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Senes non faciunt ea quae iuvenes faciunt, at vero multo maiora et meliora faciunt. non viribus aut velocitate aut celeritate corporum res magnae geruntur, sed consilio, auctoritate, prudentia; quibus non modo non orbari sed etiam augeri senectus solet. Si ad centesimum annum P. Cornelius Scipio vixisset, certe non cucurisset aut saluisset aut hastas gladiosque adhibuisset, sed consilium, rationem, prudentiamque. quae nisi essent in senibus non summum consilio maiores nostri appellavissent senatus. Apud Lacedemonius quidem qui amplissimum magistratum gerunt, ut sunt, sic etiam nominantur senes. Quodsi historiam legeritis maximas res publicas ab adulescentibus labefactas (esse), a senibus sustentatas ac restitutas (esse) reperietis
Gli anziani non fanno le cose che fanno i giovani, ma ne fanno altre molto più e migliori. Le cose importanti non sono compiute con la forza, né velocità dei corpi né rapidità, ma con giudizio, autorità e prudenza; di queste cose la vecchiaia non è solita privarsene, ma invece di arrichirsene. Se Publio Cornelio Scipione fosse vissuto fino a 100 anni certamente non avrebbe corso né saltato o avrebbe usato aste e spade, ma senno, autorità e prudenza. Se queste cose non ci fossero state nei vecchi, i nostr iantenati non avrebbero costituito il Senato, l'assemblea più autorevole. Presso gli Spartani coloro che hanno sicuramente il più prestigioso magistrato, come sono, così sono chiamati << anziani>>. Se poi leggerete la storia troverete che importanti stati, indeboliti dai giovani, sono stati sostenuti e rimessi in sesto dagli anziani.
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Ma terminato lo scontro allora veramente potresti vedere quanta audacia e quanta forza d'animo ci sia stata nell'esempio di Catilina.Infatti quasi il luogo che ciascuno da vivo ricopre combattendo, perduta l'anima, ricopriva quello con il corpo. Pochi poi che. trovandosi nel mezzo la coorte pretoriana aveva distrutto, si trovavano un pò più in là, ma tuttavia tutti erano caduti con le ferite davanti. Ma Catilina fu rinvenuto lontano dai suoi tra i cadaveri dei nemici, ancora respirando un pochino, trattenendo sul volto la ferocia d'animo che aveva avuto da vivo. infine da ogni truppa nè in combattimento nè in fuga fu catturato ogni cittadino libero così tutti avevano quasi risparmiato la loro vita e la vita dei nemici. né tuttavia l'esercito del popolo romano aveva conseguito una vittoria lieta e non cruenta. infatti il più valoroso o era perito combattendo o se ne ea allontanato gravemente ferito. molti poi che erano usciti dall'accampamento per vedere o per fare bottino, rigirando i corpi dei nemici, alcuni trovarono amici, altri un ospite o un parente. ci furono allo stesso tempo coloro che riconoscevano i propri nemici. così variamente per tutto l'esercito si realizzavano gioie e afflizioni, lutti e gioie
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Nam quod scribis mirificam exspectationem esse mei neque tamen quemquam bonorum aut sat bonorum dubitare quid facturus sim, ego quos tu bonos esse dicas non intellego. ipse nullos novi, sed ita, si ordines bonorum quaerimus; nam singulares sunt boni viri. verum in dissensionibus ordines bonorum et genera quaerenda sunt. senatum bonum putas per quem sine imperio provinciae sunt (numquam enim Curio sustinuisset, si cum eo agi coeptum esset; quam sententiam senatus sequi noluit; ex quo factum est ut Caesari non succederetur), an publicanos qui numquam firmi sed nunc Caesari sunt amicissimi, an faeneratores, an agricolas quibus optatissimum est otium? nisi eos timere putas ne sub regno sint qui id numquam, dum modo otiosi essent, recusarunt. quid ergo?
Quanto a ciò che mi scrivi, che è grandissima l'attesa degli uomini nei miei confronti, pur nella certezza da parte dei buoni, o anche dai quasi buoni, di quale sarà la mia linea di condotta: non so di quali buoni tu parli; non ne conosco affatto, se vogliamo parlare di un partito di galantuomini. Voglio dire che, presi singolarmente, ci sono dei buoni; ma nelle lotte civili conviene cercare gli ordini, le classi. E tu ritieni buono un senato che lascia le provincie senza governatori? Infatti Curione non avrebbe potuto resistere, se si fosse cominciato a batterlo con forza; il senato non ha voluto seguire questo parere; per cui è avvenuto che non si è dato il successore a Cesare. Forse chiami buono il partito dei Pubblicani? I quali, mai decisi su una posizione, sono ora amicissimi di Cesare? O buoni i banchieri, buoni i coltivatori? I quali non desiderano altro che la quiete; a meno che per caso non pensi di trovare il timore di cadere sotto un re, in gente che mai lo ricusarono, purché fossero lasciati in pace. Che dunque?
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LXIII. Scr. Laodiceae mense Februario a. u. c. 704. M. CICERO S. D. P. SILIO PROPR. Non putavi fieri posse, ut mihi verba deessent, sed tamen in M. Laenio commendando deerunt; itaque rem tibi exponam paucis verbis, sed tamen, ut plane perspicere possis voluntatem meam. Incredibile est, quanti faciamus et ego et frater meus, qui mihi carissimus est, M. Laenium: id fit quum plurimis eius officiis, tum summa probitate et singulari modestia. Eum ego a me invitissimus dimisi quum propter familiaritatem et consuetudinis suavitatem, tum quod consilio eius fideli ac bono libenter utebar. Sed vereor, ne iam superesse mihi verba putes, quae dixeram defutura: commendo tibi hominem sic, ut intelligis me eum, de quo ea supra scripserim, debere commendare, a teque vehementer etiam atque etiam peto, ut, quod habet in tua provincia negotii, expedias, quod tibi videbitur rectum esse, ipse dicas. Hominem facillimum liberalissimumque cognosces; itaque te rogo, ut eum solutum, liberum, confectis eius negotiis per te, quam primum ad me remittas: id mihi fratrique meo gratissimum feceris.

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Quaeres a nobis, Gratti, cur tanto opere hoc homine delectemur. Quia suppeditat nobis, ubi et animus ex hoc forensi strepitu reficiatur et aures convicio defessae conquiescant. An tu existimas aut suppetere nobis posse, quod cotidie dicamus in tanta varietate rerum, nisi animos nostros doctrina excolamus, aut ferre animos tantam posse contentionem, nisi eos doctrina eadem relaxemus? Ego vero fateor me his studiis esse deditum. Ceteros pudeat, si qui ita se litteris abdiderunt, ut nihil possint ex iis neque ad communem adferre fructum neque in aspectum lucemque proferre; me autem quid pudeat, qui tot annos ita vivo, iudices, ut a nullius umquam me tempore aut commodo aut otium meum abstraxerit aut voluptas avocarit aut denique somnus retardarit? Quare quis tandem me reprehendat, aut quis mihi iure suscenseat, si, quantum ceteris ad suas res obeundas, quantum ad festos dies ludorum celebrandos, quantum ad alias voluptates et ad ipsam requiem animi et corporis conceditur temporum, quantum alii tribuunt tempestivis conviviis, quantum denique alveolo, quantum pilae, tantum mihi egomet ad haec studia recolenda sumpsero?
Mi chiederai, o Grazzio, perché quest'uomo mi sia tanto caro. Rispondo: perché mi offre un rifugio in cui poter ricreare l'animo dal clamore del foro e riposare le orecchie stanche del suo chiasso. Tu pensi che potremmo avere materia a sufficienza su cui discutere ogni giorno tante cause diverse, se non educassimo il nostro animo alla cultura, o che il nostro animo potrebbe sostenere tanto sforzo di parola se non lo ricreassimo con la stessa cultura? Quanto a me, confesso di dedicarmi a questi studi; si vergognino gli altri se senz'altra preoccupazione si immmersero a tal punto negli studi letterari da non poter offrire alcun contributo al bene della collettività o da non riuscire a portare alla luce alcuna loro creazione. Da parte mia, di che cosa dovrei vergognarmi, dato che da tanti anni vivo dedicandomi alle difficoltà o all'interesse di chicchessia senza esserne mai stato distolto dal legittimo desiderio di riposo, o trattenuto dal piacere o addirittura ritardato dal sonno?Pertanto, chi mai potrebbe riprendermi, o a ragione biasimarmi, se tutto il tempo che alcuni impiegano per provvedere ai loro affari o per 'santificare' i giorni festivi con i giochi, o per dedicarsi ad altri divertimenti o al riposo dell'animo e del corpo, o altri riservano a banchetti prolungati o al tavolo da gioco o alla palla, io invece questo tempo l'ho sfruttato per coltivare di continuo questi studi?