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VERSIONE N. 1
Phaedrus poeta hac fabula demonstrat parem mercedem referri solere ab iis qui sint despecti. Panthera olim imprudens in foveam decidit...
Il poeta Fedro in questa favola dimostra che, di solito, quando si fanno i dispetti, c'è una pari risposta. Una volta, una pantera imprudente cadde in una fossa. Dei pastori la videro: alcuni la colpirono coi bastoni, altri le lanciarono sassi; qualcuno invece, preso da compassione per lei che stava per morire, anche se nessuno le faceva più del male, le diede del pane perché potesse stare in vita. Sopraggiunge la notte, ognuno se ne va tranquillo a casa, convinto di trovarla morta il giorno dopo. Ma quella, una volta riprese le deboli forze, con un salto snello esce dalla fossa e subito va alla sua tana con passo leggero. Dopo pochi giorni ritorna veloce, sbrana gli animali e uccide gli stessi pastori e distrugge tutto, spinta da grande ira. Allora, temendo per sé, coloro che avevano risparmiato l'animale, pronti a perdere i greggi, implorano soltanto per la loro vita. Ma la pantera rispose: Ricordo bene chi mi lanciò i sassi e chi mi diede il pane: voi smettete di aver paura; io ritorno come nemica di coloro che mi fecero del male.
Traduzione n. 2 dal libro Vel
Inizio: Pantera imprudens olim in foveam decidit. Videre agrestes: alii... Fine: ...timere absistite; nam hostis revertor illis qui me laeserunt".
Una volta una pantera imprudente cadde in una fossa. Dei pastori videro: alcuni la ferirono con dei bastoni, altri con delle pietre; alcuni al contrario, mossi da misericordia, gettarono del pane alla belva che stava per morire. Quando giunse la notte i primi ritornarono a casa tranquilli. Il giorno dopo tornarono alla fossa per seppellire la pantera. Ma quella, poiché aveva ristabilito deboli forze, si liberò con un rapido salto e andò rapidamente nella sua tana con un veloce passo. Pochi giorni dopo uscì fuori, trucidò una pecora, uccise i pastori e si accanì con furioso impeto devastando ogni cosa. Allora coloro che avevano risparmiato la bestia, temendo per se stessi, la pregarono per la loro vita. Ma quella: "Alcuni mi aggredirono con dei sassi, altrimi diedero del pane. Distinugo perfettamente gli uni dagli altri. Voi dunque cessate di avere paura: infatti sono venuta qui per rivendicare castighi solo da coloro che mi avevano fatto del male".
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inizio: " Olim formica et musca acriter contendebant; musca enim magna cum superbia sic dicebat". .fine: " Describit fabella et viros qui falsis verbis se ornant, et illos quorum vita humilis sed operosa et honesta est. "
Una volta una formica e una mosca bisticciavano aspramente. Infatti la mosca con grande superbia diceva così: "Perché ti paragoni a me? Io vivo sempre tra colonne di marmo ed altari dorati, e visito i templi senza sosta; inoltre arrivo prontamente in luoghi dove ci sono sempre sacrifici e assaggio per primo le interiora. Io siedo spesso sul trono stesso del re e accarezzo con grande gaudio le candide membra delle signore". Ma la formica rispose alla mosca con queste parole: "O mosca, tu fosti e sarai sempre inopportuna e molesta agli uomini e alle donne Visiti abitualmente gli altari, ma quando sei arrivata nei templi degli dei, gli uomini ti cacciano sempre lontano dagli altari, e mangi sempre cibi cattivi. Io invece, diligente, accumulo il frumento d'estate; poi quando viene l'inverno, mangio lietamente il mio cibo. Tu al contrario d'estate mi provochi sempre, in autunno taci e d'inverno il freddo ti uccide. ” La storiella descrive sia gli uomini che con false parole vantano se stessi, sia quelli la cui vita è umile ma operosa e onesta.
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Mulus plaustrum vehit longa via. Videt mulum musca et in plaustro laeta sedet: nam defessa est neque longius¹ volitare cupit. Gaudet placido otio atque paululum² requiescit. At postea segnitiam fastidit et asperis verbis mulum increpat: «Piger es, mule, et tardus! Curre! Cave: nisi³ properas, collum tuum compungo». Respondit mulus: «Verbis tuis non moveor. Non parvulam muscam timeo, sed virum potius: dominus est, et taetro flagello iugum meum temperat atque frenis continet. Quapropter dimitte frivolam insolentiam tuam!». (Fedro)
Un mulo spinge un carro per una lunga via. Una mosca vede il mulo e, lieta, si siede sul carro. Infatti è stremata e non desidera volare più a lungo. Gode della pacifica quiete e, per un poco, riposa. Ma poi non sopporta la lentezza, e rimprovera il mulo con dure parole: "Mulo, sei pigro e lento! Corri! Fai attenzione: se non aumenti la velocità pungo il tuo collo". Il mulo risponde: "Non sono scosso dalle tue parole: non temo una piccola mosca, ma piuttosto l'uomo: egli è il padrone, e con una sudicia frusta comanda il mio giogo e per mezzo delle briglie mi dirige. Per cui, metti da parte la tua inutile insolenza".
(By Maria D. )
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
vehit indicativo presente terza persona singolare (veho) Paradigma: veho, vehis, vexi, vectum, vehĕre - verbo transitivo III coniugazione
videt indicativo presente terza persona singolare (video) Paradigma: video, vides, vidi, visum, vidēre - verbo transitivo II coniugazione
sedet indicativo presente terza persona singolare (sedeo) Paradigma: sedeo, sedes, sedi, sessum, sedēre - verbo intransitivo II coniugazione
est indicativo presente terza persona singolare (sum) Paradigma: sum, es, fui, esse - verbo intransitivo anomalo
volitare infinito presente (volito) Paradigma: volito, volitas, volitavi, volitatum, volitāre - verbo intransitivo I coniugazione
cupit indicativo presente terza persona singolare (cupio) Paradigma: cupio, cupis, cupivi, cupitum, cupĕre - verbo transitivo III coniugazione
Gaudet indicativo presente terza persona singolare (gaudeo) Paradigma: gaudeo, gaudes, gavisus sum, gaudēre - verbo intransitivo semideponente II coniugazione
requiescit indicativo presente terza persona singolare (requiesco) Paradigma: requiesco, requiescis, requievi, requietum, requiescĕre - verbo intransitivo III coniugazione
fastidit indicativo presente terza persona singolare (fastidio) Paradigma: fastidio, fastidis, fastidivi, fastiditum, fastidīre - verbo transitivo IV coniugazione
increpat indicativo presente terza persona singolare (increpo) Paradigma: increpo, increpas, increpavi, increpatum, increpāre - verbo transitivo I coniugazione
Curre imperativo presente seconda persona singolare (curro) Paradigma: curro, curris, cucurri, cursum, currĕre - verbo intransitivo III coniugazione
Cave imperativo presente seconda persona singolare (caveo) Paradigma: caveo, caves, cavi, cautum, cavēre - verbo intransitivo II coniugazione
properas indicativo presente seconda persona singolare (propero) Paradigma: propero, properas, properavi, properatum, properāre - verbo intransitivo I coniugazione
compungo indicativo presente prima persona singolare (compungo) Paradigma: compungo, compungis, compunxi, compunctum, compungĕre - verbo transitivo III coniugazione
Respondit indicativo presente terza persona singolare (respondeo) Paradigma: respondeo, respondes, respondi, responsum, respondēre - verbo intransitivo II coniugazione
moveor indicativo presente prima persona singolare (moveo) - forma passiva Paradigma: moveo, moves, movi, motum, movēre - verbo transitivo II coniugazione
timeo indicativo presente prima persona singolare (timeo) Paradigma: timeo, times, timui, timēre - verbo transitivo II coniugazione
temperat indicativo presente terza persona singolare (tempero) Paradigma: tempero, temperas, temperavi, temperatum, temperāre - verbo transitivo I coniugazione
continet indicativo presente terza persona singolare (contineo) Paradigma: contineo, continēs, continui, contentum, continēre - verbo transitivo II coniugazione
dimitte imperativo presente seconda persona singolare (dimitto) Paradigma: dimitto, dimittis, dimisi, dimissum, dimittĕre - verbo transitivo III coniugazione
Sostantivi
Mulus nominativo maschile singolare (mulus, muli) - II declinazione
plaustrum accusativo neutro singolare (plaustrum, plaustri) - II declinazione
via ablativo femminile singolare (via, viae) - I declinazione
mulum accusativo maschile singolare (mulus, muli) - II declinazione
musca nominativo femminile singolare (musca, muscae) - I declinazione
plaustro ablativo neutro singolare (plaustrum, plaustri) - II declinazione
otio ablativo neutro singolare (otium, otii) - II declinazione
segnitiam accusativo femminile singolare (segnitia, segnitiae) - I declinazione
verbis ablativo neutro plurale (verbum, verbi) - II declinazione
mulum accusativo maschile singolare (mulus, muli) - II declinazione
collum accusativo neutro singolare (collum, colli) - II declinazione
muscam accusativo femminile singolare (musca, muscae) - I declinazione
virum accusativo maschile singolare (vir, viri) - II declinazione
dominus nominativo maschile singolare (dominus, domini) - II declinazione
flagello ablativo neutro singolare (flagellum, flagelli) - II declinazione
iugum accusativo neutro singolare (iugum, iugi) - II declinazione
frenis ablativo neutro plurale (frenum, freni) - II declinazione (spesso plurale)
insolentiam accusativo femminile singolare (insolentia, insolentiae) - I declinazione
Aggettivi
longa ablativo femminile singolare (longus, longă, longum) - aggettivo I classe
defessa nominativo femminile singolare (defessus, defessă, defessum) - aggettivo I classe
placido ablativo neutro singolare (placidus, placidă, placidum) - aggettivo I classe
asperis ablativo neutro plurale (asper, asperă, asperum) - aggettivo I classe
Piger nominativo maschile singolare (piger, pigră, pigrum) - aggettivo I classe
tardus nominativo maschile singolare (tardus, tardă, tardum) - aggettivo I classe
parvulam accusativo femminile singolare (parvulus, parvulă, parvulum) - aggettivo I classe
taetro ablativo neutro singolare (taeter, taetra, taetrum) - aggettivo I classe
frivolam accusativo femminile singolare (frivolus, frivolă, frivolum) - aggettivo I classe
Altre forme grammaticali
et congiunzione
in preposizione
nam congiunzione
neque congiunzione
longius avverbio (comparativo di longe)
At congiunzione
postea avverbio
paululum avverbio
Curre interiezione (o imperativo, ma qui inteso come esortazione)
nisi congiunzione
tuum aggettivo possessivo (tuus, tua, tuum) - accusativo neutro singolare
non avverbio
sed congiunzione
potius avverbio
Quapropter congiunzione/avverbio
tuis aggettivo possessivo (tuus, tua, tuum) - ablativo neutro plurale
meum aggettivo possessivo (meus, mea, meum) - accusativo neutro singolare
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Acri hieme magna fame cicada laborabat, quia aestate curam rei frumentariae non habuerat. Prudens formica autem aestate magnam frumenti copiam cumulaverat, ut hiberno tempore victus ei sufficeret. Cicada igitur ad formicam properavit et supplex: "Amica, - inquit - te oro ut mecum dividas cibum tuum, ut famen exstinguam". Sed formica contra: "Quid tempore aestis fecisti? Cur frumentum non cumulavisti?". Misera cicada respondit: "Ego in arboribus laeta cantavi!". Tunc formica duro animo exclamavit: "Nisi totam aestatem cecinisses, sed provida escam requisivisses, nunc securam vitam ageres nec fame excruciareris! Si tunc cantare voluisti, nunc salta!"
Traduzione
Nell'aspro inverno la cicala soffriva per la grande fame, poiché in estate non si era preoccupata di fare scorte. La prudenteformica invece in estate, aveva accumulato una grande quantità di frumento, affinché nel periodo invernale il vitto le bastasse. La cicala allora sollecito e supplico la formica : "Amica - disse - ti prego di dividere con me il tuo cibo affinché io non peta la fame". Ma la formica invece: " Che cosa hai fatto nel tempo d'estate? Perchè non hai accumulato il frumento?". La povera cicala rispose: " Io ho cantato felice sugli alberi!". Allora la formica duramente esclamò: "Se non avessi cantato per tutta l'estate, ma avessi cercato il cibo con prudenza, adesso condurresti una vita tranquilla e non petiresti la fame! Se prima hai voluto cantare, ora balla!"
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Aesopus nobis hoc exemplum prodidit, ne homines se iactent bonis, sed potius Habitu Suo vitam degant. Graculus tumens Inani superbia, pennas, quae Pavoni deciderant, sustulit seque exornavit. Deinde contemnens suos, se immiscuit pavonum Formoso Gregi. Sed Illi imprudenti avi pennas eripiunt rostris fugant eumque. Tum graculus mulcatus maschile, maerens, rediit genere ad proprium, sed etiam ab eo repulsus, infamia aspersus Denique est unus ex illis, quos prius despexerat, EI dixit: "Si tu nostris sedibus contentus fuisses es accepisses quod (Quello Che) tibi natura dederat, nca Illam contumeliam sustinuisses nca hanc repulsam sentires.
Esopo fornisce a noi questo esempio affinché gli gli uomini non si avvicinino ai buoni ma piuttosto dirigano la vita secondo il loro uso. Una cornacchia essendo gonfia di una vanae superbia, portò via le penne che aveva strappato ad un pavone e vi si adornò. Poi disprezzando i suoi (le atre cornacchie), si mescolò al proprio genere. Ma quelli presero all'imprudente uccello le penne e lo misero in fuga con i becchi. Allora la cornacchia trattata male lamentandosi, ritornò presso i suoi simili ma cacciata anche da quelli, fu accusata di infamia. Infine uno di quelli che per primo aveva disprezzato, gli disse: se tu fossi stato contenta delle nostre cose e le avessi accolte non avresti questo rifiuto.