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Ἦν δὲ καὶ πρὸς οἶνον ἧττον ἢ ἐδόκει καταφερής, ἔδοξε δὲ διὰ τὸν χρόνον, ὃν οὐ πίνων μᾶλλον ἢ λαλῶν εἷλκεν, ἐφ´ ἑκάστης κύλικος ἀεὶ μακρόν τινα λόγον διατιθέμενος, καὶ ταῦτα πολλῆς σχολῆς οὔσης. Ἐπεὶ πρός γε τὰς πράξεις οὐκ οἶνος ἐκεῖνον, οὐχ ὕπνος, οὐ παιδιά τις, οὐ γάμος, οὐ θέα, καθάπερ ἄλλους στρατηγούς, ἐπέσχε· δηλοῖ δ´ ὁ βίος, ὃν βιώσας βραχὺν παντάπασι πλείστων καὶ μεγίστων πράξεων ἐνέπλησεν. Ἐν δὲ ταῖς σχολαῖς πρῶτον μὲν ἀναστὰς καὶ θύσας τοῖς θεοῖς, εὐθὺς ἠρίστα καθήμενος· ἔπειτα διημέρευε κυνηγῶν ἢ συντάττων ἢ διδάσκων τι τῶν πολεμικῶν ἢ ἀναγινώσκων. Εἰ δ´ ὁδὸν βαδίζοι μὴ λίαν ἐπείγουσαν, ἐμάνθανεν ἅμα πορευόμενος ἢ τοξεύειν ἢ ἐπιβαίνειν ἅρματος ἐλαυνομένου καὶ ἀποβαίνειν.
Anche riguardo al vino in realtà era piuttosto misurato: sembrava che ne bevesse molto perché a tavola passava parecchio tempo, tenendo il calice davanti, ma si tratteneva a lungo non tanto per bere quanto per chiacchierare, e tra un sorso e l'altro versava un fiume di parole: quando, aveva tempo libero, perché quando aveva da fare non c'erano né vino, né sonno, né divertimento, né festa di nozze o spettacolo che lo trattenessero, come facevano invece gli altri comandanti. Del resto lo dimostra la sua vita stessa: brevissima, ma piena di molte e grandissime imprese. Nei periodi di riposo per prima cosa, dopo essersi alzato e aver sacrificato agli dèi, si metteva subito a tavola e faceva colazione, poi, o se ne andava a caccia, o studiava i piani di battaglia, o leggeva. Se invece faceva una marcia, non urgente o impegnativa, strada facendo si esercitava a tirare con l'arco o a salire e scendere da un cocchio in corsa.
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λέγεται δὲ τὰς Ἄλπεις ὑπερβάλλοντος αὐτοῦ καὶ πολίχνιόν τι βαρβαρικόν, ...
Si dice che attraversando le Alpi si trovò a passare per uno squallido villaggio di barbari, abitato da un pugno di persone, e come gli amici ridendo e scherzando si domandavano se anche lì vi fossero ambizioni a rivestire cariche pubbliche e lotte e invidie fra i potenti per conquistare il primato fra i cittadini, lui, serio serio, rispose: «Vorrei essere il primo fra costoro piuttosto che il secondo a Roma». Un'altra volta, in Spagna, si riposava leggendo un libro sulle imprese di Alessandro quando a un certo momento, soffermatosi a lungo a meditare, si mise a piangere, e anche allora, avendogliene gli amici chiesta la ragione, esclamò: «Non vi sembra ch'io abbia un buon motivo per dolermi quando Alessandro alla mia età regnava già su tanti popoli mentre io non ho ancora compiuto nulla di rilevante?».
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ταῦτα βουλόμενος ἰᾶσθαι καί τι παραλυπεῖν τοὺς πολεμίους, ἑκατὸν καὶ πεντήκοντα ναῦς ἐπλήρου, καὶ πολλοὺς καὶ ἀγαθοὺς ὁπλίτας καὶ ἱππέας ἀναβιβασάμενος ἔμελλεν ἀνάγεσθαι, μεγάλην ἐλπίδα τοῖς πολίταις καὶ φόβον οὐκ ἐλάττω τοῖς πολεμίοις ἀπὸ τοσαύτης ἰσχύος παρασχών. ἤδη δὲ πεπληρωμένων τῶν νεῶν καὶ τοῦ Περικλέους ἀναβεβηκότος ἐπὶ τὴν ἑαυτοῦ τριήρη τὸν μὲν ἥλιον ἐκλιπεῖν συνέβη καὶ γενέσθαι σκότος, ἐκπλαγῆναι δὲ πάντας ὡς πρὸς μέγα σημεῖον. ὁρῶν οὖν ὁ Περικλῆς περίφοβον τὸν κυβερνήτην καὶ διηπορημένον, ἀνέσχε τὴν χλαμύδα πρὸ τῶν ὄψεων αὐτοῦ, καὶ παρακαλύψας ἠρώτησε μή τι δεινὸν ἢ δεινοῦ τινος οἴεται σημεῖον: ὡς δ' οὐκ ἔφη, “τί οὖν, ” εἶπεν, “ἐκεῖνο τούτου διαφέρει, πλὴν ὅτι μεῖζόν τι τῆς χλαμύδος ἐστὶ τὸ πεποιηκὸς τὴν ἐπισκότησιν; ” ταῦτα μὲν οὖν ἐν ταῖς σχολαῖς λέγεται τῶνφιλοσόφων. ἐκπλεύσας δ' οὖν ὁ Περικλῆς οὔτ' ἄλλο τι δοκεῖ τῆς παρασκευῆς ἄξιον δρᾶσαι, πολιορκήσας τε τὴν ἱερὰν Ἐπίδαυρον ἐλπίδα παρασχοῦσαν ὡς ἁλωσομένην ἀπέτυχε διὰ τὴν νόσον.
Volendo rimediare a queste cose e tediare un poco i nemici, fece allestire centocinquanta navi, e dopo aver imbarcato molti e valorosi opliti e cavalieri stava per salpare, procurando mediante una così notevole manifestazione di forza grande speranza per i cittadini e paura non minore per i nemici. Ma quando già le navi erano state riempite e dopo che Pericle si era imbarcato sulla propria trireme, accadde che il sole si eclissasse e che si facesse buio, e che tutti ne fossero spaventati come di fronte a un presagio importante. Pericle dunque vedendo il timoniere terrorizzato ed esitante, sollevò la clamide davanti allo sguardo di lui, e avendolo coperto (gli) chiese se per caso considerava (ciò) qualcosa di terribile o presagio di qualcosa di terribile; e siccome quello disse di no, " In che cosa dunque, disse, quello differisce da questo, se non nel fatto che è qualcosa di più grande della clamide ciò che ha prodotto l' oscuramento ?" Queste cose dunque si raccontano nelle scuole dei filosofi. Ed essendo partito dunque Pericle né sembra aver compiuto qualcos' altro di degno del preparativo, e avendo assediato la sacra Epidauro che dava speranza di poter essere presa, fallì per la peste.
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Παλιν δ' Αντωνιος προυκαλεσε Καισαρα μονομαχησαι. Αποκριναμενου δ' εκεινου πολλας οδους... η σωτηριαν και νικην. (da Plutarco)
Di nuovo Antonio sfidò Cesare a fare battaglia. Poiché quello escludeva che gli fossero a disposizione molte strade di morte, Antonio pensando che non c’è morte più degna di quella in battaglia, decise di mettersi a combattere sia per terra sia per mare. E a pranzo ordinò ai servi di versare e che egli banchettasse più animosamente; disse infatti che era incerto se essi avrebbero fatto questo domani o sarebbero stati servi di altri padroni, egli avrebbe giaciuto scheletro. Vedendo che gli amici piangevano per queste parole disse che essi non avrebbero spinto alla battaglia, dalla quale voleva cercare per sé una morte gloriosa più che salvezza e vittoria.
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Βρουτον και των πολεμιων Αντωνιος μεν εθαψεν ενδοξως, Καισαρ δε και τας τιμας ετηρησεν... κατα χωραν μενειν εκελευσεν.
Anche Bruto, fra i nemici di Antonio, gli riservò una degna sepoltura, Cesare gli mantenne gli onori. A Mediolano, nella Gallia Cisalpina, c'era una statua di bronzo di Bruto. Dopo molti anni, Cesare vide questa statua, somigliante ed elegantemente lavorata, e passò oltre; poi arrestatosi dopo un po', convocava i magistrati (molti lo ascoltarono) e diceva loro di aver colto la città in flagrante violazione dei patti perché ospitava un nemico. I magistrati in un primo momento, come è naturale, negavano e si guardavano l'uno con l'altro perché non comprendevano a chi Cesare alludesse. Quando Cesare, voltatosi verso la statua e corrugando il volto disse: "ma forse, non è qui costui che è un nostro nemico?" tacquero ancora di più attoniti. Allora Cesare sorridendo, lodò i Galli perché erano fedeli ai loro nemici, anche se sfortunati, e ordinò che la statua restasse al suo posto.