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C'era una volta un leone che dormiva tra gli alberi della foresta. Un topolino lo vide e si avvicinò. Il leone dormiva. Allora il topolino salì sulla coda. Il leone dormiva. Il topolino camminò sul dorso. Il leone dormiva. Il topolino entrò piano piano nella criniera. La criniera era molto bella e poiché gli piaceva molto cominciò a ballare. Il leone allora si svegliò. Afferrò il topolino e molto arrabbiato gli disse: "Io stavo riposando, perché mi hai disturbato? Adesso ti mangio!". Il topolino rispose: "Sono piccolo, ma se tu mi lasci andare quando tu avrai bisogno del mio aiuto io accorrerò. E il leone: " Tu sei piccolo, quale aiuto potresti darmi?"
Il topolino fu comunque liberato dal leone e, molto felice si nascose in un buco. Accadde che un giorno nella foresta arrivò un cacciatore che preparò una trappola per il leone e molto felice si nascose in un buco.
Altre versioni presenti sul nostro sito:
Il leone e il topolino (Tantucci Plus)
Il leone e il topo (So Tradurre)
Il leone e il topo (Repetita iuvant)
Il leone e il topo (Tu Quoque)
Il leone e il topolino (nuovo comprendere e tradurre)
Il leone e il topo (latina vox)
Il leone e il topo (Fedro)
Il leone e il topolino (originale da Esopo)
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Quidam leo in silva dormiebat et musculi petulantes circum eum ludebant. Unus ex eis imprudenterad leonem adiit... Itaque fortis leo a debili musculo servatus iustum misericordiae suae praemium accepit.
Un leone dormiva nel bosco e i topolini, sfacciati, giocavano intorno a lui. Uno di loro, imprudentemente, andò verso il leone e salì sulla sua testa, dandogli fastidio. Il leone svegliato dal sonno immediatamente afferrò il topo con le unghie e già era in procinto di divorarlo, quando la misera bestiola implorò il leone, gemendo flebilmente: " Padrone, non mi divorare! Salva la mia vita! Io ti chiedo il perdono e ti sarò sempre grato per la tua clemenza". Il leone rise e rispose: "Stolto! Sei così insignificante e debole che non puoi fare niente, tuttavia salverò la tua vita! Vai e non recarmi più disturbo. " Dopo pochi giorni il leone, che girovagava incautamente per il bosco per cercare una preda cadde nella trappola dei cacciatori; invano, cercando di liberarsi, rugiva tasto che il topo, sentita da lontano la voce del leone, immediatamente accorse per portargli aiuto. Infatti prese il laccio e con i denti affilati lo rosicchiò e lo spezzò, finchè il leone fu libero. Pertanto il forte leone salvato dal debole topolino ricevette il giusto premio della sua misericordia.
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(inizio) : Olim sator imperitus, inopia coactus, in novam urbem migravit ubi, ignotus omnibus, sub alieno nomine medicinam execere incepit; ita propter stultam credulitatem vulgi, falsum antidotum vanditans, brevi tempore magnam famam ingentesque divitias sibi comparavit. (fine) : libi cives, quod eum plane cognoscebant, ne pedes quidem ei committebant; vos autem non dubitavistis committere, scelesti, capita vestra!"
Una volta un calzolaio, incapace del suo mestiere, andò in una città lontana dove, sconosciuto a tutti, sotto falso nome cominciò ad esercitare la medicina, così per la stolta credulità del popolo, si procacciò grandi ricchezze e grande fama in breve con la vendita di false medicine. Ma una volta il re della città, affetto da una grave malattia, lo mandò a chiamare e gli chiese un antidoto. All'antidoto da lui portato mescolò l'acqua, simile ad un veleno; allora offrì al ciarlatano il calice e disse: bevi prima tu e mostrami la forza dell'antidoto e la veridicità della tua arte. Allora quello in verità, impaurito dal timore (di morire) della morte, spiattellò tutta la verità. Il re, dopo che riprese la salute grazie alla cura di un medico vero, convocò in asseblea il popolo e proncunciò siffattte parole: ecco ho smascherato l'imprudente ciarlatano. Questo non è un medico ma un calzolaio completamente inesperto. Cittadini poiché lo conoscete fate in modo che questo non metta più piede in città, voi tuttavia lo avete scelto per fare di testa vostra!
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IL FABBRO E IL SUO CANE Favola originale di Fedro
Un fabbro aveva un cane che continuava a dormire mentre lui lavorava; appena però si metteva a tavola, se lo trovava al fianco. “Brutto poltrone”, gli disse, gettandogli un osso, “dormi quando io batto l’incudine; ma basta che muova le mascelle, e ti svegli subito!”. La favola svergogna i dormiglioni, i pigri e tutti quelli che vivono delle altrui fatiche.
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inizio: STULTI UTILIA CONTEMNENTES, INUTILIA... fine: ...CAUSA PERNICIEI MEAE FUERUNT
Gli stupidi disprezzando le cose utili e lodando (le cose) le inutili incorrono spesso nella rovina. Di questo ci avverte il poeta Fedro in una favola nota: Un tempo un cervo arrivò ad una fonte e vide la sua immagine nella chiarezza dell'acqua. Qui mentre lodava le corna ramose e disprezza val'eccessiva sottigliezza delle gambe, improvvisamente risuonarono voci di cacciatori ed il latrato dei cani in arrivo. Allora il cervo impaurito corso per la radura ricercando la salvezza nella fuga e grazie alla corsa veloce ingannò i cani e arrivò nella foresta. Ma qui i rami degli alberi trattenevano le corna del cervo e presto i cani lacerarono le sue carni con crudeli morsi. Allora il misero cervo allontanandosi dalla (sua) vita fra i gemiti affermò: " Quanto sono stato stolto! Le gambe che avevo disprezzato mi sono state utili, (mentre) le corna che invece avevo lodato sono state la causa della mia rovina. "