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PISISTRATO "DEMOCRATICO"
versione di greco di Aristotele
Traduzione dal libro metaprazein pag 238 n 200
Η μεν ουν Πεισιστρατου τυραννις εξ αρχης τε κατεστη τουτον τον τροπον, και μεταβολας εσχεν τασαυτας. Διωκει δ' ο Πεισιστρατος την πολιν μετριως και μαλλον πολιτικως η τυραννικως: εν τε γαρ τοις αλλοις φιλανθρωπος ην και πραος και τοις αμαρτανουσιν συγγνωμονικος, και δη και τοις αποροις προεδανειζε χρηματα προς τας εργασιας ωστε διατρεφεσθαι γεωργουντας. Τουτο δ' εποιει δυοιν χαριν, ινα μητε εν τω αστει διατριβωσιν, αλλα διεσπαρμενοι κατα την χωραν, και οπως, ευπορουντες των μετριων και προς τοις ιδιοις οντες, μητ' επιθυμωσι μητε σχολαζωσιν επιμελεισθαι των κοινων. Αμα δε συνεβαινεν αυτω και τας προσοδους γιγνεσθαι μειζους, εξεργαζομενης της χωρας: επραττετο γαρ απο των γιγνομενων δεκατην. Διο και τους κατα δημους κατεσκευασε δικαστας και αυτος εξηει πολλακις εις την χωραν επισκοπων και διαλυων τους διαφερομενους, οπως μη καταβανοντες εις το αστυ παραμελωσι των εργων.
La tirannide di Pisistrato all’inizio fu fondata in tale maniera, ed ebbe queste vicende. Pisistrato amministrava la città con moderazione e con i criteri più propri di una città che di una tirannide; nelle altre faccende era umano e mite e indulgente verso i colpevoli, e inoltre prestava denaro ai poveri per i loro lavori, perché si sostenessero lavorando i campi. Faceva questo per due ragioni affinché non si ammucchiassero in città, ma rimanessero sparsi per il territorio, e perché, disponendo di mezzi moderati e occupandosi dei propri affari, non desiderassero né avessero tempo di occuparsi degli affari comuni. Così accadde che le entrate diventassero maggiori, essendo lavorata la terra; infatti dalle cose prodotte iniziò ad esigere la decima. Perciò creò nei demi dei giudici ed egli stesso si recava spesso nelle campagne ad ispezionare e a risolvere le liti, perché i contadini non trascurassero i lavori recandosi in città.
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L'UOMO ESSERE SOCIEVOLE
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
ὁ ἄνθρωπος φύσει πολιτικὸν ζῷον, καὶ ὁ ἄπολις διὰ φύσιν καὶ οὐ διὰ τύχην ἤτοι φαῦλός ἐστιν, ἢ κρείττων ἢ ἄνθρωπος: ὥσπερ καὶ ὁ ὑφ᾽ Ὁμήρου λοιδορηθεὶς: ἀφρήτωρ ἀθέμιστος ἀνέστιος: ἅμα γὰρ φύσει τοιοῦτος καὶ πολέμου ἐπιθυμητής, ἅτε περ ἄζυξ ὢν ὥσπερ ἐν πεττοῖς. διότι δὲ πολιτικὸν ὁ ἄνθρωπος ζῷον πάσης μελίττης καὶ παντὸς ἀγελαίου ζῴου μᾶλλον, δῆλον. οὐθὲν γάρ, ὡς φαμέν, μάτην ἡ φύσις ποιεῖ: λόγον δὲ μόνον ἄνθρωπος ἔχει τῶν ζῴων: ἡ μὲν οὖν φωνὴ τοῦ λυπηροῦ καὶ ἡδέος ἐστὶ σημεῖον, διὸ καὶ τοῖς ἄλλοις ὑπάρχει ζῴοις (μέχρι γὰρ τούτου ἡ φύσις αὐτῶν ἐλήλυθε, τοῦ ἔχειν αἴσθησιν λυπηροῦ καὶ ἡδέος καὶ ταῦτα σημαίνειν ἀλλήλοις), ὁ δὲ λόγος ἐπὶ τῷ δηλοῦν ἐστι τὸ συμφέρον καὶ τὸ βλαβερόν, ὥστε καὶ τὸ δίκαιον καὶ τὸ ἄδικον: τοῦτο γὰρ πρὸς τὰ ἄλλα ζῷα τοῖς ἀνθρώποις ἴδιον, τὸ μόνον ἀγαθοῦ καὶ κακοῦ καὶ δικαίου καὶ ἀδίκου καὶ τῶν ἄλλων αἴσθησιν ἔχειν: ἡ δὲ τούτων κοινωνία ποιεῖ οἰκίαν καὶ πόλιν.
L'uomo, per natura, è un essere socievole, e chi vive al di fuori dello stato per natura, e non per caso accidentale, è un ignobile, o essere superiore, o è un individuo come quello criticato da Omero come "senza gruppo sociale, privo di leggi": tale infatti è per natura un uomo somigliante, e insieme avido di guerra. E chiaro la causa per cui l'uomo è un essere socievole, più di ogni ape e di ogni animale di un gregge. La natura, infatti, come sappiamo, non fa nulla inutilmente: l'uomo, unico tra gli esseri viventi, ha la parola. La voce è segnale del male e del piacere, per questo tocca anche agli altri animali. Infatti la loro natura raggiunge questo punto, di avere percezione del dolore e del piacere, e di poterlo esprimere gli uni agli altri. Ma la parola ha l'obiettivo di comunicare ciò che è opportuno, e ciò che è pericoloso e, di conseguenza, ciò che è giusto e che è ingiusto. Questo, in realtà, rispetto agli altri animali, è caratteristico dell'uomo, il fatto ch'egli solo abbia la sensazione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto, e degli altri valori. II bene di tutti di queste sensazioni da origine alla famiglia e allo stato.