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καθάπερ δὲ λόγῳ ποίησις ἡδύσματα μέλη καὶ μέτρα καὶ ῥυθμοὺς εφαρμοζουσα την παιδευοιν αυτου κινητικωτεραν ποιει και το βαπτειν αφυλακτοτερον, ... και μη προς ετεραν αποτρεπηται ο ανηρ.
Proprio come l'arte poetica rende la sua istruzione più stimolante e la sua capacità di far danno più inevitabile concordando piaceri, poesia lirica, misure e ritmi al discorso, così la natura, dando ad una donna sia grazia d'aspetto che fascino di voce che seducente bellezza di forma, conduce grandemente quella dissoluta al piacere e all'inganno, quella saggia invece ad un affetto per un uomo e ad amare. Platone chiamava dunque a fare sacrifici alle Grazie Senocrate, che era di buona famiglia ma molto severo riguardo al costume; si potrebbe consigliare anche ad una donna saggia di sacrificare a Eros, affinché il Dio, benevolo, la conformi al matrimonio e adorni quella con tutti gli aromi femminili, e affinché l'uomo non rivolga l'attenzione verso un'altra.
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Κίμων ὁ τὴν μὲν οἰκίαν τοῖς πολίταις πρυτανεῖον ἀποδείξας κοινόν, ἐν δὲ τῇ χώρᾳ καρπῶν ἑτοίμων ἀπαρχὰς καὶ ὅσα ὧραι καλὰ φέρουσι χρῆσθαι καὶ λαμβάνειν ἅπαντα τοῖς ξένοις παρέχων, τρόπον τινὰ τὴν ἐπὶ Κρόνου μυθολογουμένην κοινωνίαν εἰς τὸν βίον αὖθις κατῆγεν. λέγεταί γέ τοι Ῥοισάκην τινὰ βάρβαρον ἀποστάτην βασιλέως ἐλθεῖν μετὰ χρημάτων πολλῶν εἰς Ἀθήνας, καὶ σπαραττόμενον ὑπὸ τῶν συκοφαντῶν καταφυγεῖν πρὸς Κίμωνα, καὶ θεῖναι παρὰ τὴν αὔλειον αὐτοῦ φιάλας δύο, τὴν μὲν ἀργυρῶν ἐμπλησάμενον δαρεικῶν, τὴν δὲ χρυσῶν· ἰδόντα δὲ τὸν Κίμωνα καὶ μειδιάσαντα πυθέσθαι τοῦ ἀνθρώπου, πότερον αἱρεῖται Κίμωνα μισθωτὸν ἢ φίλον ἔχειν· τοῦ δὲ φήσαντος φίλον, 'οὐκοῦν' φάναι 'ταῦτ' ἄπιθι μετὰ σεαυτοῦ κομίζων· χρήσομαι γὰρ αὐτοῖς ὅταν δέωμαι φίλος γενόμενος.
Cimone rese la sua casa una dimora pubblica per i (suoi) concittadini e permise che nella sua terra anche i forestieri si servissero delle primizie dei frutti maturi e di tutti i bei prodotti delle stagioni e che prendessero ogni cosa: in un certo modo riportò nella vita quella comunza di beni in vigore a quanto si favoleggia, sotto il regno di Crono. Si racconta in proposito che un tale re Resace, un barbaro che si era ribellato al re, si era trasferito ad Atene con una grande quantità di ricchezze. Ma infastidito dai sicofanti ricorse a Cimone e depositò davanti alla sua porta di casa due urne che aveva riempito l'una di darici d'oro, l'altra di darici d'argento. Visto questo Cimone si mise a ridere e domandò all'uomo se preferiva avere Ciimone come suo mercenario o come amico. Avendo costui risposto "come amico" aggiunse"Vattene riportando con te questa roba me ne servirò in caso di bisogno quando diventerò tuo amico".
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Ἔπειτα πρὸς τὴν πολιορκίαν τραπόμενος τῶν Βηίων, καὶ τὸν ἐκ προσβολῆς ἀγῶνα χαλεπὸν καὶ δύσεργον ὁρῶν, ὑπονόμους ἔτεμνε, τῶν περὶ τὴν πόλιν χωρίων ἐνδιδόντων τοῖς ὀρύγμασι καὶ ταχὺ δεχομένων εἰς βάθος ἄγειν ἄδηλον τοῖς πολεμίοις τὰ ἔργα. Διὸ καὶ προϊούσης ὁδῷ τῆς ἐλπίδος, αὐτὸς μὲν ἔξωθεν προσέβαλλεν ἐκκαλούμενος ἐπὶ τὰ τείχη τοὺς πολεμίους. Ἄλλοι δ' ἀδήλως ὑποπορευόμενοι διὰ τῶν ὑπονόμων ἔλαθον ἐντὸς γενόμενοι τῆς ἄκρας κατὰ τὸ τῆς Ἥρας ἱερόν, ὃ μέγιστον ἦν ἐν τῇ πόλει καὶ μάλιστα τιμώμενον. Ἐνταῦθα λέγεται τυχεῖν κατ' ἐκεῖνο καιροῦ τὸν ἡγεμόνα τῶν Τυρρηνῶν ἐφ' ἱεροῖς, τὸν δὲ μάντιν εἰς τὰ σπλάγχνα κατιδόντα καὶ μέγα φθεγξάμενον εἰπεῖν ὅτι νίκην δίδωσιν ὁ θεὸς τῷ κατακολουθήσαντι τοῖς ἱεροῖς ἐκείνοις· ταύτης δὲ τῆς φωνῆς τοὺς ἐν τοῖς ὑπονόμοις Ῥωμαίους ἐπακούσαντας ταχὺ διασπάσαι τὸ ἔδαφος, καὶ μετὰ βοῆς καὶ ψόφου τῶν ὅπλων ἀναδύντας, ἐκπλαγέντων τῶν πολεμίων καὶ φυγόντων, ἁρπάσαντας τὰ σπλάγχνα κομίσαι πρὸς τὸν Κάμιλλον.
Poi dirigendosi all’assalto di Veio e vedendo che l’impresa era grave, e difficoltosa per quanto riguardava il primo attacco, faceva scavare dei cunicoli sotterranei, visto che le regioni intorno alla città permettevano lo scavo di cunicoli e poiché il terreno permetteva di spingere in profondità i lavori di nascosto dai nemici. Poiché la speranza procedeva oltre per la sua via, egli si gettava all’assalto (della città) dall'esterno incitando i nemici (ad accorrere) sulle mura, mentre altri (il resto dell'esercito) invece passando di sotto di nascosto attraverso i cunicoli giunsero, senza farsene accorgere, sotto la rocca nelle vicinanze del tempio di Giunone, che era il più grande della città ed era molto venerato. Si dice che quel momento stesse lì per caso il comandante degli Etruschi sacrificando, e che l’indovino esaminando nelle viscere (di una vittima), gridò a gran voce che la divinità avrebbe dato la vittoria a chi avesse compiuto quei riti. E si dice che i Romani, che avevano ascoltato quella frase perché si trovavano nei cunicoli, velocemente abbiano bucato il soffitto, e dopo essere usciti con grida e fragori di armi, mentre i nemici erano spaventati ed erano fuggiti, dopo aver afferrate le viscere le portarono a Camillo.
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Ἀπὸ δὲ τῆς Κρήτης ὁ Λυκοῦργος ἐπὶ Ἀσίαν ἔπλευσε, βουλόμενος, ὡς λέγεται, ταῖς Κρητικαῖς διαίταις, εὐτελέσιν οὔσαις καὶ αὐστηραῖς, τὰς Ἰωνικὰς πολυτελείας καὶ τρυφάς, ὥσπερ ἰατρὸς σώμασιν ὑγιεινοῖς ὕπουλα καὶ νοσώδη, παραβαλὼν ἀποθεωρῆσαι τὴν διαφορὰν τῶν βίων καὶ τῶν πολιτειῶν. ἐκεῖ δὲ καὶ τοῖς Ὁμήρου ποιήμασιν ἐντυχὼν πρῶτον, ὡς ἔοικε, παρὰ τοῖς ἐκγόνοις τοῖς Κρεοφύλου διατηρουμένοις, καὶ κατιδὼν ἐν αὐτοῖς τῆς πρὸς ἡδονὴν καὶ ἀκρασίαν διατριβῆς τὸ πολιτικὸν καὶ παιδευτικὸν οὐκ ἐλάττονος ἄξιον σπουδῆς ἀναμεμιγμένον, ἐγράψατο προθύμως καὶ συνήγαγεν ὡς δεῦρο κομιῶν. ἦν γάρ τις ἤδη δόξα τῶν ἐπῶν ἀμαυρὰ παρὰ τοῖς Ἕλλησιν, ἐκέκτηντο δὲ οὐ πολλοὶ μέρη τινά, σποράδην τῆς ποιήσεως, ὡς ἔτυχε, διαφερομένης· γνωρίμην δὲ αὐτὴν καὶ μάλιστα πρῶτος ἐποίησε Λυκοῦργος.
Da Creta poi Licurgo navigò alla volta dell'Asia, volendo, come si dice, paragonare con le istituzioni cretesi, che erano semplici e austere, il lusso e il fasto ionico, così come un medico ai corpi sani paragona quelli deboli e malaticci, e osservare la differenza dei costumi e delle legislazioni. Là anche, a quanto pare, trovò i poemi di Omero, che erano conservati presso i discendenti di Creofilo, e visto che in essi era mescolato l'elemento politico e quello educativo, li trascrisse volentieri e li raccolse con l'intenzione di portarli in Grecia. ...(CONTINUA)
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Επει δε διαβας εις Ιταλιαν ο Συλλας παντας εβουλετο τους συν αυτω νεους εχει συνεργους ... εν τοις αγωσι τω Συλλα παρειχεν.
Quando Siila passò in Italia, volendo ottenere la collaborazione di tutti i giovani che si trovavano con lui, affidava a ciascuno particolari incarichi; a Grasso diede l'incarico di arruolare un esercito nella regione dei Marsi, e questi chiese una guardia del corpo, dato che si poteva giungere in quella zona solo passando per regioni nemiche. Siila, adiratosi, gli disse con violenza: «Ti do come guardia del corpo tuo padre, tuo fratello, i tuoi parenti e amici che sono stati ingiustamente e illegalmente uccisi, dei quali io perseguito gli uccisori». Colpito in tal modo, Crasso, furente partì subito e dopo essere passato animosamente fra i nemici raccolse un grosso esercito e si dimostrà poi nelle battaglie molto legato a Silla.