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Hinc consules coepere (coeperunt), pro uno rege duo, hac causa creati, ut, si unus malus esse voluisset, alter, habens potestatem similem, eum coerceret. Et placuit ne imperium longius quam annuum haberent, ne per diuturnitatem potestatis insolentiores redderentur, sed ut civiles semper essent, qui se post annuum scirent futuros esse privatos. Fuerunt igitur primo anno ab expulsis regibus consules L. Iunius Brutus, qui maxime egerat ut Tarquinius pelleretur, et Tarquinius Collatinus, maritus Lucretiae.
Da questo momento i consoli ebbero inizio, due al posto di uno solo, creati a questo scopo, perché se uno avesse voluto essere autoritario l’altro avendo un potere simile, lo tenesse a freno. E si deliberò che non avessero il potere più lungo che annuale perché, per la durata del potere, non diventassero troppo potenti, ma fossero sempre modesti, essi che sapevano sarebbero diventati cittadini privati. Dunque furono espulsi nel primo anno dai re i consoli Ionio Bruto che aveva fatto moltissimo perché Tarquinio fosse scacciato e Tarquinio Collatino, marito di Lucrezia.
Il consolato versione latino dal libro verte mecum
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Sub Romuli regno Sabini bellum contra Romanos susceperunt, quia iniuriam virginum vindicare optabant. Quoniam hostes romam approprinquabant, cives in capitolium confugerunt. Capitolii arcis custos Spurius Tarpeius erat: sed Titus Tatius, rex Sabinorum, filiam eius, Tarpeiam nomine, auro corrupit. Nam Tarpeia forte de capitolio descendebat et ad fontem contendebat. Dum aquam necessariam ad sacrifica haurit, T. Tatius ad virginem appropinquavit et dixit: "Libenter tibi concedam quidquid cupis si militibus meis ostenderis viam ad Capitolium". Sabini aureas armillas magni ponderis gemmatosque anulos exiamia forma in brachio laevo habebant: Tarpeia, ut proditionis praetium, petivit quod milites in sinistris brachiis gerebant; inde portam aperuit et in arcem hostes penetraverunt. Sed virgo proditionis poenam pependit: hostes enim non solum marmillas et anulos sed etiam scut ain sinistris brachiis gerebant. Statim tarpeia obruta est armis pro aureis donis et occisa est. Pars Capitolini collis ubi cruentum factum accidit, Tarpeia rupes dicta est.
Sotto il regno di Romolo, i Sabini iniziarono una guerra contro i Romani, perchè volevano vendicare l'offesa delle vergini. Avvicinandosi i nemici a Roma, i cittadini si rifugiavano nel Campidoglio. Custode della rocca del Campidoglio era Spurio Tarpeo: ma Tito Tazio, re dei Sabini, corruppe con l'oro sua figlia, di nome Tarpea. Infatti Tarpea, per caso scendeva dal Campidoglio, e si diresse alla fonte. Mentre attingeva l'acqua necessaria per i sacrifici, T. Tazio si avvicinò alla ragazza e disse: "Ti darò volentieri tutto ciò che vuoi, se farai vedere ai miei soldati la via per il Campidoglio". I Sabini avevano braccialetti di gran peso e anelli con gemme di meravigliosa forma al braccio sinistro: Tarpea, come prezzo del tradimento, chiese che i soldati (le) portassero ciò che avevano alle braccia sinistre, quindi aprì la porta e i nemici entrarono nella rocca. Ma la giovane pagò la punizione del tradimento:i nemici infatti non solo portavano bracciali e anelli ma anche scudi alle braccia sinistre. Subito Tarpea è sopraffatta dalle armi in difesa dell'oro e fu uccisa. Parte del colle del Campidoglio, per l'evento feroce che avvenne, fu chiamata la rupe tarpea.
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Claudius Marcellus consul apud Nolam, oppidum Campaniae, contra Hannibalem bene pugnavit. hannibal multa oppida Romanorun in Apulia et in Calabria occupavit. Tum etiam Philippus, rex Macedonum, ad Hannibalem legatos misit et contra Romanos auxilia spopondit. Romani Philippi legatos capiunt et rem cognoscunt; tum in Macedoniam Valerium Laevinum mittunt, in Sardiniam Manlium Torquatum proconsolem: nam Sardinia Romanos deseruerat et societatem cum Poenis fecerat.
Ita uno tempore quattuor locis pugnabatur: in Italia contra Hannibalem, in Hispaniis contra fratrem eius Hasdrubalem, in Macedonia contra Philippum, in Sardinia contra Sardos et alterum Carthaginienses.
Il console Claudio Marcello combattè bene, presso Nola, città della Campania, contro Annibale. Annibale occupò molte città dei Romani in Puglia e in Calabria. In quel tempo anche Filippo, re dei Macedoni, inviò gli ambasciatori da Annibale e promise aiuti contro i Romani. I Romani catturano gli ambasciatori di Filippo ed vengono a conoscenza della cosa; allora inviano Valerio Levino in Macedonia e il proconsole Manlio Torquato in Sardegna: Infatti la Sardegna aveva abbandonato i Romani e aveva fatto alleanza con i Cartaginesi. Così nello stesso tempo si combatteè in quattro luoghi (diversi) in Italia contro Annibale, in Spagna contro suo fratello Asdrubale, in Macedonia contro Filippo in Sardegna contro i Sardi e i Cartaginesi.
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Atilius regulus autem in Africa remanet et contra Afros aciem instruit. Contra tres Carthaginiensium duces dimicat et vincit, XVIII milia hostium caedit, multos homines cum VIII elephantis capit, numerosas civitates in fidem accipit. Tum Carthaginienses pacem a Romanis petunt. Quod Regulus pacem negat nisi duris condiconibus, Afri auxilium a Lacedaemoniis petunt. Et a duce Xanthippo, qui a Lacedaemoniis mittitur, Romanorum dux vincitur.
Attilio Regolo poi rimane in Africa e schiera l'esercito contro gli Africani. Combatte e vince contro tre comandanti dei Cartaginesi, uccide 17mila fra i nemici, cattura molti uomini con 8 elefanti, numerose città prende (sotto la sua) protezione. Allora i cartaginesi chiedono la pace ai Romani. Poichè Regolo nega la pace se non con dure condizioni, gli Africani chiedono un aiuto dai Lacedemoni. E il generale dei romani, viene vinto dal comandante Santippo che viene inviato dagli spartani.
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Aemilio consule ingentes Gallorum copiae Alpes transierunt. Traditium est a Fabio historico, qui ei bello interfuit, DCCC milia hominum parata ad id bellum esse. XL milia hostium perierunt et triumphus Aemilio decretus est. Aliquot deinde annis post contra Gallos intra Italiam pugnatum est, finitumque bellum M. Claudio Marcello et Cn. Cornelio Scipione consulibus. Tum Marcellus cum collega ingentes copias gallorum peremit. Mediolanum expugnavit, grandem praedam Romam pertulit. M. Minucio Rufo P. Cornelio consulibus bellum Punicum secundum Romanis illatum est per Hannibalem, Carthaginiensium ducem, qui Saguntum, Hispaniae civitatem Romanis amicam, oppugnare coepit. Huic Romani per legatos denuntiaverunt ut bello abstineret. Is legatos admittere noluit. Romani etiam Carthaginem nuntios miserunt, ut mandaretur Hannibali ne bellum cum sociis populi Romani iniret. Dura responsa a Carthaginiensibus data sunt. Saguntini interea fame victi sunt, captique ab Hannibale ultimis poenis afficiuntur. Bellum Carthaginiensibus indictum est.
Sotto il consolato di Emilio ingenti milizie dei Galli superarono le Alpi. È stato raccontato dallo storico Fabio, che presenziò a quella guerra, che 800. 000 uomini erano stati preparati per quella guerra. Perirono 40. 000 nemici e fu attribuito il trionfo ad Emilio. Poi, alcuni anni dopo si combattè contro i Galli in Italia, e si portò a termine la guerra sotto il consolato di Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione. Allora Marcello con il collega annientò numerose truppe di Galli, espugnò Milano, portò un considerevole bottino a Roma. Sotto il consolato di Marco Minucio Rufo e Publio Cornelio fu condotta contro i Romani la seconda guerra punica per opera di Annibale, comandante dei Cartaginesi, che cominciò ad assediare Sagunto, città della Spagna amica ai Romani. I Romani gli intimarono attraverso ambasciatori che si astenesse dalla guerra. Costui non volle ricevere gli ambasciatori. I Romani mandarono messaggeri anche a Cartagine per ordinare ad Annibale di non intraprendere una guerra contro gli alleati del popolo romano. Furono date dai Cartaginesi dure risposte. Nel frattempo i Saguntini furono vinti dalla fame, e catturati da Annibale vengono colpiti da estrema punizione. Fu dichiarata guerra ai Cartaginesi.