- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Fedro
- Visite: 6
Versione da Littera Litterae Pagina 235 Numero 3
Questa storia afferma che le cose che hai disprezzato, spesso si rivelano più utili delle cose lodate. Un cervo, dopo aver bevuto, si fermò presso la fonte e vide la sua immagine nell’acqua. Qui mentre guardandole loda le corna ramificate e denigra l’eccessiva sottigliezza delle zampe, subito atterrito dalle voci dei cacciatori cominciò a fuggire attraverso il campo ed evitò i cani con una corsa leggera. Allora la selva riceve l’animale, nella quale trattenuto dalle corna impigliate cominciò ad essere lacerato dai feroci morsi dei cani. Allora si dice che morendo abbia pronunciato questa frase: “O me infelice, che soltanto ora capisco quanto mi furono utili quelle cose che avevo disprezzato e quanto motivo di dolore abbiano avuto quelle cose che avevo lodato.”
Versione latino a colori
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Fedro
- Visite: 7
In valla lata erat rivus, cuius aqua semper semper pura et frigida erat. Equus, cui id notum erat, ibi sitim sedabat. Aliquando aper quoque, quem sitis valde vexabat, ex hoc rivo potavit. Cum aqua se recreavisset, magna cum voluptate in rivo se volutavit. Equus, qui id vidit, ira exarsit. Nam aquam puram, qua tam saepe sitim sedaverat, aper turbaverat. Iratus equusad homines, quibus cum consuetudo ei nondum fuerat, properavit. Duo agricolae, quorum auxilium impertraverat, ei adesse parati erant. Celeri cursu equus agricolas, qui praedae valde avidi erant, tergo suo ad rivum portavit. Agricolae aprum telis necaverunt: neque vero grati fuerunt equo, qui hanc praedam donaverat. Nam equum liberate, quam semper valde amaverat, privaverunt. Tristi voce equus: "Quam stultus" inquit, "fui, cum eos adocaverim, qui suum tantum commodum spectant".
In una valle celata vi era un ruscello, del quale l'acqua era sempre pura e fredda. Un cavallo, a cui ciò era noto, qui placavala sete. Una volta anche un cinghiale, che la sete assaliva profondamente, bevve da questo ruscello. Essendosi rigenerato con l'acqua, si avventò con grande desiderio nel ruscello. Il cavallo, quando vide ciò, s'infiammo d'ira. Infatti, il cinghiale aveva sporcato la pura acqua con la quale spesso si era dissetato. Il cavallo arrabbiato si rivolse agli uomini, con i quali la consuetudine non gli era stata vana. I Due contadini, dei quali aveva chiesto l'aiuto, gli erano sembrati essere bravi. Con una veloce andatura il cavallo portò i contadini sulla sua groppa al rivo, che erano avidi della preda. I contadini uccisero il cinghiale con i dardi: e non furono in vero grati al cavallo, che gli aveva donato tale preda. Infatti privarono il cavallo della libertà, che lui aveva sempre amato fortemente. Il cavallo con voce rattristata disse: " Che stupido che sono stato, perché ho chiamato voi, che fate solo il vostro proprio comodo".
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Fedro
- Visite: 6
Olim gallus et canis iter faciebant. Sub vesperum, itineris labore fessi, consistere statuunt. Gallus in arborem ascendit et in alto ramo considit, canis in ima arbore accumbit, itaque totam noctem placidi quiescunt. Prima luce gallus, ut ei mos est, canit. Statim vulpes, quae in locis propinquis cubile habebat, accurri et galli animus blandis verbis sollicitat: "Quam suaviter canis, amice! Descende, quaeso, de arbore: nam vocem tuam melius audire volo"
Traduzione
Una volta un gallo e una volpe facevano un percorso insieme. di sera, stanchi per la fatica del viaggio, decidono di fermarsi. Il gallo vola sull'albero e si accovaccia su un alto ramo, poi il cane si corica sotto l'albero e così riposano tranquilli per tutta la notte. all'alba il gallo, com'è la sua tradizione, canta. subito una volpe, che aveva la tana in un posto vicino, accorre e vede il gallo nella parte alta dell'albero e cerca di ingannarlo con blande parole: "come canti soavemente, oh amico!scendi, ti prego, dall'albero, voglio infatti sentire più da vicino la tua voce!"
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Fedro
- Visite: 6
Canis et gallus, cum societatem fecissent, iter simul faciebant. Sub vesperum constiterunt et locum ut quiescerent quaesiverunt; tum gallus in arboris ramum ascendit et canis apud arboris radices recubuit. Prima luce gallus, sicut ut eius mos est, cecinit. Vulpes, cum galli cantum audivisset, accurrit et, cum sub arboris ramo constitisset, dixit: «Descende, amice, ut te amplecti possim; nullum animal enim audivi tam suavi voce praeditum». Gallus, cum vulpis calliditatem cognosceret, respondit: «Ianitor meus apud arboris radices dormit; excita eum, amica, ut tibi ianuam aperiat ». Itaque vulpes, gallum dolo vorare exoptans, a cane capta laniataque est.
traduzione
Un cane ed un gallo, avendo fatto amicizia, viaggiavano insieme. Verso sera si fermarono e cercarono un luogo per riposare; allora il gallo salì sul ramo di un albero ed il cane si accucciò presso le radici dell’albero. All’alba il gallo, com’è sua abitudine, cantò. Una volpe, avendo udito il canto del gallo, accorse ed essendosi fermata sotto il ramo dell’albero disse: “Scendi, amico, perché possa abbracciarti; infatti non ho udito nessun animale dotato di una voce così soave”. Il gallo, poiché conosceva l’astuzia della volpe, rispose: “ Il mio guardiano dorme presso le radici dell’albero; sveglialo, amica, perché ti apra la porta”. Pertanto la volpe, che desiderava mangiarsi il gallo con l’inganno, fu presa e sbranata dal cane.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Fedro
- Visite: 6
Peras imposuit Iuppiter nobis duas: Propriis repletam vitiis post tergum dedit, Alienis ante pectus suspendit gravem. Hac re videre nostra mala non possumus, alii simul deliquunt censores sumus
Giove ci ha imposto due bisacce: pose dietro la schiena la bisaccia piena dei propri difetti, sospese davnti al petto la pesante bisaccia dei vizi degli altri. A causa di ciò non possiamo vedere i nostri difetti, ma siamo censori (critici severi) non appena gli altri sbagliano.