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Versione latino Eutropio la battaglia di Milazzo
versione dal libro versioni di latino
il latino di base numero 5 pagina 604 e
Nuovo comprendere e tradurre pagina 582 num. 7
e maiorum lingua
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Octavo decimo anno postquam reges eiecti erant expulsus ex urbe Q. Marcius, dux Romanus, qui Coriolos ceperat, Volscorum civitatem, ad ipsos Volscos contendit iratus et auxilia contra Romanos accepit. Romanos saepe vicit, usque ad quintum miliarium urbis accessit, oppugnaturus etiam patriam suam, legatis qui pacem petebant, repudiatis, nisi ad eum mater Veturia et uxor Volumnia ex urbe venissent, quarum fletu et deprecatione superatus removit exercitum. Atque hic secundus post Tarquinium fuit, qui dux contra patriam suam erat.
Dicotto anni dopo che i re furono cacciati, allontanato da Roma Q. Marzio, duce romano, che aveva preso Corioli, città dei Volsci, si recò in fretta dagli stessi Volsci adirato e ricevette aiuti contro i Romani. Vinse spesso i Romani, si avvicinò fino a cinque miglia da Roma, avrebbe anche attaccato la sua patria, dopo aver respinto gli ambasciatori, che chiedevano la pace, se sua madre Veturia e sua moglie Volumnia non fossero venute dalla città, piegato dal pianto e dalla preghiera delle quali, allontanò l'esercito. E costui fu il secondo dopo Tarquinio cheera commandante contro la sua patria.
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Quingentesimo et quadragesimo anno a condita urbe L. Aemilius Paulus P. Terentius Varro contra Hannibalem mittuntur Fabioque succedunt, qui abiens ambo consules monuit, ut Hannibalem, callidum et inpatientem ducem, non aliter vincerent, quam proelium differendo. Verum cum inpatientia Varronis consulis contradicente altero consule apud vicum, qui Cannae appellatur in Apulia, pugnatum esset, ambo consules ab Hannibale vincuntur. In ea pugna tria milia Afrorum pereunt; magna pars de exercitu Hannibalis sauciatur. Nullo tamen proelio Punico bello Romani gravius accepti sunt. Periit enim in eo consul Aemilius Paulus, consulares aut praetorii XX, senatores capti aut occisi XXX, nobiles viri CCC, militum XL milia, equitum III milia et quingenti. In quibus malis nemo tamen Romanorum pacis mentionem habere dignatus est.
Nell'anno 540 dalla fondazione della città, Lucio Emilio e Publio Terenzio Varro vennero inviati contro Annibale sostituendo Fabio, che misero in guardia entrambi per fare in modo che sconfingessero Annibale, un capo impavido e pieno di energie, solo rifiutandogli una battaglia campale. Ma fu procurata una battaglia, per l'impetuosità del console Varro, in opposizione al sua collega, vicino ad un villaggio chiamato Canne, in Puglia, entrambi i consoli vennero battuti da Annibale. In questa battaglia cadettero 3. 000 Africani, ed una grande parte dell'armata di Annibale venne ferita. I Romani, tuttavia, non hanno mai ricevuto un cosi' impetuoso attacco in nessun periodo delle guerre puniche;
il console Emilio Paolo venne ucciso; venero catturati e uccisi20 ufficiali del console e
del rango del pretoriani, 30 senatori e 300 altri discendenti nobili, come i 4. 000 soldati di terra, e i 3. 500 cavalli. Durante tutto il periodi che racchiude queste calamita', tuttavia, nessuno fra i Romani si degnò di parlare di pace.
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Hac pugna pugnata Romam profectus est nullo resistente. In propinquis urbi montibus moratus est. Cum aliquot ibi dies castra habuisset et Capuam reverteretur, Q. Fabius Maximus, dictator Romanus, in agro Falerno ei se obiecit. Hic clausus locorum angustiis noctu sine ullo detrimento exercitus se expedivit; Fabioque, callidissimo imperatori, dedit verba. Namque obducta nocte sarmenta in cornibus iuvencorum deligata incendit eiusque generis multitudinem magnam dispalatam immisit. Quo repentino obiecto visu tantum terrorem iniecit exercitui Romanorum, ut egredi extra vallum nemo sit ausus. Hanc post rem gestam non ita multis diebus M. Minucium Rufum, magistrum equitum pari ac dictatorem imperio, dolo productum in proelium fugavit.
Combattuta questa battaglia, mosse alla volta di Roma, senza incontrare resistenza. Si trattenne sui monti in prossimità della città. Dopo aver tenuto là l'accampamento per alcuni giorni, mentre ritornava verso Capua, gli si fece incontro nell'agro Falerno il dittatore romano Q. Fabio Massimo. Qui, chiuso nell'angustia dei luoghi, nottetempo riuscì a liberarsi senza alcuna perdita del suo esercito, e dette la baia a Fabio, pur abilissimo comandante. Infatti, calata la notte, legò dei rami secchi sulle corna dei vitelli, dette loro fuoco e sparpagliò una grande moltitudine di questi animali. La vista improvvisa di questi fuochi incusse nell'esercito dei Romani tanto spavento, che nessuno osò uscir fuori dal vallo. 3 Non molti giorni dopo questa azione, trasse a battaglia con un inganno M. Minucio Rufo capitano della cavalleria, di potere pari a quello del dittatore, e lo mise in fuga.
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Eodem anno Punicum secundum Romanis illatum est per Hannibalem, Carthaginiensium ducem, qui Saguntum, Hispaniae civitatem Romanis amicam, oppugnare coepit. Huic Romani per legatos denuntiaverunt ut bello abstineret. Is legatos admittere noluit. Romani etiam Carthaginem nuntios miserunt, ut mandaretur Hannibali ne bellum cum sociis populi Romani iniret. Dura responsa a Carthaginiensibus data sunt. Saguntini interea fame victi sunt, captique ab Hannibale ultimis poenis afficiuntu
Nello stesso anno fu portata contro i Romani la seconda guerra punica per opera di Annibale, comandante dei Cartaginesi, che cominciò ad assediare Sagunto, città della Spagna amica ai Romani. A lui i Romani intimarono attraverso ambasciatori che si astenesse dalla guerra. Egli non volle ricevere gli ambasciatori. I Romani mandarono messaggeri anche a Cartagine, affinché venisse ordinato ad Annibale di non cominciare una guerra contro gli alleati del popolo romano. Furono date dai Cartaginesi dure risposte. Nel frattempo i Saguntini furono vinti dalla fame, e catturati da Annibale vengono colpiti da estrema punizione (furono messi a morte).