- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 1
πλείω προσδανεισάμενος ἔφη διαγωνιεῖσθαι. τῆς δ’ ἡμέρας ἐνστάσης, καὶ τῆς μητρὸς ἐπὶ τὰς θύρας αὐτὸν οὐκ ἀδακρυτὶ προπεμπούσης, ἀσπασάμενος αὐτήν, "ὦ μῆτερ“ εἶπε, "τήμερον ἢ ἀρχιερέα τὸν υἱὸν ἢ φυγάδα ὄψει“. διενεχθείσης δὲ τῆς ψήφου καὶ γενομένης ἁμίλλης, ἐκράτησε καὶ παρέσχε τῇ βουλῇ καὶ τοῖς ἀρίστοις φόβον ὡς ἐπὶ πᾶν θρασύτητος προάξων τὸν δῆμον. Ὅθεν οἱ περὶ Πίσωνα καὶ Κάτλον ᾐτιῶντο Κικέρωνα, φεισάμενον Καίσαρος ἐν τοῖς περὶ Κατιλίναν λαβὴν παρασχόντος. (...)
Egli avendo preso a prestito di più rispose di lottare. Iniziato il giorno avendolo la madre accompagnato alle porte non senza lacrime dopo averlo abbracciato disse: " "madre oggi vedrai tuo figlio o sacerdote o esule. Passato il tempo (διαφέρω) del voto dopo che ci fu una contesa riuscì vincitore e procurò paura al senato e agli ottimati che tutta l'audacia rendesse potente (προάγω) il popolo. Ragion per cui quelli intorno a Pisone e Catulo ritennero responsabile (αἰτιάομαι) Cicerone di aver risparmiato Cesare che aveva permesso la congiura a quelli intorno a Catina.
Traduzione di Anna Maria Di Leo
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 1
εἰπόντος δέ τινος ὡς ἀνὴρ ἄπολις οὐκ ὀρθῶς διδάσκοι τοὺς ἔχοντας ἐγκαταλιπεῖν καὶ προέσθαι τὰς πατρίδας, ὁ Θεμιστοκλῆς ἐπιστρέψας τὸν λόγον «ἡμεῖς τοι» εἶπεν «ὦ μοχθηρέ, τὰς μὲν οἰκίας καὶ τὰ τείχη καταλελοίπαμεν, οὐκ ἀξιοῦντες ἀψύχων ἕνεκα δουλεύειν· πόλις δ᾽ ἡμῖν ἔστι μεγίστη τῶν Ἑλληνίδων, αἱ διακόσιαι τριήρεις, αἳ νῦν μὲν ὑμῖν παρεστᾶσι βοηθοὶ σῴζεσθαι δι᾽ αὐτῶν βουλομένοις, εἰ δ᾽ ἄπιτε δεύτερον ἡμᾶς προδόντες, αὐτίκα πεύσεταί τις Ἑλλήνων Ἀθηναίους καὶ πόλιν ἐλευθέραν καὶ χώραν οὐ χείρονα κεκτημένους ἧς ἀπέβαλον».
Quando un tale disse (gen. ass. ) che un uomo privo di patria non poteva insegnare convenientemente a quelli che dovevano abbandonarla (ἐγκαταλείπω inf. aor. ) e (προέσθαι aor. inf. προίημι) consegnare le terre dei padri, Temistocle, dopo essersi voltato (ἐπιστρέφω part. aor. ), fece (lett. disse) questa dichiarazione: "Noi, per la verità, [uomo] malvagio (vocativo) abbiamo abbandonato (καταλιμπάνω perf. ind. 1a pl. ) le case e le mura, perché non ritenevamo conveniente (ἀξιόω partic. ) diventare schiavi senza vita; ma noi abbiamo (dativo di possesso) una grandissima città fra quelle greche, le nostre duecento triremi (navi), se volete salvarvi per mezzo di queste sono pronte in vostro aiuto, se invece ve ne andate dopo averci tradito (προδίδωμι part. aor. ) per la seconda volta, fra breve qualcuno dei Greci verrà a sapere (πυνθάνομαι futuro 3a sing. ) che gli Ateniesi hanno conquistato una[la] città libera e una regione non peggiore di quella che hanno abbandonato".
Traduzione letterale by Anna Maria Di Leo
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 1
ἣν δὲ γυναῖκα πασῶν ἀρίστην ἠγμένος, ἣν ἐκεῖ μὲν Ἐμπονὴν ἐκάλουν, Ἑλληνιστὶ δ' ἄν τις Ἡρωίδα προσαγορεύσειεν· ‹ἣν› οὔτ' ἀπολιπεῖν δυνατὸς ἦν οὔτε μεθ' ἑαυτοῦ κομίζειν. ἔχων οὖν κατ' ἀγρὸν ἀποθήκας χρημάτων ὀρυκτὰς ὑπογείους, ἃς δύο μόνοι τῶν ἀπελευθέρων συνῄδεσαν, τοὺς μὲν ἄλλους ἀπήλλαξεν οἰκέτας, ὡς μέλλων φαρμάκοις ἀναιρεῖν ἑαυτόν, δύο δὲ πιστοὺς παραλαβὼν εἰς τὰ ὑπόγεια κατέβη. πρὸς δὲ τὴν γυναῖκα Μαρτιάλιον ἔπεμψεν ἀπελεύθερον ἀπαγγελοῦντα τεθνάναι μὲν ὑπὸ φαρμάκων, συμπεφλέχθαι δὲ μετὰ τοῦ σώματος τὴν ἔπαυλιν· ἐβούλετο γὰρ τῷ πένθει χρῆσθαι τῆς γυναικὸς ἀληθινῷ πρὸς πίστιν τῆς λεγομένης τελευτῆς. ὃ καὶ συνέβη· ῥίψασα γάρ, ὅπως ἔτυχε, τὸ σῶμα μετ' οἴκτων καὶ ὀλοφυρμῶν ἡμέρας τρεῖς καὶ νύκτας ἄσιτος διεκαρτέρησε. ταῦτα δ' ὁ Σαβῖνος πυνθανόμενος καὶ φοβηθείς, μὴ διαφθείρῃ παντάπασιν ἑαυτήν, ἐκέλευσε φράσαι κρύφα τὸν Μαρτιάλιον πρὸς αὐτήν, ὅτι ζῇ καὶ κρύπτεται, δεῖται δ' αὐτῆς ὀλίγον ἐμμεῖναι τῷ πένθει καὶ μηδὲπαραλειπειν ωστε πιθανηνἐν τῇ προσποιήσει γενέσθαι. τὰ μὲν οὖν ἄλλα παρὰ τῆς γυναικὸς ἐναγωνίως συνετραγῳδεῖτο τῇ δόξῃ τοῦ πάθους· ἐκεῖνον δ' ἰδεῖν ποθοῦσα νυκτὸς ᾤχετο, καὶ πάλιν ἐπανῆλθεν. ἐκ δὲ τούτου λανθάνουσα τοὺς ἄλλους ὀλίγον ἀπέδει συζῆν ἐν Ἅιδου τῷ ἀνδρὶ πλέον ἑξῆς ἑπτὰ μηνῶν·
[Sabino], Avendo sposato questa donna (la) migliore di tutte, qui questa era chiamata Empone, qualcuno in lingua greca la chiamerebbe Eroida, non gli era possibile né abbandonarla né portarla con se. Avendo dunque nascosto sotto un campo in fosse sotterranee dei denari che conoscevano (σύνοιδα) solo due fra gli schiavi allontanò gli altri servitori, come sul punto di suicidarsi con dei veleni, e dopo averne presi due di fiducia scese nei sotterranei e mandò dalla moglie il liberto Martalio per annunciargli che era morto per il veleno (συμφλέγω) e che la casa era bruciata con il suo corpo. Voleva infatti usare (χράομαι, regge il dativo)il dolore sincero della moglie per dare una prova/convinzione della dichiarata morte. E questo avvenne (συμβαίνω). Infatti ella dopo aver gettato a terra ( ῥίπτω) il corpo all'inizio (ὅπως ἔτυχέ), resistette (διακαρτερέω) con lamenti funebri tre giorni e tre notti senza cibo; ma Sabino sapute queste cose e temendo che non morisse proprio lei ordinò a Martalio di andare da lei in segreto e di spiegarle (φράζω) che era vivo e che si nascondeva, ma che c'era bisogno che persistesse ancora un po' nel dolore (dativoπένθος) così da non concedere che che la finzione divenisse/cadesse nel sospetto. Le altre cose dunque furono portate in scena con veemenza dalla donna per la credenza della disgrazia. Ma poiché desiderava vederlo andava (da lui) e tornava di nuovo di la notte. Restando nascosta agli altri stava lontana da questo poco per vivere nell'Ade con il marito più di sette mesi di fila.
(Traduzione di Anna Maria Di Leo)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 1
Ει πατερα τον Τιθωνος ειχες, αθανατον μεν οντα χρειαν δ' εχοντο δια γηρας αει πολλης επιμελειας... εκπαλαι κατωργιασμενον αυταις.
Se avevi Titone come padre, mortale sì, ma bisognoso di molte cure a causa della sua eterna vecchiezza, non credo che ti saresti sottratto né ti saresti rifiutato di assisterlo e di chiamarlo padre, pur essendo tu stesso immortale. La patria e la madre, invece, che i Cretesi chiamano "πρεσβύτερα" (più anziane) e "μείζονα δίκαια γονέων έχουσα" (che hanno diritti maggiori dei genitori), sono di certo più longeve, ma non senza vecchiaia e non autosufficienti. Anzi, necessitano sempre di grande attenzione, aiuto e cura, e attirano a sé e trattengono il cittadino, afferrandolo come un'edera e impedendogli di allontanarsi. Eppure, tu sai che io ho servito il dio di Delfi per molte Piziadi, ma nessuno oserebbe dirmi: "Basta, o Plutarco, hai sacrificato, officiato e danzato abbastanza. Ora è tempo che tu, essendo vecchio, deponga la corona e abbandoni l'oracolo a causa della tua età avanzata". Pertanto, non pensare neanche tu di dover abbandonare le onoranze di Zeus Politico e Agoraiο, di cui sei l'araldo e il profeta, dopo averle celebrate per così tanto tempo.
(By Starinthesky)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco - PLUTARCO
- Visite: 1
Αριστειδης ο Λοκρος, εις ων Πλατωνος εταιρων, αιτουντος μεν αυτον γυναικα Διονυσιου του πρεσβυτερου... και τελειοτερας αρετης εστι. (dalla vita di Timoleonte di Plutarco)
Aristide il locrese, uno dei compagni di Platone, quando Dionisio il Vecchio gli chiese in moglie una delle sue figlie, disse che preferiva vedere la fanciulla morta piuttosto che nella stessa casa di un tiranno. E quando Dionisio poco tempo dopo fatti uccidere i suoi figli fece ritorno con arroganza a domandargli se fosse ancora contrario a concedere le figlie, egli rispose che era addolorato per l'accaduto, ma non si pentiva di quanto era stato detto. Questo dunque appartiene in ugual misura ad una virtù più grande e più compiuta