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Ου μη αλλ' ο Καισαρ εν μεσω της Κρασσου και Πομπειου φιλιας, ωσπερ δορυφρορουμενος επι την υπατεια προηχθη· ... μετα ξιφους και θυρεον κομιζων.
Cesare dunque come protetto (δορῠφορέω) al centro dell'amicizia di Crasso e di Pompeo, si avviò verso il consolato e, con magnificenza fu eletto (console) con Calpurnio Bibulo e dopo essersi insediato nella carica subito propose leggi che non spettavano ad un console ma ad un audacissimo tribuno della plebe per il piacere della moltitudine proponendo fondazioni di colonie e divisioni di terre, ma poiché nel senato (nel consiglio) lo contrastarono gli (uomini) onorevoli e nobili, egli che da molto tempo aveva bisogno di un pretesto per gridare e affermare che (il senato) lo spingeva suo malgrado verso il popolo, spinto dalla necessità a soddisfarlo, per la tracotanza e per la troppa severità del senato, uscì (balzò) fuori verso quello stesso (il popolo) e mettendosi da una parte Crasso, dall'altra Pompeo chiese (loro) se approvassero le leggi; dicendo quelli che le approvavano, li chiamava ad aiutarlo contro quelli che minacciavano di ostacolarlo con le spade e quelli lo promettevano; Pompeo aggiunse anche che sarebbe arrivato contro quelle spade portando con la spada anche lo scudo
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Αγις του Αρχιδαμου ερωτωμενος δε τι μαλιστα μαθημα εν Σπαρτη ασκειται "Το γιγνωσκειν" εφη "αρχειν τε και Αρχεσθαι". Ουκ εφη δε τους Λακεδαιμονιους ερωταν ποσοι εισιν οι πολεμοι, αλλα που εισιν... "Θανατου καταφρονων". εφη
Agide figlio di Archidamo interrogato su che cosa si insegna(va) prima di tutto a Sparta diceva "Il sapere, a comandare e ad essere comandati". Diceva che gli Spartani non chiedono quanti sono i nemici ma dove sono. Chiedendogli uno quanti sono gli spartani: "Quanti (sono) sufficienti per respingere i malvagi". Attraversando le mura di Corinto e vedendole grandiose e solide e che si distendevano a lungo disse: "Che donne (sono) quelle che abitano il luogo?" Quando era anziano andava da solo da Filippo. Dicendo quello: "Che (vuol dire) questo? Arrivi solo?" "E infatti (arrivo solo) da uno (solo) ". Chiedendogli uno come possa restare libero rispondeva: "Disprezzando la morte".
Ulteriore proposta di traduzione by Geppetto
Agide figlio di Archidamo interrogato su quale disciplina fosse molto praticata a Sparta «Conoscere» disse «comandare ed essere comandati». Disse che gli Spartani non domandavano quanti sono i nemici, ma dove sono. Avendogli uno chiesto quanti sono gli Spartani, «Tanti quanti gli idonei» disse «a respingere i malvagi». Raggiunte e osservate o le elevate e solide mura le mura di Corinto che si estendevano intorno alla città, «Qualche donna» disse «abita (questo) il posto?». Essendo ambasciatore da solo giunge presso Filippo: gli dice quello: «Cos’è questo? Vieni da solo?» Disse «E infatti proprio uno».
Richiesto di come si restasse felici, «Disprezzando la morte» disse. (by Geppetto)
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Καθαπερ, οι προσβιαζομενοι πολυν και ακρατον οινον, ηδονης και φιλοφροσυνης πηγην, πινειν τους συνδειπνους εις αηδιαν και παροινιαν ρεπουσιν...ο τω λογω αντων και απεχθανομενος αμουσος και ατεχνος εστι.
Come proprio quelli che costringono i convitati a bere molto e anche vino puro, fonte di gioia ed affabilità, si volgono al disgusto e all’ebbrezza, così quelli che usano malamente e facilmente il linguaggio piacevolissimo che esprime anche rapporto gentilissimo rendono un uomo anche selvaggio, affliggendo gli uomini ai quali credono di compiacere e essendo derisi dagli uomini dai quali credono di essere ammirati ed essendo odiati dagli uomini dai quali credono di essere amati. Come dunque l’amante allontanando gli amanti e scacciandoli è insensibile all’amore, così chi affligge con la parola e si rende odioso è grossolano ed inesperto. (by Stuurm)
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καὶ γὰρ ἦν τῇ φύσει φιλοτιμότατος, εἰ δεῖ τεκμαίρεσθαι διὰ τῶν ἀπομνημονευομένων. αἱρεθεὶς γὰρ ναύαρχος ὑπὸ τῆς πόλεως οὐδὲν οὔτε τῶν ἰδίων οὔτε τῶν κοινῶν κατὰ μέρος ἐχρημάτιζεν, ἀλλ' ἐπανεβάλλετο τὸ προσπῖπτον εἰς τὴν ἡμέραν ἐκείνην, καθ' ἣν ἐκπλεῖν ἔμελλεν, ἵν' ὁμοῦ πολλὰ πράττων πράγματα καὶ παντοδαποῖς ἀνθρώποις ὁμιλῶν μέγας εἶναι δοκῇ καὶ πλεῖστον δύνασθαι. τῶν δὲ νεκρῶν τοὺς ἐκπεσόντας ἐπισκοπῶν παρὰ τὴν θάλατταν, ὡς εἶδε περικειμένους ψέλια χρυσᾶ καὶ στρεπτούς, αὐτὸς μὲν παρῆλθε, τῷ δ' ἑπομένῳ φίλῳ δείξας εἶπεν· “ἀνελοῦ σαυτῷ· σὺ γὰρ οὐκ εἶ Θεμιστοκλῆς. ” πρὸς δέ τινα τῶν καλῶν γεγονότων, Ἀντιφάτην, ὑπερηφάνως αὐτῷ κεχρημένον πρότερον, ὕστερον δὲ θεραπεύοντα διὰ τὴν δόξαν, “ὦ μειράκιον, ” εἶπεν, “ὀψὲ μέν, ἀμφότεροι δ' ἅμα νοῦν ἐσχήκαμεν. ” ἔλεγε δὲ τοὺς Ἀθηναίους οὐ τιμᾶν αὐτὸν οὐδὲ θαυμάζειν, ἀλλ' ὥσπερ πλατάνῳ χειμαζομένους μὲν ὑποτρέχειν κινδυνεύοντας, εὐδίας δὲ περὶ αὐτοὺς γενομένης τίλλειν καὶ κολούειν. τοῦ δὲ Σεριφίου πρὸς αὐτὸν εἰπόντος, ὡς οὐ δι' αὑτὸν ἔσχηκε δόξαν, ἀλλὰ διὰ τὴν πόλιν, “ἀληθῆ λέγεις, ” εἶπεν, “ἀλλ' οὔτ' ἂν ἐγὼ Σερίφιος ὢν ἐγενόμην ἔνδοξος, οὔτε σὺ Ἀθηναῖος. ”
Infatti per natura era molto ambizioso, se si deve giudicare da ciò che è stato tramandato. Essendo stato eletto infatti ammiraglio dalla città, non si occupava di nessuna questione, né privata né pubblica, in dettaglio, ma rimandava ciò che si presentava a quel giorno in cui avrebbe dovuto salpare, ... (CONTINUA Con analisi grammaticale)
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Ὁ μὲν γράψας τὸ ἐπὶ τῇ νίκῃ τῆς Ὀλυμπίασιν ἱπποδρομίας εἰς Ἀλκιβιάδην ἐγκώμιον, εἴτ’ Εὐριπίδης ὡς ὁ πολὺς κρατεῖ λόγος, εἴθ’ ἕτερός τις ἦν, ὦ Σόσσιε Σενεκίων, φησὶ χρῆναι τῷ εὐδαίμονι πρῶτον ὑπάρξαι „τὰν πόλιν εὐδόκιμον·“ ἐγὼ δὲ τῷ μὲν εὐδαιμονήσειν μέλλοντι τὴν ἀληθινὴν εὐδαιμονίαν, ἧς ἐν ἤθει καὶ διαθέσει τὸ πλεῖστόν ἐστιν, οὐδὲν ἡγοῦμαι διαφέρειν ἀδόξου καὶ ταπεινῆς πατρίδος ἢ μητρὸς ἀμόρφου καὶ μικρᾶς γενέσθαι. Γελοῖον γάρ, εἴ τις οἴοιτο τὴν Ἰουλίδα, μέρος μικρὸν οὖσαν οὐ μεγάλης νήσου τῆς Κέω, καὶ τὴν Αἴγιναν, ἣν τῶν Ἀττικῶν τις ἐκέλευεν ὡς λήμην τοῦ Πειραιῶς ἀφελεῖν, ὑποκριτὰς μὲν ἀγαθοὺς τρέφειν καὶ ποιητάς, ἄνδρα δ’ οὐκ ἄν ποτε δύνασθαι δίκαιον καὶ αὐτάρκη καὶ νοῦν ἔχοντα καὶ μεγαλόψυχον ἐξενεγκεῖν. Τὰς μὲν γὰρ ἄλλας τέχνας εἰκός ἐστι, πρὸς ἐργασίαν καὶ δόξαν συνισταμένας, ἐν ταῖς ἀδόξοις καὶ ταπειναῖς πόλεσιν ἀπομαραίνεσθαι, τὴν δ’ ἀρετὴν ὥσπερ ἰσχυρὸν καὶ διαρκὲς φυτὸν ἐν ἅπαντι ῥιζοῦσθαι τόπῳ, φύσεώς γε χρηστῆς καὶ φιλοπόνου ψυχῆς ἐπιλαμβανομένην. Ὅθεν οὐδ’ ἡμεῖς, εἴ τι τοῦ φρονεῖν ὡς δεῖ καὶ βιοῦν ἐλλείπομεν, τοῦτο τῇ μικρότητι τῆς πατρίδος, ἀλλ’ αὑτοῖς δικαίως ἀναθήσομεν.