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Fedro Juventas Nova Mente, nove discere
Vide questo un contadino che dichiarò agli spettatori: " Io farò lo stesso domani e meglio. " Il giorno seguente la folla di spettatori fu maggiore. Entrambi si presentarono al cospetto degli spettatori. Ormai la moltitudine parteggiava per il buffone e tutti sedevano con il proposito di ridicolizzare il contadino. Il buffone grugnisce per primo ed ottiene applausi e suscita clamori. Poi il contadino, facendo mostra di coprire sotto i suoi abiti un porcellino (e lo faceva davvero, ma sfuggendo ai sospetti), tira con forza un orecchio al maialino vero che aveva nascosto, e quello esprime con un grugnito il proprio dolore. La folla però, sostenendo che il buffone aveva fatto un'imitazione molto migliore, acclama l'altro e caccia dalla scena il contadino. Ma quello, estratto dalle pieghe del mantello il porcellino in carne e ossa, dimostrando con l'evidenza della prova il loro turpe errore, (dice): "Ecco, popolo, questo porcellino rende manifesto che pessimi giudici siete!».
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Fedro, nova mente, nove discere, juventas
Due uomini, che ardevano di mortale odio tra di loro, navigavano trasportati dalla stessa nave, l'uno sedendo a poppa, l'altro sedendo a prua. Ormai la nave era in procinto di entrare nel porto quando improvvisamente sorge una terribile tempesta, e tutti percepiscono la morte per se imminente. Alcuni, ormai in procinto di perdere la vita, invocano gli dei, altri piangono miseramente, altri, spinti dal terrore comune, stringono in un abbraccio gli altri. Il terrore prevale su tutto, ma non sull'odio dei due nemici. Infatti quello che sedeva a poppa si alza e domanda al timoniere: "dimmi: quale parte della nave sarà coperta prima dalle onde? La poppa o la prua?" E quello: "la prua senza dubbio". E avendo sentito queste parole, disse con volto sereno, e quasi felice: "Bene; infatti la morte mi sarà leggera se prima avrò guardato il mio nemico che perde la vita fra le onde"
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Senex, cum in silva ligna cecidisset domumque cum fasce lignorum iter haberet, labore ac via defessus, onus deposuit, et secum considerans miserias senecutis, ut se omnibus malis liberaret, Mortem clara voce invocavit. et illa, cum subito adstitisset, senem interrogavit, cur se invocavisset. at senex, cum mortem ipsam vidisset, terroris plenus: " ut hunc fascem lignorum inquit umeris meis imponas".
Traduzione
Un vecchio avendo trovato nei boschi della legna e facendo il cammino con le fasce della legna, per la via affaticato dal lavoro, depose il fardello e considerando fra se le miserie della vecchiaia, invocò la morte con chiara voce affinché lo liberasse da tutti i suoi mali e quella, essendo arrivata subito, interrogò il vecchio, perché l'avesse invocata. Allora il vecchio, avendo visto la morte stessa, pieno di terrore disse: "affinchè tu mi rimetta sulle mie spalle il fascio di legna.
Traduzione da altro libro testo diverso
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Vulpecula tintinnabulum in collo gestabat atque saepe in agricolarum tecta noctu penetrabat. Dum silenter incedit, tintinnabulum quassabat et puerorum somnos rumpebat. Pueri in lectis diu novum ac mirum sonum audiebant atque ita secum cogitabant: Profecto huc venerunt simulacra ex inferis atque nostros somnos territant. Sed olim lunae radii penetrabant in cubiculum: et ideo pueri clare vident bestiolae formam atque audiunt tintinnabulum. Iam pueri non timent sed hilariter; inde bestiolam captant
Traduzione
Una volpe aveva al collo un campanello o e spesso di notte entrava nelle case dei contadini. Mentre entra (meglio mettere entrava per la consecutio) silenziosamente, il campanello si scuoteva (suonava) e rompeva i sonni (in italiano megliomettere il sonno) dei fanciulli. I ragazzi ascoltavano da molto tempo nei letti il suono strano e bello e così pensavano tra di sè: senza dubbio i fantasmi sono venuti qua dall'aldilè e spaventano (rendono inquieti) i nostri sonni. Ma una volta i raggi luminosi della Luna penetravano nella stanza: e quindi i fanciullii scorgono chiaramente la forma della bestiola e ascoltano il campanello. I ragazzi non temono più ma allegramente (sottinteso ridono); quindi catturano la bestiola
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Inizio: Magni Pompei miles, a commilitonibus irrisus quia robustus sed mollis erat ... Fine: oculi mei, nisi tu rapuisti sarcinas meas”, iterum dicens illud turpe ius iurandum militis.
Un soldato di Pompeo il grande, deriso dai commilitoni perché era forte ma fiacco, durante la notte rubò di nascosto con altri soldati i muli del comandante con le vesti ed una grande quantità d' oro e d'argento; ma il clamore del fatto ne dissipa la fama e il soldato, reputato colpevole, + portato nel pretorio dinanzi a Pompeo. Allora il comandante disse: "Perché, commilitone, rubasti le mie cose?"; ma quello sputò sulla mano sinistra e, spargendo lo sputo con le dita, rispose: "Comandante, si facciano acqua i miei occhi se ho visto o toccato le tue cose". Allora l'uomo cacciò dall'accampamento quel disonore e lasciò il soldato libero, anche perché non credeva in quel soldato tanta audacia. Passò poco tempo e un barbaro, confidando nella forza, sfidava a duello uno dei nostri. Tutti erano presi dallo spavento, anche i comandanti mormoravano. Dunque quel soldato liberato da Pompeo andò dal comandante, che sedeva davanti alla tribuna e offrì le sue forze e il suo corpo contro il barbaro. Pompeo cercava un uomo, non un uomo eunuco e ladro, ma un vecchio tra gli amici del principe disse: "Manda questo, non un uomo, poiché per quello il danno sarà lieve, se perderà la vita". Pompeo acconsentì e inviò quello; egli davanti a tutto l'esercito e ai comandanti che guardavano tagliò la testa del nemico e uscì vincitore dal duello. Allora Pompeo: "Soldato, ti faccio volentieri dono di una corona davanti a tutti i tuoi compagni, poiché hai difeso il nome dell'esercito Romano e hai combattuto per l'onore di tutti noi; ma si facciano acqua i miei occhi se non rubasti tu i miei carichi", ripetendo quel vergognoso giuramento del soldato.