- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 4
Hieron infans ab Hierocle genitore, qui stirpem suam ad Gelonem, veterem Siciliae tyrannum, referebat, expositus est, quia patrem pudebat ex ancilla susceptam prolem tollere. Sed puerulum, omni humana spe destitutum, apes, in os ingesto melle, per complures dies aluerunt. Hoc prodigium responsaque haruspicium, qui regiam puero dignitatem portendi confirmabant, edoctus Hierocles infantem recolligit, agnoscit et in spem futurae magnitudinis diligenter instituendum curat. Cum igitur inter aequales in ludo disceret, ei a lupo in turba puerorum repente tabulam scriptoriam ablatam esse aiunt. Tradunt etiam, cum militiae tirocinium iniret, aquilam in eius clipeo, noctuam in hasta consedisse. Consilii viriumque id indicium fuisse vates docuerunt regiique fagistii. Sed certiora signa mox ipse edidit. Nam forma et vi corporis eximius fuit; ingenio, temperantia, iustitia, comitate clarior atque illustrior.
Il bambino Ierone fu abbandonato dal padre Ierocle, che la sua stirpe discendeva da Gelone, un vecchio tiranno della Sicilia, perché il padre si vergognava di prendere la prole ricevuta dall’ancella. Ma le api nutrirono il fanciullino, privato da ogni speranza umana, con il miele introdotto nella bocca, per parecchi giorni. Ierocle informato da questo prodigio e dal responso dell’indovino, che confermavano di preannunziare la regale magnificenza al ragazzo, riprende il bambino, riconosce e cura educandolo diligentemente nella speranza della futura dignità. Allora imparando tra i suoi coetanei nel gioco, affermano che improvvisamente gli fu portata via dal lupo in una confusione di ragazzi una tavola scritta. Tramandano anche, iniziato il tirocinio militare dell’esercito, che una civetta si posò nella lancia, un’aquila nel loro scudo. Gli indovini insegnarono che questo fosse una rivelazione del consiglio e delle forze dell’onore regale. Ma in seguito egli generò segni più precisi. Infatti fu eccellente sia per la forma sia per la forza del corpo; l’ingegno, la temperanza, la giustizia, la cortesia, assai più chiari e illustri.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 4
Domitiano enim exitiabili tyranno, Nerva successit, vir in privata vita moderatus et strenuus, nobilitatis mediae. Qui senex admodum operam dante Petronio Secundo, praefecto praetorio, item Parthenio interfectore Domitiani, imperator est factus; aequissimum se et civilissimum praebuit. Rei publicae divina provisione consuluit Traianum adoptando. Mortuus est Romae post annum et quattuor menses imperii sui ac dies octo, aetatis septuagesimo et altero anno, atque inter Divos relatus est. Successit ei Ulpius Crinitus Traianus, natus Italicae in Hispania, familia antiqua magis quam clara. Nam pater eius primum consul fuit. Imperator autem apud Agrippinam in Galliis factus est. Rem publicam ita administravit, ut omnibus principibus merito praeferatur, inusitatae civilitatis et fortitudinis. Romani imperii, quod post Augustum defensum magis fuerat quam nobiliter ampliatum, fines longe lateque diffudit. Urbes trans Rhenum in Germania reparavit. Daciam Decibalo victo subegit.
TRADUZIONE
Infatti a Domiziano funesto tiranno, succedette Nerva, uomo della media nobiltà moderato nella vita privata e valoroso. Egli già piuttosto anziano con l’appoggio di Petronio secondo, prefetto del pretorio e anche di Partenio uccisore di Domiziano fu eletto imperatore. Si mostrò giustissimo e molto umano. Provvide allo stato per ispirazione degli dei, adottando Traiano. Morì all’età di settantadue anni e fu annoverato tra gli dei. Gli successo Ulpio Critino Traiano nato a Italica in Spagna. , da famiglia più antica che illustre. Infatti per la prima volta fu console suo padre. Fu dunque nominato imperatore nelle Gallie presso Agrippina. Governò lo stato in modo tale da essere anteposto meritatamente a tutti gli imperatori (uomo) di non comune affabilità e fermezza. Estese in lungo e in largo i confini dell’impero romano che dopo Augusto era stato piuttosto difeso che ampliato con imprese nobilitanti. Riconquistò le città oltre il Reno in Germania. Sconfitto Decebalo, sottomise anche la Dacia
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 4
IMPERATOR TRAIANUS MULTUM A ROMANIS AMATUS EST PROPTER HUMANITATEM ATQUE LIBERALITATEM SUAM. SE EXHIBENS CETERIS AEQUALEM AC LIBERALEM IN CUNCTOS, AMICOS ETIAM AEGROTANTES FREQUENTANS, NULLUM SENATOREM LAEDENS, NIHIL INIUSTI AGENS, PUBLICE PRIVATIMQUE INDIGENTIBUS AUXILIUM PRAEBENS, MERENTIBUS HONORES TRIBUENS, DENIQUE IMMUNITATES CIVITATIBUS ATQUE PROVINCIIS CONCEDENS, NIHIL NON VENERATIONIS MERUIT ET VIVUS ET MORTUUS...
L'imperatore traiano fu molto amato dai romani per la sua umanità e (per la sua) liberalità. Mostrandosi agli altri equilibrato e liberale in tutto, frequentando gli amici anche ammalati, non danneggiando nessun senatore, non facendo mai nulla di ingiusto, porgendo aiuto pubblicamente e privatamente ai bisognosi, concedendo onori a coloro che lo meritavano e concedendo dieci esenzioni ai cittadini ed alle province non ottenne sia da vivo che da morto nessuna venerazione.
Eutropio Il latino di Base pag. 237 N° 3 e nuovo comprendere e tradurre
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 4
Anno trecentesimo et altero ab urbe condita imperium consulare cessavit et pro duobus consulis decem facti sunt, qui summam potestatem haberent, decemviri nominati. Sed cum primo anno bene egissent, secundo uno ex his, Appius Claudius, Virginii cuiusdam, qui honestis iam stipendiis contra Latinos in monte Algido militarat, filiam virginem corrumpere voluit; quam pater occidit ne vim a decemviro sustineret, et, regressus ad milites, movit tumultum. Sublata est decemviris potestas ipsique damnati sunt.
Nel trecentoduesimo anno dalla fondazione di Roma cessò il governo consolare e al posto dei due consoli furono nominati dieci, che avessero sommo potere, con il nome di decemviri. Ma, dopo aver agito bene nel primo anno, nel secondo uno tra questi, Appio Claudio, volle violare la figlia vergine di un certo Virginio, che già aveva prestato servizio militare con onorevoli campagne contro i Latini sul monte Algido; il padre la uccise affinché non subisse violenza dal decemviro, e, ritornato presso i soldati, mosse il tumulto. Il potere fu sottratto ai decemviri ed essi stessi furono condannati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 4
Gloriam tamen militarem civilitate et moderatione superavit, Romae et per provincias aequalem se omnibus exhibens, amicos salutandi causa frequentans vel aegrotantes vel cum festos dies habuissent, convivia cum isdem indiscreta vicissim habens, saepe in vehiculis eorum sedens, nullum senatorum laedens, nihil iniustum ad augendum fiscum agens, liberalis in cunctos, publice privatimque ditans omnes et honoribus augens, quos vel mediocri familiaritate cognovisset, per orbem terrarum aedificans multa, inmunitates civitatibus tribuens, nihil non tranquillum et placidum agens, adeo ut omni eius aetate unus senator damnatus sit atque is tamen per senatum ignorante Traiano. Ob haec per orbem terrarum deo proximus nihil non venerationis meruit et vivus et mortuus.
Tuttavia superò la gloria militare con la civiltà e la moderazione: mostrandosi equo con tutti, a Roma e, andando frequentemente per le province a far visita agli amici o malati o quando stessero celebrando giorni di festa, spesso sedendo sulle loro vetture, non offendendo nessuno dei senatori, facendo nulla di ingiusto per accrescere il tesoro imperiale arricchendo tutti pubblicamente e privatamente e conferendo cariche anche a quelli che aveva avuto in relazione di scarsa familiarità, edificando molte cose e dando l'immunità ai cittadini non facendo mai nulla che non fosse placido o tranquillo. a tal punto che durante il suo regno fu condannato un solo senatore e tuttavia per mezzo del senato mentre traiano lo ignorava. . Per questo motivo fu considerato nel mondo simile ad un dio non ottenne sia da vivo che da morte nessuna considerazione