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Quoniam alia sunt iuvenum officia, alia seniorum, aliquid de hac distinctione dicendum est. Censeo adulescentibus maiores natu colendos esse atque ex his optimos et probatissimos eligendos esse, ut eorum consilio nitantur. Iuvenilis enim aetatis inscita senum prudentia regenda est. Maxime autem iuvenes exercendi sunt in labore animi et corporis, ut militaribus et civilibus officiis paratissimi sint. Atque cum relaxaturi erunt animos et se daturi iucundidati, temperantia semper servanda erit. Lis enim consilium et prudentia adhibenda erunt, ut non solum iuventutem sed etiam rempublica adiuvent.
Età diverse non hanno gli stessi doveri: Una cosa (anche se alia è plurale ma lo traduciamo così) sono i doveri dei giovani, altri (sono) quelli dei vecchi. A proposito di questa distinzione conviene perciò dire qualche cosa. È dovere del giovane rispettare gli anziani, scegliendo tra essi i più specchiati e stimati, per appoggiarsi al loro autorevole consiglio; perché l'inesperienza giovanile ha bisogno di essere sorretta e guidata dalla saggezza dei vecchi. E soprattutto bisogna tener lontani i giovani dai piaceri sensuali, ed esercitarli nel tollerare le fatiche e i travagli dell'animo e del corpo, sì che possano adempiere con vigorosa energia i loro doveri militari e civili. E anche quando vorranno allentare lo spirito e abbandonarsi alla letizia, la temperanza sarà per loro sempre da salvare. Quanto ai vecchi, essi dovranno diminuire le fatiche del corpo e aumentare gli esercizi della mente. E dovranno impegnarsi ad aiutare con consigli e saggezza quanto più è possibile gli amici, la gioventù e, soprattutto, la patria.
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Quo me tandem animo fore putatis si quid in hoc ipso iudicio intellexero simili aliqua ratione esse violatum at commissum? cum planum facere multis testibus possim C. Verrem in Sicilia multis audientibus saepe dixisse "se habere hominem potentem cuius fiducia provinciam spoliaret: neque sibi soli pecuniam quaerere sed ita triennium illud praeturae Siciliensis distributum habere ut secum praeclare agi diceret si unius anni quaestum in rem suam converteret; alterum patronis et defensoribus traderet; tertium illum uberrimum quaestuosissimumque annum totum iudicibus reservaret. " Ex quo mihi venit in mentem illud dicere (quod apud M'. Glabrionem nuper cum in reiciundis iudicibus commemorassem intellexi vehementer populum Romanum commoveri) me arbitrari fore uti nationes exterae legatos ad populum Romanum mitterent ut lex de pecuniis repetundis iudiciumque tolleretur. Si enim iudicia nulla sint tantum unum quemque ablaturum putant quantum sibi ac liberis suis satis esse arbitretu
Quale credete che sarà il mio stato d’animo se capirò che qualche trasgressione o colpa è stata commessa con qualche sistema analogo proprio in questo processo? Tanto più che posso provare con molti testimoni che Gaio Verre in Sicilia fece spesso le seguenti dichiarazioni alla presenza di molte persone: “Aveva un uomo potente e confidando lui saccheggiava la provincia: non cercava denaro soltanto per sé, ma per quel triennio di governo della Sicilia aveva un programma tale per cui, diceva, gli andava benissimo se riusciva a trasferire nel proprio patrimonio il profitto del primo anno, a consegnare ai suoi avvocati difensori quello del secondo e a riservare per giudici tutto il terzo anno, che era stato abbondante e redditizio. ” Questo mi ha fatto venire in mente l’osservazione che feci recentemente dinanzi a Manio Glabrione in occasione della selezione dei giudici, e capii che il popolo romano ne rimase molto impressionato: secondo me, dicevo, era prevedibile che le nazioni straniere inviassero ambasciatori al popolo romano per chiedere l’abrogazione della legge sulle concussioni e il relativo processo. Se infatti non ci fosse più il processo, pensano che ogni governatore si contenterebbe di portar via quanto ritiene sufficiente per sé e i suoi figli; ora invece, dato che si tengono processi di tal genere,
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Un vecchio di mente acuta
Autore: Cicerone
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Ergo haec deserta via et inculta atque interclusa iam frondibus et virgultis relinquatur; detur aliquid aetati; sit adulescentia liberior; non omnia voluptatibus denegentur; non semper superet vera illa et derecta ratio; vincat aliquando cupiditas voluptasque rationem, dum modo illa in hoc genere praescriptio moderatioque teneatur: parcat iuventus pudicitiae suae, ne spoliet alienam, ne effundat patrimonium, ne faenore trucidetur, ne incurrat in alterius domum atque famam, ne probrum castis, labem integris, infamiam bonis inferat, ne quem vi terreat, ne intersit insidiis, scelere careat; postremo, cum paruerit voluptatibus, dederit aliquid temporis ad ludum aetatis atque ad inanes hasce adulescentiae cupiditates, revocet se aliquando ad curam rei domesticae, rei forensis reique publicae, ut ea, quae ratione antea non perspexerat, satietate abiecisse, experiendo contempsisse videatu
Si lasci dunque questa via abbandonata e ormai bloccata da fronde e rami. Si conceda qualche svago all'età, l'adolescenza abbia maggior libertà; non si dica sempre no ai piaceri, non prevalga sempre quella vera e rigorosa ragione; il desiderio ed il piacere vincano qualche volta sulla ragione purché si mantenga una certa condotta e una certa moderazione: li giovani guardino il proprio pudore e non lo tolgano agli altri, non dilapidino il patrimonio e non si facciano strangolare dai debiti, non attentino alla casa e alla famiglia di altri, non portino vergogna agli innocenti, non portino onta agli onesti, non cattiva reputazione ai buoni, non spaventino con la violenza, non partecipino ad insidie, stiano lontani dal delitto. Poi, quando avrà concesso qualche tempo allo svago proprio dell'età e agli innocui piaceri propri della giovinezza, si riconduca finalmente alla cura degli affari domestici, delle attività forensi, degli affari dello stato perché appaia evidente che ha abbandonato per sazietà e ha disprezzato per esperienza quelle cose che prima non ha considerato razionalmente.
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Nolite, obsecro vos, acerbiorem mihi pati reditum esse, quam fuerit ille ipse discessus. Nam qui possum putare me restitutum esse, si distrahar ab his, per quos restitutus sum? Utinam di immortales fecissent--pace tua, patria, dixerim; metuo enim ne scelerate dicam in te quod pro Milone dicam pie -utinam P. Clodius non modo viveret, sed etiam praetor, consul, dictator esset, potius quam hoc spectaculum viderem! O di immortales! fortem et a vobis, iudices, conservandum virum! 'Minime, minime, ' inquit. 'Immo vero poenas ille debitas luerit: nos subeamus, si ita necesse est, non debitas. ' Hicine vir, patriae natus, usquam nisi in patria morietur? aut, si forte, pro patria? Huius vos animi monumenta retinebitis, corporis in Italia nullum sepulcrum esse patiemini? Hunc sua quisquam sententia ex hac urbe expellet, quem omnes urbes expulsum a vobis ad se vocabunt?
Non permettete, vi supplico, che il mio ritorno sia più doloroso di quanto sia stata la mia stessa partenza. Come posso infatti credere di essere stato reso alla patria se vengo separato da colui per merito di cui sono stato richiamato? Con tua pace, patria, potrei dirlo; temo infatti du parlare in modo offensivo verso di te, poiché parlo doverosamente in favore di Milone - oh se gli dei immortali avessero fatto in modo che Publio Clodio non solo vivesse, ma fosse anche pretore, conoscole e comandante, piuttosto che assistere a tale spettacolo! Oh dei immortali! Che uomo forte e degno di essere assolto da voi, giudici! "Assolutamente no- disse - Anzi, per la verità Clodio ha scontato le pene debite: noi subiamo, se ciò è necessario, pur non avendo colpa". Dovrebbe quest'uomo, nato per la patria, morire in qualunque altro luogo eccetto la patria stessa? O, se mai, per la patria stessa? Manterrete un ricordo del suo animo, sopporterete che non ci sia in Italia un sepolcro per il suo corpo? Qualcuno con la propria sentenza scaccerà da questa città colui che, una volta allontanato da voi, verrà conteso da tutte le città?
Altro tentativo di traduzione
Vi prego, non permettete che il mio ritorno si trasformi per me in un peso più difficile da sopportare della mia partenza. Come potrei, infatti, credere di essere stato reso alla patria, se vivessi lontano da chi mi ha fatto tornare? Oh, se gli dèi immortali avessero fatto in modo che (con tua pace, patria, mi sia permesso di dirlo; temo, infatti, di parlare in maniera offensiva nei tuoi confronti, parlando con equità in favore di Milone) Publio Clodio non solo vivesse ancora, ma fosse anche pretore, console, dittatore, piuttosto che assistere a uno spettacolo del genere!O dèi immortali, che uomo eccezionale è questo, e quanto degno di essere da voi assolto, giudici! «Assolutamente no» interviene lui; «anzi, è giusto, invece, che Clodio abbia subìto il castigo meritato; noi, se è necessario, subiamo, anche se non ne abbiamo colpa». Vi sembra possibile che un uomo simile, fatto apposta per la patria, debba morire in un qualunque altro luogo che non sia la patria, e, forse, non per la patria? Conserverete il ricordo del suo grande animo e tollererete che non ci sia in Italia un sepolcro per il suo corpo? Ci sarà qualcuno che vorrà scacciare da questa città chi, una volta uscito da qui, sarà conteso da tutte le città?