- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Fraudavit Roscius! Est hoc quidem auribus animisque omnium absurdum. Quid si tandem aliquem timidum, dementem, divitem, inertem nactus esset qui experiri non posset? Tamen incredibile esset. Verum tamen quem fraudarit videamus. C. Fannium Chaeream Roscius fraudavit! Oro atque obsecro vos qui nostis, vitam inter se utriusque conferte, qui non nostis, faciem utriusque considerate. Nonne ipsum caput et supercilia illa penitus abrasa olere malitiam et clamitare calliditatem videntur? non ab imis unguibus usque ad verticem summum, si quam coniecturam adfert hominibus tacita corporis figura, ex fraude, fallaciis, mendaciis constare totus videtur? qui idcirco capite et superciliis semper est rasis ne ullum pilum viri boni habere dicatu
Roscio ha frodato! Suona come una cosa inconcepibile agli orecchi e agli animi di tutti. E se fosse incappato in un uomo ricco sì, ma pauroso, debole, un pò svanito e incapace di chiedere l'aiuto della legge? Beh, la vicenda avrebbe ancora dell'incredibile. tuttavia sarebbe stato incredibile. Cerchiamo comunque di capire chi Roscio avrebbe ingannato. Cosa? Caio Fannio Cherea? Mi rivolgo a voi che li conoscete bene e vi prego con tutta l'anima di mettere a confronto la vita dell'uno e dell'altro; chi invece non li ha mai visti li guardi dritto in faccia. Non sembra forse anche a voi che quelle sopracciglia completamente rase tradiscano la sua malizia e rivelino quanto è scaltro? Se è vero che guardando l'aspetto fisico di una persona ci si può già fare un'idea del carattere, senza bisogno di parole, costui non vi dà l'impressione di essere tutto, dalla testa ai piedi, un essere ingannevole, bugiardo, estremamente furbo? Va sempre in giro con capo e sopracciglia tagliate a zero, perché non si possa dire che ha anche un solo pelo in comune con chi è onesto
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
In rebus prosperis superbia magnopere arrogantiaque nobis fugiendae sunt. Nam ut in rebus adversis immoderate queri, sic in rebus secundis nimium laetari, levitatis atque stultitiae indicium est; in omnibus vitae rebus modus servandus est. Igitur recte dicunt qui nos monent ut, quanto superiores simus, tanto submissius (tanto più umilmente) nos geramus. Panaetius, clarus philosophus, narrat Scipionem Africanum solitum esse dicere: "Ut equi indomiti domitoribus tradendi sunt, ut iis sine periculo uti possimus, sic homines secundis rebus ecfrenati sibique praefidentes monendi sunt, ut de rerum humanarum imbecillitate (instabilità) varietateque (voluibilità) fortunae cogitent". Etiam in secundissimis rebus maxime utendum est consilio amicorum, adsentatores autem omnino fugiendi sunt neque a nobis eorum verbis, quae saepe nos decipiunt, aures praebendae sunt.
Nella prospera fortuna dobbiamo evitare quanto più è possibile la superbia e l'arroganza. Infatti così nella prospera come nell'avversa fortuna è indizio di grande leggerezza il sopportare senza regole e senza misura; in ogni circostanza della vita bisogna conservare la moderazione. Così dicono giustamente coloro che ci ammoniscono che quanto più siamo superiori tanto più umilmente ci comportiamo. Panezio, famoso filosofo, narra che Scipione l'Africano fosse solito dire: " Come i cavalli indomati devono essere domati dai domatori affinché possiamo servirci di quelli senza pericolo così gli uomini nelle circostanze favorevoli devono essere ammoniti e messi in guardia in modo che ragionino sull'instabilità delle cose umane e sulla volubilità della sorte" Anche nelle più favorevoli circostanze bisogna servirsi grandemente del consiglio degli amici, al contrario, bisogna evitare i nemici e non prestare orecchio alle loro parole che spesso ci ingannano.
Altra traduzione
Nella prospera fortuna dobbiamo evitare quanto più è possibile la superbia e l'arroganza. Infatti così nella prospera come nell'avversa fortuna è indizio di grande leggerezzail sopportare senza regole e senza misura; in ogni circostanza della vita bisogna conservare la moderazione. Così dicono giustamente coloro che ci ammoniscono che quanto più siamo superiori tanto più umilmente ci comportiamo. Panezio, famoso filosofo, narra che Scipione l'Africano fosse solito dire: " Come i cavalli indomati devono essere domati dai domatori affinché possiamo servirci di quelli senza pericolo così gli uomini nelle circostanze favorevoli devono essere ammoniti e messi in guardia in modo che ragionino sull'instabilità delle cose umane e sulla volubilità della sorte"Anche nelle più favorevoli circostanze bisogna servirsi grandemente del consiglio degli amici, al contrario, bisogna evitare i nemici e non prestare orecchio alle loro parole che spesso ci ingannano Altro tentativo di traduzione per la stessa versione Nella prosperità dobbiamo insistentemente evitare la superbia e l'arroganza. Infatti come lamentarsi smisuratamente nelle avversità, così gioire esageratamente nella fortuna e indice di leggerezza e di stoltizia; in tutte le cose della vita si deve conservare una giusta misura. Pertanto parlano giustamente quelli che ci ammoniscono affinchè, per quanto siamo superiori, tanto più umilmente ci mostriamo (ci comportiamo). Panezio, un famoso filosofo, narra che Scipione l'Africano era solito dire: " Come i cavalli indomiti devono essere affidati ai domatori, affinché possiamo usarli senza pericolo, così devono essere ammoniti gli uomini che nella prosperità sono sfrenati e presuntuosi, affinché riflettano sull'instabilità delle cose umane e sulla volubilità della fortuna. Inoltre in un periodo molto favorevole bisogna tenere conto grandemente del consiglio degli amici, poi gli adulatori devono essere evitati del tutto e non dobbiamo tenere conto delle loro parole che spesso ci ingannano.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Dixerat hoc Scipio, cum puer nuntiavit venire ad eum Laelium domoque iam exisse. tum Scipio calceis et vestimentis sumptis e cubiculo est egressus, et cum paululum inambulavisset in porticu, Laelium advenientem salutavit et eos, qui una venerant, Spurium Mummium, quem in primis diligebat, et C. Fannium et Quintum Scaevolam, generos Laeli, doctos adulescentes, iam aetate quaestorios; quos cum omnis salutavisset, convertit se in porticu et coniecit in medium Laelium; fuit enim hoc in amicitia quasi quoddam ius inter illos, ut militiae propter eximiam belli gloriam Africanum ut deum coleret Laelius, domi vicissim Laelium, quod aetate antecedebat, observaret in parentis loco Scipio. dein cum essent perpauca inter se uno aut altero spatio conlocuti, Scipionique eorum adventus periucundus et pergratus fuisset, placitum est ut in aprico maxime pratuli loco, quod erat hibernum tempus anni, considerent
Scipione aveva appena parlato, quando uno schiavo annunziò che stava per arrivare Lelio e che era già fuori di casa. Allora Scipione, messi i calzari e le vesti, uscì dalla stanza e dopo aver per qualche istante passeggiato per il portico, salutò Lelio che arrivava e quelli ch'eran venuti con lui, Spurio Mummio che gli era particolarmente caro e C. Fannio e Quinto Scevola, generi di Lelio e coltissimi giovani e già nell'età della questura. Salutati tutti, Scipione si volse per guidarli e mise nel mezzo Lelio poiché nella loro amicizia s'era creata questa specie di diritto: che, sotto le armi, a causa dell'insigne gloria militare, Lelio venerasse l'Africano come un Dio ed in Patria invece, essendo Lelio più anziano, fosse trattato rispettosamente come un padre da Scipione. Essendosi poi scambiati qualche parola ed essendo quell'arrivo più che mai grato e diletto a Scipione, si stabilì di sedere in quel punto del prato ch'era più esposto al sole, poiché era inverno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Puer Scipioni nuntiavit venire ad eum Laelium. Tum Scipio, calceis et vestimentis sumptis, e cubiculo egressus est et, cum paulatim progressus esset in porticu, Laelium advenientem salutavit et eos qui una venerant, Spurium Memmium, quem in primis diligebat, et Caium Fannium et Quintum Scaevolam, generos Laelii, doctos adulescentes. Quos cum omnes salutavisset, convertit se in porticum et coniecit Laelium in medium. Erat enim eis iunctissima amicitia et familiaritas. Dein, cum essent inter se perpuca collocuti Scipionique eorum adventus periucundus et pergratus fuisset, placitum est ut in aprico pratuli loco, quia erat hibernum tempus, considerernt. Quod cum facere vellent. intervenit vir prudens omnibusque carus, Manlius, qui adsedit proximus Laelio

- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Omnes trahimur et ducimur ad cognitionis et scientiae cupiditatem, in qua excellere pulchrum putamus, labi autem, errare, nescire, decipi et malum et turpe ducimus. In hoc duo vitia vitanda sunt, unum, ne incognita pro cognitis habeamus hisque temere assentiamur; quod vitium effugere qui volet - omnes autem velle debent - adhibebit ad considerandas res et tempus et diligentiam. Alterum est vitium, quod quidam nimis magnum studium multamque operam in res obscuras atque difficiles conferunt easdemque non necessarias. Quibus vitiis declinatis, quod in rebus honestis et cognitione dignis operae curaeque ponetur, id iure laudabitur, ut in astrologia C. Sulpicium audimus, in geometria Sex. Pompeium ipsi cognovimus, multos in dialecticis, plures in iure civili, quae omnes artes in veri investigatione versantur. Cuius studio a rebus gerendis abduci contra officium est; virtutis enim laus omnis in actione consistit.
