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C. Fabio et L. Virginio consulibus trecenti nobiles homines, qui ex Fabia familia erant, contra Veientes bellum soli susceperunt, promittentes senatui et populo per se omne certamen implendum. Itaque profecti, omnes nobiles et qui singuli magnorum exercituum duces esse deberent, in proelio conciderunt. Unus omnino superfuit ex tanta familia, qui propter aetatem puerilem duci non potuerat ad pugnam. Post haec census in urbe habitus est et inventa sunt civium capita CXVII mulia CCCXIX. Sequenti anno cum in Algido monte ab urbe duodecimo ferme miliario Romanus obsideretur exercitus, L. Quintius Cincinnatus dictator est factus, qui agrum quattuor iugerum possidens manibus suis colebat. Is cum in opere et arans esset inventus, sudore deterso togam praetextam accepit et caesis hostibus liberavit exercitum.
Durante il consolato di Fabio e Tito Virginio, 300 nobili, membri della famiglia Fabia, intrapresero da soli una guerra contro i Veienti, assicurando il Senato e il popolo che l'intera contesa l'avrebbero portata a termine da soli. Questi uomini illustri, quindi, ognuno dei quali era capace di comandare un grosso esercito, partirono per la spedizione e tutti caderro in battaglia. Solo uno di una famiglia così numerosa sopravvisse, il quale, a causa della sua estrema giovinezza, non potè essere portato con loro nel campo. Dopo questi eventi fu tenuto un censimento nella città, nel quale si scoprì che il numero dei cittadini era 119, 319.
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Huic titus filius successit, qui et ipse Vespasianus est dictus, vir omnium virtutum genere mirabilis, ut amor et deliciae humanis generis diceretur, facundissimus, bellicosissimus, moderatissimus. Causas latine egit, poemata et tragoedias Graece composuit. In oppugnatione Hierosolymorum sub patre militans duodecim propugnatores duodecim sagittarum confixit ictibus. Romae tantae civilitatis in imperio fuit, ut nullum omnino punierit, convictos adversus se coniurationis dimiserit vel in eadem familiaritate, qua antea, habuerit. Facilitatis et liberalitatis tantae fuit, ut, cum nulli quicquam negaret et ab amicis reprehenderetur, responderit nullum tristem debere ab imperatore discedere.
A questo succedette il figlio Tito, che è detto anch'egli stesso Vespasiano, uomo straordinario in ogni genere di virtù, tanto da essere chiamato amore e delizie del genere umano, eloquentissimo, assai bellicoso, molto equilibrato. Condusse gli affari in Latino, compose poesie e tragedie in Greco. Durante l'assedio di Gerusalemme combattente sotto (gli ordini del) padre trafisse dodici difensori con dodici {colpi di} frecce. A Roma ebbe tanta mitezza nel governare, tanto che non punì assolutamente nessuno, rilasciò i colpevoli della congiura contro di lui, oppure li tenne nello stesso rapporto di amicizia di prima. Fu di tanta semplicità e affidabilità che, quando non negava nulla a nessuno ed era criticato dagli amici, rispondeva che nessuno doveva separarsi triste dall'imperatore
Dal libro Optime pag. 373 N° 3
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C. Fabio et L. Virginio consulibus trecenti nobiles homines, qui ex Fabia familia erant, contra Veientes bellum soli susceperunt, promittentes senatui et populo per se omne certamen implendum. Itaque profecti, omnes nobiles et qui singuli magnorum exercituum duces esse deberent, in proelio conciderunt. Unus omnino superfuit ex tanta familia, qui propter aetatem puerilem duci non potuerat ad pugnam. Post haec census in urbe habitus est et inventa sunt civium capita CXVII mulia CCCXIX. Sequenti anno cum in Algido monte ab urbe duodecimo ferme miliario Romanus obsideretur exercitus, L. Quintius Cincinnatus dictator est factus, qui agrum quattuor iugerum possidens manibus suis colebat. Is cum in opere et arans esset inventus, sudore deterso togam praetextam accepit et caesis hostibus liberavit exercitum.
Durante il consolato di Fabio e Tito Virginio, 300 nobili, membri della famiglia Fabia, intrapresero da soli una guerra contro i Veienti, assicurando il Senato e il popolo che l'intera contesa l'avrebbero portata a termine da soli. Questi uomini illustri, quindi, ognuno dei quali era capace di comandare un grosso esercito, partirono per la spedizione e tutti caderro in battaglia. Solo uno di una famiglia così numerosa sopravvisse, il quale, a causa della sua estrema giovinezza, non potè essere portato con loro nel campo. Dopo questi eventi fu tenuto un censimento nella città, nel quale si scoprì che il numero dei cittadini era 119, 319.
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Tiberius ingenti socordia imperium gessit, gravi crudelitate, scelesta avaritia, turpi libidine. Nam nusquam ipse pugnavit, bella per legatos gessit suos. Quosdam reges ad se per blanditias evocatos numquam remisit, in quibus Archelaum Cappadocem, cuius etiam regnum in provinciae formam redegit et maximam civitatem appellari nomine suo iussit, quae nunc Caesarea dicitur, cum Mazaca antea vocaretur. Hic tertio et vicesimo imperii anno, aetatis septuagesimo octavo, ingenti omnium gaudio mortuus est in Campania. Successit ei C. Caesar, cognomento Caligula, Drusi, privigni Augusti, et ipsius Tiberii nepos, sceleratissimus ac funestissimus et qui etiam Tiberii dedecora purgaverit.
Tiberio governò con grande stoltezza, immensa crudeltà, scellerata avidità e turpe dissolutezza. Tra l'altro, non combatté mai in prima persona, condusse le guerre per intercessione dei suoi luogotenenti. Non rilasciò mai taluni re che aveva fatto venire presso di sé giocando su false promesse, tra i quali Archelao di Cappadocia, il cui regno - addirittura ridusse in condizione di provincia e dispose che la capitale fosse chiamata col proprio nome, essa ora si chiama Cesarea, mentre prima era detta Mazaca. Costui con unanime, grande sollievo morì nel 23esimo anno del suo regno, in Campania: aveva 78 anni. Gli successe Caio Cesare, soprannominato Caligola, nipote di Druso figliastro di Augusto - e dello stesso Tiberio, di assoluta scelleratezza e decisamente "sinistro", che avrebbe addirittura cancellato le nefandezze di Tiberio.
Tiberio nuovo comprendere e tradurre
Augusto successit Tiberius, qui ingenti socordia, gravi crudelitate, scelesta avaritia imperium gessit. Nam nusquam ...
Ad Augusto successe Tiberio che resse l'impero con grandissima incuria, grande crudeltà, scellerata avarizia. Infatti egli non combatté in alcun luogo, condusse le guerre per mezzo dei suoi luogotenenti. Alcuni re fatti venire con lusinghe non li rimandò più, tra i quali Archelao Cappadoce, il regno del quale ridusse pure a provincia. Egli nel ventitreesimo anno di regno, di vita settantesimo ottavo, con grande gioia di tutti, morì in Campania
Passo originale Eutropio
Ma Tiberio resse l'impero con immensa incuria, gran crudeltà, scellerata avarizia, turpe libidine. Chè egli non combattè in alcun luogo, condusse le guerre per mezzo dei suoi luogotenenti. Alcuni re fatti venire con lusinghe non li rimandò più, tra i quali Archelao Cappadoce, il regno del quale ridusse pure a provincia e fece chiamare dal suo nome la più grande città, che ora si chiama Cesarea, mentre prima si chiamava Mazaca. Egli nel ventitreesimo anno di regno, di vita settantesimo ottavo con gran gioia di tutti morì in Campania. Gli successe C. Cesare, soprannominato Caligola, nipote di Druso figliastro di Augusto, e dello stesso Tiberio, scelleratissimo e funestissimo e che fece anche scusare le scelleratezze di Tiberio.
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Il regno di Romolo versione latino
Eutropio Compact Discere pag. 18 N° 1