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I re di Roma
versione di latino di Eutropio
Haec est prima aetas populi Romani et quasi infantia, quam habuit sub regibus septem, tam variis ingenio, ut rei publicae ratio et utilitas postulabat. Nam quid Romulo ardentius? talis regis opus fuit, ut invaderet regnum. Quid Numa religiosius? ita res poposcit, ut ferox populus deorum metu mitigaretur. Quid ille militiae artifex Tullus? bellatoribus viris quam necessarius, ut acueret ratione virtutem! Quid aedificator Ancus, ut urbem colonia extenderet, ponte iungeret, muro tueretur? Iam vero ornamenta Tarquinii et insignia quantam principi populo addiderunt ex ipso habitu dignitatem! Actus a Servio census quid effecit, nisi ut ipsa se nosset Romana res publica? Postremo Superbi illius importuna dominatio nonnihil, immo vel plurimum profuit. Sic enim effectum est, ut, agitatus iniuriis, populus cupiditate libertatis incenderetur.
Questa è la prima età del popolo romano in un certo modo l' infanzia, che ebbe sotto sette re, cosi` diversi di carattere, come esigeva la condizione e l'utilita` dello stato. Infatti che cosa, era più ardente di Romolo? Il compito di tale re fu di invadere il regno. Chi fu piu` religioso di Numa? Cosi` la situazione richiese che il popolo feroce fosse mitigato dal sacro timore degli dei. Che dire? E il famoso inventore del servizio militare Tullio? Quanto necessario per uomini bellicosi onde affilare il valore con la ragione. E il costruttore Anco per estendere la citta` con una colonia, congiungerla con un ponte, proteggerla con un muro? Ormai veramente gli ornamenti e le decorazioni di Tarquinio quanta dignita` dall'apparenza stessa aggiunsero al popolo piu` ragguardevole.
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Romanum imperium, quo neque ab exordio ullum fere minus neque incrementis toto orbe amplius humana potest memoria recordari, a Romulo exordium habet, qui Reae Silviae, Vestalis virginis, filius et, quantum putatus est, Martis cum Remo fratre uno partu editus est. Is cum inter pastores latrocinaretur, decem et octo annos natus urbem exiguam in Palatino monte constituit XI Kal. Maias, Olympiadis sextae anno tertio, post Troiae excidium, ut qui plurimum minimumque tradunt, anno trecentesimo nonagesimo quarto.
L'impero romano, di cui la memoria umana non può ricordare fin dagli esordi niente di meno e niente di più in tutto il mondo, il quale ebbe nizio da Romolo, il quale era figlio di rea Silvia, vergine vestale, e di Marte e venne generato insieme al fratello Remo in un unico parto, per quanto si racconti. Lui si diede al brigantaggio insieme ai pastori, a diciotto anni fondò una piccola città sul monte Palatino il 21 aprile, nel terzo anno dalle seste Olimpiadi, dopo la distruzione di Troia, ed è stato tramandato in linea di massima (ke fu fondata) l'anno 394 da essa( dalla distruzione).
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Nero ob eas res Romano orbi execrabilis ab omnibus simul destitutus est et a senatu hostis iudicatus; cum quaerebatur ad poenam, ut nudus per publicum duceretur, furca capiti eius insereretur, virgis usque ad mortem caederetur atque ita praecipitaretur a saxo, e Palatio fugit et in suburbano liberti sui, quod est inter Salariam et Nomentanam viam ad quartum urbis miliarium, se interfecit. Narrant eum aedificavisse Romae thermas, quae ante Neronianae dictae erant, nunc Alexandrianae appellantur. Decessit tricesimo et altero aestatis anno, imperii quarto decimo, atque in eo omnis Augusti familia consumpta est.
Nerone esecrabile a causa di queste cose per il mondo romano fu contemporaneamente destituito e giudicato nemico dal senato, quando era interrogato per la punizione, affinché fosse condotto nudo in pubblico, essendo stata inserita una forca alla sua testa, essendo percosso con verghe fino alla morte ed essendo stato pecipitato da una rupe, fuggì dal Palatino e nella tenuta di campagna del suo liberto, che sta tra la salaria e la via Nomentana al quarto miglio della città. Si uccise. Narrano che a Roma aveva edificato le terme, che prima erano chiamate neroniane, ora sono chiamate Alessandrine. Morì nel trentunesimo anno dell'estate, nel quattordicesimo dell'impero, e con lui tutta la famiglia di Augusto si estinse
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Post ingentem igitur gloriam belli domique quaesitam e Perside rediens apud Seleuciam Isauriae profluvio ventris extinctus est. Obiit autem aetatis anno sexagesimo tertio, mense nono, die quarto, imperii nono decimo, mense sexto, die quinto decimo. Inter Divos relatus est solusque omnium intra urbem sepultus est. Ossa conlata in urnam auream in foro, quod aedificavit, sub columna posita sunt, cuius altitudo CXLIV pedes habet. Huius tantum memoriae delatum est, ut usque ad nostram aetatem non aliter in senatu principibus adclametur, nisi "Felicior Augusto, melior Traiano". Adeo in eo gloria bonitatis obtinuit, ut vel adsentantibus vel vere laudantibus occasionem magnificentissimi praestet exempli.
Così, dopo una grande gloria inseguita in pace e in guerra, ritornando dalla Perside si spense per emorragia del ventre presso Seleucia dell'Isauria. A 63 anni, nove mesi, quattro giorni, nel diciannovesimo di regno, sesto mese, quindicesimo giorno (Traiano) morì. Fu annoverato tra gli dei e solo fra tutti fu sepolto all’interno della città. Le ossa, riunite in un'urna d'oro furono poste nel foro che edificò, sotto una colonna, l'altezza della quale raggiunge 144 piedi alta 44 piedi. Un così grande ricordo di lui è stato trasmesso, che fino alla nostra età in senato si acclamano i principi non diversamente se non "più fortunato di Augusto, più virtuoso di Traiano. A tal punto la fama della bontà ebbe valore in lui, che offre occasione di straordinario esempio sia agli adulatori sia a coloro che sinceramente lodano.
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Vittorie di Scipione in Spagna
Autore: Eutropio
Ad Hispanias, ubi post mortem duorum Scipionum nullus Romanus dux erat, Publius Cornelius Scipio mittur, filius Publii Scipionis qui ibidem bellum gesserat. Iuvenis Carthaginem Hispaniae capit, in qua omne aurum, argentum et belli apparatum Afri hebebant, nobiles quoque obsides quos ab Hispanis acceperant Magonem etiam, fratrem Hannibalis, ibidem capit, et eum Romam cum aliis mittit. Romae ingens laetitia post hunc nuntium fuit. Scipio Hispanorum obsides parentibus reddidit. Postea Hasdrubalem, Hannibalis fratrem, fugat et praedam magnam capit.
In Spagna, dove dopo la morte dei due scipioni non c'i era alcun comandante romano, fu mandato Publio Cornelio Scipione, figlio del Publio Scipione che proprio lì aveva condotto una guerra. In Spagna il giovane conquistò Cartagine, nella quale gli africani tenevano tutto l'oro l'argento e le apparecchiature militari, e lì catturò anche dei nobili in ostaggioi che avevano ricevuto dagli spagnoli anche magone, fratello di annibale, e con gli altri mandò a roma anche lui. a roma ci fu grande gioia in seguito a questo annuncio. Scipione restituì alle famiglie gli ostaggi spagnoli. In seguito costrinse alla fuga Asdrubale, fratello di annibale, e ottenne un grande bottino