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Κρασσος παντα τροπον επειγομενος επεχειρει τω Σπαρτακω, και ο Σπαρτακος, τον Πομπηιον προλαβειν αξιων, ες συνθηκας τον Κρασσον προυκαλειτο. Υπερορωμενος δ' υπο Κρασσου διακινδυνευειν τε εγνω και, παροντων οι των ιππεων... και τον Σπαρτακου νεκυν ουχ ευρεθηναι.
Poiché Crasso inseguiva Spartaco da ogni parte, allora Spartaco cercava di proporre accordi a Crasso tentando di precedere Pompeo. Dopo che Crasso disdegnava di fare un accordo, decise (γιγνώσκω) che, poiché erano già presenti i cavalleggeri, che si slanciava (ὠθέω) con tutto l'esercito contro la cinta di mura e fuggiva verso Brindisi inseguito da Crasso.... (CONTINUA)
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Εν δε τη Ιταλια ο Καισαρ εν υβρει θεμενος αντι ουΔεκμον ηρησθαι στρατηγον επι Αντωνιω, την μεν οργην επεκρυπτε, θριαμβον δ'επι τοις ειργασμενοις τει... ες το κοινον συμφερον αγνωσιας.
In Italia Cesare ritenendosi in oltraggio per essersi scelto Decimo come generale contro Antonio e non lui nascondeva la collera e chiedeva (ᾔτει imperfetto di αἰτέω ) una celebrazione del trionfo per le imprese compiute. Disprezzato invece dal senato ἐπινοῶν = part. Pres. Ἐπινοέω) quasi avesse in mente cose più degne di considerazione degli anni (aor. δείδω ) ebbe timore che se non annientavano Antonio potesse essere disprezzato ancor di più (καταφρονέω = aoristo pass. ottativo), desiderò accordi con lui come anche Pansa significava per lui morendo. Dunque si rendeva amici i prigionieri della di lui armata comandanti o soldati e, annoverò tra i propri o quelli che desiderava di loro e li rimandò ad Antonio, quasi come se non fosse con lui un implacabile nemico; accampatosi di fronte a Ventidio amico di Antonio, che era capo di tre legioni e, dopo aver messo paura non fece alcuna guerra, concesse che essi si riunissero e di andare senza paura da Antonio con la milizia e di rimproverare l'ignoranza per l'utilità comune.
(By Stuurm)
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Ο δε Συλλας μοι δοκει, ες παντα σφοδρος ομου και δυνατος γενομενος, επιθυμησαι τυραννος εξ ιδιωτος γενεσθαι και ιδιωτης εκ τυραννου και μετα... Αλλα μοι δοκει, λαβων κορον τε πολεων και κορον αρχης και κορον αστεος επι τελει και αγροικιας επιθυμησαι. (Appiano)
A me sembra che Silla, diventato nello stesso momento violento sotto ogni aspetto e potente, avesse desiderato diventare tiranno da cittadino privato e da tiranno cittadino privato e dopo ciò passare alla solitudine di quello che vive in campagna. Allora andò nei propri poderi a Cuma d'Italia, e lì in solitudine sperimentava il mare e le cacce, non volendo evitare a vita di un privato cittadino che vive in città; era ancora nel vigore dell'età e il corpo forte, e in Italia c'erano dodicimila uomini che avevano militato sotto di lui e avevano ricevuto da lui grandi doni e molta terra. E mi sembra che la stessa persona, raggiungendo stanchezza di guerre, sazietà di potere e stanchezza della città, alla fine si appassionò fine anche di agricoltura.
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οἱ δὲ σφαγεῖς ἐβούλοντο μέν τι εἰπεῖν ἐν τῷ βουλευτηρίῳ, οὐδενὸς δὲ παραμείναντος τὰ ἱμάτια ταῖς λαιαῖς ὥσπερ ἀσπίδας περιπλεξάμενοι καὶ τὰ ξίφη μετὰ τοῦ αἵματος ἔχοντες ἐβοηδρόμουν βασιλέα καὶ τύραννον ἀνελεῖν. καὶ πῖλόν τις ἐπὶ δόρατος ἔφερε, σύμβολον ἐλευθερώσεως ἐπί τε τὴν πάτριον πολιτείαν παρεκάλουν καὶ Βρούτου τοῦ πάλαι καὶ τῶν τότε σφίσιν ὀμωμοσμένων ἐπὶ τοῖς πάλαι βασιλεῦσιν ἀνεμίμνησκον συνέθεον δὲ αὐτοῖς τινες χρησάμενοι ξιφίδια, οἳ τοῦ ἔργου μὴ μετασχόντες προσεποιοῦντο τὴν δόξαν, Λέντλος τε ὁ Σπινθὴρ καὶ Φαώνιος καὶ Ἀκουῖνος καὶ Δολοβέλλας καὶ Μοῦρκος καὶ Πατίσκος· οἳ τῆς μὲν δόξης οὐ μετέσχον, τῆς δὲ τιμωρίας τοῖς ἁμαρτοῦσι συνέτυχον. τοῦ δήμου δὲ αὐτοῖς οὐ προσθέοντος ἠπόρουν καὶ ἐδεδοίκεσαν, τῇ μὲν βουλῇ, καὶ εἰ αὐτίκα ὑπ᾽ ἀγνοίας καὶ θορύβου διέφυγε, θαρροῦντες ὅμως, συγγενέσι τε σφῶν καὶ φίλοις οὖσι βαρυνομένοις τε τὴν τυραννίδα ὁμοίως, τὸν δὲ δῆμον ὑφορώμενοι καὶ τοὺς ἐστρατευμένους τῷ Καίσαρι πολλοὺς ἐν τῇ πόλει τότε παρόντας, τοὺς μὲν ἄρτι τῆς στρατείας ἀφειμένους καὶ ἐς κληρουχίας διατεταγμένους, τοὺς δὲ προαπῳκισμένους μέν, ἐς δὲ παραπομπὴν τοῦ Καίσαρος ἐξιόντος ἀφιγμένους. Λέπιδόν τε ἐδεδοίκεσαν καὶ τὸν ὑπὸ τῷ Λεπίδῳ στρατὸν ἐν τῇ πόλει καὶ Ἀντώνιον ὑπατεύοντα, μὴ ἀντὶ τῆς βουλῆς τῷ δήμῳ μόνῳ χρώμενος ἐργάσαιτό τι δεινὸν αὑτούς. (Appiano, Storia Romana, Le guerre civili dei Romani libro 2 capitolo 119)
Gli assassini decidevano cosa dire in senato, poiché nessuno non abbandonò la toga come se avvolgessero scudi con le mani sinistre e tenendo i pugnali fra il mantello correvano gridando di aver ucciso l’imperatore e tiranno. E uno portava il pileo su un asta, chiamavano segno di liberazione contro il governo patrio ed anticamente di Bruto e di quelli che allora avevano ad essi giurato, ricordavano un tempo contro i re, alcuni correvano insieme con loro servendosi dei pugnali, coloro che non avendo partecipato si attribuivano la gloria dell’impresa, Lentolo, Spintere, Favonio, Aquino, Dolabella, Murco e Patisco; coloro che non partecipavano alla gloria, incapparono in coloro che omettevano la vendetta. Poiché il popolo non correva verso loro era in imbarazzo ed ebbe timore; avevano fiducia ugualmente nel senato, e se adesso fuggiva per ignoranza e tumulto, anche quando i loro parenti mal sopportavano la tirannide, guardavano con sospetto il popolo e i molti arruolati con Cesare allora presenti in città. Ebbero paura di Lepido e dell’esercito sotto Lepido in città e di Antonio che era console, che servendosi del solo popolo provocasse loro invece del senato qualcosa di terribile. (by Stuurm)
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οἱ δὲ σφαγεῖς ἐβούλοντο μέν τι εἰπεῖν ἐν τῷ βουλευτηρίῳ, οὐδενὸς δὲ παραμείναντος τὰ ἱμάτια ταῖς λαιαῖς ὥσπερ ἀσπίδας περιπλεξάμενοι καὶ τὰ ξίφη μετὰ τοῦ αἵματος ἔχοντες ἐβοηδρόμουν βασιλέα καὶ τύραννον ἀνελεῖν. καὶ πῖλόν τις ἐπὶ δόρατος ἔφερε, σύμβολον ἐλευθερώσεως ἐπί τε τὴν πάτριον πολιτείαν παρεκάλουν καὶ Βρούτου τοῦ πάλαι καὶ τῶν τότε σφίσιν ὀμωμοσμένων ἐπὶ τοῖς πάλαι βασιλεῦσιν ἀνεμίμνησκον συνέθεον δὲ αὐτοῖς τινες χρησάμενοι ξιφίδια, οἳ τοῦ ἔργου μὴ μετασχόντες προσεποιοῦντο τὴν δόξαν, Λέντλος τε ὁ Σπινθὴρ καὶ Φαώνιος καὶ Ἀκουῖνος καὶ Δολοβέλλας καὶ Μοῦρκος καὶ Πατίσκος· οἳ τῆς μὲν δόξης οὐ μετέσχον, τῆς δὲ τιμωρίας τοῖς ἁμαρτοῦσι συνέτυχον. τοῦ δήμου δὲ αὐτοῖς οὐ προσθέοντος ἠπόρουν καὶ ἐδεδοίκεσαν, τῇ μὲν βουλῇ, καὶ εἰ αὐτίκα ὑπ᾽ ἀγνοίας καὶ θορύβου διέφυγε, θαρροῦντες ὅμως, συγγενέσι τε σφῶν καὶ φίλοις οὖσι βαρυνομένοις τε τὴν τυραννίδα ὁμοίως, τὸν δὲ δῆμον ὑφορώμενοι καὶ τοὺς ἐστρατευμένους τῷ Καίσαρι πολλοὺς ἐν τῇ πόλει τότε παρόντας, τοὺς μὲν ἄρτι τῆς στρατείας ἀφειμένους καὶ ἐς κληρουχίας διατεταγμένους, τοὺς δὲ προαπῳκισμένους μέν, ἐς δὲ παραπομπὴν τοῦ Καίσαρος ἐξιόντος ἀφιγμένους. Λέπιδόν τε ἐδεδοίκεσαν καὶ τὸν ὑπὸ τῷ Λεπίδῳ στρατὸν ἐν τῇ πόλει καὶ Ἀντώνιον ὑπατεύοντα, μὴ ἀντὶ τῆς βουλῆς τῷ δήμῳ μόνῳ χρώμενος ἐργάσαιτό τι δεινὸν αὑτούς. (Appiano, Storia Romana, Le guerre civili dei Romani libro 2 capitolo 119)
Gli assassini decidevano cosa dire in senato, poiché nessuno non abbandonò la toga come se avvolgessero scudi con le mani sinistre e tenendo i pugnali fra il mantello correvano gridando di aver ucciso l’imperatore e tiranno. E uno portava il pileo su un asta, chiamavano segno di liberazione contro il governo patrio ed anticamente di Bruto e di quelli che allora avevano ad essi giurato, ricordavano un tempo contro i re, alcuni correvano insieme con loro servendosi dei pugnali, coloro che non avendo partecipato si attribuivano la gloria dell’impresa, Lentolo, Spintere, Favonio, Aquino, Dolabella, Murco e Patisco; coloro che non partecipavano alla gloria, incapparono in coloro che omettevano la vendetta. Poiché il popolo non correva verso loro era in imbarazzo ed ebbe timore; avevano fiducia ugualmente nel senato, e se adesso fuggiva per ignoranza e tumulto, anche quando i loro parenti mal sopportavano la tirannide, guardavano con sospetto il popolo e i molti arruolati con Cesare allora presenti in città. Ebbero paura di Lepido e dell’esercito sotto Lepido in città e di Antonio che era console, che servendosi del solo popolo provocasse loro invece del senato qualcosa di terribile. (by Stuurm)