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Hadus in stabulo manebat, in quo a matre capra relictus erat. Saepe serum cogitabat pavidum animal: "Quid agit mater mea? Quam ob causam me solum relinquit? Quantas curas solus habeo!" Tum lupus, qui fame laborabat, accessit, ostium pulsavit et caprina voce haedum vocavit. Hunc interrogat haedus: "Qui ostium pulsat?" Latro respondet: "Mater tua est; ianuam aperire potes. Qui terror te impedit?" At haedus, qui voce in errorem non inductus erat, dixit: " Quanta est fraus ista tua! Ad me ox pervenit caprina, sed lupus per rimulas video. Non aperiam illi, cuius mores non bene cognosco". Quid nam potest esse sine diffidentia tutum?
Il capretto rimaneva nella stalla nella quale era stato abbandonato dalla madre capra. Spesso tra sé l'animale pauroso rifletteva: "Che cosa fa mia madre? Per quale ragione mi lascia solo? Che grande preoccupazione ho io da solo!" Allora il lupo, che soffriva per la fame, si avvicinò, bussò alla porta e con voce di capra chiamò il capretto. Il capretto gli chiede "Chi bussa alla porta?" Il latrone risponde: " E' tua madre; puoi aprire la porta. Quale paura ti ostacola? Ma il capretto, che non era stato indotto in errore dalla voce, disse: "Quanto è grande questo tuo inganno! A me giunge una voce caprina, ma vedo un lupo attraverso le piccole fessure, non aprirò a quella persona di cui non conosco bene le abitudini". Che cosa mai può essere sicuro senza la diffidenza?
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Il lupo e il cane
versione latino e traduzione dal libro littera litterae vol, 1 e libro Lexis
Lupus macie confectus cani prepasto ... Libertatem meam catenae tuae anteponam
Un lupo sfinito dalla fame incontrò un cane ben pasciuto e gli disse: "Tu sei splendido, io ho fame". Allora il cane indicandogli la casa vicina, rispose che lui custodiva quella casa; pertanto riceveva dal padrone ogni giorno ossa e carne dalla mensa. Così senza fatica riempiva il suo ventre. "Il mio padrone darà anche a te ossa e carne, se tu eseguirai il mio compito: questa è la legge. Pertanto sotto quel tetto vivrai sicuro ne sopporterai nevi e piogge nei boschi. Sarai mio compagno e io ti istruirò". Il lupo è felice e non rifiuta; ma a metà percorso vide il collo escoriato del cane. Allora interroga il cane: "Da dove è questa cosa?". Risponde il cane. "Sono sciocchezze, sono legato dai servi: infatti sono un po troppo violento". Il lupo allora esclama: "Ora non ti invidio affatto cane!! Queste cose non mi piacciono. Rifiuto di perdere la libertà per la pancia. Antepongo la mia libertà alla tua catena".
Traduzione dal libro Ad Litteram da Fedro
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Versione da Expedite tomo 1
primo rigo: Apud Phaedrum hanc fabellam legimus. Leo, omnium animalium princeps,
ultimo rigo: animo accipe: tibi libenter ob modestiam tuam partem praedae dabo"; statimque iuvencum divisit et partem viatori dedit.
Presso Fedro leggiamo questa favola. Il leone, re di tutti gli animali, era in procinto di divorare (stava per divorare) dinnanzii alla sua tana un grande giovenco, che aveva preso nei boschi. Arrivò un predatore, che pretendeva una parte dell'animale, ma il leone (disse): "(Ecco) a te", e rifiutò l'uomo disonesto. Nello stesso luogo, per caso, sopraggiunse un viandante, che, vista la bestia, fermò il piede. Allora il leone, mansueto (disse) sicuramente e subito divise il giovenco, e (ne) diede una parte al viandante.
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Un leone decrepito e sfinito per cui scoccava già l'ora fatale, giaceva immoto nel deserto lito, quando un cinghiale, vistolo di passaggio, sopra il morente s'avventò violentoe, con l'acuta zanna, in un momento, trasse vendetta di un antico oltraggio. Venne poi un toro, che sfogò a cornate la propria furia sulle membra odiate; ed infine un somaro, vedendo che la belva, a queste onte, non aveva difesa né riparo, a calci le colpì l'altera fronte. Allor spirando mormorò il leone: «Già mi fu grave sopportare i torti che, a loro confusione, mi han fatto quei due forti; ma, nel dover patir le offese stolte che, nella mia sventura, mi arrechi tu, vergogna di natura, ahimè, mi sembra di morir due volte. »
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"il leone e la zanzara" pag 140 del libro le ragioni del latino 1
Un giorno una zanzara, per le brutte parole di un leone, re degli animali lo provocò così: tutti gli animali temono la tua forza e obbediscono alla tua volontà. Io al contrario sono piccola << io disprezzo le tue forze>>. Così tra la zanzara e il leone ebbe inizio la battaglia. Il leone lottava con le unghie e con i denti, emetteva un terribile rugito, guardava la zanzara con occhi crudeli, ma tutti i tentativi erano vani. infine la speranza abbandonò il leone. La zanzara volò via superba ma cadde dentro una ragnatela e perse la vita