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La fine della guerra civile tra Cesare e Pompeo
versione latino Eutropio
traduzione libro corso di lingua latina per il biennio
In thessalia, apud Pharsalum, cum produxissent ingentes copias Caesar et Pomepiusine
Fine: cum caesar inimici caput conspexisset, etiam lacrimas fudit et mortem tanti viri deploravit
In Tessaglia presso Farsalo avendo condotto ingenti truppe, Cesare e Pompeo lottarono: la schiera pompeiana ebbe molte migliaia di fanti e cavalieri, inoltre le truppe ausiliari di tutto l'oriente, tutta la nobiltà, numerosi senatori, pretori, consoli, e strenui comandanti di soldati. Cesare nella sua schiera ebbe trentamila fanti e mille cavalieri: ma erano tutti stanchi per le molte guerre. Mai finora tante truppe romane erano riunite in un solo luogo: tutto il mondo sarebbe stato facilmente sottomesso se fossero state condotte contro i barbari. Pompeo tuttavia fu vinto e l'accampamento di Pompeo fu distrutto dai soldati di Cesare. Dopo che fu messo in fuga, Pompeo chiede a Tolomeo, re di egitto, di dargli truppe ausiliarie: infatti dal senato Pompeo era stato dato come (tutor) a Tolomeo per la sua giovane età. Ma il re di egitto violò l'amicizia, uccise Pompeo e mandò la testa e l'anello dell'infelice generale a Cesare. Avendo Cesare visto la testa del nemico pianse e deplorò la morte di un simile uomo.
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Primo bello Punico Romani decretaverunt bellum contra Afros Lutatio Catulo consuli committendum esse. Catulus ergo cum nonnulis navibus ad Siciliam profectus est. Afri quadringentas naves ad Romanos profligandos paraverant nec umquam in maribus pugnatum est tantis viribus. Catulo aegro ascendenda fuit: nam pugna superiore vulneratus erat. Ad Lylibaeum, Siciliam civitatem, pugnatum est utrimque ingenti virtute. Multae autem Chartaginiensium naves captae sunt, nonnullae demersae, plurimi hostes occisi vel capti sunt et magnus pondus auri, argenti praedaeque in Romanorum potestatem redactum est. Igitur Poenorum legati statim Romam se contenderunt, pacem petitum.
Durante la prima guerra punica i Romani stabilirono che Lutazio Catulo dovesse cominciare una guerra contro gli Africani. Perciò Catulo con alcune navi partì per la Sicilia. Gli Africani avevano preparato quattrocento navi per sconfiggere Romani né si combattè mai con tante forze nei mari. Catulo, indisposto, dovette salire sulla nave: infatti nella battaglia precedente era stato ferito. Presso Lilibeo, città della Sicilia, si combattè da entrambi le parti con grande bravura. Ma molte navi dei Cartaginesi furono prese, alcune affondate, e moltissimi nemici furono uccisi oppure catturatii ed una grande quantità d'oro, d'argento e di bottino fu ridotta in potere dei Romani. Pertanto gli ambasciatori dei Cartaginesi si diressero subito a Roma per chiedere la pace.
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La distruzione di Numanzia versione latino Eutropio
dal libro superni gradus e dal libro Le ragioni del latino
traduzione libro Superni gradus pagina 85
Inizio: C. Hostilius Mancinus consul cum Numantinis pacem fecit infamen Fine: diu obsessam, a solo evertit, reliquam provinciam em accepit.
Il console Ostilio Mancino strinse, per la seconda volta, una pace infamante coi Numantini, che il popolo e il senato decisero d'infrangere subito. Dopo un simile affronto - l'esercito romano essendo stato umiliato al giogo per ben due volte P. Scipione l'Africano fu rieletto console e inviato in Numazia. Costui, dapprima si mise a correggere le cattive abitudini e l'indolenza dei soldati, cercando più che latro di pungolarli, piuttosto che punirli: insomma, senza alcuna durezza di modi; quindi, espugnò molte città Ispaniche, e le sottomise. Infine, scipione cinse d'assedio la stessa Numazia, la costrinse alla fame e la distrusse dalle fondamenta. Con il resto della provincia strinse un patto di fedeltà.
Traduzione dal libro le ragioni del latino
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Un Tarentino risponde argutamente a Pirro Eutropio Comprendere e Tradurre pag. 598 N°1
Cum a Romanis bellum Tarentinis indictum esset, quod legatis iniuram fecisset, illi arbitrati se suis viribus Romanorum impetum sustnère non posse, legatos ad Pyrrhum, Epirorum regem, misèrunt petituros ut sibi in bello autiliaretur. Tum Pyrrhus cum magno et forti exercitu in Italiam venit. Sed cum bellum diutius traheretur quam Tarentini arbitrati erant, alienatio(= il malumore) hominum in regem magna esse coepit(=cominciò). Olim igitur accidit ut in convivo iuvenes quidam eum insectarentur: dicebant regem Tarentum venisse dominaturum, quare fortunam(=destino) suam miserabantur, deos obtestantes et precantes ut regis perfidiam punirent. Quod rex cum audivisset, unum ex iuvenibus arcessivit atque percontatus est quidnam in convivio dixissent. Tarentinus iocando(=scherzando) se periculo liberavit
Dal momento che dai Romani era stata dichiarata guerra ai Tarentini, perché avevano fatto un oltraggio agli ambasciatori, quelli, ritenendo di non poter resistere all’attacco dei Romani con le proprie forze, inviarono ambasciatori a Pirro, re dell’Epiro, per chiedergli di aiutarli in guerra. Allora Pirro giunse in Italia con un esercito grande e forte. Ma, poiché la guerra si trascinava più a lungo di quanto i Tarentini pensassero, il malumore degli uomini nei confronti del re cominciò ad essere notevole. Una volta, dunque, avvenne che in un banchetto alcuni giovani si accanissero contro di lui: dicevano che il re era venuto a Taranto per comandare, perciò deploravano il suo destino, chiamando a testimoni gli dei e supplicandoli di punire la slealtà del re. Dopo che il re ebbe udito ciò, fece chiamare uno dei giovani e gli domandò che cosa avesse detto nel banchetto. Il Tarentino, scherzando, si liberò dal pericolo: “O re, abbiamo detto molte parole -disse- anche ingiuriose nei tuoi riguardi, ma non so perché ti meravigli; infatti scherzavamo tra le coppe (di vino) e avremmo detto insulti anche più gravi, se il vino non fosse venuto meno”.
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Contra Iugurtham, Numidarum regem, Q. Caecilius Metellus consul in Africam missus est. Is Romanorum exercitum, a prioribus ducibus corruptum, ingenti servitate et moderatione correxit et ad discipliniam Romanam reduxit. Iugurtham variis proeliis vicit, elephantes eius occidit vel cepit, multas civitates ipsius in deditionem accepit. Metello, qui iam finem bello positurus erat, successit C. Marius. Is Iugurtham et Bocchum, Mauritaniae regem, qui auxilium Iugurthae ferre coeperat, superavit. Aliquanta oppida Numidiae cepit belloque terminum posuit, capto Iugurtha per quaestorem suum Cornelius Sullam. Metello et Mario duos triumphos amplissimos decrevit senatus. Iugurtha, ante currum Marii, cum duobus filiis ductus est catenatus et mox, iussu consulis, in carcere strangulatus est.
Contro Giugurta, re dei Numidi, fu mandato in Africa il console Quinto Cecilio Metello. Egli riportò all’ordine con severità ed equilibrio l'esercito dei Romani, viziato dai precedenti comandanti, e lo ricondusse alla disciplina romana. Vinse in diverse battaglie Giugurta, uccise o prese i suoi elefanti, accettò la resa di molte sue città. A Metello, che ormai stava per porre fine alla guerra, successe Gaio Mario. Egli sconfisse Giugurta e Bocco, re della Mauritania, che cominciava a portare aiuto a Giugurta. Espugnò molte roccaforti della Numidia e pose fine alla guerra, dopo aver catturato Giugurta per mezzo del suo questore Cornelio Silla. A Metello e a Mario il senato decretò due trionfi molto sfarzosi. Giugurta fu condotto incatenato davanti al carro di Mario, con i due figli e subito dopo, per ordine del console, fu strangolato in carcere.