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Παλιν δε ποτε φασιν εκπεσοντος αυτου και απιοντος οικαδε συγκεχυμενου και βαρεως φεροντος, επακολουθησαι Σατυρον ... ολως ετεραν τω Δημοσθενει φανηναι.
Dicono che di nuovo una volta avuto un insuccesso (avendo fatto fiasco) e ritornato a casa distrutto e sopportandolo a malincuore (=βαρέως φέροντος); (dicono che) Satiro un attore che gli era intimo amico lo seguiva ed entrò con lui (in casa). Demostene lamentatosi con lui che pur essendo il più laborioso di tutti oratori [...] non aveva (lett. presente) favore presso il popolo uomini ma venivano ascoltati uomini (che erano) ubriachi marinai ed ignoranti e dominavano le tribunementre egli veniva trascurato, egli si lamentava e Satiro: "dici la verità, Demostene ma io guarirò velocemente la causa (di questo fatto) se mi vorrai recitare a memoria un passo di Euripide o di Sofocle: Demostene lo recitò; Satiro allora riprese quel passo, lo modellò e recitò con tono e forma così acconci che subito a Demostene parve fosse del tutto diverso.
Note del traduttore
ἐκπεσόντος αὐτοῦ καὶ ἀπιόντος συγκεχυμένου = genitivo assoluto ἐκπεσόντος
ἐκπίπτω participio attiva aoristo b maschile singolare genitivo
Συγκεχυμένου συγχέω participio mediopassivo perfetto maschile neutro singolare genitivo
ἐπακολουθῆσαι ἐπακολουθέω verbo attiva aoristo infinito
Ὀδυρομένου ὀδύρομαι participio mediopassivo presente maschile singolare genitivo
ὀδυρομένου δὲ τοῦ Δημοσθένους = genitivo assoluto
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7.1 Πάλιν δέ ποτέ φασιν ἐκπεσόντος αὐτοῦ καὶ ἀπιόντος οἴκαδε συγκεχυμένου καὶ βαρέως φέροντος, ἐπακολουθῆσαι Σάτυρον τὸν ὑποκριτὴν ἐπιτήδειον ὄντα καὶ συνεισελθεῖν. [7.2]ὀδυρομένου δὲ τοῦ Δημοσθένους πρὸς αὐτόν, ὅτι πάντων φιλοπονώτατος ὢν τῶν λεγόντων καὶ μικροῦ δέων καταναλωκέναι τὴν τοῦ σώματος ἀκμὴν εἰς τοῦτο, χάριν οὐκ ἔχει πρὸς τὸν δῆμον, ἀλλὰ κραιπαλῶντες ἄνθρωποι ναῦται καὶ ἀμαθεῖς ἀκούονται καὶ κατέχουσι τὸ[7.3] βῆμα, παρορᾶται δ' αὐτός, ἀληθῆ λέγεις ὦ Δημόσθενες φάναι τὸν Σάτυρον, ἀλλ' ἐγὼ τὸ αἴτιον ἰάσομαι ταχέως, ἄν μοι τῶν Εὐριπίδου τινὰ ῥήσεων ἢ Σοφοκλέους [7.4] ἐθελήσῃς εἰπεῖν ἀπὸ στόματος. εἰπόντος δὲ τοῦ Δημοσθένους, μεταλαβόντα τὸν Σάτυρον οὕτω πλάσαι καὶ διεξελθεῖν ἐν ἤθει πρέποντι καὶ διαθέσει τὴν αὐτὴν ῥῆσιν, ὥστ' εὐθὺς ὅλως ἑτέραν τῷ Δημοσθένει φανῆναι.
Traduzione letterale
Dicono che di nuovo una volta avuto un insuccesso (avendo fatto fiasco) e ritornato a casa distrutto e sopportandolo a malincuore (=βαρέως φέροντος); (dicono che) Satiro un attore che gli era intimo amico lo seguiva ed entrò con lui (in casa). Demostene lamentatosi con lui che pur essendo il più laborioso di tutti oratori tanto che quasi aveva perso la salute per questa attività non aveva (lett. presente) favore presso il popolo uomini ma (che) venivano ascoltati uomini (che erano) ubriachi marinai ed ignoranti e dominavano le tribune mentre egli era trascurato, egli si lamentava (3) e Satiro: "dici la verità, Demostene ma io guarirò velocemente la causa se mi vorrai recitare a memoria un passo di Euripide o di Sofocle: 4. Demostene lo recitò; Satiro allora riprese quel passo, lo modellò e recitò con tono e forma così acconci che subito a Demostene parve fosse del tutto diverso.
Note del traduttore
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Ιπποι και βοες εν θεατροις κατακλισεις και χορειας και στασεις παραβολους και κινησεις, ουδ' ανθρωποις πανυ ραδιας, εκδιδασκονται και μνημονευονται, ευμαθειας επιδειξιν εχοντες. ... αλογα και ανοητα παντα πλην ανθρωπου νομιζοντων.
Cavalli e buoi negli spettacoli imparano e si ricordano stare sdraiati e movimenti circolari e posizioni rischiose e mosse, non assolutamente facili agli uomini, avendo facilità d’imparare con l’esempio. Le pernici nel fuggire via abituano i piccoli a nascondersi; e vedi come le cicogne adulte sui tetti fanno da guida ai piccoli che sperimentano il volo. Gli aidoni insegnamo a cantrare ai piccoli; ed inoltre i piccoli nutrendosi nelle mani degli uomini cantano meno bene, come venuti via prima del tempo dal maestro; mi meraviglio dunque dei discorsi dei sapienti che reputano tutte cose prive di ragione e non intelligenti tranne che l’uomo. (by Stuurm).
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Ἐκ τούτου δὲ τῶν Ἀράβων τοὺς καλουμένους Ναβαταίους ὑπαγαγέσθαι πεμφθεὶς ὁ Δημήτριος, ἐκινδύνευσε μὲν εἰς τόπους ἀνύδρους ἐμπεσών, τῷ δὲ μὴ διαταραχθῆναι μηδ' ἐκπλαγῆναι καταπληξάμενος τοὺς βαρβάρους, λείαν τε λαβὼν πολλὴν καὶ καμήλους ἑπτακοσίας παρ' αὐτῶν ἀνεχώρησεν. Ἐπεὶ δὲ Σέλευκος ἐκπεσὼν μὲν ὑπ' Ἀντιγόνου τῆς Βαβυλωνίας πρότερον, ὕστερον δ' ἀναλαβὼν τὴν ἀρχὴν δι' αὑτοῦ καὶ κρατῶν ἀνέβη μετὰ δυνάμεως τὰ συνοροῦντα τοῖς Ἰνδοῖς ἔθνη καὶ τὰς περὶ Καύκασον ἐπαρχίας προσαξόμενος, ἐλπίζων Δημήτριος ἔρημον εὑρήσειν τὴν Μεσοποταμίαν καὶ περάσας ἄφνω τὸν Εὐφράτην, εἰς τὴν Βαβυλῶνα παρεισπεσὼν ἔφθη, καὶ τῆς ἑτέρας ἄκρας -- δύο γὰρ ἦσαν -- ἐκκρούσας τὴν Σελεύκου φρουρὰν καὶ κρατήσας, ἰδίους ἐγκατέστησεν ἑπτακισχιλίους ἄνδρας. ἐκ δὲ τῆς χώρας ὅσα φέρειν ἢ ἄγειν ἠδύναντο τοὺς στρατιώτας ὠφελεῖσθαι καὶ λαμβάνειν κελεύσας, ἐπανῆλθεν ἐπὶ θάλασσαν,
Dopo ciò Demetrio fu incaricato di sottomettere gli Arabi detti Nabatei. Dati i territori privi d'acqua in cui capitò, corse seri rischi ma non si lasciò impaurire né disorientare, finendo anzi per sgomentare i barbari. Si ritirò con molto bottino e settecento cammelli che ebbe da loro. Poi, fu la volta di Seleuco. Antigono lo aveva una prima volta cacciato dalla Babilonia, ma questi poi aveva recuperato da solo la satrapia, che adesso era in mano sua....(continua)
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Ἦν μὲν οὖν καὶ φιλοπάτωρ διαφερόντως· τῇ δὲ περὶ τὴν μητέρα σπουδῇ καὶ τὸν πατέρα τιμῶν ἐφαίνετο δι' εὔνοιαν ἀληθινὴν μᾶλλον ἢ θεραπείαν τῆς δυνάμεως. καί ποτε πρεσβείᾳ τινὶ τοῦ Ἀντιγόνου σχολάζοντος, ἀπὸ θήρας ὁ Δημήτριος ἐπέστη, καὶ προσελθὼν τῷ πατρὶ καὶ φιλήσας, ὥσπερ εἶχε τὰς βολίδας ἐκάθισε παρ' αὐτόν. ὁ δ' Ἀντίγονος ἀπιόντας ἤδη τοὺς πρέσβεις ἔχοντας τὰς ἀποκρίσεις μεγάλῃ φωνῇ προσαγορεύσας, "καὶ τοῦτο" εἶπεν "ὦ ἄνδρες ἀπαγγέλλετε περὶ ἡμῶν, ὅτι πρὸς ἀλλήλους οὕτως ἔχομεν", ὡς ἰσχύν τινα πραγμάτων βασιλικῶν καὶ δυνάμεως ἐπίδειξιν οὖσαν τὴν πρὸς υἱὸν ὁμόνοιαν καὶ πίστιν. οὕτως ἄρα πάντῃ δυσκοινώνητον ἡ ἀρχὴ καὶ μεστὸν ἀπιστίας καὶ δυσνοίας, ὥστ' ἀγάλλεσθαι τὸν μέγιστον τῶν Ἀλεξάνδρου διαδόχων καὶ πρεσβύτατον, ὅτι μὴ φοβεῖται τὸν υἱόν, ἀλλὰ προσίεται τὴν λόγχην ἔχοντα τοῦ σώματος πλησίον.
Anche la sua devozione per il padre era straordinaria; ma che lo onorasse per vero affetto piuttosto che per servilismo verso il potere era chiaro dalle attenzioni che prestava anche alla madre. Una volta, mentre Antigono era impegnato con una delegazione, Demetrio tornò da una battuta di caccia. Si accostò a suo padre, lo baciò e, così com'era, con i giavellotti in mano, gli si sedette accanto. Agli ambasciatori che già si ritiravano con le risposte, Antigono si rivolse allora a gran voce dicendo: "Signori, riferite anche questo su di noi: ecco i sentimenti che ci legano!". Voleva dire che la concordia e la fiducia fra padre e figlio costituiscono in certo modo il nerbo di un regno e una dimostrazione della sua forza; cosa tanto difficile da gestire in comune è dunque il potere e così trasudante sfiducia e diffidenza che il più grande e anziano dei successori di Alessandro andava fiero di non esser prevenuto verso il figlio, ammettendolo addirittura vicino a se con la lancia in mano