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Quoniam in Sicilia a romanis superati erant, Carthaginienses a Regulo duce, quem ceperant. petiverunt ut pacem a Romanis obtineret ac permutationem captivorum faceret.
Regulus, Romam cum venisset, inductus est in senatum, ubi dixit: "Postquam in permutationem Afrorum veni, Romanus esse desii". Itaque et uxorem a complexu removit et senatum suasit, ne pace cum Poenis facerent, quia hostes nullam spem victoriae habebant. Dixit etiam Regulus : "Ne reddantur tot mila captivorum propter me solum et senem". Itaque obtinuit : nam Afros, qui pacem petebant, Romani non admiserunt. omani proponebant ut Regulus Romae maneret : sed vir restitit, quia dignitatem honesti civis perdiderat, ostquam Afris servierat.
Reverit igitur ad Africam et omnibus suppliciis extinctus est.
Poichè i Cartaginesi in Sicilia erano stati vinti dai romani, dal comandate Regolo che i romani avevano catturato chiesero di ottenere (gli) chiesero di ottenere la pace dai romani e di eseguire uno scambio di prigionieri. Regolo, dopo essre andato a Roma, fu condotto in senato dove disse "Quando io venni in potere dei Cartaginesi (o Africani) desiderai essere Un Romano: E così allontanò la moglie dell'abbraccio e convinse il senato a non fare la pace con i cartaginesi perché i nemici non avevano alcuna speranza di vittoria. Regolodisse anche "Non vengano restituite tante migliaia di prigionieri per me solo e vecchio". Poichè prevalse i cartaginesi che chiedevano la pace, i romani non accettarono. I Romani proponevano di trattenere Regolo a Roma, ma l'uomo restò perché aveva perso la considerazione di onesto cittadino dopo che aveva compiaciuto i cartaginesi. Ritornò dunque verso l'Africa e fu ucciso con ogni genere di tormento.
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Inizio: Anno quarto decimo posteaquam in Italiam Hannibal venerat… Fine: …Ipse a Chartaginiensibus redire in Africam iubetur, quam Scipio vastabat.
Quattordici anni dopo che Annibale era venuto in Italia, Scipione, che aveva agito molto bene in Spagna, fu fatto console e mandato in Africa. Si riteneva che fossero inserite in quell’uomo qualità divine, a tal punto che si credeva conversasse anche con le divinità. Egli combatte in Africa contro Annone, capo degli africani, e distrugge il suo esercito. Nella seconda battaglia occupa l’accampamento con 4500 soldati e ne uccise 11000. Cattura Siface, re dei Numidi, che si era unito insieme agli africani e invade il suo accampamento. Siface è mandato a Roma da Scipione con i Numidi più nobili e un bottino infinito. Udito questo fatto, quasi tutta l’italia avrebbe negato aiuto a Annibale. Gli viene ordinato a lui stesso dai cartaginesi di tornare nell’Africa, che Scipione devastava.
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Anno quarto decimo posteaquam in Italiam Hannibal venerat, Scipio, qui multa bene in Hispania egerat, consul est factus et in Africam missus. Cui viro divinum quiddam inesse existimabatur, adeo ut putaretur etiam cum numinibus habere sermonem. Is in Africa contra Hannonem, ducem Afrorum, pugnat; exercitum eius interficit. Secundo proelio castra capit cum quattuor milibus et quingentis militibus, XI milibus occisis. Syphacem, Numidiae regem, qui se Afris coniunxerat, capit et castra eius invadit. Syphas cum nobilissimis Numidis et infinitis spoliis Romam a Scipione mittitur. Qua re audita omnis fere Italia Hannibalem deserit. Ipse a Carthaginiensibus redire in Africam iubetur, quam Scipio vastabat. da Eutropio
Nel 14esimo anno dopo che Annibale era giunto in Italia, Scipione - che aveva compiuto molte (imprese) buone in Spagna - fu fatto console ed inviato in Africa. Si credeva che in quell'uomo albergasse un qualcosa di divino, a tal punto che si credeva che addirittura avesse un "filo diretto" con gli déi. Costui combatte (presente storico-narrativo), come molti di quelli che seguono in Africa contro Annone, condottiero degli Afri, e ne sbaraglia l'esercito. In un secondo scontro, espugna l'accampamento, (prendendo in ostaggio) 4500 soldati, uccidendone 11mila. Fa prigioniero Siface, re della Numidia, che si era alleato con gli Afri, e ne invade l'accampamento. Siface - insieme con personaggi numidi di spicco ed un inestimabile bottino di guerra - viene fatto pervenire da Scipione a Roma. Venuto a conoscenza di ciò, quasi tutta l'Italia abbandona Annibale e lo stesso riceve l'ordine, dai Cartaginesi, di tornare in Africa, che (in quel frattempo) Scipione devastava
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Scipione pone fine alla seconda guerra Punica
Eutropio la versione latina nel biennio
Anno quarto decimo posteaquam in Italiam Hannibal venerat, Scipio, qui multa bene in Hispania egerat, consul est factus et in Africam missus. Cui viro divinum quiddam inesse existimabatur, adeo ut putaretur etiam cum numinibus habere sermonem. ...(il testo latino prosegue la traduzione è tutta)
L'Anno quattordicesimo dopo che Annibale era venuto in Italia, Scipione, che molte felici imprese aveva compiuto in Spagna, fu fatto console e mandato in Africa. Il quale si riteneva avesse in sé alcunché di divino, per cui si credeva pure che conversasse con i numi. Egli combatté in Africa contro Annone, generale Africano, e fece a pezzi il suo esercito. In una seconda battaglia prende l'accampamento con quattromila cinquecento soldati, uccisine undicimila. Fa prigioniero Siface, re della Numidia, che s'era unito agli Africani, e ne occupa l'accampamento. Siface con più nobili dei Numidi e infinite prede di guerra da Scipione viene mandato a Roma. Udito ciò quasi tutta l'Italia si stacca da Annibale. E questi riceve l'ordine dai Cartaginesi di tornare in Africa, che Scipione devastava. Da Scipione viene mossa guerra a Cartagine. Intanto da entrambi i comandanti venne preparato lo scontro. Scipione uscì vincitore, dopo che per poco non venne catturato Annibale in persona, che fuggì accompagnato prima da molti cavalieri, poi da venti, alla fine da quattro. Nell'accampamento di Annibale furono trovate ventimila libbre d'argento, ottanta d'oro, altri oggetti preziosi in abbondanza. Dopo questo scontro fu stipulata la pace con i Cartaginesi. Scipione tornò a Roma, celebrò il trionfo con una splendida manifestazione di gloria e cominciò ad essere chiamato da allora l'Africano. La seconda guerra Punica ebbe fine diciannove anni dopo che era iniziata.
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Anno decimo quarto postquam in Italiam Hannibal venerat, Scipio, qui multa in Hispania bene egerat, consul est factus; senatui statim visum est eum in Africam mittere. Cui viro divinum quidam inesse existimabatur, adeo, ut iuvenis dux etiam cum numinibus habere sermonem putaretur. Is in Africa contra Hannonem, ducem Afrorum, pugnans, exercitum eius profligatum atque in fugam versum funditus delevit atque concidit. Secundo proelio castra cepit cum quattuor milibus et quingentis militibus, undecim milibus occisis. Syphacem, Numidarum regem, qui auxilii causa venerat et Afris se coniunxerat, capit atque castra eius invadit. Syphax cum nobilissimis Numidis infinitis spoliis Romam ab Scipione mittitur. Qua re audita, omnis fere Italia Hannibalem deserit. Ipse a Carthaginienses redire in Africam iussus est, quam Scipio vastabat. Ita anno septimo decimo ab Hannibale Italia liberata est. Paucis diebus interiectis, legati Carthaginiensium pacem a Scipione petiverunt.
Quattordici anni dopo la venuta di Annibale in Italia, Scipione, che aveva agito molto bene in Spagna, venne nominato console e mandato in africa contro la stessa Cartagine. Infatti si pensava che vi fosse in lui una certa virtù a tal punto che si riteneva che conversasse anche con gli abitanti della Numidia. Questi combattendo in Africa contro Annone, comandante degli Africani, annientò il suo esercito. Ma quando gli fu ordinata un’altra battaglia occupò l’accampamento dei Fenici e con quattromila e cinquecento soldati uccise undicimila soldati. Poi Siface, re dei Numidi che si connesse l’Africa, occupò e invase il suo accampamento. Siface con Numidi molto nobili e infiniti bottini venne mandato a Roma da Scipione. Sentita questa notizia quasi tutta l’Italia abbandonò Annibale e stipulò pace con i Romani. Allo stesso Annibale fu comandato dai Cartaginesi di tornare in Africa, che nel frattempo Scipione distruggeva. Così venne liberata dA Annibale. Si dice che Annibale si allontanò dall’Italia Così dopo 18 anni l'italia fu liberata dalla presenza di Annibale. Trascorsi pochi gorni gli ambasciatori dei cartaginesi chiesero la pace a Scipione