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L'equità
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Επιεικης το τα αμαρτηματα και τα αδικηματα μη του ισου αξιουν, μηδε τα αμαρτηματα και τα ατυχηματα. Εστιν ατυχηματα μεν γαρ οσα παραλογα και μη απο μοχθηριας, αμαρτηματα δε οσα μη παραλογα και μη απο πονηριας, αδικηματα δε οσα μητε παραλογα απο πονηριας τε εστιν. τα γαρ δι 'επιθυμιαν απο πονηριας. Και το τοις ανθρωπινοις συγγιγνωοσκειν επιεικες. Και το μη προς τον νομον αλλα προς την νομοθετην, και μη προς τον λογον αλλα προς την διανοιαν του νομοθεου σκοπειν, και μη προς την πραξιv αλλα προς την προαιρεσιν, και μη προς το μερος αλλα προς το ολον, μηδε ποιος τις νυν, αλλα ποιος τις νυν ην αει η ως επι το πολυ. και το μνημονευειν μαλλον ων επαθεν αγατων η κακων, και αγαθων ων επαθε μαλλον η ων εποιησεν. και το ανεχεσθαι αδικουμενον. και το μαλλον λογῳ εθελειν κρινεσθαι η εργῳ. Και το εις διαιταν μαλλον η εις δικην βουλεσθαι ιεναι. ο γαρ διαιτητης ευρεθη, οπως το επιεικες ισχυῃ.
TRADUZIONE
E' equo il non considerare alla pari gli errori e le colpe, e neppure gli errori e le sventure. Le sventure sono quelle che sono impreviste e non provengono da malvagità, gli errori sono quelli che non sono imprevisti e non provengono da cattiveria, mentre le colpe sono quelle che neppure sono impreviste e provengono da cattiveria. Ed è equo (giusto) (verosimile) provare condiscendenza (comprensione) per le situazioni umane. E anche guardare non alla legge, ma al legislatore, e non alla norma, ma all'intenzione del legislatore, non al fatto, quanto all'intenzione, non alla parte, ma al tutto, e neppure com'è uno ora, ma come è stato sempre o per la maggior parte del tempo. E ricordare più i beni che i mali che ha provato, e i beni che ha provato più di quelli che ha compiuto. E poi il sopportare ciò che viene compiuto come ingiusto. E poi voler essere giudicato più con la ragione che coi fatti; e poi volere andare più verso l'arbitrato che verso il processo; l'arbitro infatti mira all'equità, il giudice invece alla legge; e per questo è stato inventato l'arbitro, affinché prevalga l'equità.
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L'istinto imitativo è connaturato nell'uomo
Versione greco Aristotele traduzione
libro l'Abbraccio di Dafne e libro l'ordine delle parole
Ἐοίκασι δὲ γεννῆσαι μὲν ὅλως τὴν ποιητικὴν αἰτίαι δύο τινές, καὶ αὗται φυσικαί. Τό τε γὰρ μιμεῖσθαι σύμφυτον τοῖς ἀνθρώποις ἐκ παίδων ἐστί (καὶ τούτωι διαφέρουσι τῶν ἄλλων ζώιων ὅτι μιμητικώτατόν ἐστι καὶ τὰς μαθήσεις ποιεῖται διὰ μιμήσεως τὰς πρώτας) καὶ τὸ χαίρειν τοῖς μιμήμασι πάντας. Σημεῖον δὲ τούτου τὸ συμβαῖνον ἐπὶ τῶν ἔργων· ἃ γὰρ αὐτὰ λυπηρῶς ὁρῶμεν, τούτων τὰς εἰκόνας τὰς μάλιστα ἠκριβωμένας χαίρομεν θεωροῦντες, οἷον θηρίων τε μορφὰς τῶν ἀτιμοτάτων καὶ νεκρῶν. Αἴτιον δὲ καὶ τούτου, ὅτι μανθάνειν οὐ μόνον τοῖς φιλοσόφοις ἥδιστον ἀλλὰ καὶ τοῖς ἄλλοις ὁμοίως, ἀλλ᾽ ἐπὶ βραχὺ κοινωνοῦ[σιν αὐτοῦ. Διὰ γὰρ τοῦτο χαίρουσι τὰς εἰκόνας ὁρῶντες, ὅτι συμβαίνει θεωροῦντας μανθάνειν καὶ συλλογίζεσθαι τί ἕκαστον, οἷον ὅτι οὗτος ἐκεῖνος· ἐπεὶ ἐὰν μὴ τύχηι προεωρακώς, οὐχ ἧι μίμημα ποιήσει τὴν ἡδονὴν ἀλλὰ διὰ τὴν ἀπεργασίαν ἢ τὴν χροιὰν ἢ διὰ τοιαύτην τινὰ ἄλλην αἰτίαν.
In generale due sembrano essere le cause che hanno dato origine all’arte poetica, e tutte e due naturali. Ed infatti in primo luogo l’imitare è connaturato agli uomini fin da bambini, ed in questo l’uomo si differenzia dagli altri animali perché è quello più proclive ad imitare e perché i primi insegnamenti se li procaccia per mezzo dell’imitazione; ed in secondo luogo tutti si rallegrano delle cose imitate. Prova ne è quel che accade in pratica, giacché cose che vediamo con disgusto le guardiamo invece con piacere nelle immagini quanto più siano rese con esattezza, come ad esempio le forme delle bestie più ripugnanti e dei cadaveri. La ragione poi di questo fatto è che l’apprendere riesce piacevolissimo non soltanto ai filosofi ma anche agli altri, per quanto poco ne possano partecipare. Per questo infatti si rallegrano nel vedere le immagini, perché succede che a guardarle apprendono e ci ragionano sopra riconoscendo ad esempio chi è la persona ritratta; se poi càpita che non sia stata vista prima, non sarà in quanto cosa imitata che procura il piacere ma per l’esecuzione, per il colore o per un altro motivo di questo genere.
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L'uso della ricchezza
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Kata logon
Kαί πλούτω δη χρήσεται άριστα ο εχων την περί τα χρηματα άρετήν ουτος δ εστίν έλευθέριος χρησις δ ειναι δοκεϊ χρημάτων δαπάνη καί δόσις ή δε ληψις καί ή φυλακή κτήσις μάλλον διό μάλλόν ιο εστι του έλευθερίου το διδόναι οις δεϊ η λαμβάνειν μ οθεν δεϊ καί μη λαμβάνειν όθεν ου δεϊ της γαρ άρετής μάλλον το ευ ποιεϊν η το ευ πασχειν καί τά καλά πράττειν μάλλον η τά αισχρά μη πράττειν ούκ άδηλον δ ότι τη μεν δόσει επεται το ευ ποιεϊν καί το καλά πράττειν τη δε λήψει το ευ πάσχειν η μη αίσχροπραγεϊν καί η χάρις τω διδόντι ου τψ μη λαμβάνοντι καί ο επαινος δε μάλλον καί ρφον δε το μη λαβεϊν τοϋ δοϋναι τό γάρ οίκεϊον ηττον προίεν ται μάλλον η ου λαμβάνουσι τό αλλότριον καί ελευθέριοι δε λέγονται οι διδόντες οι δε μη λαμβά α _ ι νοντες ούκ εις ελευθεριότητα επαινουνται άλλ ούχ ηττον εις δικαιοσύνην οι δέ λαμβάνοντες ουδ επαινουνται πάνυ φιλοϋνται δε σχεδόν μάλιστα οι έλευθέριοι των άπ αρετής ωφέλιμοι γάρ τοϋτο δ έν τη δόσει αϊ δε κατ αρετήν πράξεις καλαί καί του καλοϋ ενεκα καί 6 έλευθέριος ουν δώσει τοϋ καλου ϊνεκα καί ορθώς οίς γάρ δει καί όσα καί ότε καί τάλλα όσα επεται τη όρθι δόσει.
TRADUZIONE
Ora, la ricchezza appartiene alle cose di cui si fa uso, e di ciascuna cosa fa l’uso migliore colui che ne ha la virtù relativa: dunque, anche della ricchezza farà il migliore uso possibile chi ha la virtù relativa ai beni materiali; e costui è l’uomo liberale. Ma l’uso dei beni materiali si ritiene che consista nello spendere e nel donare, mentre il prenderli e il custodirli sono piuttosto un possesso. Perciò è più proprio dell’uomo liberale il donare a chi si deve che non il prendere di dove si deve, ovvero il non prendere di dove non si deve. È infatti caratteristico della virtù più fare il bene che non il riceverlo, e compiere belle azioni più che non compierne di cattive. E non è difficile vedere che il donare implica fare il bene e compiere belle azioni, il prendere implica ricevere il bene e non comportarsi male. Inoltre la riconoscenza va a chi dona, non a chi prende, ed ancor più la lode. Ed è più facile non prendere che donare: si è meno disposti a cedere del proprio che a non prendere dall’altrui.
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L'uso politico della ragione
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE
TRADUZIONE
A me sembra che la costituzione romana abbia una grandissima differenza in meglio nella distizione riguardo gli dei. E mi sembra che sia rimproverato dagli altri uomini questo che tiene unite le azioni dei romani, intendo il sentimento religioso: a tal punto infatti è stato presentato in modo esagerato ed è stato rappresentato questo aspetto da loro riguardo le vite nel privato e le cose pubbliche della città, da non poter essere superato. E potrebbe sembrare che questo risulti meraviglioso a molti. A me infatti certamente sembra che abbiano fatto ciò per il popolo. se infatti era compito delgi uomini saggi amministrare il governo, ugualmente per niente era necessario un tale modo; dal momneto che ogni popolo è incostante e pieno di desideri contro le leggi, di ira irrazionale, di animo violento, è lasciata alle paure oscure e con questa tragedia i popoli sono tenuti insieme. Perciò mi sembra che gli antichi presentarono ai popoli i pensieri sugli dei e le opinioni su quelli nell'ade non invano e per caso, molto di più i presenti invano e sconsideratamente li smentirono.
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Peripezia e riconoscimento in letteratura
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Inizio: Ἐστι δε περιπετεια μέν ή εις το εναντίον των πραττομενων μεταβολη, και τουτο δέ ωσπερ λεγομεν ...
fine: οιον η μεν Ίφιγενεια τω Ορεστή άνεγνωρισθη εκ τής πεμψεως της επιστολης, εκεινου δέ προς τήν Ιφιγενειαν αλλης εδει αναγνωρισεως.
TRADUZIONE
La peripezia, come si è detto, è il rivolgimento dei fatti verso il loro contrario e questo, come stiamo dicendo, secondo il verosimile e il necessario, come ad esempio nell’Edipo il messo, venendo come per rallegrare Edipo e liberarlo dal terrore nei riguardi della madre, rivelandogli chi era, ottiene l’effetto contrario; e nel Linceo, mentre il protagonista vien condotto a morire e Danao lo segue per ucciderlo, in forza dello svolgimento dei fatti accade che Danao muoia e Linceo si salvi. Il riconoscimento poi, come già indica la parola stessa, è il rivolgimento dall’ignoranza alla conoscenza, e quindi o all’amicizia o all’inimicizia, di persone destinate alla fortuna o alla sfortuna; il riconoscimento più bello poi è quando si compie assieme alla peripezia, quale è ad esempio quello dell’Edipo. Ci sono poi anche altri riconoscimenti in relazione a cose inanimate e casuali. ed è anche possibile riconoscere qualcuno dall’aver egli fatto o non fatto certe cose. Ma quello di cui si è parlato è il riconoscimento più proprio del racconto e quello più proprio dell’azione; giacché il riconoscimento di tal fatta e la peripezia produrranno o pietà o terrore (di azioni di questo tipo si è assunto che sia imitazione la tragedia) giacché da riconoscimenti e peripezie cosiffatte dipendono anche il conseguire la sfortuna o la fortuna. E poiché il riconoscimento è riconoscimento di persone, alcuni lo sono soltanto di uno rispetto ad un altro, quando sia chiaro chi è quest’altro, mentre a volte si debbono riconoscere tutti e due come ad esempio Ifigenia è riconosciuta da Oreste dall’invio della lettera, mentre Oreste ha bisogno di un altro riconoscimento nei confronti di Ifigenia.