Annibale e scipione incitano i loro uomini prima della battaglia di Zama - Appiano versione greco el
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Annibale e scipione incitano i loro uomini
prima della battaglia di Zama
VERSIONE DI GRECO di Appiano
TRADUZIONE dal libro Ellenisti 2 n. 3 pagina 40
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CESARE PASSA IL RUBICONE
VERSIONE DI GRECO di Appiano
Τοὺς οὖν λοχαγοὺς αὐτῶν σὺν ὀλίγοις τοῖς μάλιστα εὐτολμοτάτοις, εἰρηνικῶς ἐσταλμένοις, προύπεμπεν ἐσελθεῖν ἐς ᾿Αρίμινον καὶ τὴν πόλιν ἄφνω καταλαβεῖν• ἡ δ' ἐστὶν ᾿Ιταλίας πρώτη μετὰ τὴν Γαλατίαν. αὐτὸς δὲ περὶ ἑσπέραν, ὡς δὴ τὸ σῶμα ἐνοχλούμενος, ὑπεχώρησε τοῦ συμποσίου, τοὺς φίλους ἀπολιπὼν ἔτι ἑστιᾶσθαι καὶ ζεύγους ἐπιβὰς ἤλαυνεν ἐς τὸ ᾿Αρίμινον, ἑπομένων οἱ τῶν ἱππέων ἐκ διαστήματος. δρόμῳ δ' ἐλθὼν ἐπὶ τὸν ῾Ρουβίκωνα ποταμόν, ὃς ὁρίζει τὴν ᾿Ιταλίαν, ἔστη τοῦ δρόμου καὶ ἐς τὸ ῥεῦμα ἀφορῶν περιεφέρετο τῇ γνώμῃ, λογιζόμενος ἕκαστα τῶν ἐσομένων κακῶν, εἰ τόνδε τὸν ποταμὸν σὺν ὅπλοις περάσειε. καὶ πρὸς τοὺς παρόντας εἶπεν ἀνενεγκών• “ἡ μὲν ἐπίσχεσις, ὦ φίλοι, τῆσδε τῆς διαβάσεως ἐμοὶ κακῶν ἄρξει, ἡ δὲ διάβασις πᾶσιν ἀνθρώποις. ” καὶ εἰπὼν οἷά τις ἔνθους ἐπέρα σὺν ὁρμῇ, τὸ κοινὸν τόδε ἐπειπών• “ὁ κύβος ἀνερρίφθω. ”
TRADUZIONE
Mandò avanti i loro luogotenenti con pochi fra i più ardimentosi, abbigliati da tempo di pace, perché entrassero a Rimini e subito occupassero la città; essa è la prima città dell'Italia dopo la Gallia. Egli, personalmente, verso sera, come se fosse infastidito nel corpo, si ritirò dal banchetto, lasciando gli amici a cenare ancora, e, salito su un carro, si spinse verso Rimini, con un seguito di cavalieri a distanza (lett. : mentre lo seguivano a distanza dei cavalieri). Giunto in tutta fretta al fiume Rubicone, che segna il confine dell'Italia, interruppe la corsa e, osservando il fiume, si volgeva ai suoi pensieri, valutando ciascuno dei mali futuri, se avesse attraversato in armi quel fiume. E a quelli che gli si trovavano vicino disse dopo essersi ripreso dai suoi pensieri: « Amici, l'indugiare a questo passaggio sarà il principio di sventure per me, l'attraversamento però lo sarà per tutti». Detto ciò, passò con ardore, quasi come uno ispirato da furore divino, aggiungendo la nota formula: "Il dado sia ormai gettato (Il dado è tratto)".
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LA FINE DELLA GIORNATA DI CANNE
VERSIONE DI GRECO di Appiano e traduzione
I Romani, finché sopravvissero i loro comandanti Emilio e Servilio, portando a termine e affrontando innumerevoli gesta. Tuttavia resistevano in assetto di battaglia: ma dopo che quelli caddero, pestati in mezzo ai nemici con massima violenza, si divisero scappando in diverse direzioni, alcuni dove quelli prima di loro avevano trovato riparo, negli accampamenti, che erano due; e costoro, nel complesso, raggiunsero il numero di circa quindi- cimila. A questi Annibale istituì una difesa di guardia, altri, circa duemila, si rifugiarono a Canne, e questi duemila si diedero per vinti senza discrezione ad Annibale. Pochi si precipitarono a Canosa, e i restanti, a gruppi, si persero nei boschi. Questa fu la conclusione della battaglia di Canne tra Annibale e i Romani, battaglia iniziata intorno alla seconda ora del giorno, terminata due ore prima della notte, e che ancor oggi è per i Romani famoso esempio di disfatta
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La sconfitta di Spartaco e dei suoi gladiatori
VERSIONE DI GRECO di Appiano
Inizio: Γενομένης δε της μάχης μαϰρας τε ϰαι ϰαρτερας
Fine: ολην τήν Ῥώμην απο Καπύης οδόν
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CONSIDERAZIONI DI ANNIBALE DOPO LA BATTAGLIA DI CANNE
VERSIONE DI GRECO di Appiano
TRADUZIONE dal libro Taxis - pagina 353 numero 285
Ἀννίβας δὲ νίκην ἀρίστην τε καὶ σπάνιον ἐξενεγκάμενος ἡμέρας μιᾶς στρατηγήμασι τέσσαρσι, τοῦ τε πνεύματος τῇ φορᾷ καὶ τοῖς ὑποκριθεῖσιν αὐτομολεῖν καὶ τοῖς προσποιηθεῖσι φεύγειν καὶ τοῖς ἐν μέσαις ταῖς φάραγξι κεκρυμμένοις, εὐθὺς ἀπὸ τοῦ ἔργου τοὺς πεσόντας ἐπῄει, θεώμενος δὲ τῶν φίλων τοὺς ἀρίστους ἀνῃρημένους ᾤμωξε, καὶ δακρύσας εἶπεν οὐ χρῄζειν ἑτέρας τοιᾶσδε νίκης. Ὃ καὶ Πύρρον φασὶν εἰπεῖν πρὸ αὐτοῦ, τὸν Ἠπείρου βασιλέα, Ῥωμαίων κἀκεῖνον ἐν Ἰταλίᾳ κρατοῦντα σὺν ὁμοίᾳ ζημίᾳ. Τῶν δὲ φυγόντων ἐκ τῆς μάχης οἱ μὲν ἐν τῷ μείζονι στρατοπέδῳ στρατηγὸν αὑτῶν ἑσπέρας ἑλόμενοι Πόπλιον Σεμπρώνιον, ἐβιάσαντο τοὺς Ἀννίβου φύλακας ὕπνου καὶ κόπου πλήρεις ὄντας, καὶ διέδραμον ἐς Κανύσιον περὶ μέσας νύκτας, ἀμφὶ τοὺς μυρίους, οἱ δ' ἐν τῷ βραχυτέρῳ πεντακισχίλιοι τῆς ἐπιούσης ἡμέρας ἐλήφθησαν ὑπὸ τοῦ Ἀννίβου. Τερέντιος δὲ στρατὸν ἀγείρας τοὺς διερριμμένους ἐπειρᾶτο παραθαρρύνειν, καὶ στρατηγὸν αὐτοῖς ἐπιστήσας τῶν χιλιάρχων τινὰ Σκιπίωνα ἐς Ῥώμην διέδραμεν.
TRADUZIONE
Annibale avendo riportato una vittoria tanto eccelente quanto rara in un solo giorno con quattro stratagemmi, sia con l'influsso del vento, sia con coloro che si erano finti disertori, sia con coloro che avevano simulato fuggire, sia con coloro che erano tenuti nascosti in mezzo alle gole, subito dopo la battaglia assaliva i caduti, vedendo gli amici pianse i migliori uccisi e avendo pianto disse di non desiderare un'altra vittoria tale. Dicono che disse questo a favore di lui anche Pirro, re dell'epiro, che dominava sui romani in italia con uguale danno. Fuggiti dalla battaglia avendo quelli preso gli alloggi più grandi del loro capo Publio Sempronio, sorprendendo le guardie di Annibale, che erano stanche e assonate, giunsero intorno alla mezzanotte a Canusio all'incirca in diecimila, i cinquemila negli alloggiamenti più piccoli furono fatti prigionieri di giorno da Annibale. Terenzio raccolti gli avanzi delle milizie provava ad incoraggiarli, e dato a loro per capo Scioione andò a Roma.