, ό δε όνος έν τω σταθμω κατ'άσφάλειαν μένει. Έν τη μάχη όϊστός τον ϊππον βάλλει και μεθ' ημέρας τό ζφον θνήσκει. Έπει δέ ό oνος τόν τοΰ ϊππου θάνατου γιγνωσκει τοτε την γνωμην μεταλλασσει και τον εταιρον ταλανιζει. Ο μυθος δηλοι οτι ο μεν πλουτος πολλακις κινδυνους τε φθοραν φέρει, ή δέ πενία άσφάλειάν τε καΐ ήσυχίαν.
Un asino reputa beato un cavallo: infatti il padrone al cavallo da cibo in abbondanza mentre l'asino è affamato. Dopo che i nemici entrano nella regione, il padrone monta sul cavallo con le armi e lo conduce contro i nemici così il cavallo si trova nei pericoli mentre l'asino rimane in sicurezza nella stalla. Nella battaglia un dardo colpisce il cavallo e dopo qualche giorno l'animale muore. Dopo l'asino viene a conoscenza della morte del cavallo ed allora cambia opinione e commisera il compagno. La favola dimostra che la ricchezza spesso porta anche pericoli e rovina, la povertà, invece, sicurezza e tranquillità.
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Inizio: Ἀετὸς λαγωὸν ἐδίωκεν. ὁ δὲ ἐν ἐρημίᾳ τῶν βοηθησόντων ὑπάρχων, ... Fine: μὴ δύνασθαί ποτε ἑαυτὸν ἐκδικῆσαι
Un’aquila inseguiva una lepre (λαγώς - ώ, ὁ): questa in assenza di soccorritori disponibili, vedendo (aor. εἴδομαι) uno scarabeo, poiché lo riteneva il solo capace (di aiutarlo) lo supplicava. Questo, che gli faceva coraggio, come vide l’aquila che veniva vicino, scongiurava di non togliergli la sua protezione. E questa, disprezzando (ὑπεροράω) la piccolezza dello scarabeo divorò la lepre. Da allora, serbando rancore, continuava a spiare i nidi dell’aquila e, se talora questa ne generava uno, volando alto rotolava e fracassava le uova, fino a che del tutto afflitta, l’aquila cercava soccorso presso Zeus (è l’uccello sacro a Zeus) ed egli trovò (δέω un posto per lei per deporre in sicurezza la covata . Dopo averle ordinato (ἐπιτρέπω) di generare nelle pieghe delle vesti di Zeus stesso, lo scarabeo, ciò visto, fece una pallina di sterco, si alzò in volo (ἀναπέτομαι) e, venuto sopra le vesti di Zeus, lì la fece cadere. Zeus volendo scuotersi di dosso (ἀποσείομαι) lo sterco, si alzò (διανίστημι), si dimenticò (lλανθάνω) facendola cadere. Da allora dicono per vero che gli scarabei non fanno nidificare le aquile. Il racconto insegna che non si pensi di disprezzare qualcuno, perché nessuno é così incapace, una volta offeso, da non poter vendicarsi.(by Geppetto)
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Τον ιππον στρατιωτης, εως μεν καιρος του πολεμου εστι, κριθιζει, επει συνεργιαν εχει απο του ιππου εν ταις αναγκαις. Οτε δε ο πολεμος καταπαυεται, εις μεν δουλειας και φορτους ο ιππος υπουργει, αχυρα δε μονον αυτω ο δεσποτης διδωσι τροφην. Ως δε παλιν πολεμος εστι, και ο σαλπιγκτης το της μαχης σημειον διδωσι, τον ιππον χαλινοει ο δεσποτης και τα οπλα λαμβανει και επιβαινει. Ο δε καταπιπτει, επει ουκ εχει ρωμην. Λεγει δε τω δεσποτη· "Απελθε μετα των πεζον οπλιτων αρτι· συ γαρ αφ' ιππου εις ονον με μετεποιησας, και πως παλιν εξ ονου ιππον θελεις εχειν;". Εν καιρω αδειας των συμφορων ου δει επιλανθανεσθαι. (versione greco Esopo)
Un soldato nutre con orzo il cavallo finché è in guerra, per cui nella necessità ha la collaborazione dal cavallo. Come finisce la guerra il cavallo serve solo per lavori e carichi, il padrone gli dà soltanto paglia per nutrimento. Quando poi di nuovo è guerra e il trombettiere dà il segnale della battaglia, il padrone mette le briglie al cavallo e prende le armi e lo monta. Quello finisce per terra perché non ha forza. Dice al padrone: «Adesso parti (ἀπέρχομαι) pure con i fanti opliti: tu infatti da cavallo mi trasformasti in asino, e come pretendi di avere di nuovo un cavallo da un asino?». Nel tempo favorevole non bisogna che siano dimenticate le disgrazie. (by Geppetto)
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Ο Ερμης αμαξαν εμπιμπλησι ψευδολογιων τε και κακουργιων και απατων· την δε δια της γης ελαυνει και ταις χωραις του φορτιου μοιραν παραδιδωσιν. Αλλ'οτε ο Ερμης εις την των Περσων χωραν ηκει, κατα τυχην η αμαξα εις χαραδραν καταπιπτει και ρηγνυται. Τοτε δε οι Περσαι την εφ' αμαξη εμποριαν ταχεως αρπαζουσι και τον Ερμην περαιτερω προβαινειν κωλυουσιν. Διο οι Περσαι αει ψευδολογισται εισι και λησται· εν τη των Περων γλοττα γαρ ουκ εστι η αληθεια.
Ermes riempe un carro di menzogne e anche di malvagità e di inganni. Poi lo guida attraverso la terra e a ogni regione consegna una parte del carico. Ma quando Ermes giunge nella terra dei persiani, per caso il carro cade e si spezza. Allora i persiani velocemente saccheggiano la merce dal carro ed impediscono ad Ermes di precedere per più regioni. Perciò i persiani sempre sono bugiardi e ladri. : nella lingua dei persiani infatti non esiste la verità.
Verbi presenti nella versione
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Γάμοι τοῦ Ήλίου θέρους ύπῆρχον. πάντα τά μέν ζῷα ἒχαιρον έπί τούτῳ, οί δέ βάτραχοι ήγγάλλοντο μεγάλως έπί τῇ λαμπρᾷ τραπέζῃ τοῦ Ήλίου. Εἶς δέ έξ αύτῶν άναστενάζων πρός αύτούς έλεγεν· «Ώ άνόητοι και άμαθεῖς, εις τί άγαλλεσθε ώς επ’ άγαθῷ τινι προσδοκωμένῳ; Eί γάρ ό 'Ηλιος, μόνος ὣν ὒλην ἃπασαν και τήν γῆν καταφλέγειν δύναται, γαμῶν και παΐδα άνθόμοιον ποιῶν τί πάθος μή πάσχωμεν ήμεΐς; Λέγετέ μοι». Ό μῦθος δηλοί ὂτι οι τό φρόνημα κοΰφον εχοντες χαίρουσιν έπ’ άδήλοις.
Alle nozze del Sole entrava l’estate. Tutti gli animali gioivano per questo. Le rane esultavano grandemente alla splendida mensa del Sole. Una di loro piangendo diceva loro: « O stolti e ignari, per cosa esultate come per qualcosa che si attente di buono. Se infatti il Sole, essendo solo, può dare alle fiamme tutta la foresta e la terra, sposando e facendo un figlio simile quale pena noi non soffriamo? Ditemelo». La favola dimostra che coloro che hanno la mente leggera gioiscono per le cose oscure